Se la Germania è l’unico Paese in Europa, e uno dei pochissimi nel mondo, ad aver saputo gestire, fronteggiare o quanto meno tenere a bada l’emergenza coronavirus, un motivo ci deve pur essere. La parolina magica si chiama programmazione, qualcosa che in terra teutonica va di moda da ormai decenni. L’organizzazione del Mondiale 2006 è stato un successo enorme: forse non a livello calcistico, visto e considerato che quella Nazionale si fermò alle semifinali tramortita dalle reti di Grosso e Del Piero, ma sul piano economico, di reputazione e visibilità planetaria quel Campionato del Mondo è stato di sicuro un grande risultato. Ancora oggi, noi in Italia, facciamo fatica a capire come sia possibile che ogni stadio della Bundesliga risulti tutto esaurito ogni settimana. La parolina magica, anche in questo caso, è programmazione.

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Del resto programmazione vuol dire futuro, lungimiranza. Che sono le prerogative assolute di un Paese che dal punto di vista politico, economico e, in questo caso, calcistico rappresenta un modello da emulare, in tutto e per tutto. Eppure stiamo parlando della stessa Germania – si fa per dire ovviamente – che ha perso entrambe le Guerre Mondiali, e che appena due anni fa usciva da campione in carica tra le polemiche e le critiche dai gironi del Mondiale russo. Fine di un ciclo? Macché, un semplice incidente di percorso; basti pensare che l’estate scorsa, ad un solo anno dalla disfatta Mondiale, la Germania è arrivata in finale all’Europeo Under 21, confermando ancora una volta che programmazione e futuro sono alla base della costruzione di tutto, squadre di calcio e Nazionali comprese.

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La Bundesliga è stato il primo campionato a ripartire dopo lo stop forzato degli scorsi mesi. Secondo voi perché? La risposta, nel caso in cui qualcuno non l’avesse capito, per l’ultima volta, è programmazione. In Germania si è ripartito alla grande, con ascolti record e partite divertenti, equilibrate, con forse troppi infortuni ma questo è purtroppo fisiologico. Martedì scorso si è giocato il De Klassiker, il super match tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco, finito 1-o per i bavaresi grazie ad una gemma di Joshua Kimmich. Quella andata in scena nel surreale teatro del Signal Iduna Park è stata una gara aperta, vivacissima, decisa da una giocata individuale di un calciatore che di individuale ha ben poco: Kimmich è, tra i top player del Bayern, il più “normale” di tutti; gioca per la squadra, si sacrifica per la squadra e il fatto che abbia ricoperto, nel corso degli anni, praticamente tutti i ruoli del campo la dice lunga sulle qualità di questo giocatore.

Sono dunque rimasti a secco i due uomini più attesi, Lewandowski e Haaland, i due attaccanti più in forma d’Europa sui quali si erano accesi i riflettori nel pre-gara. Un duello forse impari, vista la differenza di esperienza tra i due calciatori in questione. Un duello certamente più affascinante e per certi versi “esotico” è stato quello che ha messo di fronte i due terzini del futuro, Alphonso Davies e Achraf Hakimi. Due talenti di inestimabile valore che con i loro numeri, le loro qualità, stanno riscrivendo il ruolo del terzino, passato dall’essere un ruolo “da gregario” ad uno “da protagonista”. E lo stanno facendo con la consapevolezza di chi sa che il futuro è tutto dalla loro parte.

ALABA? NO, DAVIES

Non ce ne voglia il buon Phonzie, nomignolo con il quale lo chiamano i suoi compagni di Nazionale canadese, ma di lui, al suo arrivo nel continente europeo, si sapeva poco o nulla, se non che fosse un’ala velocissima e molto promettente. Davies, infatti, nasce come ala d’attacco ma in Germania, sotto la guida di Nico Kovac, si trasforma nel terzino sinistro che oggi tutti conosciamo e che consideriamo tra i più interessanti in circolazione. Il tecnico croato, poi silurato dalla dirigenza bavarese, lo ha spostato qualche metro più indietro facendo emergere aspetti del gioco di Davies che prima erano nascosti: la velocità in allungo, l’irruenza e la prepotenza fisica, l’abilità tecnica nello stretto e nell’uno contro uno. Proprio il Klassiker d’andata è stato il primo vero banco di prova per il canadese, che ha risposto benissimo e che si è guadagnato la fiducia di compagni e staff tecnico.

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Ha aiutato, questo è innegabile, il fatto che la difesa del Bayern sia stata martoriata dagli infortuni: Lucas Hernandez non ha ancora avuto le chances che forse si meriterebbe, Süle e Boateng sono stati più volte vittime di lunghi infortuni ed ecco, dunque, Alphonso Davies spostato nel ruolo che in linea teorica avrebbe un solo padrone, David Alaba. L’austriaco è stato spostato al centro della difesa, posizione che in carriera ha ricoperto diverse volte, e Davies si è affermato titolare della fascia sinistra, sfruttando al massimo questa occasione.

Anche l’arrivo di Hans Flick ha giovato al gioco di Davies, al quale è stata data più libertà di manovra offensiva: quando c’è da attaccare il canadese è tra i giocatori più creativi e dinamici della rosa, facilitato da una corsa e da una tecnica individuale di primissimo ordine. Ciò che rende Alphonso Davies uno dei terzini del futuro è, però, il senso di sacrificio e di adattabilità, qualità che solo i giocatori più intelligenti possiedono. L’esterno del Bayern sta imparando bene, al suo fianco d’altronde ha la fortuna di avere David Alaba, uno che ha vinto la Champions a 21 anni e lo ha fatto come fosse un veterano. Un modello al quale ambire e dal quale prendere ispirazione, soprattutto per quel che concerne la fase difensiva, aspetto del suo gioco che sebbene l’età – Davies è un classe 2000 – è già notevolmente sviluppato. Nel big match contro il Borussia Dortmund Davies ha fatto un recupero difensivo spaventoso su Haaland lanciato a rete: secondo Calcio Datato, sito specializzato in statistiche, il canadese ha viaggiato a circa 35.3 km/h.

 

Durante la partita hanno destato la mia attenzione le parole di Pietro Nicolodi, impegnato nella telecronaca del match ed espertissimo di calcio tedesco (qui per l’intervista a Numero Diez di qualche mese fa), che dopo un’accelerazione e un doppio dribbling in un fazzoletto di campo, di Davies ha detto:

“Davies fa paura”. 

E se lo dice lui, amante e narratore della Bundesliga, è evidente che di fronte ci troviamo uno che rischia di diventare uno dei terzini sinistri più forti al mondo. Il suo recupero difensivo, nel quale è venuta fuori tutta la sua atleticità e forza mentale, è stata una delle giocate chiavi del Klassiker; su Twitter, ad esempio, Romelu Lukaku ha fatto capire che il canadese, in fondo, non gli dispiace affatto.

L’evoluzione tattica di Phonzie è stata la chiave di volta della stagione del Bayern Monaco, che sotto la sapiente e poco mediatica guida di Hansi Flick sta vivendo indubbiamente una delle migliori stagioni di sempre. Davies, nelle sue 24 partite disputate in Bundesliga, ha messo a referto 2 gol e 4 assist, ma la sensazione è che negli anni a venire questi numeri potrebbero aumentare a dismisura.

Il recupero difensivo di Davies su Haaland: impressionante.

HAKIMI, LA SORPRESA CHE NON TI ASPETTI

 Achraf Hakimi è stato votato il miglior giovane calciatore arabo del 2019. Un riconoscimento forse non così importante ma che è un buon punto di partenza per capire quanto il terzino marocchino – in realtà nato in Spagna – sia un giocatore già proiettato nel futuro. Un futuro che, salvo imprevisti, sarà blancos. Il Real Madrid ha ceduto in prestito biennale Hakimi al Borussia Dormtund nell’estate del 2018 e in due anni il suo valore è undici volte più alto. In Vestfalia Hakimi ha trovato un ambiente notoriamente favorevole alla crescita dei giovani, con poche pressioni e ragazzi pieni zeppi di talento. La stagione 2019-20, ovvero quella in corso, è stata però determinante per far conoscere all’Europa intera le potenzialità di Achraf Hakimi, che come recita Wikipedia possiamo considerare a soli 21 anni uno dei terzini destri più forti in giro per il mondo.

“Insieme ad Alexander-Arnold, Hakimi è il miglior terzino destro al mondo. Lo vogliono tutti i più grandi club in Europa, ma noi torneremo al Real Madrid”

Queste sono le dichiarazioni dell’agente di Hakimi, Alejandro Camano. Che confermano le intenzioni, da una parte del giocatore e dall’altra del Real Madrid, di (ri)inizare un percorso che verosimilmente porterà il marocchino ad essere il titolare della fascia destra della difesa madrilena, subentrando a Dani Carvajal, uno di grande costanza ma che viaggia sulla trentina e che deve fare i conti con la voglia di esplodere del laterale ora in prestito al Borussia. Una sfida, però, impegnativa per ambo le parti.

I numeri non mentono e ci dicono che Hakimi è, per numero di gol e assist, il miglior laterale d’Europa. Con 8 gol e 10 assist in stagione nessuno ha fatto meglio lui, nemmeno Alexander-Arnold, che si ferma a quota 16. La partita emblematica delle qualità di Hakimi rimane lo show andato in scena a Dortmund nel match tra i gialloneri e l’Inter nella fase a gironi di Champions League. Con l’Inter avanti 0-2, gli uomini di Favre hanno avuto la tenuta fisica e mentale per risorgere e ribaltare un match praticamente già compromesso. E Hakimi è stato l’MVP di quella sera, con una doppietta e una quantità indeterminata di folate sulla fascia destra che hanno causato mal di testa e imbarazzo al duo Biraghi-Skriniar.

Hakimi sfugge alla chiusura difensiva di Skriniar con uno sprint disumano: lo slovacco è costretto al fallo e all’ammonizione.

Ancor più indelebile è, però, l’immagine del gol del vantaggio dei tedeschi. Hakimi parte praticamente da fermo e in un batter d’occhio si ritrova davanti ad Handanovic, inerme dinanzi la freddezza e la lucidità del giocatore del Borussia, che è speciale anche per queste ragioni. Il terzo gol è, infatti, un saggio di velocità, di dribbling e di lettura offensiva, che gli ha permesso di capire in quale porzione di campo e con quale velocità gli sarebbe arrivato il pallone dal delizioso mezzo esterno di Jadon Sancho.

La sua esperienza al Borussia Dortmund lo ha portato ad un livello superiore di gioco: Favre ne ha studiato le qualità e ha costruito una formazione nella quale Hakimi ha sempre dato il meglio di sé. Il suo ruolo ideale, di fatto, sarebbe quello di esterno in un centrocampo a cinque – che tra l’altro è lo stesso ruolo nel quale ha giocato martedì anche il suo collega Davies – ma è inevitabile pensare ad Hakimi come un terzino moderno, forte in gran parte dei fondamentali tecnici. In fase difensiva ha i suoi limiti, ovviamente, ma a questo punto è necessario fare una velocissima riflessione su cosa effettivamente si cerchi da un terzino. Perché al giorno d’oggi tutte le migliori squadre del mondo giocano catapultate nell’area avversaria, dal Liverpool di Klopp al City di Guardiola, il Barcellona e il Real Madrid con il proprio gioco di posizione e anche la Juventus, dall’arrivo di Sarri, si sta spostando verso questa idea di calcio. E Achraf Hakimi non è altro che il terzino ideale della squadra ideale.

A CONFRONTO

La partita tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco è forse ancora troppo “fresca” per un confronto oggettivo tra i due giocatori in questione. La prestazione di Davies contro il Borussia è stata incredibile: il canadese ha dominato in lungo e in largo, dando prova di una tenuta atletica e di una varietà di colpi sorprendente per un classe 2000 che fino a novembre scorso nessuno conosceva. Oggi, invece, Alphonso Davies è il terzino del momento, nonché prototipo del difensore laterale perfetto. La sua fisicità lo rende un avversario durissimo per tutti e a livello tecnico stiamo parlando di un giocatore che in realtà nasce ala pura, un po’ spavalda, ma di ottima efficienza negli ultimi trenta metri.

Dall’altra parte c’è Hakimi, che ha fatto fatica a contenere l’esuberanza pressoché totale di Davies. E dunque molti si chiedono se il marocchino sia pronto per il ritorno a Madrid. Difficile rispondere di no, anche perché come abbiamo visto se si parla di Hakimi si fa riferimento ad uno dei più talentuosi terzini che vedremo all’opera nel prossimo decennio. La domanda da porre, in realtà, sarebbe un’altra: il Real Madrid è il posto giusto per lui? A naso forse no: Carvajal, uno dei pupilli di Zidane e colonna portante dello spogliatoio del Real, ha davanti a sé almeno un altro paio di anni a ottimi livelli, il che vuol dire per Hakimi nuovamente panchina; e poi lo stesso Hakimi ha dimostrato di essere determinante e un giocatore chiave in squadre veloci, frenetiche, che viaggiano in contropiede e che amano la verticalità, caratteristiche che non sono proprie del juego de posición plasmato da Zizou nel suo Real 2.0, un club che ha puntato sui giovani – Vinicius Jr, Rodrygo, Valverde, Mendy, Jovic – ma che ha bisogno impellente, quasi naturale, di vincere. Cosa che senza i Sergio Ramos, i Benzema o, appunto, i Carvajal, è difficile fare.

(Fonte: profilo Twitter @sofastats)

La cosa certa è che martedì abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un duello che segnerà gli anni ’20: Alphonso Davies e Achraf Hakimi hanno qualità uniche, innegabili. Sono, ad oggi, i due laterali bassi più intriganti e futuribili d’Europa ed entrambi, non per caso, giocano in Bundesliga, in Germania. La terra della programmazione e del futuro.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @transfemarktit)