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Calcio Internazionale

Il Brasile ha anacronisticamente cambiato pelle

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Neymar

Dopo due mesi torna la tanto odiata sosta delle nazionali, una novità a gennaio, perché è la prima volta che i campionati si fermano in questo periodo. Si devono infatti recuperare alcune partite delle qualificazione mondiali per il Sud America, rinviate in primavera per covid.

Nel macro-girone della CONMEBOL, la capolista indiscussa è il Brasile di Tite, primo in classifica con 35 punti, frutto di undici vittorie e due pareggi. I verdeoro sono infatti già qualificati per il prossimo torneo iridato in programma a novembre del 2022.

INVERSIONE DI ROTTA

La sorpresa non è tanto la qualificazione della Seleçao, ma il modo in cui è arrivata, ovvero tramite un gioco anacronistico per il Brasile: un gioco improntato sulla fase difensiva e sui singoli. La Nazionale sudamericana ha abituato bene tutti gli amanti del calcio, visto il gioco spumeggiante espresso per gran parte della storia dei “pentacampioni”. Già nel dopoguerra Pelè e Garrincha diedero vita al Futebol Bailado o la Ginga, come dir si voglia, dominando e vincendo tutto per un decennio. Negli anni ’80 ci fu l’apice del calcio champagne brasiliano con Zico, Socrates e Falcao come protagonisti del gioco iper-offensivo, atteggiamento che però si rivelò infruttuoso e troppo rischioso.

Solo negli anni ’90, il Brasile cambiò il proprio stile di gioco, proponendo quasi un gioco all’italiana, inversione di rotta che garantì, ahinoi, la vittoria di USA ’94. Il gioco speculativo durò ben poco, perché a cavallo degli anni 2000 i verdeoro potevano vantare in rosa calciatori del calibro di Ronaldino, Ronaldo, Kakà, Cafù e molti altri, motivo per cui tornò da subito il calcio spettacolo.

MENO DIVERTIMENTO, PIU’ CONCRETEZZA

Tite, allenatore del Brasile, è in carica dal 2016. Nella sua esperienza di 68 partite conta 52 vittorie, ottenendo una media punti di 2,43, numeri coronati dalla vittoria della Copa America del 2019. Certo, anche le delusioni non sono mancate, come la finale persa con l’Argentina dello scorso luglio o l’eliminazione a Russia 2018. Oltre i risultati, però, Tite ha cambiato radicalmente la visione dei verdeoro. Un calcio più speculativo, compatto e improntato su una fase difensiva impeccabile, che non ha risparmiato ovviamente critiche. Romario, ex leggenda degli anni ’90 ha rilasciato delle dichiarazioni dure nei confronti dello stile di gioco:

“Dobbiamo avere sempre speranza, e io ce l’avrò sempre. Speriamo che il Brasile sia campione del Mondo, ma sarà difficile con questa squadra. Con questo modo di giocare il Brasile sarà travolto. Spero di sbagliarmi. Siamo vicini a un altro Mondiale, non so se ci sia tempo per cambiare il CT ma per me Tite non dovrebbe più esserlo. Principalmente per i risultati negativi che ha ottenuto quando ha giocato contro squadre forti. Ha giocato un calcio pessimo, terribile sul piano tecnico e tatticamente peggio“.

Solitamente il Brasile gioca con un 4-3-3 che si trasforma spesso e volentieri in un 4-2-3-1. In porta Alisson e Ederson si contendono il posto da titolare, con il primo favorito. La difesa, rispetto al passato, è molto più compatta e quadrata. Danilo e Alex Sandro sono i laterali, mentre al centro Militao, Marquinhos e Thiago Silva si giocano i 2 posti.

La cerniera di centrocampo è affare di Fabinho e Casemiro, che devono fare da diga per permettere ai quattro giocatori offensivi di essere liberi di esprimere il loro potenziale. Paquetà, mezz’ala o trequartista, svolge un ruolo determinante, diventando rifinitore e collante tra mediana e attacco. Il calciatore del Lione è diventata una pedina imprescindibile per Tite, che infatti non rinuncia mai all’ex Milan.

Le due ali del tridente sono Vinicius e Neymar, con Raphinha a fare da terzo incomodo. Proprio la stella del PSG è l’uomo a cui Tite affida le chiavi della sua squadra, per esperienza, curriculum e status:

“L’idea iniziale è quella di non snaturare la squadra. Se cambi molto, si rompe la struttura che abbiamo messo a punto negli allenamenti. Togli fiducia al giocatore, non gioca bene. Neymar? E’ un giocatore con grandi qualità tecniche individuali che ha sviluppato la capacità di rifinitura con entrambi i piedi. E’ un giocatore imprevedibile. Quando riusciamo a innescarlo in una zona più avanzata del campo, è più sicuro perché lì l’avversario ha paura di intervenire in maniera scomposta in una zona delicata del campo. Abbiamo strutturato la squadra in modo che riceva meno palloni ma in un modo più efficiente per la creazione di occasioni da gol, questo è il nostro obiettivo”.

La punta è Gabriel Jesus, abile a giocare con la squadra, ma anche devastante in campo aperto, ma Firmino insidia l’attaccante del Manchester City.

Il Brasile è pronto per il prossimo Mondiale, ma sarà una Nazionale diversa dal solito. Nazionale che ha anacronisticamente cambiato pelle.

 

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