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Roma forza uno

Sono passati 45 secondi e la Roma vince già uno a zero contro la penultima in classifica. Se si tengono a mente i 344,40 milioni di valore della rosa dei giallorossi, ricadono inevitabilmente illazioni sul roboante risultato finale. Tuttavia quel complesso sistema del calcio ha istituito che la Roma da circa un mese ha più difficoltà del solito a rimanere serena, pulita, ordinata, e pure contro l’Hellas Verona, appunto i penultimi in classifica, sorgono montagne di difficoltà. Gli acuti non sono mancati, le occasioni pure, ma il risultato di misura non certifica solo il ritorno alla vittoria (ultimi tre punti in casa col Cagliari il 16 dicembre), ma anche una forma fisica e una condizione psicologica che ancora risentono dell’oscurità dell’ultimo periodo. Eppure, per quanto si possa essere drastici e pessimisti, Di Francesco può sorridere. I tre punti conquistati meritatamente sono una mano pesantissima sulle spalle dell’Inter, che dopo il triste pareggio interno col Crotone si ritrova a solo +1 sui capitolini. Al Bentegodi i padroni di casa hanno provato più volte a issare le barricate contro un’autentica corazzata tecnica, che in confronto alle semplici e limitate qualità dello sterile attacco scaligero ha prevalso non senza difficoltà. Pecchia è stato espulso a metà del secondo tempo ma ciò non ha inciso più di tanto nel ritmo dei suoi. Eppure la situazione è pesante e il distacco dalla quart’ultima sale a quattro punti (Crotone a 20).  Ma l’Hellas Verona, nonostante l’exploit toscano, sa bene che le chances di rimanere in Serie A non passano necessariamente dallo scontro contro le grandi squadre. I veri big match sono altri.

ROMA

Quello che in questa partita ha distinto la Roma dalle precedenti uscite è stata la pazienza. Un vantaggio inaspettato dopo neanche un minuto ha fatto sì che la squadra di Di Francesco si aspettasse uno sciolto pomeriggio veronese, quando invece, dopo altri sette tiri nella prima frazione di gioco, il risultato era ancora invariato. La conservazione della pazienza è derivata in particolare da una poca mordenza degli incisivi offensivi capitolini, che dopo le dichiarazioni d’amore, dovevano avere in Dzeko il loro affondo più profondo. Al contrario, la prestazione del bosniaco è stata alquanto insoddisfacente: propositivo ma poco lucido nel primo tempo, totalmente assente e stanco nella ripresa. Il capitolo Dzeko è stato un fardello imprevedibilmente pesante, che ha in qualche modo oscurato la serenità del gruppo; oltre a lui, anche Lorenzo Pellegrini doveva dimostrare qualcosa. Non per riscatto ma per continuità. A differenza di molti altri compagni di squadra, il giovane romanista era in ascesa nonostante il periodo fosse generalmente difficile per tutti, e l’ex Sassuolo era una dell poche note liete di una squadra in fase di downgrade. La sua espulsione ingenua, pericolosa e immotivata ha reso la prestazione di Pellegrini una bocciatura, che agli occhi di Di Francesco, dopo un mese di esaltazione, può significare una peccaminosa perdita di fiducia. Ciò nonostante il centrocampo giallorosso è andato bene, e pure quando in 10 è stato inserito Gerson, la quantità non è mancata. Il brasiliano si è doverosamente messo subito a disposizione dei suoi, occupando spazi vuoti e rinculando quando necessario. Nei 15 minuti che il tecnico abruzzese gli ha concesso, l’esterno ha funto da mezz’ala, ala e terzino, ha sbrogliato brutte situazioni con lucidità e si è dimostrato particolarmente concentrato.

In positiva ascesa, il brasiliano Gerson si sta confermando una risorsa in più per Di Francesco

In generale, a parte la frustrazione per un secondo e terzo gol che dovevano arrivare e non sono giunti, uniti all’appannamento di certi fari offensivi (Dzeko, El Shaarawy), la Roma ha giocato una buona partita. Contro un Verona subito alle corde e in particolare difficoltà palla al piede, i giallorossi hanno aggredito ogni forma di movimento avversario a centrocampo, centralizzando ogni azione sui piedi di Nainggolan e proponendo parecchi cross dalla trequarti. Da sottolineare proprio la prestazione del belga, più avanzato rispetto al normale in un 4-2-3-1 che ha oltre all’avanzamento dell’ex Cagliari ha proposto El Shaarawy e Under leggermente più bassi. Un altro paio di complimenti vanno fatti proprio a quest’ultimo, che con molto da dover dimostrare ha sbloccato la gara evidenziando subito una gran voglia di fare e una incontestabile tecnica nel dribbling e nel muoversi nello stretto.

Infine, per quel che riguarda il reparto arretrato, ottima prova di tutto il pacchetto difensivo, che forse ha inscenato delle pecche soltanto in qualche sbavatura in diagonale di Florenzi. Per il resto, Alisson si è confermato nuovamente un nuovo libero con i guanti e pure Kolarov, nonostante ultimamente stesse palesando alcune difficoltà fisico-atletiche, è stato insuperabile sull’out di sinistra.

HELLAS VERONA

C’è ancora molta strada da fare, questo è sicuro. A Verona, zona Hellas, stanno cercando dei rincuoranti e speranzosi appigli che salvino un ambiente sempre più sull’orlo della depressione. Il rancore e la rabbia verso una direzione tecnica che non ha mai convinto (fin dalla scorsa Serie B),  unita ai riguardi verso una dirigenza che sembra negli ultimi tempi poco soddisfacente, stanno caratterizzando le invettive di questo veronese omnium contra omnes. I fischi per giocatori e squadra, i cori ironici verso la tribuna e una parte di stadio che si divide tra esaltazione alle giocate e fischi per principio sono il momentaneo presente del mondo dell’Hellas Verona. I quattro gol alla Fiorentina avevano caricato l’ambiente per questo match, che visto il temporaneo momento no degli ospiti giallorossi poteva far pensare anche a un risultato positivo. Invece, nel corso della gara, sono emerse nuovamente tutta la confusione e le difficoltà di un gruppo tecnicamente non idoneo alla massima categoria. Poca incisività nei contrasti e un bagaglio tecnico incapace di sfondare una difesa tra le migliori d’Italia ma che, nelle ultime quattro gare, aveva preso 5 gol. A prescindere dai soli salvabili Caracciolo e Vukovic, i palloni persi a centrocampo sono stati ben 9, e tutti in normale situazione di possesso: è bastata la minima pressione che Buchel e Valoti andassero in confusione. Le poche ma buone ripartenze dell’Hellas sono state vanificate dall’assenza di un vero terminale offensivo capace di raccogliere i palloni “gettati” in mezzo all’area; qualche spedizione in solitaria di Romulo, le cariche grintose del subentrato Calvano e pochi, pochissimi spunti di Matos sono state i veri tentativi del Verona di rendersi pericoloso contro la Roma. Certo, il gol dopo 45 secondi non ha aiutato, eppure, l’aver giocato per 39 minuti in superiorità numerica non è servito a trovare migliori spazi per arginare il piccolo autobous parcheggiato da una Roma un po’ alle corde. Ciò nonostante i giallorossi non si sono neanche dovuti preoccupare troppo della difesa, visto che i palloni in area facevano fatica a giungere e gli esterni, Fares, Aaron e Souprayen, non sono riusciti a saltare l’uomo.

Arrivato in prestito dal Newcastle, l’ala sinistra inglese Rolando Aarons ieri ha giocato 71 minuti

Una situazione difficile per il Verona, che al di là della conferma o meno del suo allenatore, ha un calendario avvincente e che non esclude clamorose inversioni di corso. Nonostante la partenza di bomber Pazzini, con quattro arrivi dal recente mercato di gennaio il Verona può ancora dire la sua per la salvezza, considerando che nei prossimi mesi avrà da affrontare ancora SPAL, Genoa e Benevento. Tuttavia, solo con i ferraresi potrà contare sul fattore campo.

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