Nei moduli con la difesa a 4 si era parlato di innovazione, rivoluzione, evoluzione. Ecco, il 3-5-2, legato indissolubilmente alle sue varianti (3-4-1-2, 3-5-1-1, 5-3-2), unisce tutte queste caratteristiche.

Infatti, in modo trasversale, riesce ad entrare nella storia del calcio dagli anni’70 ad oggi. Questo modulo è evoluzione, perché fu una sorta di superamento del catenaccio, con la nascita della zona mista, mutamento del calcio anni ’30-’60. Innovazione, perché questo nuovo tipo di gioco fu utilizzato per oltre vent’anni ovunque. Rivoluzione, perché si riuscì ad inserire in un calcio difensivo qualche dettame del calcio totale olandese.

STRUTTURA

I tre difensori sono posizionati con un libero, che si colloca al centro e due centrali laterali, che possono essere anche terzini adattati, solitamente abbastanza veloci. Il trio a centrocampo è composto da un play, come perno,  un box to box a tuttocampo e un giocatore di fantasia, un rifinitore. Gli esterni svolgono un ruolo fondamentale e dispendioso, visto che nel corso della partita devono passare da terzini in fase di non possesso ad ali in fase di possesso. Le due punte possono essere sia simili che diverse, in base alle richieste dell’allenatore, ma si può utilizzare anche un trequartista come sottopunta in appoggio al 9.

1.BEARZOT, ITALIA, 1982

Il Mundial di Pablito, l’urlo di Tardelli, la vittoria inaspettata. Il 1982 è stato l’anno del trionfo della zona mista, modus operandi di Bearzot. La difesa a 3 (o 5) era formata da Bergomi, Gentile, Scirea, Collovati e Cabrini, un mix di corsa, carisma e di intelligenza tattica. Il centrocampo era composto con un regista, Oriali, un interno, Tardelli e un fantasista, Antognoni o Conti. In avanti il duo prevalentemente era Rossi-Graziani, quindi una prima punta vecchia scuola e una seconda punta. Quell’Italia fu portatrice perfetta del concetto di gioco all’italiana, aiutata sicuramente da un gruppo di uomini con qualità tecniche e morali superiori alla media. Proprio Paolo Rossi raccontò come si comportava il Vecio nei confronti della squadra:

“Era forte e gagliardo se c’era da difenderci all’esterno: noi gli abbiamo voluto bene anche per questo.”

Moduli

Fonte immagine: figc.it

2.BILARDO, ARGENTINA, 1986

Mondiale del 1986, trionfo straordinario con in copertina il diez per eccellenza. Sia nel bene che nel male. L’Albiceleste riuscirà a vincere quel torneo con un percorso netto, tutte vittorie e un solo pareggio, nonostante un gioco non entusiasmante, tanto da essere etichettato come antifutbolIl leader difensivo era Ruggeri, storico difensore del River e del Boca, con un passato anche in Italia. Il centrocampo era composto maggiormente da giocatori di rottura come Batista, ma dalla trequarti in su la tecnica e l’estro la facevano da padrona. I tre tenori erano Burruchaga, Maradona e Valdano. Burru partiva come mezz’ala di qualità, ma spesso e volentieri andava ad affiancare il Pide de oro dietro Valdano, terminale offensivo della Selecciòn. Questa storica squadra poi, per poco, non riuscì a bissare il successo ai successivi Mondiali di Italia ’90.

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3.CONTE, JUVENTUS, 2013-14

Primo capolavoro dell’allenatore pugliese. Con i bianconeri scelse il 3-5-2 e da quel momento non se ne separò più, diventando un integralista del modulo. I due play Bonucci e Pirlo erano fondamentali nella costruzione del gioco. Ai lati del difensore stazionavano Barzagli e Chiellini, maestri nell’anticipo. Ai fianchi del Maestro, giocavano invece Vidal e Pogba, il primo abilissimo negli inserimenti, il secondo era il regista della squadra. L’intensità era la conditio sine qua non per il centrocampo e per i due esterni, Asamoah e Lichtsteiner. Il duo d’attacco era composto da Tevez e Llorente, che si completavano perfettamente a vicenda. L’attenzione ai particolari e la minuziosità sono caratteristiche fondanti per Conte, come ricorda Pirlo in un’intervista:

“Nel mondo di Conte il calcio è tutto, è capace di restare incollato alla tv per tutta la notte a studiare gli avversari, le tattiche da usare per la prossima partita, gli errori commessi.”

4. SAMPAOLI, CILE, 2015

Primo titolo continentale per la Roja, ottenuto da sfavoriti contro l’Argentina di Messi. Squadra pragmatica e compatta, ma con una buona propensione offensiva. Le redini del pacchetto arretrato erano affidate a Diaz, Medel e Silva, con l’atletismo di Isla e Beausejour sulle fasce. La cerniera di centrocampo era sorvegliata da due tuttofare del ruolo, Vidal e Aranguiz. Il play venne avanzato di qualche metro e fu li che Valdivia deliziò le folle con le sue giocate. Il tandem offensivo era atipico, vista la mancanza di una vera prima punta di ruolo. I due interpreti erano Sanchez e Edu Vargas, due seconde punte prestate come navigati bomber d’area.

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5.TUCHEL, CHELSEA, 2020-21

Molto meno integralista rispetto a Conte, visto che ha cambiato diversi moduli in carriera. Con la difesa a 3 però è riuscito a vincere la Champions League 2020-21, costruendo una squadra solida e cinica. La difesa è guidata al centro da T.Silva e da Rudiger e Azpilicueta ai suoi lati, con Chilwell e James sulle fasce. Il centrocampo è asimmetrico, vista la presenza di un play come Jorginho e un tuttofare come Kante, con la presenza qualche metro più avanti di Mount, a supporto delle due punte. Il gioco tucheliano verte su un pressing forsennato e una verticalità continua, come dimostrato dal gol di Havertz in finale, imbeccato proprio dal talentino inglese.

Il 3-5-2 è stato ed è un modulo bistrattato, perché simbolo spesso e volentieri di un calcio atavico, difensivista e attendista. La mania post-tiki-taka ha escluso le squadre ciniche e pragmatiche, indicandole anche come non vincenti. Forse non è proprio così, come dimostrato da Tuchel pochi giorni fa e probabilmente non è il modulo che fa il monaco.

(Fonte immagine in evidenza: it.wikipedia.org)