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I 5 migliori allenatori del 2021 secondo Numero Diez

Calcio Internazionale

I 5 migliori allenatori del 2021 secondo Numero Diez

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Il 2021 sta finendo e con quest’ultimo anche l’anno calcistico. Abbiamo visto trionfare squadre in maniera sorprendente e altre vincere secondo i pronostici. Ma in ogni club o nazionale di questo meraviglioso sport, oltre ai giocatori che stanno in campo troviamo una figura che per molti è addirittura più importante dei giocatori: l’allenatore. Andremo a scoprire dunque la top 5 degli allenatori del 2021, sia club che nazionali, che hanno inciso e lasciato il segno maggiormente, portando i loro giocatori ad un glorioso trionfo.

5. CHRISTOPHE GALTIER

L’attuale allenatore del Nizza ha passato la scorsa stagione nella squadra del Lille. Dopo un progetto lungo 4 anni Galtier ha deciso di lasciare la società dopo un’impresa che era riuscita solo al Monaco nel 2017: conquistare il titolo di campione di Francia a discapito del Paris Saint-Germain. Dopo tanti anni vissuti in cima della classifica della Ligue 1 e dopo tanti giovani allenati e poi venduti, il 2021 è stato l’anno perfetto.

“La mia decisione non è legata alla classifica finale, se fossimo arrivati ​​quarti o settimi avrei preso la stessa decisione. Non voglio partire con un successo. Me ne vado perché ho deciso che, dopo quattro anni, era ora di partire. Lascio Lille con un risultato incredibile, ma ho bisogno di qualcos’altro…”.

Galtier alla fine sceglierà di allenare ancora in Francia, al Nizza, dopo alcuni rumors confermati dal tecnico stesso riguardanti una squadra italiana: il Napoli.

4. ANTONIO CONTE

“Alla Juventus ho aperto un ciclo di 9 scudetti di fila e poi l’ho interrotto vincendolo con l’Inter. Il passato è importante e ne sono orgoglioso ma ora sono concentrato su questa nuova sfida”.

Guardando nel nostro Paese, il miglior allenatore dello scorso campionato è stato sicuramente Antonio Conte, che dopo aver affrontato una prima stagione all’Inter in seconda posizione ha saputo scavalcare gli avversari in maniera anche decisiva alla sua seconda stagione sulla panchina dei nerazzurri. Come da lui dichiarato nelle recenti intervista, colui che aveva aperto un ciclo incredibile alla Juventus era riuscito anche a chiuderlo. Peccato per il finale, comunque a lieto fine con la vittoria dello scudetto. Infatti il tecnico pugliese ha abbandonato la società di Zhang dopo alcune divergenze con la dirigenza, che poi lo hanno portato a firmare un contratto con il Tottenham in Premier League, squadra in cui tutt’ora allena.

“Posso solo dire che il mio progetto non è mai cambiato. Rispetto il presidente Zhang, che ringrazio per avermi scelto, voglio bene all’Inter, alla squadra e ai tifosi, faccio un sincero in bocca al lupo a Simone Inzaghi che è un tecnico bravo, capace, ambizioso, e auguro a tutto il mondo nerazzurro i migliori successi”.

3. LIONEL SCALONI

Lionel come Messi, Scaloni ha portato un trofeo che mancava all’Argentina dal 1993, ultimo trofeo dell’Albiceleste. Dopo aver proseguito nella gavetta prima come vice al Siviglia, poi nell’Argentina, è stato nominato allenatore della nazionale maggiore dopo aver guidato la nazionale under 20. Dopo le paure dei tifosi argentini riguardo alle brutte prestazioni con Sampaoli, e le tre finali consecutive perse ( prima la finale dei Mondiali in Brasile del 2014, successivamente le due Copa America nel 2016 e nel 2017 contro il Cile ) Scaloni ha saputo scacciare i fantasmi grazia ad un gruppo solido e compatto dentro e fuori dal campo, battendo l’altra nazionale favorita per la vittoria finale, ovvero il Brasile. In questa maniera, il tecnico ha permesso a Messi di conquistare quel tanto ricercato trofeo che con la nazionale aveva mancato tre volte.

“È un titolo importantissimo ovviamente, ma soprattutto lo è per la gente che soffre per noi. E questa serata è più per loro che per me. La mia vita come allenatore non cambierà, ma quella dei calciatori sì. Dopo stanotte può esserci un prima e un dopo…”.

2. THOMAS TUCHEL

L’allenatore tedesco, per quello che ha vissuto nella stagione 2020/2021, può anche essere un grande insegnamento per la vita. Dopo essere stato cacciato dalla dirigenza del Paris Saint-Germain nonostante la squadra fosse in corsa per tutti gli obiettivi ed una finale di Champions League raggiunta qualche mese prima, il tecnico è stato chiamato subito in forza al Chelsea che con Frank Lampard non stava dando i risultati sperati. Riguardo all’esonero davvero inspiegabile dalla quadra francese ha voluto lasciare qualche parola il suo vice  Zsolt Löw:

L’ultimo mercato estivo non è andato nella direzione che avremmo auspicato. Non si è intervenuto in modo corretto per coprire alcune partenze. L’esonero di Tuchel è incomprensibile, perché mai il Psg aveva vissuto una stagione così positiva: nel 2020 ha vinto la Ligue 1, la Coppa di Francia, la Coppa di Lega e ha disputato la finale di Champions”.

Nonostante tutto, Tuchel ha trasformato una squadra piena di insicurezze ad una vera squadra, capace di adattarsi in maniera facile a seconda dell’avversario affrontato. Nessuno avrebbe scommesso che il Chelsea avrebbe potuto vincere la Champions League, ed eppure è andata veramente così. Battendo in finale il Manchester City di Guardiola con un gol di Havertz, l’allenatore tedesco si è preso la sua rivincita personale dopo la finale persa nell’anno precedente. Ed ora, i Blues volano nelle parti alte della Premier in totale corsa per il titolo finale.

1. ROBERTO MANCINI

Premiato anche come miglior allenatore ai Globe Soccer Award tenutosi a Dubai, Roberto Mancini ha saputo regalare una gioia a tutti gli italiani.

«Sono contento di ricevere questo premio qui: eravamo sottovalutati ma ci siamo riusciti ed è stato bello vincere gli Europei».

Dopo il disastro del 2017 targato Ventura, Mancini ha raccolto quello che c’era di buono e ha saputo trasformare la Nazionale in una squadra che sembrava giocasse da anni insieme. Un calcio moderno, fatto di possesso palla e pressing grazie anche ad un’alchimia perfetta fra staff tecnico, allenatore e giocatori sono stati il vero segreto del lavoro del Mancio che ha portato a Roma un trofeo che mancava dal 1968. Nonostante tutto, l’Italia dovrà comunque compiere un’impresa per riuscire, ancora una volta, a qualificarsi ai Mondiali in Qatar del 2022. Ma se la squadra ritrovasse quella sicurezza dell’estate scorsa, tutto sarebbe possibile…

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Podolski incorona l’Inter: “Livello altissimo, può succedere di tutto”

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Podolski

Lukas Podolski ha saputo reinventarsi. A 38 anni, dopo aver dato l’addio al calcio, non si è ributtato solo nel suo mondo d’origine, ma ha voluto anche investire in qualcosa di nuovo. Nello specifico, ha creato in Germania la catena Mangal Doener, una catena di ristorazione che cucina kebab, quello che lui definisce il cibo della sua infanzia.

Ma la splendida stagione che sta mettendo in mostra l’Inter, in questo momento, è stata l’occasione per tornare a parlare della sua squadra. Podolski, infatti, ha vissuto sei mesi con la maglia nerazzurra nel gennaio 2015. Non ha lasciato ottimi ricordi sul campo…ma fuori dal rettangolo di gioco, quasi tutti si ricordano di lui. Ha parlato, dunque, a La Gazzetta dello Sport, raccontandosi. Di seguito trovate le parole di Podolski sul suo presente e sull’Inter.

KEBAB – “Scegliere un settore in cui investire è come scegliere un club, io mi sono buttato sul cibo della mia adolescenza”.

INTER“Certo. La guardo spesso, soprattutto in Champions, e mi pare che quest’anno abbia raggiunto un livello altissimo. Al momento, sono tra i migliori in Europa, ma devono essere bravi a prolungare questa fase di exploit per raggiungere il maggior numero di traguardi possibile. Trionfo in Champions? Magari i nerazzurri partono dietro City e Real, però può succedere di tutto. L’importante è non abbassare mai la guardia, perché anche i piccoli club possono rivelarsi insidiosi”.

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Scoppia il caos a Valencia: Bellingham segna al 98′, ma Gil Manzano aveva fischiato la fine un istante prima

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Ancelotti

Finale folle a Valencia. Dopo una partita combattuta e tesissima, l’ultimo secondo di gara ha regalato un episodio incredibile. Il Real Madrid aveva segnato il 3-2 con Bellingham al 98′, ma l’arbitro Gil Manzano non ha convalidato la rete. Il motivo? Il triplice fischio del direttore di gara, arrivato al momento del cross in area di rigore di Brahim Diaz. Ovviamente scoppia il caos, con Gil Manzano costretto a estrarre vari cartellini rossi. Uno dei quali, direttamente verso Bellingham. Ancelotti interviene e in campo si scatena un parapiglia, quasi una caccia all’uomo.

La gara è dunque finita 2-2, con il Valencia che ha sciupato il doppio vantaggio. La rimonta del Real Madrid ha portato la firma di Vinicius, lesto nel ribadire in rete due tap-in e poi “provocatore” nei confronti nel pubblico del “Mestalla” dopo i vergognosi atteggiamenti del pubblico dell’anno scorso. Al 91′, tolto con il VAR anche un rigore al Valencia.

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[VIDEO] L’esultanza di Vinicius dopo i fischi razzisti dei tifosi del Valencia

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Dove vedere Lipsia-Real Madrid in tv e streaming

Ancora una volta, si è verificato un increscioso e ingiustificabile episodio di razzismo ai danni di Vinicius. L’attaccante brasiliano, nel corso del match di Liga Valencia-Real Madrid, è nuovamente ricoperto di fischi razzisti.

Quando la partita si trovava sul punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa, al quinto minuto di recupero del primo tempo Vinicius è riuscito ad accorciare le distanze tra le due compagini, capitalizzando un’azione partita con il cross effettuato da Carvajal. Dopo aver siglato la rete del 2-1, il brasiliano ha esultato con il pugno chiuso rivolto verso i tifosi avversari, gesto simbolico della lotta contro il razzismo.

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Di Maria si lamenta ancora con gli arbitri: rischio squalifica

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Angel Di Maria, attaccante del Benfica si appresta a rinnovare il contratto con i portoghesi

DI MARIA – Le polemiche arbitrali sono all’ordine del giorno in Serie A, ma non solo. L’Associazione degli Arbitri portoghesi (APAF) ha avviato un procedimento disciplinare contro Angel Di Maria. Le azioni dell’argentino sono state al centro dell’attenzione dopo le sue critiche alla squadra arbitrale guidata da Fabio Verissimo. Tutto questo è avvenuto in seguito alla sconfitta 2-1 del Benfica contro lo Sporting nella semifinale di andata della Coppa del Portogallo. Le dichiarazioni di Di Maria hanno suscitato polemiche e ora l’APAF si prepara ad affrontare la questione in modo disciplinare.

POLEMICA – “Quello che è successo ieri sera è stato visibile a tutti. Continueremo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Soli contro tutti”.

Di Maria ha espresso il suo dissenso per una rete annullata al 76′ per presunto fuorigioco di Tengstedt, chiedendo spiegazioni all’arbitro al termine del match. È la seconda volta in meno di un mese che l’Associazione degli Arbitri portoghesi indaga sul Fideo, aumentando le sue possibilità di una possibile squalifica. Di Maria è tornato al Benfica dopo quattordici anni e ha già segnato quattordici gol. Inoltre, ha fornito nove assist cruciali che hanno contribuito al successo del club di Lisbona in varie competizioni, sia a livello nazionale che europeo.

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