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Ian Rush

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Ian Rush, la leggenda gallese che ha conquistato Anfield

Ian Rush, la leggenda gallese che ha conquistato Anfield

PARENTESI BUIA

È il 1987, la Juventus ha appena concluso il campionato al secondo posto dietro al Napoli di Maradona. Platini è uno dei più forti calciatori europei, probabilmente, il più grande. Nelle ultime cinque stagioni ha alzato il Pallone d’Oro tre volte. Il continente è ai suoi piedi. Poi, improvvisamente, Le Roi decide di abbandonare il palcoscenico, ritirandosi dal calcio giocato a soli 32 anni.

Per il club e la tifoseria è un colpo durissimo, amplificato dal contemporaneo addio di Aldo Serena. La dirigenza bianconera, per placare gli animi dei tifosi e tornare immediatamente competitiva, vola in Inghilterra, atterrando a Liverpool. Il nuovo idolo scelto è Ian Rush, uno degli attaccanti più prolifici del decennio.

Fonte: il bianconero

L’avventura bianconera sarà una delusione rispetto alle aspettative. Le 139 reti segnate in otto stagioni ai reds sono un biglietto da visita troppo goloso per non sognare in grande. Eppure, in 39 partite con la Juventus, Rush centra la porta solo 14 volte, di cui appena 7 in campionato. Un bottino decisamente magro che contribuisce al fallimento stagionale del club della famiglia Agnelli.

La Vecchia Signora riesce a malapena a conquistare un posto valido per entrare in Coppa Uefa. L’attaccante gallese fatica ad adattarsi al calcio italiano, alla lingua e allo stile di vita. I ritardi agli allenamenti sono frequenti. Continui, invece, sono gli episodi di pigrizia e svogliatezza. Dopo appena un anno, Rush torna a casa e il talento torna a impossessarsi di lui.

Fonte: lastwordonsports

 

IL CONQUISTATORE

Una storia, quella dell’attaccante gallese, che inizia il 20 ottobre 1961, a nord della terra di Llywelyn II ap Gruffudd, ultimo sovrano prima della conquista inglese, nel paesino di St. Asaph. La passione per il gioco si manifesta subito, quando da bambino Ian inizia a giocare presso la sua scuola.

Nel 1978 si trasferisce al Chester dove, dopo un primo periodo di militanza nelle giovanili, passa in prima squadra. La scalata verso la grandezza è rapida. Nel 1980, Bob Paisley, manager del Liverpool, sceglie di puntare su di lui per rinforzare ulteriormente una squadra che ha dominato gli anni ’70 del football inglese. Servono 300 000 sterline per portarlo ad Anfield, una cifra record per un ragazzo di appena 19 anni.

Fonte: chesterstandard

La prima stagione è deludente. Rush trova poco spazio e non va a segno neanche una volta. Nonostante il trionfo in campionato e in Europa, il morale è a terra, a tal punto da indurlo a chiedere la cessione. Paisley, però, crede in lui e si oppone alla volontà del giocatore.

Il 30 settembre del 1981, nel ritorno del primo turno di Coppa dei Campioni, Rush segna il primo gol con i reds. Una volta sbloccato, il giovane Ian non si ferma più. A suon di reti conquista la titolarità, e alla fine del 1981-1982 ne totalizza 30. Il secondo titolo di First Division porta la sua firma, così come quello in Coppa di Lega.

 

L’UOMO DEI SOGNI

Il 1982-1983 è la stagione del secondo double consecutivo, a cui contribuisce con 31 gemme. Rush è il protagonista assoluto e la Kop, ormai, è ai suoi piedi. In uno dei derby stagionali segna un poker, conquistando definitivamente il cuore degli scousers. A fine stagione, vince il premio di miglior giocatore giovane del campionato.

Finalmente, è il momento della consacrazione. Siamo nel 1983-1984 e l’attaccante gallese si appresta a scrivere una pagina fondamentale nella storia del Liverpool e del calcio inglese. I reds completano il treble, vincendo campionato, Coppa di lega e, soprattutto, la Coppa dei Campioni, nella finale vinta a Roma contro i giallorossi. Ian Rush è devastante, incontenibile.

Le cifre sono al limite dell’irreale. 47 reti in 65 partite, un numero che gli permette di abbattere il record di gol in una stagione per un calciatore del Liverpool, 41, appartenente a Roger Hunt. Vince il premio di giocatore dell’anno della FWA  quello di giocatore dell’anno della PFA, la Scarpa d’Oro e il titolo di capocannoniere di First Division.

L’annata successiva è la più complicata della sua carriera sotto la Kop. Si procura un infortunio che lo obbliga a fermarsi per la prima metà di una stagione nella quale il Liverpool non alza alcun trofeo, perdendo la finale di Coppa dei Campioni nella tragica cornice dell’Heysel. Prima di trasferirsi sotto la Mole ha tempo per conquistare il double campionato-FA Cup e mettere a segno 73 reti tra il 1985 e il 1987.

L’avventura con la Vecchia Signora, come accennato, è un momento buio, illuminato soltanto a sprazzi, in cui il talento di Rush e il suo istinto del gol sembrano essersi smarriti, inghiottiti da una pressione altissima e un livello di aspettativa stellare. Tornato a casa dopo appena 12 mesi, la carriera del numero 9 riprende da dove si era interrotta, ritrovando il feeling con la porta e contribuendo ai trionfi in FA Cup, nel 1989, e in campionato, nel 1990.

Fonte: edgar.a

 

USCIRE DI SCENA

Poi, come in ogni carriera, subentrano gli infortuni, vestendo i panni da protagonista. Rush, però, tra uno stop e l’altro, trova il tempo di superare Moore come migliore marcatore nella storia dei reds. I giovani iniziano ad emergere, gli acciacchi sono sempre più insistenti, Rush e il Liverpool devono separarsi, incidendo la parola fine a una storia d’amore meravigliosa.
Disputa l’ultima partita con la maglia del Liverpool il 5 maggio 1996, a Maine Road. Dopo 346 reti in 660 gare, Ian Rush dice addio, iniziando a peregrinare in giro per l’Inghilterra, senza però incidere. Nel 2000, a 39 anni, Rush si ritira dal calcio giocato.

Elegante, veloce, intelligente e con un’attrazione irresistibile verso il gol. Ian Rush è stato l’uomo dei sogni, l’idolo di una generazione di tifosi innamorati di quel ragazzo giunto dal Galles in cerca di fortuna nella patria del calcio, conquistandola come il più grande degli imperatori.

 

Immagine in evidenza presa da Wikimedia Commons con diritti Google Creative Commons

 

 

 

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