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I migliori portieri dei Mondiali

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I migliori portieri dei Mondiali

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Mondiali

È ormai tutto pronto per il gran finale di Qatar 2022, con Francia e Argentina pronte a scrivere una nuova pagina del torneo iridato.
Oltre alla padrona di casa, ovverosia la Coppa del Mondo, l’ultimo atto della kermesse sancirà anche i vincitori dei premi individuali.
Se per il Capocannoniere del Mondiale sarà bagarre, con Mbappé e Messi a quota 5, seguiti da Giroud e Alvarez a 4, la scelta per il Miglior giocatore sarà, invece, una conseguenza del risultato del match, con i due numeri 10 a duellare per l’onoreficenza.
Un altro premio che, verosimilmente, verrà deciso dalla finale è quello di Miglior Portiere.
Prima di esprimerci sui candidati al Guanto d’Oro, facciamo un rapido riepilogo dei precedenti vincitori di questo riconoscimento, che ha riservato alcune sorprese dal 1994, anno della sua istituzione.

USA 1994 – L’ANGELO D’ACCIAIO DALLA DOPPIA DIVISA

Torniamo dunque alla torrida estate americana del 1994, durante la quale sembra che il “Black Hole Sun” cantato dai Soundgarden sia uscito allo scoperto.
Per la prima volta nella storia dei Mondiali la FIFA decide di conferire un premio al portiere che più di tutti si è distinto durante il torneo.
Nella kermesse americana sono presenti alcuni tra gli estremi difensori più forti del periodo, a cominciare dal nostro Gianluca Pagliuca fino ad arrivare a Claudio Taffarel, passando per lo svedese Ravelli e il tedesco Kopke.
Il Guanto d’Oro, però, lo vince un portiere che, con la sua Nazionale, esce agli ottavi di finale: il belga Michel Preud’Homme.
Classe 1959, Preud’Homme è stato per anni uno dei migliori portieri del panorama europeo, vincendo anche una Coppa delle Coppe da protagonista con il Malines, nel 1988.
All’età di 35 anni, l’Angelo d’Acciaio (chiamato così per le numerose industrie siderurgiche che caratterizzavano la sua città natale, Ougréè) sembra ormai aver intrapreso la fase discendente della carriera, nonostante abbia appena firmato con il Benfica, lasciando il Belgio dopo 17 anni tra Standard Liegi e Malines.
Durante il Mondiale, però, Preud’Homme dimostra a tutti di essere ancora un signor portiere, sfoderando tutte le sue abilità peculiari, in particolare la grande agilità che gli permetteva di arrivare ovunque, nonostante un’altezza non elevatissima (1,83 m).
Il Belgio parte forte nel girone, battendo il Marocco per 1-0 grazie ad un gol di Degryse, e si ripete sei giorni dopo, battendo con lo stesso risultato l’Olanda. Proprio la sfida con gli Orange vede Preud’Homme sfoderare alcuni interventi superlativi, in particolare un gran volo su conclusione di Bergkamp da dentro l’area e poi una deviazione sulla traversa al 90’ su un tiro da fuori, che blinda il risultato.
Nel girone i Diavoli Rossi subiscono solo una rete, quella celeberrima di Al Owairan nell’ultima partita, dopo una discesa sensazionale tra le maglie rosse.
Il Belgio esce, come detto, agli ottavi di finale, battuto 3-2 dalla Germania, nonostante un’altra super prestazione di Preud’Homme, che respinge più volte gli assalti dei tedeschi, letteralmente indemoniati. Da segnalare un grande intervento su Klinsmann ad inizio ripresa.
Nonostante l’uscita prematura dal Mondiale, come detto, Michel Preud’Homme diventa il primo portiere a vincere il Guanto d’Oro ai Mondiali.
Piccola curiosità, il belga aveva l’abitudine di indossare, sotto la maglia di gioco, la sua vecchia divisa dello Standard Liegi, come portafortuna.
Proprio ad USA ’94, per colpa del caldo soffocante, Preud’Homme abbandonò questa particolare usanza.

FRANCIA 1998 – IL DIVINO CALVO E QUEL BACIO DI BLANC

Il Mondiale francese, nel 1998, si gioca sulle note di Ricky Martin, vero protagonista dell’estate con alcune hit passate alla storia, tra cui “La Copa De La Vida”.
Il Guanto d’Oro del torneo lo vince, forse anche un po’ banalmente, il portiere della squadra vincitrice: Fabien Barthez.
Nato a Lavelanet nel 1971, Barthez è uno dei prototipi del portiere moderno, bravo con i piedi e, molto spesso, irriverente ai limiti della sopportazione. La sua statura, decisamente sotto la media del ruolo (1,80 m), viene compensata da un’agilità quasi felina, che lo aiuta anche nelle uscite basse.
Barthez lega il suo nome principalmente all’Olympique Marsiglia, prima squadra francese a vincere la Champions League nel 1993, con lui tra i pali.
Nel 1995 passa al Monaco, dove rimane per cinque stagioni prima di intraprendere un’esperienza in Inghilterra con il Manchester United.
Dall’ottobre 1995 è il portiere titolare della Nazionale francese, con la quale si toglierà parecchie soddisfazioni, in particolare Mondiale 1998 ed Europeo 2000.
Durante tutto il torneo subisce solamente due reti, un calcio di rigore di Michael Laudrup nel girone e il momentaneo vantaggio della Croazia in semifinale, siglato da Davor Suker.
La costanza di rendimento, unita alla solida difesa francese, certificano il premo di miglior portiere del Mondiale 1998 per Fabien Barthez, il “Divino Calvo”, come veniva soprannominato dai tifosi.
Durante la finale contro il Brasile, anticipata, come di consueto dal bacio del capitano Laurent Blanc sulla sua testa, Barthez rimane imbattuto, correndo ben pochi pericoli. In uno dei rari momenti di scoramento della difesa dei Bleus, Ronaldo si invola verso la porta, ma viene travolto dal portiere in uscita, rimanendo a terra per qualche istante. Nessun dubbio sull’episodio, Barthez esce in maniera molto irruente, ma prende nettamente il pallone, dimostrando una volta di più il suo coraggio e la sua perfetta scelta di tempo.

COREA/GIAPPONE 2002 – DER TITAN E QUELL’ERRORE MALEDETTO

Nel 2002, per la prima e unica volta finora, i premi di Miglior Portiere e Miglior Giocatore del Mondiale vanno alla stessa persona, uno degli estremi difensori più carismatici ed iconici del periodo, il tedesco Oliver Kahn.
Nato a Karlsruhe nel 1969, Der Titan è un colosso di 1,88 m per 90 kg, uniti ad una ferocia senza precedenti nelle uscite e una tecnica mostruosa.
Dopo 7 anni nella squadra della sua città natale, Kahn lega il suo nome a doppio filo con il Bayern Monaco, squadra che lo vedrà protagonista fino al 2008.
Al Mondiale nippocoreano, la Germania subisce solo una rete, segnata da Robbie Keane nel girone.
Durante il percorso dei tedeschi fino alla finale di Yokohama, da segnalare ci sono una gran parata plastica sul paraguaiano Campos, agli ottavi, nel duello a distanza con l’altro colosso Chilavert e una sfida, molto bella, con Landon Donovan, che viene letteralmente murato a ripetizione da Kahn.
La semifinale, contro i coreani, vede ancora il portiere sugli scudi, proseguendo uno stato di grazia che prosegue anche in finale, fino al 67’.
In quel minuto, Rivaldo lascia partire una conclusione da fuori, ben calciata, ma centrale; Kahn si accartoccia per bloccare il pallone, ma, inspiegabilmente, riesce solo a respingerlo, servendo un involontario assist a Ronaldo. La partita finirà poi 2-0 per i verdeoro, ma nonostante l’errore, pesante ai fini della Coppa, Kahn vince i due premi individuali, coronando un mese da sogno, finito, purtroppo nella maniera più atroce per un portiere.

GERMANIA 2006 – SUPERMAN

Probabilmente il paragrafo più breve e facile da scrivere, quello relativo a Gianluigi Buffon, Miglior Portiere di Germania 2006.
Il portiere azzurro compie un percorso straordinario, assieme a tutti i suoi compagni, subendo due sole reti in tutto il torneo (un’autorete di Zaccardo e il rigore di Zidane in finale).
Indimenticabile la parata sul colpo di testa di Zizou nella finalissima di Berlino, un riflesso splendido che corona un Mondiale perfetto per Buffon e l’Italia.
Inspiegabilmente, vista la penuria di solisti costanti, il premio di Miglior Giocatore non lo vince Gigi, che lo avrebbe meritato così come Kahn quattro anni prima.

SUDAFRICA 2010 – IL COYOTE DI MOSTOLES 

Mentre Shakira fa ballare tutti con la sua “Waka Waka”, la Spagna stravince il Mondiale con i suo tiki taka, la serie infinita di passaggi marchio di fabbrica delle Furie Rosse.
Ma gli spagnoli sono anche sinonimo di difesa ferrea nel 2010, con un solo gol subito (dal cileno Millar nel girone) e, di conseguenza, il Miglior Portiere del torneo: Iker Casillas.
Nato a Mostoles nel 1981, Casillas lega la sua carriera al Real Madrid, con cui vince tutto, e alla Nazionale spagnola più forte di sempre, capace di vincere due Europei consecutivi e un Mondiale in mezzo.
Del Mondiale sudafricano di Casillas le istantanee sono tre: la prima è, ovviamente, il bacio che l’estremo difensore e capitano della Roja, da alla giornalista Sara Carbonero, sua futura moglie, dopo la finale.
Ma se in patria Casillas è conosciuto, anche, come “El Fantasma de Zamora”, con chiaro riferimento a Ricardo Zamora, mitologico portiere degli anni 30, è chiaro che le altre due fotografie siano due parate.
La prima è quella, celeberrima, su Robben, con la respinta di piede nel duello faccia a faccia con l’olandese.
La seconda, forse, è meno ricordata da molti, si riferisce al quarto di finale contro il Paraguay.
I sudamericani stanno vivendo un sogno e sono trascinati da alcuni nomi importanti, come il portiere JustoVillar e, soprattutto, Oscar Cardozo.
In una partita molto equilibrata, l’episodio che può cambiare la storia del calcio arriva al minuto 58’, quando l’arbitro Batres concede un rigore al Paraguay. Dal dischetto va lo specialista, il totem, Cardozo, che però si vede respingere la conclusione da Casillas.
La Spagna vincerà 1-0 quella partita, con rete decisiva di David Villa all’83’, nella vera e propria partita spartiacque di Sudafrica 2010.

BRASILE 2014 – IL PIÚ VICINO A YASHIN

Nel corso della lunga storia del calcio, solo una volta il Pallone d’Oro è stato vinto da un portiere. Era il 1963 e l’onore toccò a Lev Yashin, ex estremo difensore nell’hockey su ghiaccio e fenomenale tra i pali.
Dopo il Ragno Nero, solo due portieri sono andati vicini alla vittoria dell’ambito trofeo: Gigi Buffon nel 2006 e Manuel Neuer nel 2014.
Nato a Gelsenkirchen nel 1986, Neuer si mette in mostra durante la cavalcata dello Schalke 04 nella Champions League 2010/11, giunta sino alle semifinali.
Durante quel torneo Neuer si dimostra mostruoso tra i pali, ma ancor di più quando ha il pallone tra i piedi. Il portiere, infatti, dispone di una tecnica da far invidia a molti centrocampisti e di una visione di gioco da regista puro. Durante la sua carriera, nonostante alcuni infortuni che ne hanno limitato l’utilizzo, ha spesso giocato fuori dalla sua area di rigore, anticipando gli avversari con giocate da libero.
L’anno di grazia per Neuer è proprio il 2014, quando si laurea Campione del Mondo e dimostra a tutti il proprio smisurato talento, di fatto reinventando il ruolo del portiere e vincendo, meritatamente, anche il Guanto d’Oro.
Da ricordare, senz’ombra di dubbio, la partita contro l’Algeria agli ottavi, quando davvero sembrava giocare in difesa, e la parata su Benzema nel recupero dei quarti di finale.

RUSSIA 2018 – UN ALTRO BELGA

L’ultimo, finora, vincitore del Guanto d’Oro è stato Thibaut Courtois, nel 2018.
24 anni dopo Preud’Homme, un altro estremo difensore belga torna sugli scudi nel torneo iridato, a difesa della più forte generazione di sempre per i Diavoli Rossi.
Il Belgio arriva fino alla semifinale, persa contro i futuri Campioni della Francia, raggiungendo il punto più alto del suo periodo di massima espansione.
La partita manifesto per Courtois è quella contro il Brasile ai quarti, dove erge un muro invalicabile, con la ciliegina finale della parata splendida su Neymar al 93’, per blindare il passaggio del turno.

QATAR 2022 – CHI VINCERÁ?

I candidati principali per il Guanto d’Oro sono, ovviamente, El Dibu Martinez e Hugo Lloris; per il francese, inoltre, sarebbe la chiusura perfetta del cerchio, dopo due finali Mondiali consecutive da capitano.
Nelle retrovie restano, però, in corsa il croato Livakovic, che ha trascinato la Croazia fino alla semifinale con 4 rigori parati in due partite e il marocchino Bonou, che ha subito solamente 3 gol in tutto il torneo.
Anche I due outsider si giocheranno le proprie carte nella finale per il 3’ posto di sabato, ma la probabilità di vedere il portiere Campione del Mondo con in mano il Guanto d’Oro resta la più elevata.

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Tanti auguri a Vlahovic: è la stagione più difficile della sua carriera?

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Juventus

Buon compleanno a Dusan Vlahovic che, nonostante la giovane età, oggi 23 anni, risulta uno dei centravanti migliori della Serie A. Tuttavia, a causa di questa annata travagliata, l’attaccante serbo ha fatto fatica a esprimersi ad alti livelli. Un infortunio che ha condizionato la sua stagione e le sue performance alla Juventus e in Nazionale.

L’INFORTUNIO

25 ottobre 2022, Stadio Da Luz di Lisbona, nella sfida di ritorno del Girone H della UEFA Champions League la Vecchia Signora incontra il Benfica. I bianconeri sono costretti a vincere per ambire ad un’isperata qualificazione alla fase a eliminazione diretta.

Tuttavia, i lusitani, imbattuti in tutte le competizioni, disputano una gara perfetta e mettono a tacere le male lingue. La Juventus, dopo il 4-1, ha una reazione di orgoglio e tenta disperatamente di acciuffare il pareggio. I due gol in pochi minuti non bastano per rimediare alla disfatta europea.

La panchina di Massimiliano Allegri inizia a vacillare e i suoi uomini toccano, dopo la sconfitta contro il Maccabi Haifa e Monza, uno dei punti più bassi della stagione.

Dusan Vlahovic, complice un problema di pubalgia, è costretto a dare forfait nelle gare successive. Un infortunio che viene sminuito, ma che porterà a un lungo periodo lontano dai campi di gioco. Da allora la punta non è più scesa in campo con la maglia bianconera.

IL MONDIALE

In occasione di Qatar 2022 la Serbia è considerata tra le mine vaganti del torneo. Una cenerentola che è pronta a stupire gli appassionati del gioco del pallone. In molti credono che la qualificazione si tratti di una formalità.

La sconfitta per 2-0 all’esordio contro la Seleçao viene presa sottogamba. La Nazionale verdeoro è l’unica squadra a esserle superiore nel Girone G. Tuttavia, nel corso della partita ci sono delle avvisaglie. Vlahovic non parte titolare ed entra al sessantaseiesimo minuto.

Il centravanti disputa una partita incolore e il suo contributo in fase offensiva è infinitesimale. Nell’altro incontro la Svizzera vince contro il Camerun per 1-0 grazie al gol dell’oriundo Embolo. Il prossimo match è contro la Nazionale africana.

L’attaccante bianconero siede in panchina per novanta minuti, ma i suoi compagni di squadra sembrano in controllo della gara. Nondimeno, tutto a un tratto un blackout e nonostante siano avanti di due marcature si fanno rimontare.

L’allenatore Stojkovic in conferenza stampa postpartita ammette:

“Dusan non è al meglio, non sta benissimo. Mi serviva gente fresca. Non è ancora pronto per giocare a questi livelli, è un motivo di preoccupazione per noi“.

IL MATCH DECISIVO

Un Mondiale deludente e molto al di sotto delle aspettative. Il giocatore ha raccolto soltanto una trentina di minuti di gioco. La stampa si scaglia contro il tecnico e l’attaccante reclama spazio:

“Non c’è nessun problema tra me e il mister, ho scritto che sono sempre pronto, anche con una gamba sola, ma se è meglio per la squadra che io resti in panchina allora non c’è problema”.

Contro la Svizzera Vlahovic parte dall’inizio. Dopo il vantaggio iniziale degli elvetici la Serbia rimonta grazie alle reti dei suoi due attaccanti. Tuttavia, come contro il Camerun, la partita si ribalta in favore degli avversari. La Nazionale perde la sfida decisiva e scivola all’ultimo posto in classifica nel Girone. Una delusione cocente per milioni di connazionali.

IL RIENTRO

Dusan Vlahovic ha giocato appena 10 partite in Serie A, ma impreziosite da 6 gol e un assist. Malgrado la lunga assenza risulta la punta più prolifica della squadra a pari merito con Milik. A riprova del fatto che il serbo, se è nelle migliori condizioni fisiche, è un giocatore di assoluto valore.

La pubalgia ha condizionato il suo rendimento, costringendolo ai box per lungo tempo. Una sindrome provocata dall’eccessivo utilizzo dei muscoli adduttori. Un dolore acuto a livello inguinale, che impedisce al paziente di compiere sforzi immoderati.

La punta si è sottoposta a terapie fisiche strumentali e a un’attività riabilitativa volta a disinfiammare la muscolatura deficitaria.

Massimiliano Allegri ha confermato che il rientro avverrà il 29 gennaio nel match contro il Monza. Tuttavia, occorre pazienza e cautela in quanto si tratta di un infortunio che può potenzialmente riacuirsi. È probabile che i tifosi si arrendano all’evidenza che, per vedere l’attaccante al top della forma, bisognerà attendere ancora qualche tempo.

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Mattia Zaccagni e la sua consacrazione

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Mattia Zaccagni

La Lazio, nell’estate 2021, dopo aver accantonato l’operazione per l’acquisto di Kostic dall’Eintracht Francoforte, si è gettata su Mattia Zaccagni, assicurandosi fino al 30 giugno 2025 le prestazioni sportive dell’esterno romagnolo di proprietà del Verona.

Ecco che Zaccagni con il passaggio in una big si trova a dover confermare ciò che di buono è stato fatto in precedenza in gialloblù.

LA CONSACRAZIONE CON IL MAESTRO SARRI

L’esterno biancoceleste fin da subito non delude le aspettative, si mette subito a disposizione di mister Sarri, che lo migliora moltissimo sia sul piano tattico che nell’attaccare gli spazi. Inoltre, essendo abituato a giocare in più ruoli, diventa subito fondamentale per la Lazio e nella prima stagione totalizzerà 4 gol e 6 assist in 29 presenze.

È nella stagione corrente però, che l’ex giocatore degli scaligeri sta stupendo davvero tutti e non si ferma più; infatti, ha già festeggiato diversi record personali, tra cui: esser andato a segno in tre match consecutivi (Empoli, Sassuolo e Milan) e aver già superato il suo record di gol stagionali, in sole 17 presenze.

Ad oggi, nessun esterno in Serie A sta facendo meglio di lui e grazie al lavoro di Sarri il classe ’95 si è trasformato in un vero e proprio bomber con ben 8 reti all’attivo, diventando il capocannoniere della sua squadra e anche il giocatore italiano con più reti in stagione.

 

L’arciere (così soprannominato) non ha deluso affatto le aspettative del club ed è diventato un vero e proprio beniamino della tifoseria, riuscendo a sbalordire tutti ed a consacrarsi come un big del nostro campionato. Il suo valore è già salito di molto, rispetto ai soli 7 milioni con i quali società capitolina era riuscita ad accaparrarselo, perciò la dirigenza sta pensando ad un prolungamento del suo contratto per poterlo lasciare il più a lungo sotto la guida del maestro Sarri.

LE QUALITÀ SOPRAFFINE

Zaccagni è diventato ormai imprescindibile nel tridente d’attacco biancoceleste, che non può più fare a meno della sua qualità e della sua intelligenza tattica. L’esterno è bravo sia palla al piede e sa muoversi molto bene anche senza, è molto rapido nell’attaccare gli spazi, punta spesso la difesa avversaria e negli ultimi tempi è migliorato molto anche sotto il punto di vista delle conclusioni. Inoltre, assiste spesso i compagni e lo dimostra il fatto che ad oggi è già a quota 4 assist.

 

MANCINI DOVREBBE PUNTARE SU DI LUI?

In tanti si chiedono se viste le sue prestazioni e la sua leadership con il club biancoceleste Zaccagni non possa diventare al più presto un inamovibile della Nazionale di Roberto Mancini, che già in passato ha chiamato l’ex Verona in occasione di alcuni stage facendolo esordire contro la Turchia il 29 marzo 2022.

Sicuramente la concorrenza per un posto in nazionale è molto alta, visto il ritorno di Chiesa e alla luce dei tanti esterni di cui il nostro calcio dispone, ma certo è che ad oggi nessuno ha i numeri di Zaccagni e considerando le prestazioni al momento nessuno merita il ruolo come lui. Sicuramente l’arciere, con le sue qualità, potrebbe aiutare moltissimo il gruppo azzurro a tornare grande e a riprendersi la scena mondiale.

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Alla Ricerca del Diez

Victor Osimhen, l’oro di Napoli

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Osimhen

Il Napoli, con dodici punti di vantaggio sul Milan secondo in classifica, inizia a intravedere il traguardo finale, quello del terzo Scudetto della sua storia. A metà campionato, con 50 punti raccolti, l’impresa è sempre più vicina. 19 partite per suggellare il vantaggio e continuare a dimostrare la grandezza e la bellezza messe in luce finora, a suon di prestazioni esaltanti. La squadra di Spalletti gioca il miglior calcio d’Europa insieme al Manchester City e l’Arsenal. Il gruppo, allenato in modo sublime dall’allenatore toscano, è stato il vero punto di forza in questa prima parte di stagione meravigliosa, il motore di una macchina quasi perfetta.

Titolari e riserve sono amalgamati perfettamente. Tutti rendono al massimo, indipendentemente dal fatto che i minuti a disposizione siano 90 o 10. Il mercato ha sorpreso chiunque, con innesti mirati e incredibilmente produttivi, calatisi immediatamente nel ruolo di protagonisti, come Kim e Kvaratskhelia, superbi nel sostituire due totem come Koulibaly e Insigne.

ARMA LETALE

Il perno, tuttavia, l’arma in più, l’uomo che ha fatto alzare il livello di competitività è, senza alcun dubbio, Victor Osimhen. L’attaccante nigeriano, dopo due stagioni in cui ha fatto vedere solo in parte le qualità che possiede a causa di continui problemi fisici, sembra essere definitivamente esploso.

In stagione ha già messo a segno 14 reti condite da 4 assist in 19 partite in tutte le competizioni, viaggiando a una media di un gol ogni 103′. Ha raggiunto la consapevolezza nei propri mezzi, ha sviluppato una maturità mai dimostrata fino ad ora, calandosi nella parte del leader tecnico e carismatico. Osimhen è sempre più decisivo.

Voltandosi indietro, è lecito chiedersi se gli infortuni patiti nei primi due anni in Italia lo abbiano fortificato, riuscendo a cavarne il meglio, soprattutto a livello mentale. Nel 2020-2021 è costretto a rimanere fuori dal campo per oltre due mesi a causa del Covid. Nel 2021-2022, invece, durante Inter-Napoli del 21 novembre, si rompe lo zigomo sinistro e l’orbita oculare in seguito a uno scontro terrificante con Skriniar. Inevitabile temere il peggio vista l’entità dell’urto. L’attaccante del Napoli torna a giocare solamente a gennaio, saltando quasi due mesi di stagione.

Il suo ritorno segna anche la comparsa della maschera, dalla quale non si è più separato. Da allora, Osimhen si è trasformato, come se quella maschera, oltre ad avere funzione protettiva, lo abbia reso un supereroe. D’altronde, nella cultura africana le maschere hanno un significato, spesso ultraterreno, sono il mezzo con il quale ci si può mettere in contatto con entità superiori, rappresentandole in terra.

UNO SPIRITO LIBERO

Indubbiamente, Osimhen sta giocando un calcio trascendente, istintivo, a tratti selvaggio. L’ex attaccante del Lille lotta, corre, cade, difende, trascinato da una forza interiore impetuosa. Aiuta i compagni, pressa a tutto campo, non molla mai.

La sua rete contro l’Ajax nella gara di ritorno della fase a gironi, quella del definitivo 4-2, ne è la prova lampante. Si lancia su una palla innocua, rubandola a Blind e appoggiando nella porta lasciata sguarnita da Pasveer, defilatosi per ricevere il passaggio del suo difensore. Un gol animalesco, conquistato con la grinta e la garra di chi vuole conquistare il mondo.

Vederlo giocare, per quanto possa peccare di grazia, è liberatorio. Osimhen non emerge per l’eleganza nei movimenti o nelle conclusioni. Il suo incedere è spesso goffo, disarticolato. L’impressione che si ha, a volte, è che non riesca a controllarsi, dominato da un pathos interiore inafferrabile, comprensibile a lui e a lui soltanto.

L’ORO DI NAPOLI

Probabilmente il gioiello partenopeo deve migliorare nella finalizzazione e nel gioco di squadra, imparando a gestire meglio alcune situazioni, facendo predominare la ragione e la freddezza all’istinto che lo contraddistingue. Spalletti lo sa e quest’anno, grazie al lavoro svolto insieme, si sono visti i primi progressi.

La vera forza del calciatore nigeriano, ciò che ha reso Osimhen il giocatore attualmente più importante e decisivo della Serie A, è la mentalità. Oggi ragiona da leader. In campo lo seguono tutti. I compagni lo ascoltano, lo abbracciano in massa quando segna, il suo atteggiamento è magnetico.

Lui ama Napoli e Napoli ricambia il sentimento. L’azzurro, ormai, scorre nelle sue vene. Se dovesse, si getterebbe tra le fiamme per onorare e difendere la maglia partenopea. Insieme a Di Lorenzo, capitano della squadra, è il perno di un gruppo che ha spiccato il volo, puntando il terzo Scudetto della storia del club.

Nonostante i soli 24 anni, sembra essere molto più maturo. I lunghi stop delle stagioni passate, le attese, il dolore e la paura ne hanno forgiato il carattere. Ora, dopo essersi assicurato l’amore della città di Pulcinella, Victor Osimhen vuole l’Italia.

 

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Pronostico Lazio-Fiorentina, statistiche e consigli per la partita

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Lazio-Udinese

PRONOSTICO LAZIO-FIORENTINA – Domani sera alle ore 18:00 andrà in scena Lazio-Fiorentina, match valido per la ventesima giornata di Serie A. La partita si disputerà allo Stadio Olimpico di Roma e sarà arbitrata da Andrea Colombo, della sezione di Como.

STATO DI FORMA DI LAZIO E FIORENTINA

È cominciato in salita il 2023 della Lazio. Prima la sconfitta per 2-1 a Lecce, poi il pareggio con l’Empoli, arrivato proprio all’ultimo con una clamorosa rimonta dei toscani. In compenso i biancocelesti si sono risollevati, perché prima hanno vinto 2-0 a Sassuolo e poi martedì sera hanno battuto il Milan per ben 4-0. La Lazio quindi ora si trova al terzo posto, a pari punti con Inter e Roma, solamente a un punto di distanza dai rossoneri. La Champions diventa sempre più un obiettivo per la squadra di Lotito.

Discorso inverso invece per la Fiorentina, che ha cominciato discretamente bene il suo 2023, con 4 punti nelle due giornate dell’anno, contro Monza e Sassuolo. Sono arrivate però due sconfitte nelle ultime due partite, ovvero quelle contro Roma e Torino. Al momento i viola sono al dodicesimo posto, a 23 punti, insieme alla Juventus.

STATISTICHE LAZIO-FIORENTINA

La Lazio è il quarto miglior attacco della Serie A, insieme al Milan, con 35 gol segnati all’attivo. Buon risultato anche per la difesa, che con soli 15 gol subiti è la seconda migliore del campionato, insieme alla Juventus. Solo il Napoli ha preso meno gol, 14.

La Fiorentina invece ha segnato 21 gol, praticamente uno di media a partita, e i gol segnati sono poco di più, 25. La squadra di Italiano però fa del possesso palla uno dei suoi miglior pregi, infatti di questo ne ha avuto il 57% finora, il secondo miglior risultato in Serie A relativamente a questa statistica, di cui anche qui il Napoli ha il primato.

PRONOSTICO LAZIO-FIORENTINA

Negli ultimi 4 precedenti è sempre uscito il NO GOAL. Di questi la Lazio ha vinto gli ultimi 3. Vedendo quindi i precedenti, la classifica e lo stato di forma, i biancocelesti partono favoriti. Si consiglia pertanto il segno 1. Per chi vuole rischiare di più si può combinare il segno con il NO GOAL.

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