Se dovessimo trovare un titolo alla carriera di Mauro Icardi fino a questo momento, il titolo verrebbe fuori da solo: “50 sfumature di…Icardi”. E forse sarebbero anche poche. Eppure l’anagrafe dice “26”. 26 anni e già una carriera da raccontare? Già un film da attore protagonista? A Hollywood storceranno il naso.
Hegel diceva che gli eventi sono come la nottola di Minerva: “arrivano sul far del crepuscolo” e, per essere raccontati, devono prima fare il loro corso, arrivare al capolinea, raggiungere qualche genere di grado di perfezione che ci consenta di porre – già che ci siamo – un gigantesco “The End” alla loro narrazione. Icardi, quella che in gergo viene definita “terza età calcistica”, probabilmente neanche se l’è mai immaginata. E forse neanche la seconda.

Attraverso quali film potremmo raccontare la vita di Maurito?

La preda perfetta (2014)

Nell’aggrovigliata ed enigmatica carriera di Mauro Icardi, dal Barcellona all’Inter passando per Genova, spicca una costante, un filo conduttore, un passaggio di testimone che faciliterà la nostra ardua impresa di saltare tra una tappa e l’altra del cammino del Niño del partido. E non sono le fragorose vicende sentimentali che – pure quelle – troveranno lo spazio che meritano all’interno del nostro nastro. E nemmeno le vicende di spogliatoio che ci offrirebbero spunti interessantissimo per la narrazione. Sono i gol alla Juventus, preda più che mai preferita dal bomber argentino, dagli albori di Spagna alla Beneamata. A proposito, piccola curiosità: i primi gol in massima serie con la Sampdoria e quelli dopo il passaggio al Biscione, l’argentino li ha messi a segno proprio contro i rivali bianconeri. Per un totale di 9 gol in 12 partite disputate. Per rappresentare al meglio questa peculiarità dell'(ex) numero 9 interista, abbiamo scelto un giallo, in cui, il protagonista, sulla sottile linea tra giusto e sbagliato, intraprende una ricerca tra i vicoli di Brooklyn per rintracciare una banda di brutali killer e vendicare la morte di sua moglie. Con successo, anche in questo caso.

Immaturi: il viaggio (2012)

Un viaggio, da “Immaturi”, chi in attesa del diploma e chi della consacrazione, l’hanno fatto sia i protagonisti del celebre film di Paolo Genovese che Mauro Icardi, il quale da “sbarbatello“, nonché giovane di rosee speranze, decise di intraprendere il suo viaggio oltre i Pirenei per sbarcare nello Stivale. Il grande salto, con la determinazione e la faccia tosta di un diciassettenne che si rispetti, pronto a far parlare di sé anche in Italia. Gavetta in primavera, debutto in cadetteria e, finalmente, l’approdo nel grande calcio. Promosso definitivamente nei ranghi della prima squadra, esordisce nella massima serie italiana il 26 settembre 2012, nel pari sul campo della Roma (1-1). Poi, tanto per inaugurare al meglio la felice tradizione, il gol nel pareggio esterno contro la Juve. Ma non solo: poker al Pescara, rete nel derby della Lanterna, gol anche alla Fiorentina. Fanno 10 gol e un mare di riflettori puntati addosso. E se il buongiorno si vede dal mattino…

Il 7… E il 9 (2007)

Ci arroghiamo il diritto di apporre una piccola modifica al geniale film di Ficarra e Picone, datato 2007. Sei anni dopo, all’ombra della Madonnina, l’Inter si rifà il look con due acquisti che rimarranno nella storia (per motivi differenti, s’intende) del club nerazzurro. Il 17 Luglio 2013, nella sede del club dell’allora presidente Thoir, vengono ufficilizzati due colpi, che rispondono ai nomi di Belfodil e Icardi. Il primo, per il quale l’Inter decise di sacrificare un certo Antonio Cassano, era reduce da un’ottima stagione nel Parma, in cui si era fatto notare per gli 8 gol messi a segno con i ducali. Prelevato all’età di 21 anni col bollo di “promessa”, non riuscì a sostenere il pesante clima di aspettative riposte sul suo conto, e fallì in malo modo. Chi, invece, rispettò eccome le aspettative, affermandosi come uno dei migliori centravanti emergenti, fu proprio il ragazzo con il numero 9, il nostro protagonista. 11 reti per lui nella Milano nerazzurra, qualche problema fisico che ne condizionò l’annata, ma tante buone cose che lo fecero entrare saldamente (e di diritto) nello scacchiere di Mazzarri. Belfodil, a metà campionato, prese la via di Livorno nella disperata ricerca di riscatto. Per Icardi, d’altro canto, si trattava dell’inizio di una storia d’amore destinata a protendersi ancora per molto tempo.

Fonte immagine: Profilo Twitter di Belfodil

Un pesce di nome Wanda (1988)

Sì, esiste davvero. E a dirla tutta si tratta di uno dei più celebri capolavori sfornati dal cinema inglese del secondo millennio. Una commedia “pirotecnica”, un’enigmatica trama sentimentale impiantata sullo sfondo di un giallo, quello che vede protagonisti un quartetto di lestofanti intenzionati a rapinare una gioielleria. Wanda, amante di Ken, dopo un intreccio di grottesche avventure, seduce Archie, il membro più giovane della banda, con cui scappa a Rio de Janeiro assieme al bottino di gioielli.
Neanche a farlo apposta. È vero, nell’incipit si parlava di “carriera” di Icardi, del fatto che le vicende extra-calcistiche lascino il tempo che trovano. Ma, col senno di poi, considerando l’epilogo della vicenda tra Icardi e l’Inter, neanche così tanto.
Wanda Nara-Icardi-Maxi López: il triangolo più famoso della Serie A. Una storia di tradimenti fuori dall’immaginario collettivo, destinata a mettere in ombra il campo e a prendersi la scena. La fine di una storia d’amicizia, quella tra i due bomber argentini, l’inizio di una nuova fragorosa love story, considerata dai più, “l’inizio della fine”. Poi capirete. Solo un indizio: col tempo Wanda, per la sua peculiarità poco condivisa ed apprezzata di mettere bocca sulle vicende sportive e far sentire la sua voce, si è rivelata tutto meno che un silenzioso pesce.

Lo chiamavano Trinità (1970)

Prendiamo in prestito uno dei tanti capolavori senza tempo della celebre coppia Bud Spencer-Terence Hill. Correva l’anno 2015. Icardi aveva 22 anni quando, causa l’abdicazione della storica colonna Javier Zanetti, gli venne concessa la fascia da capitano in un’atmosfera di scetticismo generale e disapprovazione da parte del popolo nerazzurro. Che qualche mese dopo, a Maggio, si palesò in tutto il suo carattere contraddittorio, acclamando il suo nuovo beniamino che aveva appena conquistato il titolo di capocannoniere (22 gol, gli stessi siglati da Luca Toni). Che, come se non bastasse, divenne il più giovane calciatore della storia del club di Porta Nuova a raggiungere quota 50 reti. Palmares niente male. Due anni per prendersi l’Inter. Un terzetto di soddisfazioni concentrate in un’unica stagione che incrementavano esponenzialmente i buoni auspici dei supporters nerazzurri. Lo chiamavano trinità…

Insieme per forza (2014)

Inter e Icardi: insieme per forza. Come nella commedia in cui Adam Sandler e Drew Barrymore si innamorano dopo una vacanza in Africa, promettendosi amore eterno. A Icardi e l’Inter per innamorarsi ci sono voluti due anni. Due stagioni all’insegna di gol e prestazioni, prima di tatuarsi addosso i colori della Beneamata, e magari sognare Zanetti. Nel 2016 il bomber di Rosario firma il rinnovo con l’Inter fino al 2021. La sua esperienza sul prato del Meazza, nonostante le allettanti proposte e sirene estere, ha ancora tanto da raccontare. E noi anche.

La matassa (2009)

Ancora Ficarra e Picone, in grande spolvero, stavolta col titolo originale.

“È sempre così, quando si litiga ognuno vuole avere ragione. E le ragioni di ognuno sono come fili che col tempo si ingarbugliano formando una matassa.”

La frase che apre il film e fa da filo conduttore dell’intera pellicola comica. Dopo 5 anni, alle porte del 2019 l’Inter e Icardi sono inspiegabilmente in rotta di collisione. In realtà, una spiegazione più o meno valida ci sarebbe. Molti degli attriti arrivano dalle ripetute dichiarazioni (spesso scomode) della moglie-agente Wanda Nara, mai pubblicamente smentite dal marito: tra questioni di rinnovo, mercato, e qualche consiglio dato, sia all’allenatore che alla società, sui giusti movimenti per rinforzare l’Inter. Parole mai piaciute dalle parti di Appiano: situazioni che hanno destabilizzato il gruppo. Il riassunto dell’analisi societaria ha portato dunque a una conclusione finale: Icardi, attualmente, non è il miglior capitano possibile per i nerazzurri. Un fulmine a ciel sereno per l’intero ambiente nerazzurro. E sulla stessa scia, ancora più inspiegabilmente, entrambe le parti rimangono ferme sulle loro decisioni e direzioni, senza mai fare un passo indietro e trovare un accordo che rassereni tutti. Nel film, Paolo e Gaetano, dopo anni di odio e indifferenza reciproci ereditati dai loro padri, recuperano il loro rapporto e tornano ad essere cugini a tutti gli effetti. Ma la citazione inserita prima prosegue in questo modo:

“… Ognuno ha le proprie matasse. Alcune sono più aggrovigliate di altre e non si possono sbrogliare”.

Chissà.

Separati in casa (1986)

Riccardo e Carolina sono sposati da vent’anni, ma i loro rapporti, a causa di un terribile conflitto d’interessi, sono diventati più ostili che mai. Quando la situazione diventa insostenibile, marito e moglie si rivolgono ai rispettivi avvocati per sbrigare le pratiche del divorzio; su consiglio di questi, date le scarse risorse economiche della famiglia e l’impossibilità di trovare un’altra sistemazione, decidono consensualmente di convivere temporaneamente sotto lo stesso tetto, ma da “separati in casa”. La situazione però non migliora affatto, anzi arriva a conseguenze paradossali: i due infatti finiscono per tracciare in casa una linea divisoria fra i rispettivi spazi di competenza, che passerà anche per il letto matrimoniale. Come nell’iconico sceneggiato con Riccardo Pazzaglia e Simona Marchini, anche nella turbolenta vicenda tra lcardi e i nerazzurri, non c’è mai stata una svolta, un taglio netto, una rottura definitiva. Per un motivo o per un altro, per scelta condivisa, si è sempre aspettato che la situazione “sbollisse da sé”. Gli antichi professavano che il tempo risolve ogni cosa. Ebbene, non sempre è così. Almeno non con le persone. E spesso, in assenza di una scossa, finisce per deteriorare ulteriormente i rapporti. Fino a diventare, appunto, separati in casa.

C’eravamo tanto amati (1974)

Pellicola, quella diretta da Ettore Scola e interpretata, che vanta tra gli altri, le prove attoriali di Vittorio Gasmann e Nino Manfredi. Dopo un groviglio di avventure, i quattro protagonisti del film si accorgono di aver irreversibilmente rovinato la loro amicizia per via delle sfrenate ambizioni e di una figura femminile (interpreatata da Stefania Sandrelli) oggetto di contesa di alcuni dei personaggi. Anche nel nostro caso, non mancano le ambizioni e neanche la figura femminile. Pure il risultato è lo stesso, tanto per cambiare: un rapporto (per non dire una carriera) rovinato e un mare di rimpianti. Come cornice, lo stesso piano inclinato sul quale la pallina non ne vuole sapere di smetterla di rotolare. E così siamo giunti all’epilogo almeno per ora. Ma la sensazione è che ci sarà ancora tanto e tanto per raccontare.

A proposito, per concludere in bellezza: per una strada, quella indicata dal cartello “permanenza” che appare effettivamente sbarrata, per Icardi se ne aprono altre tre. Sono quelle che portano a Torino (sponda Juve), Roma e Napoli. Noi, dal canto nostro, non possiamo che pensare al sequel. E così, facendo riferimento alle possibili destinazioni dell’argentino, ci siamo fatti un’idea.
Ecco le tre pellicole pronte a sbarcare:

Ex (nemici come prima), nel caso il futuro di Icardi si chiamasse Juve, nemici per via dell’acerrima rivalità tra l’Inter e i bianconeri che potrebbe inasprire ancora di più i rapporti tra il club nerazzurro e il suo (ex, appunto) bomber.
Giallo, rosso e… Maurito, in rimando alla divertentissima commedia di un giovane ed esordiente Carlo Verdone, nell’eventualità Icardi dovesse decidere di accettare l’offerta della Roma e trasferirsi nella capitale.
Benvenuti al Sud, con un Mauro che, dapprima riluttante nello sposare la causa Napoli – perché maggiormente interessato alla Juve -, decide di trasferirsi nel Mezzogiorno.

Fonte immagine di copertina:Profilo Twitter ufficiale di Mauro Icardi