Come sta evolvendo la situazione riguardante i giovani calciatori in Italia? La risposta a questa domanda non può essere ancora lineare, in quanto dovrebbe differire per ciascun club. Sicuramente negli ultimi anni c’è stata una svolta positiva e parecchie squadre stanno investendo maggiormente nei settori giovanili.

Senza dubbio molti club stanno svolgendo un lavoro encomiabile per la crescita dei giovani, i quali, già da bambini, vengono inseriti immediatamente in un contesto di assoluta professionalità e competenza. Da attestare è anche il miglioramento delle strutture, per la maggior parte fatiscenti pochi anni fa, che di recente hanno beneficiato di importanti investimenti.

COME MIGLIORARE I GIOVANI?

I risultati positivi raggiunti dalle nazionali giovanili negli ultimi anni e il prestigioso percorso dell‘Italia di Mancini in questa magica estate hanno dimostrato che la strada intrapresa è quella giusta. Nonostante ciò il tema riguardante il corretto percorso che i giovani devono percorrere per migliorare produce opinioni discordanti. Vi sono infatti diverse scuole di pensiero: chi sostiene che un giovane abbia bisogno di ‘farsi le ossa‘ nelle categorie inferiori, e chi invece preferisce l’inserimento graduale del calciatore direttamente in prima squadra.

Sicuramente per un ragazzo di 17-18 anni è un’emozione unica allenarsi quotidianamente e condividere lo spogliatoio con dei campioni, tuttavia è raro che essi siano immediatamente pronti psicologicamente a reggere la pressione e la responsabilità della prima squadra. Il calcio non è una scienza esatta, quindi in questi casi non vi sono scelte giuste e sbagliate. D’altronde tutti i calciatori sono profondamente diversi, sia tecnicamente che mentalmente. È possibile che alcuni giovani maturino più in fretta in un contesto carico di pressioni ma più competitivo, mentre altri necessitino di crescere e sbagliare in piazze meno esigenti.

LA SITUAZIONE ATTUALE

La vittoria dell’Europeo è stata la dimostrazione che le scelte degli ultimi anni sono state efficaci. Osservando nello specifico la situazione dei giovani italiani, possiamo prospettare scenari positivi anche nei prossimi anni. Infatti è possibile annotare come la tendenza, rispetto a qualche anno fa, stia cambiando, ed i club siano molto attenti a come far crescere al meglio ogni talento.

Molti giovani che si sono messi in luce in questo pre-campionato sono rimasti nell’orbita della prima squadra, venendo anche presi in considerazione nelle prime giornate di campionato.

FOCUS SU PROSPETTI INTERESSANTI

Matteo Cancellieri (classe 2002) è stato protagonista di un pre-campionato straordinario con l’Hellas Verona, che è stato seguito da due convincenti prestazioni nelle prime due giornate di Serie A. Gli scaligeri hanno ceduto Mattia Zaccagni, probabilmente ritenendo di avere il suo sostituto già in casa.

Mourinho, nel corso della sua vincente carriera, ha sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani. I suoi prediletti alla Roma sembrano essere Riccardo Calafiori e Edoardo Bove (entrambi del 2002). Il terzino nelle scorse stagioni ha già collezionato 9 presenze, segnando anche un gol in Europa League. Quest’anno è stato più volte elogiato dal portoghese, che potrebbe puntare anche su di lui in attesa del ritorno di Spinazzola.

Per quanto riguarda Bove, nel corso del pre-campionato è stato particolarmente osservato dallo Special One. Le sue caratteristiche potranno rivelarsi molto utili nel corso della stagione in quanto sono diverse da quelle degli altri centrocampisti in rosa. Mou gli ha già concesso una presenza negli ultimi minuti della partita con la Fiorentina.

VERSO UN POSTO DA TITOLARE

Diverso è il discorso per Andrea Carboni (classe 2001). Nelle precedenti annate ha sempre vissuto con continuità il clima della prima squadra collezionando ben 22 presenze. Ora però è arrivato il momento del salto di qualità in quanto ha giocato titolare nelle prime due gare di campionato, ed è stato impiegato dal primo minuto anche in Under 21. Per il giovane difensore del Cagliari si prospetta un futuro radioso.

I giovani centrocampisti della Juventus Nicolò Fagioli e Filippo Ranocchia (entrambi 2001) sono stati mandati in prestito in Serie B, alla Cremonese e al Vicenza. Probabilmente è stata la scelta più saggia considerando la situazione alquanto caotica che sta vivendo il centrocampo bianconero.

Sebastiano Esposito (classe 2002) ha scelto invece di vivere un’avventura in Svizzera, al Basilea, per trovare continuità dopo la positiva esperienza al Venezia. Samuele Ricci (classe 2001) guiderà il centrocampo dell‘Empoli di Andreazzoli, e già in queste due prime partite ha dimostrato di essere un centrocampista di sicuro avvenire. Anche per Destiny Udogie (classe 2002) si prospetta una stagione da titolare nell’Udinese. Invece altri millennials sono ormai considerati dei ‘giovani veterani‘ del calcio italiano: Sandro Tonali, Moise Kean e Giacomo Raspadori.

IL PREDESTINATO

La nostra nazionale, che quest’estate ci ha fatto emozionare e festeggiare, è caratterizzata da diversi casi da analizzare. Il primo esempio è l’MVP del torneo, che con i suoi rigori parati ci ha fatto perdere la voce. Gianluigi Donnarumma ha esordito in Serie A il 25 ottobre 2015 nel match Milan-Sassuolo, a 16 anni e 8 mesi.

In quell’occasione mister Sinisa Mihajlovic, sorprendentemente, preferì il giovane portiere di Castellammare di Stabia a Diego Lopez, campione d’Europa con il Real Madrid qualche anno prima. Gigio non perse più il posto da titolare, in quanto, nonostante la giovane età, mostrò subito spalle larghe e coraggio, oltre ad un talento innato.

DA PESCARA ALL’EUROPA

Donnarumma dimostrò subito di poter giocare in massima serie evitando di andare altrove a fare gavetta. Così non è stato per altri giocatori. Infatti molti dei 26 calciatori campioni d’Europa sono tanto migliorati attraverso l’esperienza fatta in provincia in giovane età. Il primo esempio da riportare è il trio che, nella stagione 2011-12, giocò un calcio spettacolare ed efficace contribuendo al ritorno del Pescara in Serie A. Per Insigne, Verratti e Immobile quell’esperienza è stata la svolta della carriera. Gli insegnamenti ricevuti da un maestro come Zeman sono stati tanto importanti che l’intera Italia, e non solo, si interessò al magico trio.

 

Insigne, nella seguente stagione, venne richiamato dal Napoli. Gli azzurri avevano appena ceduto Lavezzi e individuarono in Lorenzo il suo degno sostituto. Immobile, dopo un’esperienza vissuta tra luci ed ombre al Genoa, nel 2013 fu acquistato dal Torino. Con i granata segnò 22 gol in una stagione guadagnando così la convocazione per il Mondiale 2014. Verratti invece scatenò una vera e propria asta: Juventus, Inter e Napoli erano i club più interessati, tuttavia ad accaparrarselo furono gli sceicchi del Paris Saint Germain.

GAVETTA FORMATIVA

Altrettanto formativa è stata la gavetta per altri componenti della rosa campione d’Europa. Giovanni Di Lorenzo, prima di guidare la fascia destra della nazionale, è passato per Cuneo, Matera, Reggina ed Empoli. Leonardo Spinazzola, padrone dell’altra fascia, divenuto ormai uno dei migliori terzini d’Europa, ha vestito le maglie di Lanciano, Vicenza, Perugia e Siena. Più brevi, ma allo stesso tempo importanti, le esperienze di Florenzi e Bernardeschi al Crotone, Barella al Como, Belotti all’Albinoleffe, Pessina al Como e allo Spezia, Jorginho al Verona.

D’altra parte occorre ricordare quanto il percorso inverso, senza passaggi in cadetteria, sia stato efficace per altri giocatori. Federico Chiesa è divenuto in poco tempo un punto fermo della Fiorentina; Locatelli dopo gli esordi tra alti e bassi al Milan ha trovato continuità al Sassuolo; Raspadori, che a soli 20 anni è già un campione d’Europa, è stato gestito alla perfezione dal club neroverde.

SCELTE SBAGLIATE E TRENI PERSI

Le differenti esperienze dei nostri azzurri dimostrano che possono essere diverse le scelte che permettono ad un calciatore di raggiungere determinati livelli. Tuttavia nella storia dei calciatori italiani ci sono molti casi in cui scelte compiute da giovani sono state sbagliate, spesso addirittura compromettenti per la carriera.

La scelta sbagliata per eccellenza, purtroppo, è stata commessa qualche anno fa da Simone Scuffet. Francesco Guidolin, nel febbraio 2014, lo schiera titolare in Bologna-Udinese, a 17 anni e 8 mesi. L’epilogo della stagione è promettente, con il giovane portiere che si riconferma titolare in altre 16 occasioni, collezionando ben 6 clean sheets. Ha tutte le stimmate del predestinato, il talento è evidente e vengono sollevati scomodi paragoni con Gigi Buffon. Cesare Prandelli, CT della nazionale, lo convoca a Coverciano per uno stage.

Nell’estate 2014 arriva la famosa chiamata dell’Atletico Madrid: scadeva il prestito del portiere Thibaut Courtois ed i colchoneros avevano bisogno di un nuovo numero uno. Simeone aveva individuato nel portiere dell’Udinese il profilo ideale da far crescere per diventare in futuro il titolare. A quel punto arriva il clamoroso rifiuto! Probabilmente la famiglia è stata decisiva nella scelta, in quanto il giovane Scuffet era ancora minorenne ed aveva un diploma da conseguire. Propende allora verso un altro anno ad Udine per maturare ulteriormente. Tuttavia il nuovo allenatore Andrea Stramaccioni decise di affidare il ruolo di portiere titolare a Karnezis, e Scuffet concluderà la stagione con sole 5 presenze tra campionato e Coppa Italia.

UNA PROGRESSIVA DISCESA

L’Udinese clamorosamente sembra non voler puntare su di lui, e l’anno dopo viene mandato in prestito al Como in Serie B. L’annata non sarà positiva per Scuffet che, complice anche una difesa tutt’altro che solida, concluderà la stagione con 52 gol subiti in 35 presenze. Il giovane portiere era passato dalla chiamata dell’Atletico Madrid e da una possibile convocazione in nazionale alla retrocessione in Lega Pro con il Como.

Nel proseguimento della sua carriera non c’è stato il riscatto. In alcune stagioni è stato il secondo portiere ad Udine, ha vissuto un’esperienza in Turchia al Kasimpasa, è stato protagonista della promozione in Serie A dello Spezia nella stagione 2019-20. Lo scorso 30 agosto si è conclusa definitivamente la sua esperienza all’Udinese: l’Apoel Nicosia ha acquistato il suo cartellino per 300 mila euro.

Scuffet ha pagato la scelta di rimandare il suo trasferimento in un grande club. Rimane misteriosa la motivazione per la quale l’Udinese abbia smesso di puntare su quello che era un potenziale patrimonio per il club. Possiamo constatare che quel rapido evolversi di situazioni, con l’esperienza in cadetteria, sia stata deleteria per Scuffet, che si è dimostrato fragile soprattutto psicologicamente.

DA POTENZIALE FENOMENO AD ETERNO INCOMPIUTO

Nel mondo del calcio le situazioni cambiano incredibilmente tanto che gli scenari degli anni precedenti ad un certo punto possono apparire grotteschi. Nel 2015, alla domanda “Chi sarà il difensore della nazionale italiana nei prossimi 15 anni?” la risposta sarebbe stata unanime: Daniele Rugani. Oggi il lucchese si appresta a vivere una stagione da gregario alla Juventus che, complice un ingaggio alto, non è riuscita a cederlo.

Nelle due stagioni all‘Empoli Rugani aveva dimostrato di essere un difensore centrale moderno e corretto. Attento sulle palle alte, abile nell’uno contro uno anche in campo aperto ed estremamente pulito.

La Juventus, nonostante avesse in difesa gli inamovibili Barzagli, Bonucci e Chiellini, decide di puntare su di lui nella stagione 2015-16. Tuttavia le presenze scarseggiano, il giovane difensore viene utilizzato con il contagocce e il salto di qualità che tutti attendono è costantemente rimandato.

L’OCCASIONE MAI SFRUTTATA

L’occasione per la consacrazione arriverà in seguito alla cessione di Bonucci al Milan, ma non viene sfruttata e dopo poche partite Max Allegri deciderà di puntare su Mehdi Benatia. Gli anni passano, Rugani non è più la brillante promessa dal futuro radioso, ma un comprimario che si deve far trovare pronto nelle poche occasioni in cui viene chiamato in causa.

Successivamente il ritorno di Bonucci e l’acquisto di De Ligt gli riducono ulteriormente lo spazio e nella stagione 2020-21 viene mandato in prestito al Rennes. Complice qualche infortunio, l’esperienza in Ligue 1 finirà dopo soli sei mesi, dopodiché finirà in prestito al Cagliari. Anche in Sardegna la sua avventura sarà deludente. Terminato il prestito è tornato alla Juve, dove è l’ultimo nelle gerarchie del livornese.

Probabilmente la sua sfortuna fu quella di arrivare alla Juve troppo presto, con dei mostri sacri che non gli hanno permesso di giocare con continuità. Attualmente Rugani, quando viene schierato in campo, sembra aver perso quella lucidità e quell’attenzione che lo aveva contraddistinto nelle prime fasi della sua carriera. Inoltre appare spesso timido nei contrasti, intimorito soprattutto dagli avversari più forti fisicamente.

QUANDO IL TALENTO NON BASTA..

La strada che può portare un giovane talento dalle luci della ribalta al dimenticatoio può essere molto breve. Una scelta sbagliata, un atteggiamento non consono, una discussione con un allenatore può rivelarsi dannosa e distruttiva per una carriera. Il talento è ciò che aiuta ad entrare nel calcio dei grandi, ma per rimanere lì serve tanto altro.

A questo proposito possiamo citare, purtroppo, giocatori come Antonio Cassano e Mario Balotelli. Esplosi entrambi da giovani, hanno dimostrato il loro talento fuori dal comune. Accumunati da una classe sopraffina e da una testa calda, entrambi hanno disatteso le aspettative riguardo la loro carriera, che sarebbe potuta essere fantastica.

 

TRA RIMPIANTI E TANTO GIROVAGARE

Un altro giocatore, meno noto dei due sopracitati, che per altri motivi non ha raggiunto determinati livelli è Diego Fabbrini. Nel 2010, infatti, il fantasista toscano era considerato un talento particolarmente speciale dotato di baricentro basso, rapido, duttile, e con un’eccellente visione di gioco. Sbocciato nel settore giovanile dell’Empoli, impressiona fin da giovanissimo in Serie B. Mezza Italia è sulle sue orme, ma il giovane Diego sceglie di andare all’Udinese a giocare con il suo idolo e amico, Totò Di Natale.

La prima stagione in Serie A è convincente tanto che Prandelli lo fa esordire in nazionale. Poi ad un tratto il declino: le prestazioni peggiorano e per Fabbrini inizierà un lungo girovagare nel quale sprazzi di talento vengono mostrati sporadicamente. Palermo, Siena, Watford sono le prime tappe del suo continuo peregrinare. Vivrà esperienze in Championship, per poi giocare in Spagna, Bulgaria e Romania. Ovunque dimostrerà di essere un calciatore all’insegna della discontinuità, capace di alternare colpi balistici di un certo spessore ad una prolungata serie di prestazioni impalpabili.

Nell’ultima sessione di calciomercato è tornato in Italia: l‘Ascoli ha deciso di puntare sulla sua esperienza sperando che quegli sprazzi di talento siano meno isolati e più continui. Per Diego il treno è passato, in più di un’occasione. Anche in questo caso il talento non è servito, e in pochi anni è finito nel dimenticatoio.

In conclusione è possibile affermare che la scalata che un giovane deve intraprendere  per raggiungere il top è ricca di ostacoli, nella quale deve dimostrare di avere un carattere forte ed una costante preparazione all’imprevisto che è sempre dietro l’angolo. Il percorso dipende da molteplici varianti, e alcuni treni non attendono. Il giovane calciatore deve essere sempre pronto a superare le varie difficoltà, che possono risultare insidiose a prescindere dal talento.

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