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I problemi della Juve sono legati ad Allegri?

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I problemi della Juve sono legati ad Allegri?

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Juventus rifinitura

Sono ormai passati 16 mesi dall’acclamato ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juve. Una retromarcia da parte di Andrea Agnelli e della dirigenza bianconera che sanciva il definitivo ritorno alla mentalità risultatista rispetto a quella giochista che si voleva avviare con Sarri prima e con Pirlo poi.

In questi 16 mesi però le cose non sembrano essere andate per il meglio. I risultati faticano ad arrivare e il declino della Vecchia Signora sembra aver adesso toccato il suo punto più basso. Sui social si fanno sempre più sentire le voci di tifosi stanchi. Tifosi che chiedono le teste di dirigenti e giocatori a suon di hashtag. Uno di questi si leva più in alto degli altri.

#Allegriout sembra ormai il mantra di ogni sostenitore bianconero. Di certo il campo sta dimostrando che il tecnico toscano sembra aver perso il controllo della situazione. Ma cerchiamo invece di inquadrare con più razionalità la questione e di capire quali siano effettivamente le colpe di Allegri.

UN CONFRONTO CON LA PRIMA GESTIONE DI ALLEGRI

Prendiamo la questione da lontano, a partire dalla prima gestione di Allegri. In quel quinquennio la Juve ha riscritto la storia del calcio italiano, con Allegri timoniere di una squadra che ha vinto cinque campionati, e che ha sfiorato per ben due volta l’Olimpo del calcio europeo. A voler meglio analizzare quel periodo vincente di storia bianconera, una cosa forse viene dimenticata. Nemmeno quella squadra, spesso, era brillante dal punto di vista del gioco.

Ricorderete forse quando anche all’epoca si parlava della gestione di Max Allegri come poco attenta dal punto di vista del gioco corale. Molte testate usavano una formula per esprime il modulo di gioco di quella squadra, 4-2-fantasia. Una formula che descriveva perfettamente una squadra solida e ben organizzata quando si trattava di difendere e caotica ma fantasiosa dalla cintola in su.

Il mito dell’Allegri “gestore” nasce proprio così. Il tecnico toscano è stato molto abile a mettere insieme e a far funzionare le caratteristiche dei vari top player del reparto avanzato, non incatenandoli a seguire schemi ben precisi. I vari Higuain, Mandzukic, Dybala, Douglas Costa avevano completa libertà creativa, sorretti dalla solidità difensiva di Barzagli, Bonucci e Chiellini all’apice del loro dominio.

Così Allegri e la Juve hanno costruito i loro successi. Affidandosi all’immenso talento di giocatori che, anche se messi alle strette, potevano trovare dal nulla una giocata vincente per risolvere anche le partite più complicate. E a una difesa che, difendendo con un blocco basso, non lasciava quasi mai spiragli agli avversari.

LA ROSA DELLA JUVENTUS NON È AL LIVELLO DI QUELLA DEL PASSATO

Il problema principale della Juventus odierna è proprio questo. Di quell’incredibile squadra adesso non è rimasto più nemmeno lo scheletro. La rosa dei bianconeri ad oggi, se consideriamo le assenze dei lungodegenti Pogba e Chiesa e un Di Maria che finora si è visto solo contro il Maccabi Haifa, non è minimamente paragonabile, dal punto di vista qualitativo, alle varie versioni della Juve di Allegri nel primo quinquennio.

Vlahovic non ha ancora la tecnica di Higuain o la continuità realizzativa di Cristiano Ronaldo. Paredes, per quanto tecnicamente valido, non dà le stesse geometrie di Pjanic. Gli inserimenti di McKennie difficilmente potranno eguagliare quelli di Khedira. Bremer, Danilo e Bonucci (con quest’ultimo decisamente sempre meno efficace difensivamente) non sono paragonabili alla BBC al suo prime.

ECCO PERCHÉ ALLEGRI NON SI È AGGIORNATO

Il punto è proprio questo. La rosa della Juventus non ha più quella qualità e quella profondità che le permettevano di vincere anche senza spingere sull’acceleratore per tutti i 90 minuti. Sapendo gestire i momenti della partita a proprio vantaggio ed essere decisiva nei momenti clou.

L’errore di Allegri con questa Juve, ovvero il suo “non essersi aggiornato”, tanto per usare un modo di dire di moda in questo momento, è quello di continuare a fare affidamento alle soluzioni dei singoli giocatori, quando questi non hanno la capacità di risolvere sempre la partita da soli. Il tecnico livornese ha la colpa di non aver dato un gioco corale organizzato a un gruppo che, senza di esso, sembra correre a vuoto per il campo. E che diventa facilmente succube di avversari tatticamente e tecnicamente più attrezzati, come successo contro il Milan o contro il Paris Saint-Germain.

Ma, come abbiamo visto in precedenza, Allegri non è un allenatore dai ferrei dogmi tattici, che pur farebbero bene a questa squadra. La questione è se la dirigenza bianconera non abbia fatto male i propri conti, affidando ad Allegri (e pagandolo ben 7 milioni l’anno per quattro anni) un compito che forse va al di là delle sole doti di gestore di Massimiliano Allegri.

Per i bianconeri adesso è il momento di stringere i denti. Saranno essenziali, come più volte detto da Allegri stesso, i rientri a pieno regime di Chiesa e Pogba e la completa integrazione di Di Maria nel gioco della Juve.  Ma senza questi tre giocatori e, soprattutto, senza un’idea di gioco rigida e fissa, la Juventus rischia seriamente di risultare sempre inferiore ai top club italiani ed europei.

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La crescita di Brescianini e l’intrigante interesse della Juve

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LA CRESCITA  DI BRESCIANINI E L’INTRIGANTE INTERESSE DELLA JUVE – Nonostante la brusca frenata e il riavvicinamento alla zona rossa della classifica, il Frosinone rimane uno dei club più interessanti della stagione.

Il gioco e le idee profuse da Di Francesco sono i fattori principali della crescita e la valorizzazione di svariati giocatori in rosa, uno tra tutti Marco Brescianini.

Il centrocampista italiano, grazie ad un ottima stagione dal punto di vista prestazionale, è finito sui taccuini di svariati top team. Uno tra tutti la Juventus, contro cui tra l’altro ha siglato il suo terzo gol stagionale nella sfortunata trasferta del 25 febbraio.

Brescianini è divenuto una colonna della mediana ciociara, condensando qualità, fisicità ed intelligenza tattica.

CARATTERISTICHE TECNICHE E COME GIOCA NEL FROSINONE

Il classe 2000, nel suo arsenale di qualità ne vanta una in particolare: il senso di posizione.

La sua heatmap parla infatti abbastanza chiaramente. Brescianini è in grado di generare spazi e procacciarsi palloni come pochi centrocampisti in Serie A, questo grazie ad una spiccata intelligenza tattica miscelata ad un atletismo prorompente.

È inoltre un ottimo incursore (prova di ciò i 2 gol su azione a referto) e gode di una notevole tecnica di base.

Da citare poi le buone capacità balistiche sia col pallone in movimento che su punizione, dinamica con cui è riuscito tra l’altro ad andare in gol in un’occasione.

Nonostante il metro e 88, Brescianini non gode però di un impatto fisico particolarmente efficace: 55 i duelli vinti in stagione, a discapito però degli 84 persi.

Migliorabile inoltre la percentuale di passaggi riusciti, stabile all’80%, dato che per un centrocampista offensivo come l’ex Milan potrebbe sicuramente essere più alta.

Nel modulo di Di Francesco ricopre il ruolo di centrocampista dinamico, ed è spesso affiancato da un equilibratore come Barrenechea o Mazzitelli, giocatori dotati chiaramente di caratteristiche differenti tra loro, ma entrambi ben integrabili con quelle del numero 4.

In questo ecosistema tattico profondamente fluido e mutabile Brescianini riesce a trovare il suo habitat ideale, riuscendo ad enfatizzare il suo immenso talento nello smarcarsi e nel “leggere calcio”, caratteristica rara e unica per un calciatore, soprattutto della sua età.

IL FUTURO

Marco Brescianini, soprattutto nell’ultimo periodo, sta attirando su di se l’attenzione delle grandi di Serie A, grazie a svariate prestazioni convincenti.

Il Milan, non più proprietaria del cartellino del calciatore, gode comunque di una clausola che gli garantirebbe il 50% da una sua cessione, e le pretendenti come appena annunciato non mancano.

Come raccontato da Gazzetta, infatti, la Juventus ha chiesto informazioni in modo concreto in vista della prossima stagione (che sarà ormai quasi sicuramente caratterizzata da un numero di impegni maggiore rispetto a quest’anno causa competizione europea).

Su di lui sembra esservi anche l’interesse di Lazio e Atalanta, ma la Vecchia Signora beneficerebbe di una via preferenziale dati gli ottimi rapporti con il Frosinone.

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Le probabili formazioni di Monza-Roma: De Rossi modifica la difesa

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In foto: Daniele De Rossi, allenatore della Roma.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI MONZA-ROMA – Domani, sabato 2 marzo, all’U-Power Stadium ci sarà la sfida tra Monza e Roma, valida per la 27° giornata del campionato di Serie A. Il calcio di inizio è programmato per le ore 18.00. Quali scelte faranno i due allenatori per conquistare i 3 punti? Di seguito riportate le probabili formazioni del match.

PROBABILI FORMAZIONI MONZA-ROMA – COME ARRIVA IL MONZA

La squadra di Palladino arriva alla partita in un ottimo stato di forma. Nelle ultime 5 partite sono arrivati 3 successi e 2 pareggi, chiudendo quindi questa cinquina di match da imbattuti. Tra le 3 vittorie c’è stata anche quella di prestigio contro il Milan, in un’assurda partita risolta solo sul finale. In vista della partita contro i giallorossi, Palladino dovrà scogliere i dubbi riguardo alcuni possibili ballottaggi. Caldirola e D’Ambrosio concorrono per un posto dal 1′ in difesa. Maldini e Colombo, invece, insidiano rispettivamente Valentin Carboni e Djuric. Assente Izzo per squalifica e Vignato per un fastidio agli adduttori, mentre sarà da valutare Ciurria.

PROBABILI FORMAZIONI MONZA-ROMA – COME ARRIVA LA ROMA

I giallorossi sono stati rigenerati dalla cura Daniele De Rossi, che insegue il sesto successo in 7 partite sulla panchina capitolina. Dovrebbe esserci il ritorno alla difesa a 4, con Mancini e N’Dicka favoriti su Smalling e Huijsen. Non ci sarà Karsdorp per infortunio, per cui sulla destra agirà Kristensen e sulla sinistra Spinazzola. A centrocampo e in attacco non ci dovrebbero essere grandi sorprese. Pellegrini, Cristante e Paredes in mediana, Dybala, Lukaku e El Shaarawy in avanti. Il belga e l’italo-egiziano tornerebbero così titolari dopo le recenti panchine.

PROBABILI FORMAZIONI MONZA-ROMA – I NOMI

Monza (4-2-3-1): Di Gregorio; Birindelli, Marì, Caldirola, A. Carboni; Pessina, Gagliardini; Colpani, V. Carboni; Djuric. All. Palladino.

Roma (4-3-3): Svilar; Kristensen, Mancini, N’Dicka, Spinazzola; Paredes, Cristante, Pellegrini; Dybala, Lukaku, El Shaarawy. All. De Rossi.

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Simone Inzaghi entra nella storia della Serie A: il dato

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Monza-Inter

L’Inter di Simone Inzaghi è tra le migliori squadre d’Europa e la stagione che sta disputando ne è una conferma. Dal suo arrivo sulla panchina dei nerazzurri nella stagione 2021-2022, freschi vincitori del diciannovesimo Scudetto della loro storia, ad oggi si sono susseguiti diversi momenti importanti.

La prima stagione da tecnico dell’Inter, terminata con la vittoria di una Coppa Italia e di una Supercoppa italiana, rimane purtroppo macchiata dal trionfo in campionato strappato dal Milan. La scorsa stagione per l’allenatore piacentino sulla panchina dei nerazzurri, ha segnato davvero la svolta: a metà percorso la squadra era irriconoscibile e, l’allungo del Napoli in Serie A, ha consentito alla squadra di concentrarsi maggiormente sulle altre competizioni a disposizione. Il capolavoro della stagione 2022-2023 di Simone Inzaghi si chiude con una Coppa Italia e una Supercoppa italiana, stravinta contro i cugini milanisti, e una finale di UEFA Champions League contro il Manchester City da ricordare. La prima parte della stagione dell’Inter 2023-2024 è stratosferica: alla ventiseiesima giornata di campionato il distacco sulla prima inseguitrice è di ben 12 punti, vantando un’ulteriore vittoria in Supercoppa italiana e il cammino in Champions League ancora in vita.

INZAGHI DA RECORD: IL DATO

La mano del tecnico sulla squadra è notevole e i 22 trionfi ottenuti in campionato non sono un dato qualsiasi. Questi successi, infatti, hanno contribuito al raggiungimento delle attuali 178 vittorie da allenatore in Serie A. Nel posticipo di lunedì contro il Genoa, Simone Inzaghi taglierà il traguardo delle 300 panchine nella competizione diventando, così, l’allenatore con più successi dopo lo stesso numero di gare nella storia del campionato, superando le 172 vittorie di Carlo Ancelotti e le 171 di Massimiliano Allegri.

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Pronostico Manchester City-Manchester United

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Dove vedere Manchester City-Burnley

PRONOSTICO MANCHESTER CITY-MANCHESTER UNITED – Il derby di Manchester tra City e United andrà in scena domenica 3 marzo alle ore 16:30. A scontrarsi due squadre ben distanti in classifica: i Citizens si trovano al 2° posto, in piena lotta per la vetta della classifica (a -1 dalla capolista Liverpool e +1 sull’Arsenal terzo). I Red Devils, invece, occupano il 6° posto, a -3 dalla quinta posizione occupata dal Tottenham e -8 dal piazzamento per la qualificazione in Champions League, occupato al momento da un sorprendete Aston Villa.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Il Manchester City di Pep Guardiola arriva al match con la solita consapevolezza di una squadra ormai stabilmente al top in Premier ed Europa. Sono 18 i risultati utili consecutivi finora, con la squadra che punta ad un altro “triplete“, essendo ancora dentro a tutte le tre maggiori competizioni. Il derby di Manchester è comunque fondamentale, non solo per la storia, ma anche per la classifica. Il Liverpool e l’Arsenal sono lì, e un passo falso comporterebbe, nel peggiore dei casi, all’allungo dei Reds e al sorpasso dei Gunners

Di ben altro tenore il momento del Manchester United di Erik Ten Hag. La squadra dell’ex Ajax si trova, come detto, al momento fuori dall’obiettivo 4° posto, con la vittoria in FA Cup col Nottingham Forrest che ha solo parzialmente fatto dimenticare il cocente ko in casa contro il Fulham. Partita complicata contro la corazzata di Guardiola, ma lo United sa come accendersi in queste partite in cui il risultato non è mai scontato.

PRONOSTICO MANCHESTER CITY-MANCHESTER UNITED

La sfida dell’Etihad Stadium vedrà scontrarsi due squadre in momenti di forma diversi e, probabilmente, anche con tassi tecnici distinti, che propendono a favore dei padroni di casa. Innegabile però, che la qualità ci sia anche dall’altra parte, seppur forse non basterà contro il City. Ciò detto, il pronostico di Numero Diez vede vincente il Manchester City, ma con il Manchester United che riuscirà almeno a fare un gol. La combo 1+GOL è data a 2.40.

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