Dove trovarci

I 5 “Capitan Tsubasa” del calcio europeo

Un bambino che entra in un una nuova squadra e sogna di diventare campione del mondo.  Un racconto che vorrebbe rendere materiale la mitologia del calciatore self made man: grinta, corsa e lavoro a testa bassa. Dritto davanti l’obiettivo da raggiungere e dietro alle spalle l’orizzonte dal quale emerge il Sole. Sì perché la storia di questo bambino qualunque nasce nel Paese del Sol Levante. L’estremo Oriente da cui tutto ha origine. La terra in cui il primo granello di sabbia viene illuminato la mattina e da cui la stella della nostra galassia si lancia sulla Terra. Il mitico mondo in cui la sfera del Sole accompagna la sfera del pallone. Preso a calci in un campo che pare infinito ma che finisce invece con la porta e con il gol. Questa è la storia di Oliver Hutton e più o meno è la stessa che la maggior parte dei giovani amanti del pallone sogna di avere davanti a sé.

IL MITO DI HOLLY E BENJI

I tifosi nipponici hanno sognato per il mondiale di Russia 2018 la maglia con il numero composto da fotogrammi del cartone Holly e Benji, dal manga giapponese Capitan Tsubasa. Forse chiedevano troppo, ma la risposta della FIFA è arrivata quest’anno. La palla del Mondiale per Club 2019 è stata infatti creata con Adidas in onore del famoso cartone, e ha preso il nome di “Adidas-Tsubasa“. È l’esempio di una produzione letteraria che sconvolge e appassiona il pubblico tanto da compiere il salto tra finzione e realtà, per adagiarsi in quest’ultima e cristallizzarsi nella cultura di chi ha vissuto quell’opera. Il cartone del giovane calciatore giapponese se è per l’Europa uno dei più famosi e diffusi, è per il Giappone un vero e proprio capolavoro. E se là è servito fomentare i sogni dei giovani bambini appassionati di calcio, da noi ha dato oltre a questo qualche pillola in più di Oriente. Il paese lontano “dall’altra parte del pianeta”, in cui si respira una cultura diversa rispetto alla nostra occidentale e che grazie alle opere manga si insinua tra i format a cui siamo più abituati.

Fonte immagine: profilo IG FIFA World Cup

Il calcio europeo ha nella sua storia numerosi calciatori asiatici, che hanno fatto carriera in alcuni dei più importanti club del vecchio continente. Alcuni di questi materializzano le immagini di quei due sportivi e ragazzi, che per il calcio sono pazzi. Ma soltanto alcuni di essi saranno, sono o sono stati degli autentici Capitan Tsubasa.

MINAMINO

Il giovane giapponese ha stregato l’Austria e adesso ha la possibilità di conquistarsi la Premier League. Il Liverpool l’ha acquistato il 19 dicembre scorso per 9 milioni di euro e lo ha legato a sé con cinque anni di contratto. Il ventiquattrenne proveniva dal Salisburgo, che lo prelevò ventenne dal Cerezo Osaka nel 2015, e dove l’attaccante è cresciuto emergendo nel campionato austriaco e in Champions. Proprio qui, nella fase a gironi, il Liverpool lo ha incontrato e ha deciso di trasferirlo ad Anfield, dove avrà il modo di migliorarsi anche se il suo spazio sarà – si può immaginare – limitato dietro al tridente. Nel Salisburgo giocava talvolta trequartista o seconda punta e nella squadra di Klopp può ritrovare la profondità e l’ampiezza di gioco della precedente squadra. Qui l’attaccante non è stato un goleador, ma si è distinto comunque per la buona tattica. I 9 assist e i 7 gol tra campionato e Champions parlano chiaro e sono stati sufficienti ad averlo reso uno dei più prolifici giocatori del club.

Fonte immagine: profilo IG Liverpool FC

Minamino è inoltre il primo giocatore giapponese dei Reds e segna quindi una sorta di “prima volta”, che fa pensare al futuro del ragazzo. Che una squadra come il Liverpool, campione europeo in carica e favorita addirittura per il triplete inglese, lo abbia scelto per far parte del suo progetto, è infatti significativo. E lo è stato anche per lui, che ha affermato che il suo sogno fin da piccolo, dal paese di 100 mila anime vicino ad Osaka, era proprio quello di giocare in Premier. Con Klopp, Minamino ha le carte per fare carriera e la possibilità di giocare in una squadra con la tecnica del Liverpool è un’ottima occasione per diventare un futuro Capitan Tsbubasa.

SON

Dalla Corea del Sud arriva uno dei giocatori più forti del momento. In Europa Son Heung-min ha giocato prima in Bundesliga all’Amburgo, dove ha svolto anche le giovanili, poi al Bayern Leverkusen, e infine al Tottenham. In Inghilterra è emerso  forse come l’attaccante asiatico più forte del momento – o di sempre – e ormai ha tutte le caratteristiche per essere considerato un Capitan Tsubasa in attività. La fascia da capitano infatti, la indossa di fatto nella nazionale sudcoreana, di cui è trascinatore e leader, e che talvolta non rende giustizia al suo talento, insolito per la Sud Corea.

Oltre a tutto ciò che è prettamente calcistico, cioè il gioco, la tecnica tra dribbling e velocità, o la sua visione di gioco, ad essere meritevole di ascolto è infatti la sua biografia. Nato in un paese come la Corea del Sud, la carriera di Son aveva tutti i presupposti per essere ostacolata dalle costrizioni cui il Paese obbliga. A Seul infatti è obbligatorio il servizio militare e Son era destinato ai 22 mesi di leva. L’esito non felice dei Mondiali in Russia lo stava quindi preoccupando, ma è stato salvato in extremis. Si tratta della vittoria della finale dei Giochi Asiatici del 2018 contro il Giappone, in cui Son è stato autore dei due assist del match concluso 2-1 per la Sud Corea. Il Paese infatti concede l’esenzione solo per l’oro ai Giochi Asiatici e l’oro, l’argento o il bronzo in un Mondiale o in un’Olimpiade.

Fonte immagine: profilo IG Son Heung-min

Sarebbe stato triste e ingiusto non vederlo crescere sul campo per una costrizione di forza maggiore e questo suo “superamento di un difficile ostacolo” lo ha reso eroico agli occhi europei poco pratici delle regole del paese asiatico. La sua immagine è poi arricchita dall’umanità e sensibilità che lo contraddistinguono. L’ultimo episodio in questa misura è stata la sua atroce disperazione nell’aver causato il fallo a André Gomes, che si è fratturato la gamba. Il posto che si è guadagnato Son è quindi quello di un Capitan Tsubasa buono, oltre che meritevolmente tra l’albo dei più forti talenti del calcio europeo.

NAGATOMO

Una vera icona per il Giappone. Le sue sette stagioni all’Inter lo hanno fatto conoscere anche in Europa e amare dai tifosi nerazzurri. Prima di approdare a Milano, Yuto Nagatomo ha svolto un periodo al Cesena, con il quale ha esordito in Serie A nel 2010, l’anno dell’Inter, che successivamente lo avrebbe acquistato e in cui poi è rimasto per sette anni. Il rapporto con i nerazzurri è stato duraturo, ma composto sia di odio che di amore. Non sempre infatti la sua prestazione è stata all’altezza, e talvolta il difensore si è lasciato andare a errori troppo gravi. Tuttavia, è stato un professionista e la sua simpatia lo ha reso simpatico anche agli occhi degli esterni. Gli sketch raccontati dallo stesso Yuto con Parolo al Cesena o con Cassano lo rendono umano e divertente. L’Inter è stata per lui comunque fondamentale, tanto da averlo spinto a chiedere all’attuale moglie di sposarlo proprio al Meazza. Un esempio di incontro tra vita professionale  e vita sentimentale, come se il livello di amore e sentimento tra le due corressero alla pari. La sua esperienza all’Inter è terminata nel 2018, con la cessione al Galatasaray, ottenuta per una semplice necessità di Nagatomo: quella di avere spazio in una squadra per poter arrivare titolare a Russia 2018.

Fonte immagine: profilo IG Nagatomo

Il Capitan Tsubasa simpatico inoltre, è in Giappone un vero e proprio personaggio. Tanto che è comparso come personaggio in un episodio del cartone. Nella puntata Nagatomo appare con la maglia numero 5 della Nazionale e si rende protagonista di una straordinaria e rocambolesca azione in stile “Holly e Benji”. Il giocatore riesce a rubare la palla dell’avversario, correre sulla fascia e mettere un cross in area di rigore preciso su Oviler Hutton che segnerà il 4-3 della finale Giappone-Brasile che si stava giocando in quella puntata. Il calciatore ha anche doppiato se stesso, e si può dire che sia l’unico ad aver conosciuto il vero Capitan Tsubasa.

PARK

Un grandissimo giocatore del calcio inglese. Il centrocampista sudcoreano Park Ji-sung è legato soprattutto all’esperienza al Manchester United, in cui il giocatore ha trascorso sette anni. Con i Red Devils il sudcoreano ha vinto la Champions League nel 2008, e anche se non giocò nella finale contro il Chealse, Park era una delle colonne portanti di Ferguson. Il suo periodo allo United è infatti quello che lo ha reso uno dei calciatori asiatici più vincenti di sempre, nonché tuttora l’unico ad aver vinto la Champions. Dopo l’addio allo United ha giocato una stagione al QPR, e infine al PSV Eindhoven, prima squadra europea in cui ha giocato nel 2002, dopo l’acquisto dal Kyoto. Nel 2014 poi, ha annunciato il ritiro.

Curioso è quello che Park ha deciso di fare dopo l’addio al calcio. Il sudcoreano si è infatti iscritto all’Università di Leicester, per colmare le carenze che sentiva di avere. Inoltre, ha creato la JS Foundation, un’associazione che raccoglie fondi per aiutare i bambini che vivono in condizioni disagiate, facendoli giocare a calcio. Il centrocampista si è dimostrato quindi un vincente anche fuori dal campo, un Capitan Tsubasa umile che ha deciso di dedicare la sua vita dopo il calcio allo studio e all’aiuto degli altri.

NAKATA

Si torna in Giappone con l’ottimo senso del gol che caratterizzava Hidetoshi Nakata. Nato nel 77 a Yamanashi, mostrava sin da piccolo un ottimo tocco di palla, ancora poco comune tra i colleghi del Sol Levante, che ancora non erano riusciti ad asportare nessun fuoriclasse. Nakata è stato quindi il primo talento asiatico nel calcio italiano, portato in Serie A dalla lungimiranza dell’allora tecnico perugino Luciano Gaucci. Esordì 1998 con il Perugia e si distinse immediatamente per una doppietta alla Juventus, presentandosi nel nuovo campionato con ciò che gli riusciva meglio. A Perugia venne subito amato dai tifosi e anche dai connazionali asiatici, che venivano in tour in Umbria per vederlo e sostenerlo come un mito nazionale.

Fonte immagine: profilo IG Hidetoshi Nakata

La sua fama volle che fosse chiamato per alcune pubblicità e forse anche il suo successo di merchandising lo portò alla Roma nel 2000. Qui tuttavia non trovò molto spazio. All’epoca un certo trequartista di nome Francesco Totti veniva preferito in campo e la regola di portare al massimo tre extra-comunitari in rosa lo videro spesso fermarsi dietro Cafù, Batistuta e Samuel. Qui impersonando il perfetto contenimento da samurai ha accettato il suo ruolo secondario, e il passaggio a Parma ha potuto rendergli giustizia. Successivamente è stato acquistato dalla Fiorentina, per poi passare al Bolton e ritirarsi nel 2006 a soli 29 anni.

Nakata è sempre stato, malgrado la sua fama, un calciatore modesto, un Capitan Tsubasa moderato che mai si è lasciato andare a esultanze fuori luogo o a discussioni sopra le righe. Di lui si diceva che parlasse veramente poco, ma non importava, perché era il campo il luogo in riusciva a esprimersi meglio.

Fonte immagine in evidenza: profilo IG FC Red Bull Salzburg.

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in Generico