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Il Fulham è retrocesso: quando improvvisazione e milioni non bastano

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Ci sono cose che nella vita non si possono acquistare: l’onore, la dignità, la vita stessa. E il mondo del calcio ne è la perfetta metafora. Basti pensare a ciò che è successo al Fulham quest’anno. Ad agosto, pochi giorni prima dell’inizio della Premier League, la squadra allora allenata da Slavisa Jokanovic, tecnico artefice della promozione dalla Championship, tutti i media consideravano i Cottagers la possibile squadra rivelazione della stagione. La vittoria ai play-off dell’anno precedente aveva infatti riacceso l’entusiasmo dei tifosi del Fulham, che sognavano il ritorno in Premier da ben quattro anni. Ma la squadra del borough di Hammersmith e Fulham, quartieri di Londra dove ha sede la società, ha illuso tutti. Un mercato faraonico ma gestito male, tre allenatori e un patron assente, hanno condannato il Fulham ad una inaspettata ma inevitabile retrocessione.

UN MERCATO (IMPROVVISATO) DA RECORD

Il fallimento dell’ambizioso progetto della famiglia Khan, di origine pakistana ma residente negli Stati Uniti d’America, ha origine proprio da un calciomercato estivo condotto male e gestito ancora peggio. La formula secondo cui a una maggiore spesa corrispondono maggiori soddisfazioni non è sempre vera. Certo, per aggiudicarsi i migliori giocatori in giro per il mondo è necessario spendere, in alcuni casi anche più del dovuto, ma la differenza la fa capacità e l’abilità di acquistare giocatori motivati e in grado di creare un vero spirito di squadra. Ciò che è successo in casa Fulham è proprio questo. Un’accozzaglia di giocatori, molti dei quali anche con discreta esperienza internazionale (vedi Schurrle, Vietto o Babel), che però non hanno saputo incidere all’interno di una rosa che aveva raggiunto la promozione in Premier League battendo nella finale play-off di Wembley un’altra grande del calcio britannico, l’Aston Villa di John Terry.

Il mercato condotto dai bianconeri è già un record: nessuna squadra neopromossa ha speso così tanto in sede di calciomercato. Non a caso, il Fulham e la sua società ambiva soprattutto ad una salvezza tranquilla che però fin da subito si è dimostrata un’ambizione lontana dall’avverarsi. Il faraonico mercato della società aveva quantomeno portato a pensare ad una squadra pronta e in grado di competere con le altre. Seri (25 milioni dal Nizza), Le Marchand (3, sempre dal Nizza), Anguissa (Marsiglia, 30 milioni), Mawson (Swansea, 20 milioni), Fabri (Besiktas, 5), Mitrovic (riscattato dal Newcastle per 22 milioni), Bryan (Bristol City, 6), senza dimenticare i prestiti dei vari Fosu-Mensah, Vietto, Chambers, Scurrle e Rico. 130 milioni di euro e ben cinque trattative chiuse nell’ultimo giorno di mercato.

Tre dei 12 nuovi giocatori acquistati durante la stagione dal Fulham. Da sinistra Luciano Vietto, in prestito dall’Atletico Madrid, 1 gol e 4 assist in Premier; Andrè Schurrle, in prestito dal Borussia Dortmund autore di 6 gol in campionato; Andrè Zambo Anguissa, camerunense acquistato dall’Olympique Marsiglia.

TRE TECNICI E NESSUNA IDENTITA’

L’altro grande problema manifestato fin dall’inizio del campionato è stata la completa mancanza di una forte identità di squadra. L’arrivo di ben 12 nuovi giocatori non ha assolutamente facilitato il lavoro del tecnico serbo Slavisa Jokanovic. Che però ci ha messo anche del suo. Solo 5 punti nelle prime dodici giornate, un gioco lontano dall’essere un vero gioco, una squadra che sembrava giocare contro sé stessa e una media punti di 0.47 a partita hanno indotto la dirigenza ad esonerare l’allenatore che aveva riportato il Fulham in Premier League e sostituirlo con Claudio Ranieri, nel tentativo di risollevare le sorti di una squadra (apparentemente) destinata a ritornare in Championship.

Arrivato a novembre per sostituire Jokanovic, Sir Claudio non è riuscito a dare lo scossone a una squadra che sotto la sua gestione ha conquistato solo tre vittorie e tre pareggi e ben dieci sconfitte.

Dopo un inizio brillante – vittoria in casa contro il Southampton – e aver conquistato 9 punti nelle prime otto gare, ne sono arrivati solo 3 nelle successive otto, per altro racimolati in una sola vittoria al Craven Cottage contro il Brighton. Il rendimento sotto la guida del mister che tre anni fa portò il Leicester sul trono d’Inghilterra non è stato di certo dei migliori. Il 28 febbraio Scott Parker, ex centrocampista di West Ham, Tottenham e Fulham, viene nominato nuovo primo allenatore fino alla fine della stagione.

I tifosi del Fulham di certo l’hanno presa con ironia la retrocessione della propria squadra del cuore. In occasione della partita Watford-Fulham (4-1) i tifosi dei The Cottagers hanno esposto questo striscione molto divertente.

Il campionato del Fulham, in realtà, si è chiuso con cinque turni di anticipo. La pesante sconfitta di martedì subita in casa del Watford ha condannato la squadra più antica di Londra a una retrocessione tanto inaspettata quanto meritata. La sconfitta subita a Vicarage Road è stata la nona consecutiva, la dodicesima nelle ultime tredici. I numeri sono impietosi: 76 gol subiti in 33 gare di campionato. Un completo disastro, emblema di un ritorno in Championship davvero inevitabile.

IL FUTURO

In casa Fulham, ovviamente, si pensa già al futuro. Le retrocessione in Championship aprirà scenari futuri molto difficili da decifrare. Tra i pochi a convincere durante l’arco della stagione vi è innanzitutto Alexsandar Mitrovic. L’attaccante serbo, protagonista con la sua Nazionale nell’ultimo Mondiale, è il capocannoniere della squadra con 10 reti e 2 assist in 32 partite. Già lo scorso anno fu il grande trascinatore dei Cottagers nella cavalcata che ha portato alla conquista della Premier League. Dopo la positiva stagione dal punto di vista realizzativo l’attaccante classe ’94 potrebbe lasciare Craven Cottage: sulle sue tracce ci sono infatti Leicester, Everton, West Ham e Tottenham.

Ha fatto molto bene anche il difensore inglese Callum Chambers, arrivato in prestito dall’Arsenal. L’ex difensore dei Gunners è stato tra i pochi a mostrare affetto e onore nei confronti di una causa che in tanti hanno sottovalutato. Andrè Schurrle si era presentato come il grande acquisto estivo. In realtà la stagione del tedesco, nonostante i 6 gol in campionato, è stata deludente, come le ultime della sua carriera. Dopo il Mondiale vinto in Brasile con l’assist decisivo per Mario Gotze, la carriera dell’esterno tedesco ha subito un vistoso calo che lo ha portato al Fulham, dove però ha fatto molta fatica. Ci si aspettava tanto anche da Ryan Sessegnon, ala a tutta fascia classe 2000. Il talentino inglese, fenomenale lo scorso anno con 16 reti e 8 assist, ha avuto un impatto con la Premier non proprio esaltante. Su di lui è piombato il Borussia Dortmund, sempre vigile quando si parla di talenti britannici (vedi l’affare Sancho scippato al Manchester City).

I gialloneri sarebbero disposti ad aspettare la naturale scadenza del contratto prevista per giugno 2020, senza sborsare i 50 milioni pretesi dalla società londinese. La retrocessione ha, ovviamente, scombussolato i piani della dirigenza. Il futuro del Fulham è ancora un libro bianco. La cosa più importante, ora, è onorare le ultime partite di campionato. Anche perché dalle parti di Craven Cottage, come nel resto d’Inghilterra, il calcio conta tanto.

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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