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I cinque migliori allenatori del 2022

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I cinque migliori allenatori del 2022

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I cinque migliori allenatori del 2022

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – L’allenatore è una figura che, nel calcio moderno, tende ad essere spesso sottovalutata. Nel perenne confronto tra giochistirisultatisti, si finisce per dimenticare un profilo che ha meriti che vanno ben oltre il campo da gioco. La gestione dello spogliatoio e della stampa sono tra le tante mansioni che il tecnico ha da svolgere, che lo portano a diventare un vero e proprio manager, termine utilizzato più nel calcio d’oltremanica, la prima figura di riferimento della società.

Alcuni si distinguono più di altri, per identità, gioco e duttilità. Ecco che quindi Numero Diez vi porta i cinque migliori allenatori del 2022. Prima di cominciare, occorre sottolineare che tale classifica non è ordinata, bensì in ordine sparso. Sta al lettore stabilirne una propria personale, sulla base di chi ritiene che meriti le posizioni più alte.

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – PEP GUARDIOLA

Pep Guardiola divide, nel bene e nel male. È vero, non ha vinto la Champions League, trofeo che gli manca dal lontano 2011. L’ha vinta solamente con Messi, giustissimo. Resta sempre tra i migliori, sacrosanto. Nella stagione 2021/2022, il Manchester City ha vinto la Premier League con 93 punti, uno in più del Liverpool. Si tratta del secondo successo consecutivo per i Citizens, nonché il quarto negli ultimi cinque anni. Considerando Guardiola, tale trionfo gli ha consentito di staccare José Mourinho, fermo a 3, e di essere il quinto allenatore con più campionati inglesi in bacheca, a pari merito con Watt, Chapman e Sir Kenny Dalglish.

Pep e il suo City hanno normalizzato la vittoria della Premier, tenendo a bada il Liverpool di Jurgen Klopp, capace di terminare davanti ai rivali solamente nella stagione 2020/21, terminata con 99 punti. Si tratta della terza occasione negli ultimi quattro anni in cui gli uomini guidati dal tedesco hanno superato la soglia delle 90 lunghezze; nelle altre due, il City ha comunque vinto.

Dove vedere Leeds-Manchester City

Pep Guardiola Manchester City

Al 2023 Guardiola non può che chiedere la Champions Leaguepiù volte sfuggita di mano in modi rocamboleschi. Proprio come nella stagione passata, quando il Manchester City fu eliminato in semifinale ai tempi supplementari dal Real Madrid, che si impose per 3-1 dopo uno spettacolare doppio confronto. Curioso il dato che coinvolge i primi due gol dei blancos, messi a segno da Rodrygo rispettivamente al 90′ e al 91′. Sono i primi due tiri in porta registrati dalle merengues nell’arco dell’intera sfida, dominata in lungo e in largo dagli avversari. Pep e i suoi uomini si sono dovuti arrendere dinnanzi al piede di Thibaut Courtois, autore di una parata pazzesca su Jack Grealish sul punteggio di 0-1. L’ala inglese è stata comunque ad un passo dal raddoppio, ma è stata stoppata da Ferland Mendy, pochi minuti prima dell’inizio della rimonta.

Guardiola ci riproverà e potrà contare su Erling Haaland, il grande acquisto di Al-Mubarak della scorsa estate. Tuttavia, per la conquista della sua quinta Premier dovrà fare i conti con il suo allievo Arteta, che ha intenzione di riportare l’Arsenal alla vittoria dopo 20 anni di astinenza. Siamo certi che, anche al termine della prossima stagione, Guardiola sarà riuscito ad arricchire ulteriormente il suo palmares, poiché, come affermato da Kevin De Bruyne“Sei un allenatore di merda, sai solo vincere”.

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – WALID REGRAGUI

Il commissario tecnico del Marocco non può che mancare all’interno di questa speciale classifica. Walid Regragui e i suoi ragazzi si sono resi protagonisti di un Mondiale in Qatar semplicemente strepitoso. Gli africani hanno dovuto fare i conti fin da subito con nazionali molto più attrezzate della loro sulla carta, ma non si sono mai dati per vinti. Già a partire dalla fase a gironi, il Marocco ha fatto capire di che pasta è fatto. La prima posizione occupata a discapito della Croazia (seconda) e, clamorosamente, del Belgio (eliminato), lasciava già presagire qualcosa di speciale. Tuttavia, il girone D, vinto dal Giappone, ha capovolto le aspettative e stava per rovinare la festa degli africani, attesi dalla Spagna agli ottavi.

Il CT non è mai parso spaventato, nonostante gli uomini di Luis Enrique fossero tra i favoriti alla vittoria finale. In conferenza stampa ha affermato: Sarà una partita difficile come contro Croazia, Belgio e Canada. Ad ogni modo, come ho detto ai giocatori, per noi sarà la quarta finale: faremo in modo di vincerla come abbiamo fatto prima, con i nostri valori, i nostri principi e anche le nostre qualità”. 

Così è stato. Nonostante gli iberici tengono il pallone per larghi tratti della partita, la vittoria finale va al Marocco, che, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, ha la meglio ai calci di rigore. I leoni dell’atlante, poi, si superano. Ai quarti di finale il tabellone dice Portogallo, in totale fiducia dopo la strabiliante vittoria ai danni della Svizzera per 6-1.

Il Marocco riesce nell’impresa di eliminare CR7 e compagni. La partita termina 1-0, decisivo uno stacco imperioso di Youssef En-Nesyri, che approfitta dell’indecisione della coppia Diogo Costa-Ruben Dias. Nell’arco dei novanta minuti, il pubblico marocchino non smette di urlare “Sir! Sir! Sir!”, il “Dai!” tanto amato e richiesto da Regragui attraverso cui i tifosi incitano la loro nazionale, che li ripaga eccome.

Tuttavia, il Marocco di Regragui non è soltanto linea bassa, tenuta ottimamente dal capitano Romain Saiss, contropiede e garra, ma è tanta, tanta, qualità. Come quella sfoggiata da Hakim Ziyech, convinto a tornare a vestire la maglia della nazionale proprio dal ct nonostante il ritiro annunciato, e di Achraf Hakimi, veri mattatori della fascia destra, nonché Sofyan Amrabat, diga in mediana. Ma non solo: la vera gemma in maglia rossa è Azzedine Ounahi, centrocampista di proprietà dell’Angers in grado di abbinare quantità e qualità.

Il Marocco si arrenderà in semifinale contro la Francia di Deschamps e perderà la finalina proprio contro la Croazia, ma il suo cammino resta storico. È infatti la prima nazione africana che, nella storia dei Mondiali, riesce a raggiungere un traguardo simile. Gran parte del merito non può che andare a Regragui, che va inserito di diritto tra i cinque migliori allenatori del 2022.

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – CARLO ANCELOTTI

In cima all’Europa c’è Re Carlo per la quarta volta. Con il successo del suo Real Madrid, Ancelotti è diventato il primo allenatore della storia a vincere per quattro volte la Champions League. L’ex tecnico, tra le altre, di Napoli e Milan si è portato a casa il trofeo nel modo più incredibile, sconfiggendo rispettivamente i campioni di Francia, d’Europa in carica e d’Inghilterra, oltre al Liverpool in finale.

blancos, mai come questa volta, hanno preso le sembianze del loro mister, il quale, nonostante gli enormi sfavori del pronostico dovuti ad un mercato estivo tutt’altro che esaltante, è ripartito dalle basi. Il calcio di Ancelotti, come narrato da Fabio Caressa, mette in mostra quanto possibile la semplicità su un campo da gioco: il portiere deve parare, l’attaccante deve segnare.

Così è stato. Carletto ha reinventato il Real Madrid, partendo dal totem Karim Benzema, autore di una stagione trascinante, poi condita con la vittoria del Pallone d’oro. Non si è lasciato intimidire dalle partenze di Sergio Ramos e Varane e dal mancato arrivo di Mbappé. Ha bensì trovato in Vinicius Jr. un simbolo di madridismo, rendendolo meno appariscente e più efficace. Il brasiliano ha ripagato le aspettative, rendendosi protagonista di una stagione d’autore, culminata con la rete che ha deciso la finale di Champions League a Parigi. In tutto questo, Ancelotti e i suoi hanno riportato a Plaza de cibeles la Liga numero 35 della storia del club, vinta l’anno precedente dai cugini dell’Atletico.

Nonostante ciò, il simbolo della rivoluzione ancelottiana non può che essere uno solo: Federico Valverde. L’uruguagio, nell’arco della stagione 2021/22, è stato scelto dall’allenatore come uomo di equilibrio della squadra: parte dall’esterno per poi inserirsi al centro creando scompiglio nella difesa avversaria. Il pajarito ha risposto presente, guadagnandosi con forza un posto nell’undici titolare madridista. Il capolavoro di Ancelotti si compie l’anno successivo, quando, interpellato sulla questione Valverde, ha dichiarato: Se non gli faccio fare 10 gol straccio il patentino”. 

Il rendimento del centrocampista è già tanta roba, ma Re Carlo vuole di più, è l’ora di segnare. Anche in questo caso, la risposta di Valverde non si fa attendere: 8 gol e 4 assist tra Liga Champions. Posizioni occupate? Praticamente tutte…

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – STEFANO PIOLI

La classifica dei migliori allenatori del 2022 si arricchisce con un altro azzurro: Stefano Pioli. Il tecnico del Milan ha culminato la sua rivoluzione rossonera con la conquista dello Scudetto che mancava dalla stagione 2010/11. L’ha fatto da underdog, contro le ben più attrezzate Juventus ed Inter e regalando con i cugini uno dei testa a testa più emozionanti degli ultimi anni, durato fino all’ultima giornata.

Alla fine la vittoria è andata al Milan, guidato da un Pioli più acclamato che mai. Il popolo rossonero infatti non ha mai fatto mancare l’appoggio alla propria squadra, guidata dal celeberrimo “Pioli is on fire”, diventata una vera e propria hit. È stata la vittoria del collettivo, che fin dal primo minuto ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Non mancano tuttavia i singoli in grado di distinguersi, come Rafael Leao, definitivamente sbocciato sotto la guida Pioli, e Mike Maignan, degno sostituto del partente Gianluigi Donnarumma. Il tecnico ha inoltre saputo fare di necessità virtù, stringendo a sé l’intero gruppo nei momenti di difficoltà. È il caso dell’infortunio di Simon Kjaer, che ad inizio 2022 riporta la rottura del legamento crociato. Per sostituirlo, l’allenatore rossonero dà spazio a Pierre Kalulu, che sarà protagonista di una stagione straordinaria, così come quasi tutti i calciatori chiamati in causa dal tecnico toscano.

La stagione del Milan è quasi irripetibile. La successiva è ancora più difficile per Pioli e i suoi, decisamente non più sottovalutati dai rivali. Tuttavia, i rossoneri restano ad oggi la seconda forza del campionato italiano, dietro all’inarrestabile Napoli di Luciano Spalletti, distante otto lunghezze. Pioli cercherà di ripetere un’annata magica, guidata da un pubblico più in simbiosi che mai e da una squadra che ne ha assunto magicamente i contorni.

I CINQUE MIGLIORI ALLENATORI DEL 2022 – LIONEL SCALONI

A terminare la nostra lunga classifica non può che esserci il commissario tecnico neo-campione del mondo. Lionel Scaloni è stato capace di creare un’Argentina a sua immagine e somiglianza, in grado di attaccare ma anche di chiudersi a riccio quando serve. Da qui il popolo albiceleste conia il termine Scaloneta, evidenziando un unico collettivo in grado di cambiare aspetto a seconda di ciò che richiede la partita.

L’ex difensore è partito dal leader più grande, Leo Messi. Scaloni crede nel suo dieci, pensa che nonostante tutti i fallimenti dell’Argentina nella storia recente, il successo non può che partire dal sette volte Pallone d’Oro. Lo pensava già nel 2016, quando, in seguito alle dichiarazioni di Leo di addio alla nazionale argentinaScaloni lo appoggiò pubblicamente con un tweet:

L’ex, tra le altre, Lazio ed Atalanta, crea un contesto che possa in ogni modo agevolare le caratteristiche tecniche del suo capitano. Il sistema di gioco iniziale è un 4-4-2, quasi di stampo valverdiano, nel quale Messi è libero di svariare sull’intero fronte offensivo. Trova in Julian Alvarez, subentrato a Mondiale in corso a Lautaro Martinez, il partner ideale. L’attaccante del Manchester City, con il suo pressing asfissiante, non consente ai difensori avversari di costruire la manovra e si rende pericoloso in fase realizzativa con ben 4 gol realizzati nel corso del Campionato del Mondo.

Tuttavia, il simbolo della Scaloneta non può che essere Lisandro Martinez. Il difensore del Manchester United è l’emblema della duttilità della Selecciòn. Scaloni lo utilizza prevalentemente a partita in corso, cambiando gli interpreti in difesa, che con Licha in campo diventano 3.

La macchina creata da Scaloni è quasi perfetta. La sconfitta iniziale con l’Arabia Saudita fa male, in quanto non consente alla selecciòn di eguagliare l’Italia nella serie di vittorie consecutive. La Scaloneta si ferma a 35, con il record azzurro che resta a 37.

Tuttavia, la sconfitta unisce ancor di più il gruppo, chiamato a fare gli straordinari già dalla fase a gironi. La finale del Mondiale contro la Francia è un saggio delle qualità dei nuovi messi in campo dal tecnico: da Enzo Fernandes ad Alexis Mac Allister, che hanno guadagnato un posto nell’undici titolare a discapito di nomi più altisonanti come Leandro Paredes. Senza dimenticare El Dibu Martinez, snobbato in Inghilterra ma cruciale per il ct e autore, probabilmente, della parata più importante della storia dei Mondiali.

Nell’Argentina chi merita gioca, e i due centrocampisti ne sono un esempio. Al loro fianco non può che esserci Rodrigo De Paul, il polmone albiceleste, intoccabile ed insostituibile. Poi c’è lui, Leo Messi, che ha reso possibile l’impossibile con prestazioni quanto mai da capopopolo, dentro e fuori dal campo.

La Scaloneta si affida, inesorabilmente, ai suoi leader, dalla Pulga ad Angel Di Maria, quasi mai a disposizione per problemi fisici ma essenziale nell’ultimo atto contro la Francia.

L’Argentina è sul tetto del mondo, e con lei Scaloni. Il tecnico non può che chiudere la classifica con un posto nei migliori allenatori dell’anno passato quanto più che meritato.

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Barcellona-Siviglia 3-0, le pagelle: Raphinha MVP, male l’ex Rakitic

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Raphinha

Allo Spotify Camp Nou, il Barcellona vince per 3-0 contro il Siviglia. Una vittoria sofferta per i blaugrana: gli uomini di Sampaoli si sono organizzati alla grande difensivamente. Muro andaluso che è caduto al 58′, quando Kessiè ha servito un gran pallone per Jordi Alba, che ha sbloccato la partita. Da lì è stato tutto in discesa per i catalani, che hanno segnato anche il 2-0, al 70′ con Gavi su assist di Raphinha. Il brasiliano poi si è regalato anche la gioia del gol al 79′, servito da Jordi Alba, diventando il man of the match della sfida. Questa è una vittoria importante per gli uomini di Xavi, perché gli permette di blindare ancor di più la testa della classifica, volando a +8 sul Real Madrid secondo: i Blancos hanno perso contro il Maiorca.

LE PAGELLE DEL BARCELLONA

Ter Stegen 6: assiste da spettatore non pagante alla partita: gli avversari non hanno creato occasioni pericolose.

Koundé 7: uno degli ex della partita. Fa una super-partita difensivamente, ma non disdegna spunti offensivi: spinge dall’inizio alla fine.

Araujo 7: determinante. Il difensore uruguaiano è il comandante della difesa, e si è reso pericoloso anche in fase offensiva con un colpo di testa a lato (80′ Marcos Alonso s.V.).

Christensen 6: partita solida del difensore del Barcellona, ordinato e pulito negli interventi.

Jordi Alba 6.5: entra tardi in partita. Forse commette qualche errore non da lui, ma rimedia con il gol del vantaggio blaugrana e con l’assist per il gol del 3-0 di Raphinha (83′ Alex Balde s.V.).

Pedri 6: partita di alti e bassi. Più bassi che alti nel primo tempo. Nel secondo tempo cresce.

Busquets s.V. (8′ Kessie 7: entra bene in partita, dando il suo apporto alla causa con il pallone servito a Jordi Alba al 58′).

De Jong 6.5: una partita senza errori si, ma si vede notevolmente la differenza tra lui e Busquets in cabina di regia. Nel primo tempo, non riesce a creare situazioni in grado di far male alla difesa del Siviglia. Nel secondo è un metronomo, ed il Barcellona inizia ad attaccare seriamente.

Raphinha 7.5: attivo nella manovra offensiva, ma molto impreciso nei passaggi nel primo tempo. Nel secondo tempo è tornato l’assistman di sempre, servendo Kessiè nell’occasione del gol di Jordi Alba e Gavi in occasione del 2-0 dei blaugrana. (83′ Ferran Torres s.V.). 

Lewandowski 7: da solo ha creato pericoli per Bounou e tutta la sua difesa nel primo tempo. Nel secondo tempo, invece, ha lasciato da parte il suo istinto da killer d’area, lavorando per costruire azioni da gol per la sua squadra.

Gavi 6.5: un primo tempo sottotono per lui. Nel secondo si riprende, fino alle rete segnata al 70′, la prima da maggiorenne. Un grande modo per festeggiare il rinnovo firmato pochi giorni fa. (80′ Ansu Fati s.V.). 

All. Xavi 7: il suo Barcellona cerca di creare occasioni, facendo un grande possesso palla e tenendo di conseguenza un grande ritmo, ma non riesce a finalizzare o a fare il passaggio decisivo per il finalizzatore per buona parte di gara (si è sentita la mancanza di Busquets infatti). Ha subito tantissimo il gioco difensivo di Jorge Sampaoli, fino al gol dei suoi, che ha mandato in bambola il Siviglia.

LE PAGELLE DEL SIVIGLIA

Bounou 6.5: con le sue parate, ha salvato finchè ha potuto, il Siviglia.

Montiel 6: partita tutto sommato sufficiente, ma avrebbe potutuo osare di più.

Badé 5.5: non male la prima con la nuova maglia, fino al 58′: il difensore si perde Jordi Alba, che conclude liberamente a rete.

Gudelj 6: da segnalare quanto sia stato fondamentale al 16′ per salvare il Siviglia dal gol di Robert Lewandowski. Devia il pallone sui piedi di Bounou che fa una parata strepitosa.

Rekik 6: anche per il difensore olandese è stata una partita solida, ma in crescendo: ha molte difficoltà ad inizio partita.

Acuna 6: usa molto il fisico per difendere il pallone, commettendo qualche fallo. Cala con il passare dei minuti (65′ Ocampos s.V.). 

Oliver Torres 5.5: non riesce a entrare in partita, visto anche l’approccio difensivo dei suoi compagni. Bravo però a fare il lavoro sporco in fase di recupero palla, anche se non riesce mai a completare queste azioni perchè fermato (45′ Bryan Gil 5.5: a parte un’azione da solista dopo il gol subito dalla sua squadra, fa poco).

Jordan 5: sottotono insieme ai compagni di reparto. Dopo il gol del Barcellona non riesce, come tutta la squadra, a dare una reazione.

Rakitic 5: partita incolore, il grande ex di giornata non colpisce al Camp Nou.

Gueye 5.5: si spende molto in fase difensiva, in avanti crea pochi pericoli (83′ Fernando s.V.).

En-Nesyri 5: spento. L’attaccante soffre la morsa della retroguardia blaugrana, da cui non riesce a uscire (45′ Lamela 5: non riceve palloni giocabili, anche da lui ci si aspetta di più).

All. Sampaoli 5: imposta la sfida sulla difensiva: riesce ad organizzare la sua difesa in modo tale che il Barcellona a gestire il possesso, cercando di fare male in ripartenza. Dal 58′ i suoi piani crollano: il Barcellona segna il gol del vantaggio. La sua squadra non riesce a rialzarsi, anzi: i blaugrana segnano altri due gol e l’esito finale è un pesante 3-0.

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La coppia Icardi-Mertens guida il Galatasaray: 2-1 e allungo sul Fenerbahce

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Icardi

Nelle ultime ore è arrivata la notizia di un possibile approdo di Nicolò Zaniolo al Galatasaray, ma nel frattempo la squadra giallorossa continua a vincere grazie ai due bomber ex Serie A. Nella partita odierna contro i campioni in carica del Trabzonspor, sono stati proprio Mauro Icardi e Dries Mertens a portare il Galatasaray alla vittoria per 2-1. Con questa vittoria, la squadra di Buruk allunga a +9 sul Fenerbahce secondo in classifica. Con la rete di oggi Icardi sale a 9 reti in Super Lig, mentre per il belga ex Napoli si tratta della quarta rete in campionato: adesso i due attendono l’arrivo di Zaniolo per completare il tridente di stampo “italiano”. 

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Tottenham-Manchester City 1-0, le pagelle: Kane nella storia, Rodri un disastro!

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kane

Finisce 1-0 la grande sfida di questa domenica pomeriggio tra Tottenham e Manchester City. La squadra di Guardiola perde una grande occasione per potersi avvicinare alla vetta, occupata momentaneamente dall’Arsenal. Il Tottenham strappa invece 3 punti molto importanti per la zona Champions League, dopo aver disputato una grande partita, vincendo grazie al gol di Kane nel primo tempo.

Inizia subito forte il Manchester City, l’atteggiamento della squadra di Guardiola è giusto, cattiveria, pressione e grande possesso palla, con il Tottenham che difende basso. Al 14′ minuto però cambia il parziale: errore in impostazione da parte di Rodri che non riesce a trovare Lewis, ne approfitta Hojbjerg che era in pressione, scarica la palla per Kane che davanti a Ederson è freddo e porta avanti il Tottenham. I padroni di casa cambiano totalmente atteggiamento, mettendo grande pressione al City che non riesce più ad avere il controllo della partita. Nel finale di primo tempo grande occasione per Mahrez che va a un passo dal pareggio dopo l’assist di Grealish, ma il tiro si stampa sulla traversa.

Nel secondo tempo il City ha una grandissima occasione con Julian Alvarez per pareggiare al minuto 67′, ma Dier impedisce alla squadra di Guardiola di trovare il gol. Nonostante un buon possesso di palla del City, gli Spurs ripartono sempre molto bene e creano molte occasioni da gol, facendo molto male alla difesa.

LE PAGELLE DEL TOTTENHAM

Lloris 6: non deve mai intervenire durante la partita, non viene quasi mai impensierito dagli attaccanti avversari.

Romero 5: partita quasi perfetta la sua, ordinata e in controllo contro il super attacco del City, ma viene rovinata dalla doppia ammonizione e di conseguenza espulsione all’86’ che lascia il Tottenham in 10 negli ultimi minuti.

Dier 7: oggi davvero un muro. Insieme al suo compagno di reparto Romero non fanno quasi mai toccare palla ad Haaland, e con un grande posizionamento riesce ad impedire ad Alvarez di fare gol. Prestazione di grandissimo livello.

Davies 6.5: in fase difensiva non fa passare nulla, molto utile anche nell’altra metà campo, con belle sovrapposizioni che aiutano l’attacco degli Spurs.

Emerson 5.5: soffre gli attacchi di Grealish che durante la partita lo punta molte volte. In fase di attacco riesce a disputare una buona partita servendo ottimi palloni per i suoi compagni.

Hojbjerg 7: uno dei migliori in campo: a centrocampo intercetta tutti i passaggi del City, ricopre tutti gli spazi e non permette nessuna ripartenza alla squadra di Guardiola. Suo l’assist che porta il Tottenham in vantaggio.

Bentancur 6: grande sicurezza con la palla tra i piedi, finisce la partita facendo il suo senza sbagliare troppo.

Perisic 5.5: non la sua miglior partita, non trova quasi mai il ritmo giusto e a differenza degli altri suoi compagni è fuori dalla partita, a volte sconnesso. (dal 78′ Sessegnon s.v.).

Kulusevski 6.5: sulla fascia destra fa venire un gran mal di testa al povero Akè. Punta sempre l’uomo, salta con facilità la difesa del City. Partita di grande quantità e di grande qualità per l’ex juventino, completamente rinato con l’arrivo di Conte. (dall’ 88′ Sanchez s.v.)

Son 6.5: esce tra gli applausi del suo pubblico. Altra prestazione di altissimo livello per l’esterno coreano che in mezzo al campo, grazie alle sue incursioni, riesce a dare sempre fastidio alla difesa del City. (dall’84’ Bissouma s.v.)

Kane 7: segna il gol numero 200 in Premier League e diventa il miglior marcatore della storia del Tottenham superando Jimmy Greaves. Quando ha la possibilità fa sempre male, gestisce bene tutti i palloni. Prestazione fantastica per l’attaccante inglese.

All.Stellini 7: in panchina c’è lui vista l’assenza di Conte. La partita del Tottenham è di grande sacrificio e di grande lotta, vincono molti contrasti e giocano una super partita a livello di intesità di gioco. Battere il City non è sicuramente facile, ma riescono a portare a casa 3 punti molto importanti per la classifica.

LE PAGELLE DEL MANCHESTER CITY

Ederson 6: incolpevole sul gol subito, riesce a chiudere la porta su Kane dopo una grande azione del Tottenham.

Lewis 6: inizia la partita da terzino sinistro, ma durante la partita viene in mezzo al campo a ricoprire il ruolo di centrocampista. Bene a livello di gestione dei palloni, fa muovere l’attacco del City.

Walker 5.5: spinge meno del solito sulla fascia destra. Anche lui come i suoi compagni di reparto ha difficoltà nel contenere le frecce di Antonio Conte.

Akanji 5.5: sottotono anche lui quest’oggi. Davanti ha uno degli attaccanti più forte del mondo. Va spesso in confusione e non riesce ad arginare l’uragano durante la partita.

Akè 5: non riesce quasi mai a contenere Kulusevski, perde molti duelli aerei contro Kane e non da quasi mai la sensazione di esser affidabile. Partita da rivedere per il giovane difensore.

Rodri 4.5: partita horror per lo spagnolo. E’ suo l’errore che porta il City in svantaggio. Nel corso della partita non migliora mai la sua situazione e finisce facendo un errore dopo l’altro.

Bernardo Silva 5.5: ci prova soprattutto nel primo tempo con qualche accelerazione delle sue. Viene sostituito nel finale da Guardiola. (dall’84’ Gundogan s.v.).

Grealish 6: prova molto spesso a puntare l’uomo, riuscendoci più volte. Perde la testa in qualche occasione, ma è stato uno dei migliori in campo per il City.

Mahrez 6: nel finale di primo tempo sfiora il pareggio con un gran tiro che si stampa sulla traversa. Nel primo tempo è uno di quelli più vivaci in fase offensiva. (dal 59′ De Bruyne 6.5: nonostante sia entrato nel corso del secondo tempo, il suo ingresso in campo da un pò di linfa ai suoi compagni. Giocate di grande livello, ma non riesce a cambiare il risultato della partita).

Haaland 5: non il solito Haaland, non la sua partita. Viene servito poco dai compagni, non riesce ad incidere in nessun modo nella partita.

Alvarez 6.5: dopo un primo tempo difficile, riesce a trovare la giusta posizione nel secondo tempo. Sono sue le occasioni migliori del City. Con grande qualità gestisce nel migliore dei modi tutti i palloni e va ad un passo dal pareggio.

All.Guardiola 5: questa era una grande occasione per accorciare in classifica, ma perde ancora una volta contro il Tottenham. Da quando è nato il nuovo stadio degli Spurs, ha registrato ben 4 sconfitte su 4 partite. Il City non gioca come al solito, e ora si trova a -5 dall’Arsenal.

 

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Aubameyang ai margini del Chelsea, il Milan pensa ad un suo ritorno

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Dove vedere Chelsea-Bournemouth

Dopo l’ultima campagna acquisti faraonica, il Chelsea si ritrova con diversi esuberi in rosa, pronti a trovare una nuova sistemazione in vista della prossima stagione. Tra i giocatori entrati ormai nella lista degli esuberi eccellenti dei Blues c’è Pierre-Emerick Aubameyang, che ha provato a lasciare Londra già in questa sessione, ma senza riuscirsi. In ottica futura per l’attaccante gabonese spunta anche il clamoroso ritorno in Italia, sponda Milan, dove Aubameyang è cresciuto nelle giovanili.

AUBAMEYANG IN USCITA DAL CHELSEA, IL MILAN RIFLETTE SUL RITORNO

Ad alimentare le voci su un possibile ritorno al Milan di Aubameyang ci hanno pensato vari tabloid inglesi, che hanno parlato del viaggio a Milano dell’attaccante mentre il Chelsea affrontava il Fulham. Potter però ha spento qualsiasi polemica, specificando come il gabonese avesse ottenuto un permesso per il weekend poiché non sarebbe stato impiegato nel match dei Blues.

I rossoneri starebbero pensando all’ipotesi remota del ritorno di Aubameyang, ma l’ostacolo principale resta l’ingaggio dell’attaccante, che percepisce oltre dodici milioni di euro netti. Qualora si abbassassero sensibilmente le pretese di Aubameyang, il Milan potrebbe riflettere su un suo ritorno.

L’attaccante gabonese permetterebbe anche a Giroud di rifiatare maggiormente, anche perché la carta d’identità del francese si fa sentire, e perché il futuro di Ibrahimovic è in bilico. Al momento è solo un’idea, ma da giugno in poi potrebbe cambiare lo scenario qualora Aubameyang aprisse al ritorno al Milan.

 

 

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