Connect with us

Generico

Il nuovo copione del Manchester United

Pubblicato

:

Il Teatro dei Sogni di Manchester non ha licenziato la sua troupe anzitempo né ha mai smesso di avere una platea da convincere. Semplicemente il periodo non era dei migliori. La gestione della compagnia teatrale una volta delle migliori d’Inghilterra ha affrontato un momento di difficoltà, superando – con convinzione – una fase storica di difficile memoria in passato; per il Manchester United l’obbiettivo di incassare una prestigiosa qualificazione europea stava sbiadendo a causa di recitazioni a dir poco scarne. Per questo i finanziatori hanno scelto di cambiare burattinaio e chiamare un regista diverso, un uomo che sa come si sta in scena, nella speranza che esso possa aizzare l’animo di attori apparentemente non più brillanti.

Dunque buona la prima per Solskjaer, e pure la seconda e la terza, fino alla quinta. La compagnia che è stata di Mourinho ha ritrovato le motivazioni per giocare un buon calcio e credere in se stessi; il norvegese ex Molde e Cardiff non ha poi modificato più di tanto i dettami tattici del Manchester, anzi, sembra piuttosto che il suo sia stato un intervento normalizzatore, senza la pretesa di scombussolare l’ambiente. In realtà il grande scacco lo ha dato la dirigenza prendendo di pancia la questione di Mourinho, sollevandolo dall’incarico prima del termine del rapporto lavorativo. Una decisione presa da pochi in passato. Eppure questo ha giovato a tutto il gruppo e il risultato – momentaneamente – ha dato ragione alla dirigenza americana del Manchester United, che ha scommesso sui suoi giocatori anziché sul proprio allenatore.

La ripresa

La risalita in classifica del Manchester United è a buon punto: dopo quattro vittorie consecutive la squadra è sesta a meno sei dal Chelsea quarto. Da quando Mourinho non è più l’allenatore del Manchester i Red Devils hanno conosciuto null’altro che la vittoria, sia in Premier League che in FA Cup. La decisione di esonerare l’allenatore portoghese ha innescato una reazione a catena di felicità nei ranghi dello spogliatoio, dove il morale era piuttosto basso anche fra i titolari. Con Solskjaer i giocatori hanno trovato un allenatore dalle scelte standard e poco elaborate, capace di esprimere un concetto di calcio semplice e senza troppe pretese: un calcio equilibrato. Senza Mou i migliori giocatori del nuovo corso norvegese sono stati proprio coloro che avevano avuto più guai il profeta di Setubal: Pogba, Rashford, Fred, Martial sono subito apparsi ridestati con Solskjaer, e Rashford in particolare ha espresso nella gara interna con il Bournemouth tutto il furore represso negli ultimi mesi.

https://www.youtube.com/watch?v=W0nz0Pmdq8c

I numeri di questo nuovo Manchester United sono un’autentica antitesi dello scarno bottino conquistato nella precedente gestione mourinhana. Ci sono 3,2 gol fatti di media in partita (Mou ne aveva 1,7) e una difesa che ha preso gol in tre partite su cinque. Ovviamente il giovane Solskjaer (43 anni) non si è dovuto scontrare con alcun mostro sacro della Premier (a meno che il sedicente Benitez non voglia esser considerato tale, e comunque, 2-0 al St Jame’s Park) ma la corrente pare proprio quella della convinzione. Il norvegese ha offerto sia il 4-2-3-1 prettamente mourinhano che un 4-3-3 un po’ meno cinico ma comunque valido dati gli elementi del roster. Il primo vero test match di livello (domenica 13, 17:30) sarà contro un maestro della filosofia calcistica contemporanea, un Mauricio Pochettino titolare del terzo posto in Premier League.
Il Manchester non poteva certamente pensare al titolo vista l’esigua spesa sul mercato e la poca convinzione con cui era iniziata la stagione. Troppe ombre su Mourinho e sui suoi concetti, sulla sua gestione, sul modus operandi attuato con i giovani – che tra l’altro proprio con Mou avevano trovato la via per una certa ascesa (come Rashford o Bailly nonché l’esordiente McTominay). Con Solskjaer c’è l’impressione che questi elementi non certo giovanissimi ma comunque under 25 possano trovare un riscatto personale che gli ultimi mesi di Mourinho non hanno potuto offrire. Perché nel caos turbolento in cui lo Special One è uscito di scena ci si è dimenticati di come molti giocatori tecnicamente nobili siano spariti in favore di muscoli e nonnismo. Giocatori come Matic, Smalling, Fellaini o Ashley Young (tutti over 30) erano diventate le vertebre della colonna vertebrale mourinhesca, con la conseguenza che ottimi giocatori come Fred (arrivato in estate per 60 milioni di euro, nemmeno 900 minuti in stagione) o Dalot hanno speso gran parte del loro tempo in panchina. Insomma l’indirizzo di Mourinho era piuttosto chiaro, quello di puntare sulla fiducia di una branca (ristretta) dello spogliatoio eludendo il resto della squadra. L’ammutinamento è stata una conseguenza inevitabile.

Con il mourinexit hanno vinto in primis Paul Pogba e Marcus Rashford. Il primo ha avuto un autentico scontro ideologico con il portoghese, mentre l’attaccante inglese ha perso lentamente la fiducia del suo allenatore: alla fine la meritocrazia era sembrata essere sempre più una speranza utopica a Carrington. Ma le prestazioni con cui sono usciti di recente i Red Devils sono un urlo di liberazione uscito da coloro che hanno sofferto l’opacizazzione di Moruinho. Pogba e Rashford possono erigersi a araldi di questa branca scontenta dello spogliatoio che adesso ha una valvola di sfogo. E soprattutto, che è pronta a scrivere un nuovo copione per il Teatro dei Sogni.

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

Pubblicato

:

Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

Pubblicato

:

Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

Pubblicato

:

Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

Continua a leggere

Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

Pubblicato

:

Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969