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Il club dei "deludenti"

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Il club dei “deludenti”

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La Serie A, dopo l’ultima sosta per le nazionali, si avvicina al ritorno in campo che la porterà a giocare fino a fine 2018. Sono sette le giornate previste fino alla prossima sosta invernale, utili a capire se ci saranno conferme e/o ribaltamenti di fronte.

Curioso sarà anche capire se i potenziali colpi decretati dal calciomercato estivo, rilevatisi finora invece dei flop, si riscatteranno mostrando il loro reale valore. Intanto analizziamo cinque casi di giocatori che, finora, hanno deluso totalmente le aspettative.

PJACA

Era stato un potenziale colpo della Fiorentina per l’attacco, in estate, ma nei fatti si sta rivelando tutt’altro. Firenze rappresentava secondo molti addetti ai lavori il posto giusto per Marko Pjaca per far esplodere tutto il suo notevole talento. Nelle prospettive, aveva un posto da titolare garantito nel tridente con Simeone e Chiesa. Dalla sua parte c’era anche un’enorme fiducia della società che gli ha assegnato la prestigiosissima maglia numero diez.

All’inizio il croato ha dovuto recuperare da un infortunio, ma pian piano è stato sempre più spesso lanciato in campo da Pioli. Il culmine l’ha raggiunto il 22 settembre scorso: un gol e un assist contro la SPAL. Un evento eccezionale del suo percorso di queste prime giornate. A parte quella partita, infatti, non è mai riuscito a fare la differenza con la sua qualità apparendo spento.

Il suo problema sembra risiedere nell’aspetto mentale, come a più prese ha fatto intendere il suo allenatore. La conferma è arrivata ieri anche dal compagno di squadra Benassi:

E’ troppo emotivo, si sentiva in colpa contro la Roma dopo il gol di Florenzi, che da lui doveva essere marcato.

Deve, dunque, trovare motivazione, magari imitando qualche suo collega che si è affidato ad uno psicologo.

KEITA BALDÉ

E’ uno dei pochi giocatori dell’Inter che non ha segnato ancora una rete. Addirittura ha visto esultare compagni non dal gol facile come Gagliardini, Candreva o anche Joao Mario, fino a poco tempo fa un elemento fuori rosa. La prima parte della storia di Keita Baldè in maglia nerazzurra non è iniziata sicuramente bene.

Keita Baldè

Spalletti, suo estimatore, non ha mai rinunciato a metterlo in campo (in campionato 11 volte su 12), che sia dall’inizio (tre presenze) o a gara in corso. Il senegalese, tuttavia, finora ha collezionato un solo assist, non ha mai creato occasioni da gol, bensì ne ha sbagliate ben due. Ha anche una media di tiri a partita dello 0.5, inferiore a quella di Lautaro Martinez, il quale ha giocato meno dell’ex Lazio.

Nella sua ultima stagione in Serie A, risalente a due anni fa, aveva segnato ben16 reti. Una cifra che sembra una chimera oggi. E c’è un riscatto di 30 milioni che rischia di saltare…

MILINKOVIC-SAVIC

Un’estate intera al centro dei riflettori del calciomercato di tutta Europa, un autunno insecchito. Milinkovic-Savic in questo inizio di stagione non ha espresso quella immensa qualità quantizzata da Lotito nel valore di 150 milioni.

Forse sarà stata proprio l’eccessiva somma richiesta dal presidente biancoceleste a rendere complicato il suo avvio di campionato. Potrebbe anche essere dettato da una permanenza a Roma contro la sua volontà. Difficile sapere il reale motivo, fatto sta che l’essere al centro delle attenzioni di tanti danneggia poiché moltiplica le aspettative.

Guardando i numeri, è cambiato poco rispetto all’anno scorso. Alla 12ª giornata di dodici mesi fa aveva segnato appena un gol in più con lo stesso numero di assist (1). Alla fine della stagione scorsa aveva una media di 1.5 key pass a partita e di 1.6 dribbling riusciti, stessi identici valori di adesso. L’unica differenza la si rintraccia alla voce contrasti vinti, il cui valore è sceso da 7.3 della stagione 2017/18 a 5.7.

I numeri sono importanti, ma fino ad un certo punto. Fatto sta che se la matematica non è un opinione, si parla di una perfomance negativa finora per un incremento di aspettative nei suoi confronti.

SORIANO

Un riscatto fissato a ben 15 milioni che ora traballa sempre più. Roberto Soriano era arrivato a Torino sotto la buona stella. Il presidente Cairo l’aveva presentato come un giocatore di livello internazionale e tutti gli addetti ai lavori erano concordi nel considerarlo un gran colpo. C’era anche una discreta felicità per aver riportato in Serie A il centrocampista italiano che già ben aveva fatto tre anni fa alla Sampdoria.

In poche settimane la situazione si è completamente ribaltata perchè ora l’ex Villarreal rappresenta un vero e proprio problema. Dopo un primo periodo di fiducia, Mazzarri l’ha fatto fuori non riuscendogli a trovare la giusta collocazione tattica che si integrasse bene con gli altri elementi di qualità della rosa come Iago Falque. Quando, poi, ha avuto l’occasione di tornare a giocare dal primo minuto, contro il Parma per via della squalifica di Meitè, questa non è stata ben sfruttata.

Molto rilevanti in negativo sono i numeri del classe ’87. Ha collezionato sì due assist, ma non ha praticamente mai tirato in porta. Un dato pari alle zero occasioni da gol create. Nei quasi 400 minuti giocati, ha completato appena 190 passaggi, frutto più che altro di scarico spalle alla porta.

Sostanzialmente, quindi, ha fatto valere davvero poco la sua qualità in fase offensiva. Da lui ci si aspetta ben altro.

LA GUMINA

Un investimento da 9 milioni di euro, cifra più alta pagata dall’Empoli nella sua storia per un calciatore. Quello in questione è Antonino La Gumina, che ben aveva fatto nel finale della scorsa stagione con il Palermo, in Serie B. Una perfomance positiva tale da attirare gli occhi di molti club della massima serie, tra cui anche la Samp, e pure della Juventus, in ottica futura. Pare che dietro l’affare chiuso dalla società toscana con un inserimento fulmineo valido per il sorpasso sul club di Ferrero, ci sia proprio la mano dei bianconeri.

In ogni caso si è trattato dell’acquisto di maggior portata compiuto dagli azzurri, in estate. Grandi aspettative su di lui e anche per il giocatore stesso che ha scommesso con il suo agente di raggiungere la quota di 10 gol in campionato. Da agosto alla prima metà di novembre di reti con la sua firma, tuttavia, non n’è arrivata neanche una. Pesano, inoltre, sul suo conto le ben tre occasioni da gol sbagliate. Le prestazioni deludenti gli hanno fatto anche perdere il posto da titolare sicuro al fianco di Ciccio Caputo.

Toccherà al nuovo allenatore Iachini lavorare per portarlo a un miglioramento…


Ce la faranno questi cinque giocatori a riscattarsi, ricambiando l’iniziale fiducia nutrita nei loro confronti? Al campo l’ardua sentenza.

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Calcio Internazionale

Roma – Feyenoord 5-3 d.c.r, le pagelle: la Roma agli ottavi di Europa League!

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in foto: Pellegrini, Mancini, Paredes - Roma - Serie A - Europa League - Coppa Italia

Stessa storia, stesso posto, stesso risultato. La Roma vince il suo terzo scontro ravvicinato con gli olandesi del Feyenoord e stacca il pass per gli ottavi di finale della Uefa Europa League. Protagonista assoluto del match Mile Svilar, autore di due parate fondamentali nella lotteria dei calci di rigore.

Ecco le pagelle del match offerte da Numero Diez direttamente dalla tribuna stampa dello Stadio Olimpico.

LE PAGELLE DELLA ROMA

Svilar 9: Mile Svilar, l’uomo ragno giallorosso. Il capello educato e lo sguardo furbo non sono le uniche cose che lo accomunano all’eroe Marvel: il serbo nella lotteria finale tira fuori dei riflessi istantanei da vero Spider Man che salvano la Roma e consentono il passaggio del turno. Dopo due anni passati in panchina, all’ombra di un altro, il serbo coglie al volo l’occasione di emergere e si prende il palcoscenico nella serata più importante. CARPE DIEM.

Karsdorp 6: Alterna buone giocate a leggerezze evitabili, sul bilancio generale le due direzioni si annullano. CHIAROSCURO. (dal 66’ Celik 5.5: confuso e affaticato, non un ingresso felice).

Mancini 7: Leader. Sbaglia poco o nulla e garantisce una copertura attenta ed efficace fino all’ultimo minuto. Il passaggio del turno porta scritta la sua firma a caratteri cubitali. IMPONENTE.

Llorente 6: Bravo a coadiuvare il compagno di reparto nella marcatura dell’unico centravanti ospite, chiude bene gli spazi quando Mancini tenta l’anticipo. Lo scontro che lo costringe ad uscire in  barella dal campo è davvero inquietante, la speranza è che non sia nulla di grave. (Dall’84’ Ndicka 6: entra in un momento delicato del match e non fa rimpiangere il predecessore. ATTENTO).

Spinazzola 6.5: De Rossi, almeno fino ad ora, non sta sbagliando una singola scelta di formazione. L’esterno italiano, lanciato titolare dal 1’, spinge e convince. Geertruida non regge il confronto di cilindrata e arranca spesso, i cross che partono dalla sua fascia sono davvero tanti. L’avversario, l’atmosfera, chissà: oggi in campo sembrava di vedere lo Spinazzola dei tempi di Tirana. RITROVATO. (Dal 106’ Angelino sv)

Cristante 5: Nel centrocampo della Roma è quello che gioca peggio. Troppe imprecisioni e letture sbagliate nella scelta dei filtranti, fornisce un buon apporto solo in fase di non possesso. A METÀ.

Paredes 6.5: La cura De Rossi non smette di funzionare, il paziente mostra continui segni di miglioramento. Sempre ben posizionato, serafico gestisce la manovra ed elargisce sventagliate ben calibrate: il ‘nuovo’ Leandro non è un fuoco di paglia. COMPASSO.

Pellegrini 7: Nella burrasca, quando la nave vacilla, è nel capitano che sono riposte le speranze e la fiducia della ciurma. Il gol di Gimenez fa calare un’atmosfera spettrale all’Olimpico, lui raddrizza il timone: l tiro è un raggio di luce che schiarisce le anime e le idee della squadra giallorossa, una perla assoluta. APRITI CIELO. (Dal 70’ Aouar 6: questo Houssem può dire la sua nella Roma. Ottimo ingresso in campo. BENE).

Dybala 6.5: Ha voglia di incidere, si vede. Si giostra bene sulla trequarti e traghetta la sfera da un lato all’altro del campo, offre una qualità calcistica che non ha eguali tra i 22 in campo. Abbandona il prato verde solo al 100’, quando le sue gambe non rispondono più. (Dal 101’ Baldanzi sv)

Lukaku 5: È il grande assente della notte europea giallorossa. Il 4-3-3 scelto da De Rossi attira su di lui tutte le attenzioni dei centrali difensivi avversari, vero, ma un grande attaccante come lui ha il compito di fare meglio. Il suo primo tiro in porta arriva al 120’, quando Wellenreuther si supera con una parata in allungo e nega al belga una rete davvero importante. L’errore dal dischetto poteva costare tanto, troppo a lui e alla squadra. INESPLOSO.

El Shaarawy 6: Garantisce corsa e qualità all’attacco della Roma, la buona reazione dei padroni di casa dopo lo svantaggio incassato lo vede tra i protagonisti. Confeziona l’assist per Pellegrini e spinge sul gas per tutta la durata dei 90’. A RITMO. (Dal 91’ Zalewski 6: entra in campo e sbaglia lo sbagliabile, poi il rigore. Una respiro, due passi e l’esplosione di gioia: il ragazzo sta vivendo un momento particolare, la pressione su di lui è molta, gli serviva invertire la rotta per tornare a giocare in maniera spensierata. DECISIVO).

All. De Rossi 7: La Roma passa il turno. Dopo 90 minuti di tensione in cui la sua famosa vena rischia di esondare, ecco l’urlo di gioia finale. Con grinta e carattere i giallorossi staccano il pass per gli ottavi di finale e mantengono vivo l’obiettivo stagionale. DDR.

LE PAGELLE DEL FEYENOORD

Wellenreuther 7: Il portiere che tante belle cose aveva mostrato nel match di andata ha replicato: sicuro nelle uscite e ordinario nel resto. Non si perde in errori e salva su Lukaku nel finale. OTTIMO

Geertruida 5: Cade succube di uno Spinazzola ispirato. Vive da ammonito buona parte della gara, quando è puntato sembra correre sul sapone. INSUFFICIENTE

Beelen 6.5: Duro e spigoloso, si stampa a colori su Lukaku e cerca in ogni modo di arginare le sue mosse. Non è sicuramente il giocatore più elegante in campo ma il suo compito lo svolge attentamente. MEGLIO L’OMONIMA.

Hancko 5: Slot gli affida la guida della linea difensiva, nel complesso non disputa una brutta gara.L’errore dal dischetto pesa come un macigno. ONESTO.

Hartman 6: Nel primo tempo Dybala gli provoca un’acuta labirintite, poi aggiusta il tiro nella ripresa scegliendo una strategia molto più difensiva. ANNEBBIATO.

Wieffer 5: Il centrocampo è il reparto più deficitario dell’organico di Rotterdam. Nel primo tempo non tocca la palla, poi i ritmi calano e il centrale emerge. Comunque troppo poco. ASSENTE. (Dal 119’ Jahanbakhsk 5: sbaglia dagli 11 metri)

Timber 5: Lo stesso discorso fatto nei confronti di Wieffer vale per lui. Va in difficolta troppo facilmente e si perde nella fitta rete di passaggi romanista. Meglio nei tempi supplementari. SOLO DOPO.

Stengs 5: Si trova in campo solo fisicamente. Non viene chiamato mai in causa dai suoi, rimane completamente avulso dalle dinamiche del match. TRASPARENTE. (Dal 59’ Zerrouki 5: sbaglia il rigore).

Nieuwkoop 5.5: Propizia il gol di Gimenez con un tiro cross abbastanza casuale, poi combina poco o nulla. UN LAMPO E POI? (Dal 70’ Minteh 6: non viene mai servito sul lungo, in una partita così chiusa fatica ad impattare. FRENATO).

Gimenez 6.5: Si presenta all’Olimpico in qualità di nemico pubblico numero uno, ci mette pochi minuti a confermare i timori giallorossi. La deviazione di spalla denota un ottimo senso del gol: non sarà una rete da Puskas ma porta il Feyenoord in vantaggio. OCCASIONISTA. (Dal 77’ Ueda 6: cerca di creare problemi e realizza il calcio di rigore).

Paixao 6: L’autore del gol di Rotterdam non incide. Cerca di scardinare la serratura difensiva della Roma con giocate nello stretto, di fatto non vince quasi mai il duello uno contro uno. PREVEDIBILE. (Dal 59’ Ivanusec 6: alimenta con muscoli e polmoni la crescita del Feyenoord registrata nei supplementari. TORO).

All. Slot 6: Roma non è un bel posto per l’allenatore. L’incubo della Lupa continua, questa volta in maniera amarissima. Il Feyenoord segna un po’ per caso, poi regge pochi minuti in vantaggio. I rigori sono un aspetto che trascende le capacità del tecnico, ma la Roma nei 120’ ha meritato il turno. DESOLATO.

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Europa League

De Rossi: “Svilar? Non è solo fortuna, c’è studio, elasticità e nervi”

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De Rossi

DE ROSSI – Alla luce del passaggio del turno contro il Feyenoord, il tecnico della Roma De Rossi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport.

VITTORIA – “È bello ricordare tutto quello che è successo stasera, la mia prima notte europea sotto questa veste. Vittoria meritata, nel primo tempo li abbiamo messi in difficoltà. È il modo più bello per vincere, al cardiopalma, molto romanista. Iniziamo a voltare pagina anche noi“.

SVILAR – “Svilar è precoce ma è forte. È un ragazzo sereno, è sempre supportato dalla squadra e da Rui Patricio. Non è solo fortuna, c’è studio, elasticità, nervi“.

PELLEGRINI – “È giusto che Pellegrini si levi queste soddisfazioni. È bello che ci sia il suo nome in questa serata. Ha vissuto momenti in cui veniva messo in discussione“.

ABBRACCIO ALLA SUD – “Vado sotto la sud per ringraziare lo stadio. Non voglio esagerare. I tifosi hanno avuto un apporto gigante, cerco di essere freddo e moderato ma non voglio che la gente pensi che io sia cambiato: fatico a trattenermi“.

LAVORO – “Sono contentissimo, considerando che ancora lavoriamo da poco tempo“.

ROMA TRIESTINA 2002 – “Roma-Triestina per me era la finale di Champions, ero ancora un ragazzo della Primavera“.

STANCHEZZA – “Ogni partita ha la sua spiegazione. È vero che non teniamo i 90 minuti, ma non dimentichiamoci che abbiamo giocato contro una bella squadra. Immagina la stanchezza al 120esimo. Dobbiamo riuscire a tenere il campo, soprattutto con la testa“.

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Europa League

La Roma trionfa contro il Feyenoord e si qualifica agli ottavi dopo l’1-1 nei 120′: il resoconto

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Resoconto Roma Feyenoord

RESOCONTO ROMA FEYENOORD – Questo giovedì sera ci regala le emozioni di un match spettacolare. Roma e Feyenoord si sono giocate il passaggio del turno di play-off, valido per la qualificazione agli ottavi di finale della competizione. Una splendida partita, che da continuità all’altro fuorviante match dove il Milan ha battuto il Rennes, qualificandosi agli ottavi di Europa League.

La gara di andata si è conclusa con un pareggio per 1-1. Per gli olandesi a segno Igor Paixao e per i giallorossi rete di Romelu Lukaku. A sbloccare questo match di ritorno, invece, dopo soli 5 minuti, ci ha pensato il diamante più brillante di questo Feyenoord: Santiago Gimenez. L’attaccante classe 2001 ha messo a segno il suo 22esimo gol stagionale, frutto di un rimpallo parecchio fortunoso dove il bomber messicano è riuscito a colpire il pallone con la spalla beffando Svilar. Al 15esimo minuto capitan Pellegrini sale in cattedra con un gol da cineteca: destro a giro che toglie le ragnatele dalla porta, Wellenreuther può soltanto guardare.

Piove sul bagnato, inoltre, per gli uomini di De Rossi. All’82esimo altra tegola per i giallorossi: l’infortunio di Llorente. Il centrale spagnolo è uscito in barella dopo un fortissimo scontro con Ueda.

Ai supplementari una gara accesissima, dove gli schemi si rompono e si va alla ricerca della zampata giusta. Tuttavia, le due squadre si fermano ancora in pareggio. Ai rigori, invece trionfa la Roma.

La Roma ha strappato il pass per gli ottavi di finale di Europa League. I sorteggi sono previsti domani alle 12 e ci sono sei papabili squadre che la Roma può incontrare lungo il suo percorso. Da evitare sicuramente le tre compagini di Premier League: West Ham, Brighton e soprattutto il Liverpool. Anche il Bayer Leverkusen potrebbe risultare una gatta da pelare, considerando che la squadra di Xabi Alonso è ancora imbattuta in questa stagione e capolista in solitaria in Bundesliga. Più abbordabili, invece, Villarreal e Rangers.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Condò si racconta tra viaggi, social e carriera

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Condò carriera

Paolo Condò ha parlato ai microfoni di Numero Diez, all’interno del format Behind The Mask, e ha raccontato la sua vita, la sua carriera e diversi aneddoti riguardanti le sue esperienze passate. In particolare, il giurato italiano che ha il compito di votare al Pallone d’Oro, ha toccato in una lunga chiacchierata diversi temi: personali ma non solo. Queste le sue parole.

GIOVENTÙ A TRIESTE

“Trieste è un porto, luoghi dove solitamente avvengono scambi non solo commerciali. Nei porti solitamente c’è gente che arriva da lunghe navigazioni e quindi ha piacere di trovarsi sulla terraferma e poter scambiare le proprie culture. Questo mi ha aiutato, anche perché ho sempre avuto una mentalità aperta, per merito della mia famiglia, che poi in una città come Trieste si riflette nelle scuole, nelle amicizie, nelle prime esperienze lavorative. Questo fa sì che io mi senta un po’ a casa dappertutto. Non ci ho messo mai tanto a trovare punti di riferimento e di appoggio in ogni luogo che ho visitato per questo”.

GLI INIZI DA GIORNALISTA

“Sento di aver raccontato tante esperienze nella mia carriera. Se fossi ancora attivo sui social, cosa che non sono più per scelta, cambierei la mia frase di profilo con ‘Ho realizzato tutti i miei sogni, ma adesso ne ho di nuovi‘. Per me sognare porta a sognare, non c’è solo il detto ‘Vincere aiuta a vincere’. Quando tu sogni di superare una collina per vedere quello che c’è dall’altra parte e ti soffermi a guardare l’orizzonte, ti rendi conto che c’è un’altra collina e quindi ti viene la curiosità di vedere cosa c’è. Questo è un processo che può andare avanti all’infinito: professionalmente ho avuto due vite, ne sogno almeno una terza“.

LE FIGURE DI RIFERIMENTO

“L’influenza familiare e la figura di mio padre sono state molto importanti. La prima botta di fortuna è avere una famiglia che supporti le tue speranze e aspirazioni. Poi lavorando a “Il Piccolo” di Trieste, dove ho avuto la mia prima esperienza lavorativa, lì ho avuto la fortuna di trovarmi in un momento di passaggio, che sono molto preziosi. In questi periodi ci sono dinamiche che non si sono realizzate in anni, ma che cambiano dal pomeriggio al mattino dopo. In quella fase mi sono trovato dei maestri abbastanza insperati: dei giornalisti triestini che avevano avuto esperienze a livello nazionale e che, trovando un gruppo di giovani che vogliono spaccare il mondo, hanno qualcosa da insegnare.

Arrivando a Milano, come non ricordare Candido Cannavò: per me è stato decisivo perché la sua bravura giornalistica e l’umanità, che per me in una persona deve essere sempre la prima cosa, sono caratteristiche che mi hanno fatto piangere molto il giorno del suo funerale“.

I VIAGGI

Quelli più avventurosi sono sicuramente quelli in Sudamerica. Anche una Coppa d’Africa in Sudafrica me la tengo stretta comunque. La seconda volta che sono stato con il Milan, a Tokyo per l’Intercontinentale, ma anche la prima quando seguii la squadra nel volo. Nel 1990 feci il giro del mondo, perché andai a fare i servizi sulle avversarie. Rimasi una settimana in Paraguay per studiare l’Olimpia Asunción e da lì presi un volo per il Giappone: fu l’unica volta che feci il giro del mondo”.

SOCIAL

Le informazioni sui social si fanno sempre di meno adesso, non sempre di più. Io parlo soltanto di Twitter, dato che è l’unico che ho frequentato e anche con un certo successo dati i followers (220k, ndr). La deriva che ha preso negli ultimi anni ti portava, non solo per gli insulti – anche perché sono sempre stato trattato bene – a chiederti: ma perché devo stare qui a farmi massacrare? E comunque credo che i social ti mettano di malumore, perché sono frequentati soprattutto da persone incazzate, che protestano – magari anche con ragione. Una volta i social trasmettevano molta bellezza, potevi incontrare molte persone interessanti.

Da quando l’ha preso Elon Musk credo che gli argomenti siano fatti scientificamente per creare questo clima di insoddisfazione e rabbia. Io invece lavoro bene quando sono di buonumore, mentre Twitter è un covo di malanimo e di rabbia e quindi non è più un posto per me. L’algoritmo mi manda della gente orrenda. Poi ti confesso che, vivendo in un periodo triste e pericoloso, trovare nella stessa pagina notizie di morti a Gaza, sotto una foto di Monica Bellucci, poi sotto Putin che uccide Navalny e ancora ‘Basta con questo Pioli, mandiamolo via’, stanca. Non c’è più una gerarchia di capire quali sono le cose gravi e quelle fatte per divertirsi. I miei figli sono comunque liberi di frequentare i social, ma faccio sempre presente loro che c’è una gerarchia nelle notizie. Poi, i tanti vituperati mezzi di informazione, dai giornali alle televisioni, hanno ancora l’ambizione di mettere in gerarchia le notizie”.

LA PASSIONE PER TUTTI GLI SPORT

“Adesso è tornato prepotente il tennis. Il ciclismo è un amore sconsiderato. Ho fatto due Olimpiadi dal vivo: Barcellona 1992 e Pechino 2008 e conservo ancora le due cerimonie d’apertura come momenti pazzeschi, perché ti senti al centro del mondo. Per me il sogno lo raggiungi con i Mondiali, anche se le Olimpiadi sono meravigliose. Il 90% di coloro che vanno in gara sono lì per partecipare. La mistica del villaggio olimpico è meravigliosa perché c’è la gioventù più bella del mondo, non a caso i distributori di preservativi vanno esauriti in qualche minuto, ma quelli che vogliono vincere vanno in albergo. Invece al Mondiale di calcio c’è più competizione: quando inizia la fase a eliminazione diretta – io ne ho fatti diversi – vai allo stadio con la valigia già fatta, perché se la squadra perde vai a casa. A me il ‘Vinci o muori’ piace tantissimo.

Io lo vedo come un duello rusticano questa cosa del dover sopravvivere e andare avanti. Un ricordo fantastico dell’Italia che ho mi riporta al ’94, quando perse in finale, ma sembrava sempre sul punto di dover tornare a casa. Invece aveva una fibra tale da riuscire ad andare avanti, che era Baggio ma non solo. La partita in cui Baggio viene sostituito con Pagliuca espulso e sei sullo 0-0 dopo aver perso la prima… lì pensi ‘È finita’. E invece riesci a vincere in 10 contro 11. Quelli sono ricordi epici. Oppure quando Baggio contro la Nigeria pareggia all’ultimo minuto e dice ‘Eravamo tutti in pista e vi ho tirato giù tutti dall’aereo’. È così davvero“.

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