Negli sport di squadra prevale la totalità sull’individualità. Il risultato, le prestazioni e le buone riuscite sono frutto dell’insieme armonico di tutti i giocatori. Nel calcio, sebbene sia uno di questi sport, spesso si parla di singoli campioni e di personalità emergenti. È l’individualismo del grande calciatore a entrare negli annuari della storia di questo sport, a discapito delle squadre che sono stati terreni adeguati per la crescita del singolo. Inoltre, i migliori attaccanti e giocatori più influenti vengono insigniti di premi come Pallone d’Oro, Scarpa d’Oro, Premio Puskas… che elogiano la singola prestazione e il livello, di alcune spanne sopra, di un singolo goleador.

Ma cosa succederebbe se si premiasse la miglior coppia? Come cambierebbe la concezione dell’attacco di una squadra se si andassero a premiare l’intesa, la chimica, il bilanciamento tra due centravanti che sono talentuosi ognuno in riferimento al compagno? Di coppie vincenti il calcio straborda e ultimamente si è rinnovato in Serie A il mito dei “Gemelli del Gol” grazie al duo interista Lukaku-Lautaro, o meglio duetto, se si considera l’armonia tra i due, soprattutto nell’ultima gara di Champions contro lo Slavia Praga. Gli attaccanti della squadra di Conte sono arrivati rispettivamente a 10 e 8 gol in 14 giornate di campionato, ma è il loro gioco assist-rete che rende unico il loro protagonismo in questo periodo della stagione 2019/2020.

I CALYPSO BOYS

Ma adesso montiamo sopra il treno che ripercorre la storia del calcio, prendiamo il binario che porta alla Premier League e ripercorriamo le stagioni fino a quella del 1998/1999. Scendiamo alla stazione Manchester United: sulla banchina ci attendono due mostri del calcio inglese, di nome Andrew Cole e Dwight Yorke. Due uomini separati alla nascita, simili fisicamente e gemelli sul campo, nati a 19 giorni di differenza e con 10 numeri di distacco sulla maglia (9 di Cole e 19 di York). Alla fine del XX secolo il calcio britannico offriva alla generazione pre-millenials la sua coppia più prolifica di sempre, detentrice del record di 140 gol, vetta ancora imbattuta. I Red Devils di Sir Alex Ferguson davano ai supporters inglesi, quello che la musica dava alle teenagers con i Backstreet Boys, ma i nostri  boyz avevano come appellativo “Calypso“, simbolo della loro lontana origine caraibica. Forse segno che era destino che il filo rosso che li univa, li ricongiungesse con la maglia di quello stesso colore a ventisette anni dalla loro nascita.

Fonte: profilo IG Andrew Cole

IL TREBLE DELLO UNITED

Quando Ferguson pescò Yorke dal Birmingham nell’estate del 1998, Cole era tra i diavoli rossi già da tre anni. Era approdato nella squadra di Manchester dopo l’esperienza fruttifera al Newcastle, dove raggiunse il primo grande traguardo di 34 gol in 40 partite, con un particolare occhio di riguardo alla tripletta storica segnata ad Anfield. All’epoca aveva 22 anni e colse il suo primo momento d’oro per prenotarsi tra i migliori calciatori del futuro. È comunque con l’arrivo di Yorke che poté salire in Paradiso: il calciatore del Trinidad (isola dell’America centrale) si metteva in mostra per le suo doti atletiche, tanto potente e massiccio che riusciva a prendersi la scena nell’attacco dell’Aston Villa. Riuscì ad ammaliare la dirigenza dello United e si trasferì a Manchester in quell’estate di 21 anni fa.

Fonte: profilo IG Andrew Cole

Il suo arrivo nella rosa di Ferguson non fu tra i più acclamati dai tifosi: troppo simile a Cole, rischio di una sovrapposizione stilistica, e poca speranza di poterli vedere essere forti insieme. In realtà il tempo – e il campo – dimostrarono il contrario: fu difficile vederli giocare bene l’uno senza l’altro. Nella prima stagione insieme infatti, quella del 1998/99, furono i protagonisti del Treble dello United, vittoria della Premier, FA Cup e Champions League. La loro sinergia fu brevettata nella semifinale di ritorno di Champions contro la Juventus: si trovavano a memoria, intercambiavano assist e gol, e concludevano in sinergia le azioni, come lisci ballerini nella loro pista da ballo preferita. Iniziò a crearsi alchimia, intesa, coordinazione, o forse più banalmente amicizia. Che fu la base del loro ottimale rapporto anche in campo.

INTESA VINCENTE

La combinazione ammaliante dei Soul Brothers si confermò anche negli anni successivi. Non si poteva parlare di Cole senza Yorke e viceversa. In campo sarebbero identificabili come un 9 e un 10: una prima e una seconda punta, con la forza e agilità di girare palla e farla filtrare al momento giusto, per farla capitare sui piedi del compagno esattamente dove e quando era necessario. E la cosa più atipica, è che i loro ruoli erano intercambiabili, tanto da poterli considerare un’unica pedina. In quel periodo per altro c’erano in rosa anche Solskjaer e Sheringham e Ferguson dovette sperimentare quale duo potesse dare il miglior contributo alla squadra. Il modulo preferito era il 4-4-2 e ancora non c’erano l’eclettismo e la fantasia dei livelli odierni. I posti più alti della rosa erano due e Yorke e Cole ci presero residenza molto presto.

Tra il 98 e il 2001 Cole guadagnò tra le 32 e le 19 presenze a stagione, mentre Yorke tra le 32 e le 22: numeri simili che li videro a fianco quasi in ogni partita. L’inglese lasciò Manchester a metà stagione 2001-2002 per passare al Blackburn Rovers, stessa squadra che il caraibico scelse l’anno successivo. Giocarono insieme per altre due stagioni, anche se non ai livelli dei Red Devils, negli anni che la Premier li incoronò Gemelli del gol.

FUORI DAL CAMPO

È inevitabile che un buon rapporto interpersonale sia fondamentale anche sul piano lavorativo, in questo caso calcistico. Tra Cole e Yorke si inaugurò anche un sincero rapporto di amicizia fuori dal campo, sebbene i due fossero piuttosto differenti caratterialmente. Yorke era infatti un donnaiolo, ostentava lusso e si godeva la vetta raggiunta tra i migliori del calcio inglese. Cole invece era più modesto e misurato, come se le sue lontane origini caraibiche si fossero incupite dal grigiore dei cieli d’Inghilterra. I due si completavano e la loro chimica era visibile soprattutto nei movimenti e sul verde dei campi. Si dice spesso che l’amicizia sia un rapporto superiore all’amore, nel quale è coinvolto persino l’eros (inteso nella concezione filosofica), come forza che unisce elementi diversi senza arrivare ad annullarli. E il legame tra Yorke e Cole è un esempio di questi, come affermò il calciatore inglese in un’intervista:

Quando iniziammo a giocare insieme fu come incontrare una donna speciale e innamorarsi. Tutto era al suo posto. Qualunque cosa facesse, io facevo il contrario. Non avevamo mai dibattiti, se uno dei due era arrabbiato con l’altro lo capivamo subito, bastava guardarci. Eravamo in simbiosi in tutto”.

Fonte: profilo IG Andrew Cole

Fonte immagine in evidenza: profilo IG Andrew Cole.