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Per il bene comune

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Il nostro punto di vista sul caso Icardi. 

PUGNO DI FERRO

Il caso Icardi è stato, senza dubbio alcuno, la news più clamorosa della giornata ieri: come ben saprete, a meno che non abbiate vissuto le scorse 24 ore all’interno di una campana di vetro, il numero nove dell’Inter è stato delegittimato dal ruolo di capitano, con la suddetta fascia che appare, ora, saldamente legata al braccio di Samir Handanovič. La notizia è stata appresa mediante un comunicato tanto scarno quanto incisivo, apparso alle ore 12:34 sul profilo Twitter ufficiale della società che recitava…

Un messaggio limpido, forte, senza fronzoli che, comunicato in maniera altrettanto fredda e distaccata, ha immediatamente scatenato, tra utenti del web e giornalisti, opinioni discordanti tra loro: c’è chi si trova d’accordo con la scelta per cui ha optato la dirigenza, ma c’è anche chi sembra restio all’approvazione dei nuovi metodi di matrice ‘Marottiana‘ i quali tanto ricordano la Juventus che, per quanto brillante, non dovrebbe mai essere accostata all’Inter come un esempio da seguire: questioni di rivalità su cui è vietato pronunciarsi, anche in nome di ideali o risultati sportivi.

L’esautorazione di Maurito, tuttavia, non si esaurisce nella decisione stessa di assegnare la fascia da capitano a terzi, ma porta con sé tutte le conseguenze che il parto di una tale presa di posizione esprime: l’argentino, difatti, avrebbe rifiutato la convocazione per la gara di Europa League contro il Rapid Vienna, esprimendo pieno risentimento e sconforto per la scelta messa a punto dal club; un altro mattoncino della vicenda che non ha fatto altro che infervorare una situazione già bollente e di difficile gestione.

“La decisione di togliere la fascia da capitano a Mauro è stata difficile e dolorosa, sappiamo qual è il suo valore… È una decisione molto sofferta, assolutamente condivisa da tutte le componenti del club e presa esclusivamente per il bene dell’Inter. Icardi era convocato per Vienna ma non ha voluto esserci, dopo pranzo ci ha comunicato che non si sentiva di venire qui con noi. Ovviamente ci è rimasto male, ma ci sono delle cose intorno che disturbano lui e la squadra. Sabato sono stato male interpretato, io non mi occupo di contratti, però era evidente che ci sono cose che contornano Icardi che vanno messe a posto, anche la reazione di oggi sul non rispondere alla convocazione lo dimostra. Queste cose mettono in imbarazzo la squadra di cui lui era capitano e la società”.

La società e l’allenatore assumono, all’unanimità, una presa di posizione importante, soprattutto alla luce delle parole scomode e dei discorsi tutt’altro che lodevoli che la moglie-procuratrice di Icardi rilascia con cadenza mensile; le ultime sgradevoli parole, in particolar modo, sembrerebbero aver stizzito notevolmente lo spogliatoio e, soprattutto, la società, che, ora come non mai, si è sentita in dovere di prendere ferrei provvedimenti in nome dell’unità di un gruppo già di per sé mai storicamente affiatato. La reazione dello spogliatoio, effettivamente, non sembra essersi fatta attendere e qualche like galeotto par essere testimonianza di un malessere effettivamente reale che aleggiava nell’atmosfera nerazzurra da troppo tempo.

QUESTIONE DI COERENZA

Ergersi a giudici in situazioni di tale delicatezza è sempre una questione ardua, specialmente in virtù del fatto che appare quantomeno impossibile avere una visione generale degli eventi, avendo ascoltato solo una parte dei protagonisti della vicenda. Ciononostante, alla luce di quanto accaduto, la decisione presa da Marotta & co. – per quanto lucidamente spietata – sembra perfettamente logica ed in linea con i valori verso cui l’Inter attuale sembra tendere.

Ma facciamo un passo indietro, rinfrescandoci la memoria con la definizione per antonomasia di ‘capitano’:

Il capitano di una squadra di calcio è generalmente il giocatore più rappresentativo della squadra, anche se ogni società è libera di adottare criteri specifici per l’assegnazione di tale ruolo; ad esempio gli anni di militanza nel club, il numero di presenze o significative qualità morali o di rappresentanza.

Icardi è, senza dubbio alcuno, il giocatore più rappresentativo della squadra non solo per l’importanza del suo ruolo – si sa, gli attaccanti godono sempre delle luci più abbaglianti dei riflettori – ma anche per il livello raggiunto e le prestazioni a cui ha abituato i tifosi; la rappresentanza di un giocatore, tuttavia, non può essere semplicemente determinata dai risultati in campo e tocca confini ben più vasti che riguardano soprattutto la sfera persona personale e la vita fuori dal rettangolo di gioco: una dichiarazione può spostare certi equilibri, un determinato comportamento può esser causa dell’assegnazione di spiacevoli etichette (bad boy, testa calda ecc.), una foto compromettente può sconvolgere una carriera.

Sotto questo punto di vista, Maurito, ha spesso latitato di brillantezza: affidare la propria procura alla moglie, ad esempio, è stata una mossa molto criticata che ha avuto un impatto significativo sulla carriera del ragazzo; se ad assisterlo ci fosse stato un personaggio meno mediatico o controverso, molti dei motivi che hanno portato all’attuale frizione tra MI9 e l’Inter, forse, non avrebbero motivo di esistere. Richiedere (o pretendere) un cospicuo aumento del proprio ingaggio è assolutamente lecito (soprattutto alla luce delle prestazioni fornite), mentre rendere la trattativa una telenovela che coinvolge i media, destabilizzando il calciatore, il gruppo e la società, invece, è decisamente sconsigliabile. Se a tale situazione di tensione la procuratrice – nonché moglie – aggiunge pungenti dichiarazioni in cui, implicitamente, accusa la squadra di non essere al livello del marito la frittata è quasi servita.

Quasi.

In effetti, se il capitano, in merito alle spiacevoli parole della manager, si fosse pronunciato in toni contrari, difendendo la dignità della propria squadra, forse, attualmente, non si sarebbe arrivati ad un bivio tanto spiacevole. La società, in cuor suo, non poteva accettare che a prestarsi come simbolo del team vi fosse questo inconsueto binomio Wanda-Mauro e, così, al netto della svalorizzazione del capitale che Mauro Icardi rappresenta per l’Internazionale, è la linea dura ad avere la meglio, nonostante ora la società stessa si trovi in una posizione alquanto scomoda.

Naturalmente, non è da escludere che il caso possa rientrare e che la frattura si possa risanare, tuttavia appare spontaneo domandarsi se i protagonisti dell’alterco – ovvero l’Inter ed Icardi – maturino ancora il desiderio di portare avanti questo rapporto la cui fine naturale, forse, potrebbe rivelarsi positiva per entrambe le parti. I nerazzurri potrebbero ‘alleggerire’ lo spogliatoio, liberandolo da una personalità che – nel computo totale degli eventi – si è spesso rivelata ingombrante, reinvestendo i ricchi proventi della cessione; dal canto suo, il giocatore potrebbe lasciarsi alle spalle l’avventura nerazzurra e certi sgradevoli rapporti interpersonali con lo spogliatoio, tuffandosi in una nuova avventura con maggior consapevolezza e con nuovi stimoli, magari evitando di ripetere certi errori commessi nel passato recente.

Affinché tutto ciò possa avvenire, però, è necessaria una condizione: una tregua.

TREGUA

L’Inter, per lottare per l’Europa League e la qualificazione in UCL, ha bisogno del suo attaccante principe: i gol di Maurito sono sempre stati pesanti ed una sua vendita a prezzo consono sarà possibile solo se si avrà la parvenza che la società non prema, effettivamente, per cederlo e che non esista, dunque, alcuna necessità impellente di farlo.

Icardi, dal canto suo, per poter coronare i propri sogni di fama e gloria, deve porre un freno a certe esternazioni o, quantomeno, agire in merito mettendoci la faccia e… i goal. L’argentino non segna, ormai, da sette gare: momento di appannamento, dicono alcuni, ‘è colpa del contratto’ dice, implicitamente, Luciano Spalletti.

Un attaccante che non segna o che non mostra professionalità, però, non è un attaccante da Real Madrid – o qualsivoglia top team – e proprio per tale motivo una potenziale tregua è quanto di meglio si possano auspicare le parti, da qui sino al termine della stagione. A luglio ognuno sarà libero di prendere la propria strada – se lo si riterrà opportuno – ma, attualmente, il percorso dei due protagonisti è indissolubilmente legato e va portato a termine nel migliore dei modi.

Che il lieto fine della stagione delle parti sia farlocco o reale poco importa, ciò che conta, invece, è il bene comune: un obiettivo che passa per le decisioni dietro la scrivania di Marotta & co. e dai piedi del centravanti killer; d’altronde, in un panorama calcistico che privilegia avidità e finzione potrebbe non essere così difficile stringere i denti per qualche mese per un tornaconto personale. No?

 

 

 

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Inghilterra

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De Zerbi sul calcio inglese: “In Inghilterra c’è più voglia di attaccare”

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Dopo un inizio non buono la squadra di De Zerbi si è ripresa e al momento occupa la settima posizione in classifica.

Il tecnico ex Shaktar e Sassuolo sta portando e adattando la sua filosofia al metodo inglese e del Brighton, in un periodo non molto lontano potremmo ammirare De Zerbi come uno degli allenatori migliori in Europa e come eccellenza italiana.

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Stephanie Frappart dirigerà Costa Rica-Germania: prima arbitro donna nella storia dei Mondiali

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Tunisia-Australia

Costa Rica-Germania passerà alla storia già prima di essere giocata. La partita, che sarà valida per la terza giornata del girone E della Coppa del Mondo in Qatar, sarà infatti la prima ad essere arbitrata da una donna: Stephanie Frappart.

ASCESA FULMINEA

Per la 38enne francese ,Qatar 2022 è solo l’ultimo di un importante traguardo. Dopo aver diretto varie finali in territorio transalpino, Frappart è stata nel 2020 anche il primo arbitro donna designata per una partita di Champions League.

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Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

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“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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