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I migliori cinque talenti lanciati da Mihajlovic

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I migliori cinque talenti lanciati da Mihajlovic

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Con l’improvvisa dipartita di Sinisa Mihajlovic ci lascia uno dei più grandi sportivi della nostra epoca. In quest’articolo faremo un approfondimento sui migliori talenti della nidiata del tecnico serbo. 

L’ex allenatore del Bologna ha guidato diversi club di Serie A e ha lanciato degli “sconosciuti” che poi si sono affermati come titolari nella propria squadra. Il gioiello Jugoslavo, in tempi non sospetti, in conferenza stampa, ha dichiarato:

Io i giovani li ho sempre fatti giocare e bisogna avere anche coraggio in questo“. 

GIANLUIGI DONNARUMMA

Il 25 ottobre 2015 l’estremo difensore è stato un stato schierato da titolare, al posto di Diego Lopez, nella vittoria casalinga per 2-1 del Milan contro il Sassuolo. Nella sua autobiografia Mihajlovic racconta come ha comunicato la sua decisione all’allora direttore sportivo Adriano Galliani:

“Mi chiede per tre volte se sto scherzando. Io ho deciso, non ne ho mai fatto una questione di età”.

All’età di 16 anni e 8 mesi, Donnarumma diventa il secondo portiere rossonero più giovane a esordire in Serie A. Il 31 gennaio del 2016 viene schierato titolare nel derby di Milano e diviene il più giovane titolare di sempre a vincere una gara stracittadina.

Dalla sua prima apparizione ha totalizzato 297 presenze ufficiali in squadre di club e 50 in Nazionale con cui, l’11 luglio 2021 al Wembley Stadium di Londra, ha vinto l’Europeo del 2020, da migliore giocatore della competizione.

L’estremo difensore del PSG si espresso sulla dolorosa scomparsa di Mihajlovic tramite un messaggio sui suoi profili social:

“Sei sempre stato un guerriero e so quanto hai lottato. Ti ringrazierò per aver sempre creduto in me e per tutto quello che mi hai detto dal primo giorno che ci siamo conosciuti. Resterai per sempre nel mio cuore, ciao mister”. 

TAKEHIRO TOMIYASU

Il difensore, cresciuto nel settore giovanile dell’Avispa Fukuoka, è prelevato dal VV Sint-Truiden e, dopo appena sei mesi, viene acquistato dal Bologna per sette milioni di euro.

Il 16 luglio 2019 Tomiyasu fa il suo esordio in campionato in occasione del pareggio per 1-1 in casa dell’Hellas Verona. Il giocatore, dopo due stagioni ad alto livello, impiegato sia da terzino destro sia da centrale di difesa, viene acquistato a titolo definitivo dall’Arsenal per 20 milioni più 3 di bonus.

Di recente, ha brillato tra le fila dei Samurai blu della propria Nazionale, con la quale ha raggiunto, a sorpresa, gli ottavi di finale del Mondiale. Il direttore sportivo Walter Sabatini, dopo la vittoria contro la Germania, parla così del talento nipponico:

“Da quando ho visto tutti giorni questo ragazzo allenarsi, ho pensato che i prossimi quattro o cinque giocatori che prenderò saranno giapponesi”.

MATIJA NASTASIC

Il centrale, ex Partizan di Belgrado, è l’ennesimo prospetto del calcio balcano. La sua è una storia di rimorsi in quanto, falcidiato dagli infortuni, non riuscirà a mantenersi ad alti livelli.

Il serbo, dopo un prestito annuale in patria, torna alla Fiorentina con cui disputa il primo match da subentrato l’11 luglio 2011. Il difensore, al termine della stagione, è senz’altro una delle rivelazione de La Viola. 

Il Manchester City, per prelevarlo dal nostro campionato, mette sul piatto 16 milioni di euro e il cartellino di Stefan Savić. Nastasic, nella prima stagione parte da titolare, ma a causa di una condizione fisica precaria, scende nelle gerarchie di coach Pellegrini.

Viene ceduto allo Shalke 04 con cui totalizza 157 presenze e mette a segno 2 reti. Dopo sei anni di onorato servizio lascia la Germania e torna in Toscana, prima di essere ceduto, al termine della scorso campionato, al Mallorca.

DAVIDE CALABRIA

Il 30 maggio 2015, in occasione dell’ultima partita del campionato, Filippo Inzaghi schiera il terzino come titolare. Nella stagione successiva, il coach Sinisa Mihajlovic lo inserisce in prima squadra con cui vince, nel dicembre dello stesso anno, una Supercoppa Italiana.

Da allora Davide Calabria ha scalato le gerarchie sino a diventare un innesto fondamentale nella rosa dei rossoneri e, all’inizio della stagione in corso, complice l’addio di Romagnoli, è divenuto capitano della squadra.

L’anno scorso si è tolto la soddisfazione di alzare la coppa dello Scudetto con la squadra della sua infanzia, con la quale ha totalizzato 193 presenze ufficiali condite da 7 reti e 15 assist. L’azzurro, dopo la trafila con le giovanili, ha disputato, alle spalle di Di Lorenzo, sei partite con la sua Nazionale.

Alla notizia della morte del suo mentore il numero 2 del Milan, intervistato dai canali ufficiali del club, ha dichiarato:

“Io ho sempre provato affetto per lui, è stato lui a lanciarmi in questa società e in questo mondo dei grandi, nell’ultima partita a San Siro, non l’avevo mai fatto, mi sono sentito di consegnargli una mia maglietta come pensiero per ringraziarlo. La notizia ci ha toccato nel profondo”.

JOAQUIN CORREA

Il 15 febbraio 2015 Mihajlovic getta nella mischia il talento ex Estudiantes, che fa la sua comparsa ufficiale con la maglia della Sampdoria nella sfida persa contro il Chievo. L’anno seguente, il numero dieci mette a referto la sua prima rete in Serie A nel match perso dai blucerchiati contro il Carpi.

Al termine della stagione Joaquin Correa passa al Sevilla e, dopo due stagioni in chiaro scuro, si trasferisce al di qua del Tirreno tra le fila dei biancoelesti. L’attaccante fa le fortune di Immobile e della squadra Lazio la quale, dopo avere registrato l’acquisto più oneroso della sua storia, ha ceduto il fantasista all’Inter per 29 milioni di euro più bonus.

Sfortuna vuole che, a causa di un infortunio, non abbia potuto partire con l’Albiceleste alla volta del Qatar. L’obiettivo resta quello di riprendersi la titolarità e, alla sua seconda stagione in nerazzurro, togliersi la soddisfazione di vincere lo scudetto con il mister Simone Inzaghi.

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Giovani per il futuro

Chi è Warren Zaïre-Emery, il nuovo beniamino classe 2006 del PSG

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Caen

CHI È WARREN ZAÏRE-EMERY – Warren Zaïre-Emery è un giovane centrocampista di proprietà del PSG, protagonista con la maglia dei parigini. Con la sua rete contro il Montpellier, è diventato il più giovane marcatore nella storia del Paris Saint-Germain in Ligue 1. Ma chi è Warren Zaïre-emery? Analizziamo la sua carriera e le sue caratteristiche.

WARREN ZAÏRE-EMERY, IL TUTTO-CAMPISTA DEL PSG

Zaïre-Emery è un centrocampista che gioca principalmente come mediano. Tuttavia, è stato spesso schierato anche come mezz’ala. È molto bravo in fase di impostazione della manovra, ma anche nei recuperi difensivi. Inoltre, è molto abile nella gestione del pallone ed ha anche un’ottima visione di gioco.

GLI ESORDI ALL’AUBERVILLIERS E IL PASSAGGIO AL PSG

Warren Zaïre-Emery nasce l’8 marzo 2006 a Montreuil, in Francia. La sua carriera ha inizio molto presto. Nel 2011, infatti, entra a far parte del settore giovanile dell’Aubervilliers.

Nel 2014 viene notato dai talent scout del Paris Saint-Germain, che non esistano ad assegnargli un posto nel settore giovanile. Nella stagione 2020/21 viene aggregato all’under 17, dove si dimostra uno dei talenti cristallini del PSG. Le sue ottime prestazioni in under-17 gli valgono la promozione in under-19. Con la primavera dei parigini, nella stagione 2021/22, mette a segno 2 gol e sigla 2 assist in 10 presenze tra campionato e Youth League.

Nella stagione attualmente in corso, arriva la chiamata tra i grandi. Mister Galtier lo convoca per diversi match e, alla seconda presenza il Ligue 1, firma la prima rete da professionista, diventando a soli 16 anni il più giovane marcatore nella storia del Paris Saint-Germain in Ligue 1.

FUTURO A TINTE BLUES

Ottimi numeri anche nelle selezioni giovanili delle Francia per Zaïre-Emery. Fino ad ora, infatti, il giovane centrocampista del PSG ha totalizzato 2 reti tra under-16, under-17, under-18 e under-19. Inoltre, con l’under 17, nel 2022 si è laureato campione d’Europa.

La sua carriera internazionale è appena iniziata, ma una cosa è certa: in futuro sentiremo molto parlare di Warren Zaïre-Emery.

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LeBron James supera Kareem: i 5 canestri più iconici della carriera del Re

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Nella notte LeBron James ha superato Kareem Abdul-Jabbar diventando così il miglior marcatore di tutti i tempi nella storia dell’NBA. Nella partita persa dai suoi Lakers in casa alla Crypto.com Arena contro gli Oklahoma City Thunder, il Re ha riscritto la storia: con un canestro in fade-away ha raggiunto quota 38.388 punti in carriera, aggiungendone due poco dopo, così da superare l’ex Bucks. Riviviamo insieme i cinque canestri più iconici della sua straordinaria carriera.

I 5 CANESTRI PIÙ ICONICI DI LEBRON JAMES – TOMAHAWK DUNK CONTRO MILWAUKEE

Probabilmente la giocata più conosciuta del Re: il celebre passaggio dal suo compagno di mille avventure Dwayne Wade a inizio partita con i Milwaukee Bucks. Questa giocata ha dato vita ad una delle foto più iconiche della storia del basket e non è un caso che ci sia proprio LeBron a schiacciare in contropiede, mentre Wade esulta già a mani aperte.

I 5 CANESTRI PIÙ ICONICI DI LEBRON JAMES – FADE-AWAY DEL PAREGGIO CONTRO GLI WASHINGTON WIZARDS

Come dimenticare uno dei canestri forse più complicati della sua carriera. Immaginiamo il momento: 117-120 per gli Wizards con 3.4 secondi sul cronometro. I Cleveland Cavaliers di LeBron James non hanno più timeout e devono rischiare la giocata. Sarà Kevin Love a lanciare la palla stile football americano per trovare LBJ che riceve spalle a canestro. Trova il tempo di guardare dove si trova, per poi mettere i piedi dietro la linea dei tre punti e sparare una tripla impossibile in fade-away. Risultato? Canestro con sponda sul tabellone e pareggia la partita (poi vinta 140-135) per forzare i tempi supplementari. Un canestro fuori dall’ordinario, un canestro da Re.

I 5 CANESTRI PIÙ ICONICI DI LEBRON JAMES – SCHIACCIATA CONTRO HOUSTON IN MEMORIA DI KOBE BRYANT

LeBron James, come in generale tutti gli amanti del basket, è sempre stato molto legato alla figura di Kobe Bryant. Dopo la sua morte il 26 gennaio 2020, l’ex Miami Heat si è mostrato tra i più commossi durante le celebrazioni allo Staples Center (ora Crypto.com Arena). Qualche giorno dopo la sua morte, esattamente il 7 febbraio 2020, LeBron ha voluto ricreare una schiacciata che fece lo stesso Kobe ben diciannove anni prima. Il Re ruba palla, parte indisturbato in contropiede e piazza una schiacciata all’indietro sullo stesso parquet, nello stesso canestro di Kobe Bryant. Un tributo apprezzato da tutti i tifosi, una schiacciata che verrà ricordata da tutti con un significato particolare.

I 5 CANESTRI PIÙ ICONICI DI LEBRON JAMES – POSTER SU JASON TERRY

Bisogna dire che LeBron James potrebbe riempire le pareti di casa sua con tutti i poster che ha collezionato in carriera, ma probabilmente il più iconico e “cattivo” è quello contro i Boston Celtics nel 2013. I suoi Miami Heat rubano palla e dopo aver ricevuto da Mario Chalmers, Norris Cole alza per LBJ che arriva a schiacciare sulla testa di Jason Terry. Il giocatore dei Celtics prova a saltare per contrastarlo, ma c’è poco da fare. Dopo aver aggiunto alla sua collezione uno dei poster più conosciuti della storia dell’NBA, James guarda per terra il povero Terry, spazzato via dal suo strapotere fisico. Dominante e fisicamente incontenibile sono due definizioni che probabilmente contraddistinguono il Re.

I 5 CANESTRI PIÙ ICONICI DI LEBRON JAMES – BUZZER BEATER NELLA VITTORIA CONTRO I MAGIC NEL 2009

Si poteva mettere il fade-away di questa notte come ultimo canestro iconico, ma sarebbe troppo scontato. La scelta ricade su uno dei buzzer beater più decisivi della carriera di LBJ. Contro Orlando nel 2009, sul punteggio di 95-93 per i Magic con un 1.0 sul cronometro, la palla arriva al Re. La serie di playoff era partita male, sotto 1-0 dopo la prima sconfitta in casa e ci pensa proprio James a pareggiare momentaneamente la serie (poi persa 2-4). Rimessa per i Cavaliers, palla a LeBron che in “catch and shoot” spara da tre punti e sancisce la vittoria dei suoi Cavs per 96-95. Un buzzer beater da ricordare, il primo della sua carriera, per LBJ, nonostante poi la serie si sia conclusa con una sconfitta alle finali di conference.

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Generico

Nicolò Barella compie 26 anni: l’orgoglio sardo e nerazzurro

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punti 2022

Nicolò Barella è uno dei centrocampisti più forti in Italia da ormai qualche anno. La sua crescita nel Cagliari per poi proseguire nell’Inter con Conte si è dimostrata vincente. Gol, assist, qualità unita all’immensa grinta in campo, che certe volte lo porta a quel tanto amato cartellino giallo come uno dei suoi idoli, ovvero Daniele Conti, che lo ha aiutato tanto nel suo percorso.

Prima Conte, ora Inzaghi, con i colori nerazzurri Barella non ha smesso di stupire per meravigliosi assist o gol dalla difficile realizzazione: uno di questi sicuramente quello al Camp Nou contro il Barcellona in un periodo che lo ha visto goleador (in campionato 5 gol e 6 assist, già record di reti in Serie A. Difficile sarà invece battere il record di 13 assist dello scorso anno).

“Le mie radici sono in Sardegna, nella città dove sono cresciuto. Quando sono giunto a Milano non ho avuto difficoltà ad ambientarmi, la determinazione è stata fondamentale nel mio percorso di crescita. Nel mio percorso ha influito anche Daniele Conti con la sua umiltà per i colori rosso-blu”.

DA GIGI RIVA A SAN SIRO

Nicolo è partito proprio dalle sue radici, come lui ha anche dichiarato. In quella scuola calcio che tanto fa sapere di storia per il Cagliari, quella di Gigi Riva, leggenda del club sardo e del calcio italiano (marcatore all-time della Nazionale). Barella non ha mai smesso di rincorrere i suoi sogni, tra sacrifici della famiglia e disciplina ed educazione in una delle migliori scuole calcio per i ragazzi.

A soli 9 anni passa subito nelle giovanili del Cagliari Calcio che credono nelle sue potenzialità.

“Vedere quella foto in cui siamo insieme mi crea sempre grande emozione. Chi ha vissuto Cagliari, anche i non tifosi, sa cos’ha rappresentato per Cagliari. Puoi fare di tutto nella tua carriera, ma non farai mai quello che ha fatto Gigi Riva per il Cagliari. Il fatto che mi abbia fatto i complimenti mi ha reso orgoglioso, spero di renderlo ancora così in futuro. Penso sia la persona più umile e umana del mondo. Io il suo erede? Lui è il più grande cannoniere della storia della Nazionale e il vincitore dello Scudetto con il Cagliari, superarlo sarà impossibile, è il numero 1”.

Barella nell’intervista a DAZN.

Con il Cagliari esordirà in Serie A nella stagione della retrocessione, quando sulla panchina dei rossoblù sedeva Zdenek Zeman. Una stagione durissima, che ha visto il cambio di presidenza da Cellino e Giulini, tre allenatori fra cui appunto il boemo, Gianfranco Zola e Gianluca Festa che non riuscirà ad evitare la retrocessione. Intanto, il giovane Barella nonostante l’esordio non troverà molto spazio anche nella stagione successiva in Serie B e per trovare più campo passa al Como dal gennaio 2016. Sarà lì che mostrerà le sue vere qualità che porteranno il Cagliari a puntare sul talento classe 1997.

“Al Como è stata la mia prima esperienza fuori casa, era destino fosse vicino a Milano. È stata un’avventura difficile perché è arrivata la retrocessione, però è stata bella perché ho trovato un gruppo di ragazzi magnifici con i quali sono ancora in contatto.”.

CONTINUITÀ

Non tutti sono riusciti a fare meglio da una piccola squadra che detiene meno responsabilità più spensieratezza in campo ad una big italiana. Spesso ci sono voluti anni o comunque del tempo per vedere un giovane mostrare tutte le proprie potenzialità. Barella ci è riuscito fin dal primo momento che ha vestito la maglia dell’Inter nell’estate del 2019 grazie al lavoro di Antonio Conte che porterà il club a conquistare il titolo di Campione d’Italia nella stagione 2020/2021 e primo grande trofeo per il centrocampista sardo.

Anno dopo anno ha sempre migliorato, partendo da quella caratteristica che lo ha sempre contraddistinto come quella dell’irruenza o dell’essere troppo falloso che gli è stata sempre criticata. Poi sono arrivati altri importanti successi. L’Europeo subito dopo il campionato vinto, la Supercoppa e la Coppa Italia lo scorso anno con Inzaghi in panchina. Quest’anno ancora la Supercoppa nel derby contro il Milan. Proprio quest’ultimo è stato lo scontro che ha visto l’Inter uscirne vintrice contro un Diavolo abbastanza in confusione che non vince da 7 partite di fila.

Fino ad ora questa è la sua miglior stagione di sempre. Riuscirà con il club a portare a casa qualche altro trofeo in bacheca?

 

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L’editoriale di Elio Arienti – Milan in profonda crisi: come si può ripartire?

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Milan in difficoltà? Un eufemismo. Il Milan è in crisi profonda, anzi profondissima, una crisi dalla quale sarà tutt’altro che semplice riprendersi in tempi relativamente brevi. Ma che cosa è successo ai rossoneri per cadere così nel baratro, senza neppure dare un accenno di reazione? Francamente è difficile capirne i motivi perchè tutto è accaduto così repentinamente che cercare di penetrarne all’interno per estrapolarne le ragioni è compito assai arduo e quasi impossibile. Si possono comunque azzardare sensazioni, cercare nel recondito dell’anima rossonera qualche idea per fare previsioni, ma nulla più.

LA SOSTA MONDIALE HA CERTAMENTE INFLUITO

Vorrei tornare indietro nel tempo per cominciare a scavare e cercare di capire, se possibile. Partiamo dal novembre dello scorso anno, quando il campionato si fermò per dare libero sfogo al Mondiale in Qatar, a quell’ultima partita e a quella classifica che vedeva il Milan veleggiare allegramente e disinvoltamente al secondo posto a tre punti dal Napoli capolista, frutto di quella disavventura casalinga, di quello scontro diretto che i partenopei s’aggiudicarono a San Siro. Poi, appunto, il Mondiale… E mentre si disputava quella manifestazione, i rossoneri andavano a svernare, per cercare di rimettere insieme idee e condizione fisica al sole e al caldo della penisola araba, a Dubai. Ed è proprio da quel momento che di Calabria e compagni si sono cominciate a perdere le tracce.

Chiuso il Mondiale, si è tornati finalmente alla normalità. Ma non è stato così per il Milan che pare aver cominciato a sbandare e a smarrire la strada maestra già nelle tre amichevoli – con altrettante sconfitte – poste in essere con Liverpool, Arsenal e Psv Eindhoven per poi proseguire, da quella iniziale caduta libera, in campionato con parecchie altre disavventure (tra le altre la Supercoppa contro l’Inter a Riyadh) che hanno portato mister Pioli e la sua banda di giovanotti terribili, oggi, più verso posizioni di rincalzo che non di alta classifica. Per dare debito riscontro e logica soluzione a questa imprevista e imprevedibile disastrosa situazione, ribadiamo, non ci sono spiegazioni plausibili, se non quella di un black-out sia mentale che fisico, accentuato dalla paura e dal timore di non reggere la pressione che ha pervaso inevitabilmente l’intero collettivo.

E quindi, come se ne esce? Trovare una soluzione è tutt’altro che semplice, probabilmente la tranquillità, la serenità e il lavoro quotidiano possono – si spera – dare una svolta, non certo con la frenesia e il sensazionalismo. Ma non sarà cosa di che si possa risolvere in poco tempo. Serve restare uniti e fare gruppo, ma è indispensabile anche l’apporto sostanziale della società tutta, gruppo dirigente e proprietà. Tutti a remare verso un’unica direzione, un unico obiettivo.

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