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Il dominio della follia

Quando il gioco si fa duro… esce il lato folle dell’uomo. Come nella vita, anche nel calcio i giocatori faticano a gestire la pressione e perdono facilmente il controllo, sfociando malauguratamente nella violenza. Risse, testate, morsi, calci. A questo e a tanto altro abbiamo potuto tristemente assistere nel corso degli anni, con alcuni episodi diventati iconici poichè avvenuti in partite cruciali.

Non è da dimenticare che il calcio è uno sport di contatto nel quale si possono verificare interventi particolarmente ruvidi, tali a volte da procurare gravi infortuni. Oggi, però, vogliamo focalizzarci su alcuni atti di pura violenza, che con lo sport e i suoi valori, non hanno nulla a che vedere.

COME IN TRANSILVANIA

Fra i diversi gesti di violenza, questo è probabilmente quello a cui non si riesce proprio a trovare una logica. Il morso è un lampo di follia che coglie improvvisamente il giocatore in campo. Non avviene quasi mai durante i momenti caldi del match come può essere una rissa, bensì in situazioni apparentemente tranquille di gioco. Proprio per questo è cosi difficile capire cosa accada nella testa del giocatore in quegli istanti.

Sicuramente il giocatore più riconosciuto in queste vesti di erede del Conte Dracula, è l’uruguayano Luis Suarez. L’attaccante del Barcellona è famoso per tre episodi eclatanti, che gli costarono lunghe squalifiche ed un tornado mediatico non indifferente: tra l’ilarità di chi prendeva in giro l’attaccante postando dei meme e chi puntava delle somme di denaro sulla possibilità di vedere Luis Suarez mordere di nuovo, si faceva strada anche l’interessante intervista ad uno psicologo sportivo.

Penso che nei prossimi cinque anni, in occasione di uno stress nervoso simile, Suárez reagirebbe nello stesso modo”.

Disse Thomas Fawcett, prevedendo ciò che sarebbe successo di lì a pochi anni.

Perché reagire così?

Non è qualcosa di pianificato, è una risposta molto spontanea ed emozionale. Lo fa per impulso”.

Nel frattempo, negli anni, si rincorrono voci circa una possibile terapia mirata a ‘placare i bollenti spiriti’ di Suarez ed è lui stesso, nel 2016, a confermare la questione:

“Psicologo? Mi ha aiutato a pensare di più in quel che faccio e a non tenermi dentro tutto, è stato utilissimo”.

L’attaccante dei culé, però, non è l’ultimo in ordine di tempo ad aver combinato qualcosa del genere – nonostante paia aver perso il vizio. È, in effetti, fresca di qualche giorno la vicissitudine che ha coinvolto la nuova stellina del Real Madrid Castilla, Vinicius Jr.

Mandato a farsi le ossa in seconda squadra, il brasiliano avrebbe vissuto un acceso dibattito con i rivali dell’Atletico Madrid sfociato poi in un selvaggio scontro primitivo.

‘E tu? E tu quanto prendi?’ (vantandosi del mega-ingaggio percepito)

Ha esordito proprio così il neo-acquisto blanco, provocando l’avversario.

La risposta, però, non si è fatta attendere, con il rivale biancorosso che lo ha letteralmente ‘azzannato’ alla testa.

Sono attimi di caos con l’arbitro che, ingenuamente, punisce i due allo stesso modo, esibendo un cartellino giallo per parte. Provocare è sbagliato, certo, ma passare alla violenza è tutt’un altro par di maniche…

Il morso, comunque, come confermato anche da altre autorità in materia è spesso un gesto spontaneo, non pianificato, un istinto primordiale non soppresso; e non accade solo nel calcio:

il morso più celebre nel mondo dello sport, difatti, rimane quello che Mike Tyson rifilò a Evander Holyfield nel 1997, senza dimenticare l’imbarazzante morso al pene messo a segno da Peter Filandia in una partita di rugby scozzese…

TIFOSI… INVADENTI

Un altro episodio eclatante avviene in Portogallo il 2 novembre 2017. Si gioca a Guimaraes il match di Europa League fra Marsiglia e Vitoria Sport Clube e il protagonista del fattaccio è un giocatore dal comportamento impeccabile: Patrice Evra. Il tutto avviene durante il riscaldamento, i tifosi francesi insultano i propri giocatori e lo stesso Evra chiede un confronto diretto. Detto fatto: i tifosi raggiungono il bordo del campo e dopo un scambio acceso di battute, il terzino francese colpisce con un calcio – degno delle migliori arti marziali – uno dei ragazzi lì presenti.

L’arbitro vede tutto e decide di espellere il giocatore, rendendolo il primo a ottenere una squalifica dal campo ancor prima che inizi la partita.

Di scontri tifoso-calciatore ce ne sono stati parecchi negli anni, ma il più iconico è sicuramente quello del 1995 che coinvolse l’irriverente Cantona ed un tifoso del Crystal Palace. L’attaccante francese viene espulso per un fallo di gioco e nel rientrare verso gli spogliatoi si lancia violentemente verso un supporter della squadra ospite, intento a prendersi gioco di lui. La sanzione per lui fu di 9 mesi e la reazione spropositata assolutamente da condannare.

Il rapporto tifosi-giocatori, in effetti, non è sempre idilliaco e sfocia spesso in diverbi e risse da bar. Successe anche alla Juventus che, nonostante ostenti il culto del rigore, non può fare a meno di ripensare a ciò che successe ai tempi di Zidane, parola di Carlo Ancelotti.

“Al passaggio di Zidane i tifosi l’hanno spintonato ed è stata la loro condanna. Non a morte, ma quasi. Montero ha visto la scena da lontano, si è tolto gli occhiali con un’eleganza che non pensavo gli appartenesse e li ha messi in una custodia. Bel gesto, ma pessimo segnale, perché nel giro di pochi secondi si è messo a correre verso quei disgraziati e li ha riempiti di botte. Aiutato da Daniel Fonseca, un altro che non si faceva certo pregare”.

Convivere con certe pressioni non è facile, tanto che molti giocatori si affidano a mental coach. Per insicurezza, scarso appoggio dei tifosi, momenti bui o altre problematiche, la soluzione di provare ad affidarsi ad uno specialista è spesso fruttuosa. Ne è un esempio il carattere pepato di Leonardo Bonucci, il quale ostenta un carisma non indifferente che ha forgiato nel tempo nonostante gli errori e le insicurezze. Ora, il centrale di Viterbo pare non averne più bisogno, nonostante il suo rapporto con i tifosi non sia assolutamente idilliaco. I fischi all’Allianz Stadium alla prima di campionato, effettivamente, sono iconici del malessere provato da una frangia di tifosi delusa dal tradimento del proprio beniamino.

È però doveroso aggiungere che, per ora, il ragazzo pare reggere bene la situazione, tanto da essersi scusato con i propri supporters al termine dell’ultima gara. Un comportamento non assolutamente scontato e che, comunque, denota maturità, specie per un orgoglioso di natura come lui.

Il talento, se non supportato dalla testa, può davvero rivelarsi inutile nel mondo dello sport. Ed è proprio per questa ragione che determinati atteggiamenti vanno afferrati per i capelli, trattati e risanati per evitare di continuare a scrivere di avvenimenti disdicevoli come quelli sopracitati che, se vissuti, scatenerebbero tutt’altro che ilarità…

 

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