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Calcio Internazionale

Il pagellone del mercato di Premier League

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Ore 17:00 a Greenwich, ore 18:00 a Milano, Roma, Napoli, Bologna dell’8 agosto 2019: il mercato in Premier League lascia la scena al campionato più competitivo del mondo, iscrivendo le questioni economiche al secondo piano dell’importanza mediatica e culturale nell’Inghilterra calcistica. Alcuni dati però testimoniano quanto, effettivamente, il calciomercato che gravita intorno alle venti squadre di Premier League sia determinante nell’economia del calcio mondiale: 219 cessioni, per un totale di 765 milioni di euro, 249 acquisti, per un totale di 1,5 miliardi di euro; un valore complessivo di 9,2 miliardi e un rosso di 777 milioni da iscrivere al bilancio del solo calciomercato appena conclusosi. Un rotocalco infinito di scambi, prestiti, trasferimenti, cessioni e acquisti che ha tenuto banco fino a ieri e che, inevitabilmente, ha condizionato il mercato delle altre in Europa: il Real Madrid aspettava Pogba ma il francese non arriverà, ci si aspettava che Dybala accettasse la Premier, ma anche l’argentino ha scelto di rimandare la decisione sul suo addio e di declinare, almeno per ora, l’offerta di andare a giocare sul verde prato del nuovo stadio del Tottenham, lo stesso Coutinho, inseguito da mezza Londra, dovrà trovare un’altra sistemazione qualora dovesse andar via dal Barcellona. Una chiusura che ha visto però dei grandi movimenti, confermando quanto la Premier, per appeal e tutto ciò che la circonda, resti il campionato più competitivo in circolazione.

ARSENAL: 8

La perfezione, in questo caso, non può esistere ma gli acquisti di Pépé, Tierney, William Saliba e David Luiz hanno di fatto completato una rosa bisognosa di accrescere la propria qualità sia nell’undici titolare che nelle rotazioni provenienti dalla panchina. L’esterno ex Lille, cercato dal Napoli, è costato ai Gunners ben 80 milioni, andandosi a prendere di diritto il ruolo di titolare sulla corsia di destra, agli antipodi di Aubameyang, dirottato sulla sinistra a favore di Lacazette come punta centrale, e al fianco del vero colpo di mercato della squadra di Londra: Dani Ceballos. Arrivato dal Real Madrid in prestito, il trequartista spagnolo ha dimostrato nel corso dell’ultimo europeo Under 21 quanto a Madrid stiano sbagliando a tenerlo relegato in panchina, e all’Arsenal potrà finalmente spiccare il volo tra i grandi del calcio europeo. Un otto meritato per i Gunners che restano a corto di un difensore di sicura affidabilità, ma si tutelano con l’esperienza e la personalità di David Luiz, passato da un quartiere di Londra all’altro per l’irrisoria cifra di 10 milioni di euro.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

ASTON VILLA: 9

Un mercato faraonico per una neopromossa non fa esattamente ben sperare: l’ultima a farlo fu il Fulham, ora retrocessa malamente nelle paludi della Championship, esperienza che i Villains non vogliono ripetere. Gli acquisti di Wesley, attaccante brasiliano proveniente dal Club Bruges, El Ghazi, Douglas Luiz, stellina del City, Trezeguet, uno dei migliori della Coppa D’Africa, e Mings segnano un rosso di 148,6 milioni di euro, che sommati a nessuna entrata di rilievo portano l’Aston Villa a diventare la scommessa più grossa su cui puntare per questa stagione di Premier League. Quando ci si presenta così, come non alimentare le aspettative?

BOURNEMOUTH: 6,5

56 milioni spesi, 34 incassati e un passivo di 22 milioni che mantengono il Bournemouth nella propria dimensione: la ricerca di una salvezza tranquilla e di qualche sgambetto alle grandi, sopratutto con due attaccanti come King e Wilson, pronti a ribaltare il fronte bruciando le difese avversarie. Il mercato, impostato sulla cessione di Mings e Mousset alle neo promosse Aston Villa e Sheffield, ha portato una vera rivoluzione in difesa con l’arrivo di due terzini, Kelly e Stacey, e di un centrale, Billing, provenienti da Luton, Bristol City e Huddersfield. L’acquisto più oneroso però, 18 milioni per il suo cartellino, risponde al nome di Arnaut Danjuma, ala sinistra classe ’97 proveniente dal Club Bruges e autore di 6 goal e 4 assist nelle 24 partite giocate lo scorso anno in Belgio.

Wilson si esibisce in una delle sue ormai classiche esultanze.
Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

BRIGHTON: 6

Maupay, Webster e Trossard: questi i tre acquisti del Brighton per una spesa totale di circa 60 milioni nella sessione di mercato appena conclusa. Se il centrale giunto dal Bristol City è costato molto rispetto ai nove milioni di valore di mercato (stime da Trasfermarkt), è Maupay il vero colpo di genio della dirigenza del Brighton: secondo in classifica marcatori con il Brentford lo scorso anno, Maupay ha messo a segno 25 goal e 8 assist nelle 43 partite di Championship preparandosi al grande salto in Premier League nel migliore dei modi. Nel 4-3-1-2 del tecnico Potter partirà dietro alla coppia Murray-Locadia, ma non ci sono dubbi che potrà presto scalare le gerarchie dell’attacco dei Seagulls

BURNLEY: 5,5

Persi Heaton e Ward passati rispettivamente all’Aston Villa (8 milioni) e al Southampton (parametro zero), il Burnley ha cercato di mantenere intatta la spina dorsale che lo scorso anno gli ha permesso di salvarsi all’ultimo confermando la precarietà della squadra nella massima serie inglese. Gli acquisti, che rispondono ai nomi di Jay Rodriguez, punta centrale del West Brom, e Bailey Peacock Farrell, portiere ex Leeds United, riguardano i puntellamenti necessari per affrontare un’altra stagione in Premier League, la quarta consecutiva dopo la promozione del 2016.

CHELSEA: 6

Con il mercato bloccato dall’Uefa, il Chelsea mette a segno due colpi di caratura internazionale tra gennaio 2019 e il giugno dello stesso anno anticipando la sessione estiva in cui, di fatto, si sarebbe ritrovata con le mani legate. Christian Pulisic e Mateo Kovacic rappresentano i due gioielli regalati a Lampard per iniziare la sua avventura in terra londinese; dopo la partenza di Hazard in direzione Madrid, il Chelsea dovrà rivedere i propri piani tattici, non potendo più contare su un fattore determinante come il numero dieci belga. Il ritorno di Batshuay e di Mason Mount, uniti a quelli di Bakayoko e Baba, concedono all’ex capitano dei blues delle alternative di livello ai titolari, anche se la perdita di David Luiz pesa molto a livello difensivo. L’obbiettivo è però difficile da individuare: difendere un terzo posto che lo scorso anno ha significato molto sarebbe importante, ma le difficoltà per riuscirci sono notevoli.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

CRYSTAL PALACE: 6,5

Il più grande colpo delle Eagles in questa sessione di mercato è stato resistere ai duri attacchi per la sua stella: Wilfried Zaha. Il resto della sessione estiva per il club di Londra è stato un leggero puntellamento della rosa. In virtù della partenza del portiere Speroni, è stato acquistato Henderson dal Nottingham Forest. In difesa, probabilmente, è arrivato il colpo più importante: la firma dello svincolato Gary Cahill, ex Chelsea ed ex difensore della nazionale sinonimo di esperienza e grandi qualità. A centrocampo gli arrivo di Camarasa e McCarthy hanno aggiunto un cocktail di freschezza e accortezza alla mediana rossoblù. In attacco invece è arrivata la conferma, tramite il riscatto, di Jordan Ayew dallo Swansea.

In termini di cessioni, invece, la più pesante inevitabilmente è quella di Wan-Bissaka. Il forte laterale inglese, corteggiato da tempo dal Manchester United, è stato venduto a fronte di un offerta di 55 milioni di euro. Un offerta a dir poco irrinunciabile. Il resto delle cessioni (comprendenti giocatori come Sako, Puncheon, Souarè e Sorloth) hanno visto partire profili fuori dal progetto che pertanto non hanno indebolito tecnicamente la squadra.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

EVERTON: 7

L’acquisto più di grido, un po’ rock, sicuramente altisonante è stato quello di Moise Kean dalla Juventus per circa 30 milioni di euro. Gli altri arrivi, tra i quali Iwobi è il compagno di reparto perfetto per l’ex Juventino, hanno risposto alle necessità dei Toffies di dare un senso logico alla propria squadra mantenendo un assetto che permettesse l’assalto all’Europa. Concentrandoci sempre sulla punta azzurra, nel 4-3-3 di Marco Silva giocherà centralmente affiancato, potenzialmente, da Richarlison e uno tra Bernard e Calvert Lewin, in attesa di rivedere Iwobi al massimo della condizione. Una soluzione, quella di Kean, che Marco Silva ha benedetto come una manna dal cielo vista la necessità impellente dei Toffies di reperire un attaccante che sapesse fare reparto e avesse la stessa sfrontatezza di Richarlison e Calvert Lewin, trequartisti atipici che la scorsa stagione hanno fatto volare l’Everton fino ad un passo dall’Europa League.

LEICESTER CITY: 7

Quando vendi un difensore centrale per 90 milioni di euro non puoi che essere contento, sia per il lavoro fatto, sia, sopratutto, per l’enorme plusvalenza generata da una cifra simile. La cessione di Maguire allo United, osteggiata e criticata in ogni angolo del globo calcistico, ha consesso al Leicester di aggiungere alla collezione di plusvalenze generate da dopo la vittoria del titolo, anche quella del centrale ex Sheffield United ed Hull City. Gli acquisti di Tielemans, ex stellina dell’Anderlecht alla ricerca della propria consacrazione definitiva, di Dennis Praet dalla Sampdoria e di Ayoze Perez dal New Castle, hanno completato una rosa in cui il solito Jamie Vardy farà da capitano e mattatore dell’ennesima stagione di Premier League alla ricerca dell’Europa.

LIVERPOOL: 7

I campioni d’Europa, lontani da qualsivoglia voce di mercato, hanno fatto tutto quello che Klopp voleva: tenere tutti i giocatori fondamentali senza cedere alle avance dei grandi club europei. Un percorso di crescita che passa dalla conferma dei propri giocatori come conferma del proprio status di grande d’Europa ritrovata dopo anni difficili. Il voto in pagella deriva da questo, e dalla cessione di Danny Ings per 22 milioni al Southampton che rimpingua le casse già ricche dei Reds.

MANCHESTER CITY: 5,5

Prima Rodri dall’Atletico per rimpinguare la mediana e poi Cancelo liberandosi di Danilo: un mercato intelligente che ha però deluso per quanto fatto in difesa. Guardiola voleva De Ligt, che ha però scelto la Juventus, l’alternativa Maguire è finito ai rivali dello United e ora Pep si ritrova con soli tre centrali di ruolo in rosa e senza più il capitano Kompany a poter intervenire in caso di emergenza. Ci si aspettava di più, non tanto perché la rosa ne avesse bisogno, quanto perché per addentare la Champions League, un centrale di difesa di livello era necessario anche solo a livello psicologico.

MANCHESTER UNITED: 6,5

Venduto Lukaku l’attacco dello United è ora interamente appoggiato sulle spalle di Marcus Rashford: il momento per l’inglesino di diventare grande è quindi arrivato e al suo fianco, proprio come richiesto dal tecnico Solskjaer, Martial, Lingard e Pogba si muoveranno alla ricerca di spazi da coprire per far male agli avversari. Dalle prime uscite stagionali, si può notare che la velocità di manovra del Manchester si sia alzata notevolmente, con Wan Bissaka sulla destra e un attacco leggero e velocissimo, lo spartito offensivo di Solskjaer è già abbastanza delineato. L’arrivo di Maguire poi, è il classico schiaffo alla concorrenza per imporsi come potenza nel proprio campionato: lo voleva il City, lo United ha messo sul piatto una cifra fuori mercato e si è portato ad Old Trafford il centrale della nazionale dei tre leoni. Manca qualcosa? Forse un uomo di fantasia tra le linee, un Dybala per intenderci, quel vorrei ma non posso che ha fatto storcere il naso agli osservatori del mercato dei Red Devils.

NEW CASTLE: 6,5

Il Newcastle in questa finestra di mercato ha dovuto affrontare un cambiamento in realtà preventivabile ma comunque difficile da superare. Rafael Benítez ha infatti lasciato la squadra per andare ad allenare in Cina, percependo un ingaggio netto da circa 13.5 milioni di euro al Dalian Yifang. Sulla panchina della squadra inglese si è dunque seduto l’esperto Steve Bruce mentre Joelinton è il principale rinforzo portato dalla dirigenza in dote al nuovo allenatore. La punta classe ’96 ex Hoffenheim è infatti stato venduto per la cifra monstre di 40 milioni di euro, somma che comunque trova una giustificazione nelle altisonanti prestazioni del ragazzo durante la passata stagione. Altra considerevole acquisizione da parte della società di Michael Ashley non può non che essere Allan Saint-Maximin: la cifra versata per lui è stata di 18.5 milioni di euro, strappandolo alla concorrenza, ormai lieve e quasi inesistente, del Milan di Maldini. Infine, come ultima suggestione, è da sottolineare il ritorno di Andy Carrol. Prelevato dal West Ham a parametro zero, l’attaccante inglese torna nella sua New Castle per tornare a splendere.

NORWICH: 7

Con una Championship strepitosa alle spalle, dominata in lungo e in largo, il Norwich City si presenta nella massima serie con i favori del pronostico fra le neopromosse. I Canaries hanno condotto un mercato molto intelligente, caratterizzato da un passivo bassissimo (3 milioni), a fronte dei 4 milioni di euro spesi e dei 1,5 guadagnati dalla cessione di Marcel Franke. Un mercato in entrata che ha portato in maglia gialla l’esperto portiere Ralf Fährmann, prelevato dallo Schalke 04 attraverso un prestito oneroso pari a 3 milioni. Dal West Ham, invece, è arrivato il terzino Sam Byram per poco meno di 1 milione di euro. Interessanti anche gli ingressi – seppur in prestito secco – dell’ala del Manchester City Roberts e del mediano del Sevilla Amadou. In attacco, il prolifico Teemu Pukki sarà insidiato dallo svizzero Josip Drmić, arrivato a parametro zero al termine del contratto che lo legava al Borussia Mönchengladbach. Tuttavia, sul fronte uscite si registrano gli addi di Ivo Pinto e di Steven Naismith. Un mercato, dunque, calibrato alla perfezione, in cui il cervello ha prevalso sul portafoglio: una strategia che, alla lunga, potrebbe portare i Yellows ad una tranquilla permanenza tra le grandi d’Inghilterra.

SHEFFIELD UNITED: 6

Reduce da una splendida Championship, terminata al secondo posto alle spalle dell’Aston Villa, lo Sheffield United si presenta in Premier League con il bilancio nettamente in passivo. I biancorossi hanno investito ben 47,5 milioni sul mercato in entrata, mentre in uscita sono stati salutati solo calciatori in andati via in prestito o al termine del loro contratto. Una scommessa non da poco quella dei Blades, che vorrebbero ottenere un’agiata permanenza nel massimo campionato inglese. Per farlo hanno puntato tutto sul nuovo duo d’attacco McBurnie-Mousset, arrivati rispettivamente per 19 milioni (dal retrocesso Swansea) e 11 milioni (dal Bournemouth). A centrocampo sono stati acquistati Callum Robinson, Luke Freeman e Ben Osborn, per un totale di 17,5 milioni. A parametro zero, invece, sono arrivati l’esperto centrale Phil Jagielka e l’eterno incompiuto Ravel Morrison, passato anche in Italia con la maglia della Lazio. Interessante anche l’acquisizione in prestito di Muhamed Bešić dell’Everton. Con una rosa e degli investimenti di questo tipo, il tecnico Chris Wilder non può permettersi di fallire l’obiettivo salvezza.

SOUTHAMPTON: 5

Sedicesimo lo scorso anno, il Southampton del tecnico Hasenhüttl è in caduta libera rispetto ai grandi risultati che hanno caratterizzato le stagioni passate. Gli acquisti di quest’anno, con Djenepo dello Standard Liegi come punta di diamante, non hanno restituito lo smalto, quanto meno sulla carta, dei tempi andati e la stagione incipiente si preannuncia complicata. Le cessioni, con Charlie Austin che saluta i propri tifosi, hanno riequilibrato il bilancio in rosso ora di 30 milioni, senza apportare modifiche sostanziali alla rosa.

TOTTENHAM: 7,5

Vorrei e forse ci riesco: il Tottenham di Mauricio Pochettino torna a spendere sul mercato dopo due sessioni di astinenza volontaria e lo fa calando un poker di acquisti che vanno a completare la rosa a disposizione del tecnico spagnolo. Clarke del Leeds a destra per 11 milioni, il prestito oneroso a 16 milioni di Lo Celso a centrocampo dal Betis, l’acquisto di Sessegnon dal Fulham per 27 milioni e il grande colpo Ndombelé sulla mediana per 60 milioni di euro sono stati, insieme ad essere riusciti a trattenere Eriksen e Kane, i colpi meglio riusciti della dirigenza degli Spurs. L’obbiettivo resta la Premier, che dopo la finale di Champions della scorsa stagione diventa forse un po’ meno utopistica.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

WATFORD: 7

Il Watford dei Pozzo è riuscito a tenere sia Pereyra che Deulofeu, rifiutando poi 35 milioni di euro dall’Everton per Doucuré e mantenendo così il proprio assetto principale intatto. L’acquisto di Dawson dal West Brom ha puntellato la difesa, senza però riuscire ad alzarla di livello, mentre l’arrivo sulla sirena di Ismaila Sarr dal Rennes ha di fatto messo le ali all’attacco degli Hornets. Menzione speciale per l’arrivo del piccolo Pedro dalla Fluminense, 2,5 i milioni spesi dai Pozzo per assicurarsi il talento di questo brasiliano che a soli diciott’anni ha incantato tutto il Sud America.

WEST HAM: 7

Il West Ham non ha badato a spese per centrare gli obiettivi di inizio stagione. Il grande colpo dell’estate non può non essere Sébastien Haller pagato 40 milioni dall’Eintracht Francoforte, e autore di una stagione pazzesca in Germania con20 goal e 12 assist in 40 presenze. Altro colpo magistrale della dirigenza londinese è Pablo Fornals pagato ben 28 milioni di euro. Il trequartista 23enne ex Villareal già da parecchie stagioni in Liga stava facendo ben parlar di sé. Pablo era stato chiacchierato in svariate finestre di mercato, con un presunto interessamento passato anche del Napoli, salvo poi finire in Premier League con la maglia degli Hammers. Il West Ham si è inoltre assicurato le prestazioni sportive della punta Albian Ajeti, attaccante in grado di realizzare 14 reti e 8 assist nello scorso campionato svizzero con la maglia del Basilea a solamente 22 anni. Un calciomercato dunque che ripercorre la scia di quelli passati, con l’obbiettivo di migliorare, o quanto meno confermare, il decimo posto della stagione appena conclusasi.

WOLVERHAMPTON: 7

Patrick Cutrone, Raul Jimenez, Pedro Neto, Leander Dendoncker e Vallejo: un totale di 97 milioni di euro spesi e un’Europa League da affrontare con l’ambizione di essere protagonisti. Il Wolverhampton di Jorge Mendes vuole assurgere a capitale del calcio inglese e lo fa acquistando giovani di prospettiva che possano librarsi in volo grazie ai ritmi della Premier League: Raul Jimenez, pagato 38 milioni, proviene dal Benfica dove ha messo a segno 17 goal e 8 assist nell’intera stagione, mentre attualmente è già a 4 goal in 3 partite nel corso delle qualificazioni all’Europa League. Una coppia d’attacco, quella formata con Patrick Cutrone, destinata ad esplodere a livello europeo e nazionale, pronti a prendersi la scena dalle west midlands inglesi.

Fonte immagine di copertina: Logo della Premier League

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I capocannonieri degli ultimi 10 Mondiali

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Kane

La storia dei Mondiali di calcio è costellata di grandi campioni, partite ed episodi scolpiti nella memoria di chi ha vissuto quei magici momenti.
Nel calcio, però, l’attimo fondamentale è quello del gol, che sublima gli sforzi di una squadra e annichilisce gli avversari.
Ecco, dunque, la carrellata dei capocannonieri dei Mondiali, a partire da 40 anni fa esatti, dal maestoso Spagna ’82.

SPAGNA 1982 – la perseveranza di “Pablito” Rossi

Giugno 1980, le radio passano uno dei brani più famosi dei Blondie, “Call Me”, ma l’attenzione del popolo italiano è incentrata su altro.
Sebbene l’imminente Europeo italiano dovrebbe essere in ima ai pensieri di tutti, a tenere banco è lo scandalo del Totonero.
Tra i calciatori più illustri a finire sul banco degli imputati c’è Paolo Rossi, già denominato “Pablito”, viste le tre reti segnate al Mondiale 1978 in Argentina.
Per Rossi la sentenza è molto dura, 3 anni di inibizione dell’attività sportiva, poi ridotti a 2 dopo il processo d’appello.
L’attaccante rientra il 2 maggio 1982, segnando nel 5-1 rifilato dalla sua Juventus all’Udinese.
Il Ct della Nazionale italiana, Enzo Bearzot, nonostante la lunga inattività, convoca Rossi per i Mondiali spagnoli e lo sceglie come titolare per l’attacco della sua Italia.
In terra iberica l’inizio non è per nulla incoraggiante, l’Italia passa per il rotto della cuffia il girone e Rossi resta a secco.
L’atmosfera intorno agli azzurri si surriscalda, ma, come nelle migliori favole la svolta è dietro l’angolo.
Nel secondo girone, contro Argentina e Brasile, l’Italia ritrova se stessa e domina.
Paolo Rossi torna “Pablito” contro i verdeoro, segnando una fantastica tripletta dimostrando un repertorio completo, gol di testa, di potenza e d’astuzia.
Rossi segna, poi, sia in semifinale contro la Polonia, sia in finale contro la Germania Ovest, laureandosi capocannoniere del torneo e, successivamente, Pallone d’Oro.

Messico 1986 – Gary Lineker e il “Barrilete Cosmico”

I due gol segnati da Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra, il 22 giugno 1986 rappresentano un salto nel vuoto e ritorno; prima la beffarda, geniale e iconica “Mano de Dios”, poi il gol più bello della storia dei Mondiali, quella lunga corsa in cui il Pibe vendica a suo modo le vittime della Guerra delle Falkland/Malvinas.
La partita, però, non è finita così, perché gli inglesi, feriti nell’animo e nell’onore, hanno provato a rimanere vivi con una rete segnata all’80’ dal protagonista di questo paragrafo: Gary Lineker da Leicester.
Classe 1960, Lineker ha appena terminato una stagione da 30 gol in 41 partite di First Divison con l’Everton ed ha appena firmato con il Barcellona.
Al Mondiale resta a secco nelle prime due partite del girone, contro Portogallo e Marocco e gli inglesi rischiano l’eliminazione.
Alla terza giornata contro la Polonia, però, l’attaccante si carica sulle spalle tutta una Nazione e segna tutte le reti del 3-0 finale. 3 gol in poco più di mezz’ora, facendosi trovare pronto nel posto giusto al momento giusto, per far sognare i tifosi inglesi.
Così gli inglesi vanno avanti e, mentre il 16 giugno gli Smiths pubblicano un brano forte e crudo dal provocatorio titolo “The Queen Is Dead”, la bandiera inglese continua a sventolare fiera e Lineker segna altri due gol nella vittoria sul Paraguay.
Poi l’ultimo sigillo, a dieci minuti dalla fine del quarto contro l’Argentina, contro il genio senza fine di Diego Maradona, che si prepara a vincere il suo Mondiale, mentre Gary Lineker torna a casa, deluso e consapevole del fatto che mai come in quell’estate, l’Inghilterra sarebbe potuta arrivare in fondo al Mondiale messicano.

ITALIA ’90 – “F**k Schillaci”, l’immortale dedica a Totò

Il Mondiale delle “Notti Magiche”, una delle beffe più grandi per l’Italia (con protagonista sempre lui, Diego Maradona, Deus Ex Machina un po’ ovunque) che si ferma al terzo posto finale, ma può vantare il capocannoniere del torneo, un palermitano che vanta 16 presenze in Nazionale e 7 gol, di cui 6 concentrati in tre, insensate, settimane, quelle di Italia ’90.
Schillaci entra nel giro azzurro poco prima della rassegna iridata, a coronamento di una stagione stratosferica con 21 reti in 50 presenze con la Juventus.
Nelle gerarchie di Azeglio Vicini parte come quarto attaccante, dietro a Vialli, Serena e Carnevale, ma Totò impiega poco a scalare posizioni, esattamente 3 minuti.
All’esordio, infatti, gli azzurri vengono bloccati dall’arcigna difesa dell’Austria sullo 0-0, così al 75’ Vicini butta nella mischia Schillaci.
Al 78’ un cross dalla destra trova, in mezzo a due colossi austriaci, lo stacco di Totò, che fa 1-0 e toglie le castagne dal fuoco alla Nazionale.
Il palermitano parte nuovamente dalla panchina contro gli USA, ma stavolta non segna e l’Italia fatica, raccogliendo un altro 1-0 striminzito.
Dalla terza partita, fino alla finale per il 3’ posto, Schillaci segna sempre, dimostrando un senso della posizione davvero invidiabile e spesso correggendo tiri destinati sul fondo con zampate epiche.
Tra i sei gol, che lo incoronano come capocannoniere del torneo, uno in particolare è passato alla storia: quello segnato all’Irlanda.
L’EIRE, allenata da Jack Charlton, è una delle sorprese del Mondiale, formata da una difesa rocciosa, guidata dal portiere Pat “Packie” Bonner e da alcuni talenti pescati personalmente dal Ct, come Tony Cascarino, dalle evidenti radici italiane.
Dopo un’epica (e soporifera) battaglia contro la Romania agli ottavi, terminata ai rigori, i verdi affrontano i padroni di casa con il solito modus operandi: difesa strenua e qualche sortita offensiva. Il risultato è una partita bloccata, che viene risolta al 38’ del primo tempo da un tap in di Schillaci (e chi se no?) dopo una respinta difettosa di Bonner.
Il risultato non cambia più e il sogno dell’Irlanda si spegne, ma i tifosi irlandesi, sempre pungenti e divertenti, non dimenticano e dopo nemmeno 48 ore, per le vie di Dublino e di tutte le altre città del paese, in molti indossano una maglietta bianca con scritto in verde “F**K SCHILLACI”, a eterna memoria del gol decisivo.
A rendere ancora più iconica questa storia, la maglietta compare nel film “The Van” (“Due sulla strada” in italiano) di Stephen Frears, in un memorabile cameo.

USA 1994 – Una poltrona per due

Il Mondiale degli States, quello delle sorprese Svezia e Bulgaria e del tragico destino di Andrea Escobar, ucciso per un autogol, vede una strana coppia in vetta alla classifica marcatori.
Il primo protagonista è arcinoto, visto che grazie alle sue giocate e alla sua classe ha trascinato la Bulgaria fino alle semifinali, perse contro un altro fantasista di nome Roberto Baggio: stiamo parlando di Hristo Stoichkov. Il futuro Pallone d’Oro delizia le platee del pubblico americano, decisamente freddo e poco avvezzo all’importanza della competizione, sfoderando perle assolute; su tutte, memorabile la punizione con la quale apre la rimonta contro la Germania nei quarti, lasciando impietrito Bodo Illgner.

Diametralmente opposta, invece, la storia dell’altro capocannoniere di questo Mondiale, il russo Oleg Salenko.
Discreto attaccante classe 1969, Salenko nel 1992 gioca una partita amichevole con la maglia dell’Ucraina, terra d’origine della madre. La partita contro l’Ungheria del 29 settembre 1992, però, rimarrà l’unica con la nazionale gialloblu, visto che, poco più di un anno più tardi, Salenko cede alle lusinghe del Ct della Russia Sadyrin, che lo porterà negli Stati Uniti.
La nazionale di Mosca non ha affatto un brutta rosa, con alcuni giocatori di buon livello, come Karpin, Onopko e, soprattutto, Mostovoj, faro del Celta Vigo.

Tornando a Salenko, il suo Mondiale inizia al 56’ di Brasile-Russia, prima giornata del torneo.
La sconfitta contro i verdeoro obbliga ai sovietici l’obbligo di battere la Svezia quattro giorni dopo, ma gli scandinavi, una delle sorprese del Mondiale, fanno la voce grossa e vincono 3-1.
La Russia, dunque, è già fuori dal torneo, e Salenko è fermo a 1 gol, segnato contro gli svedesi.
La storia del calcio, però, deve essere scritta e dunque l’anonima Russia-Camerun, con entrambe già estromesse dal Mondiale, diventa una partita da scolpire negli annali.

Gli africani segnano un solo gol, con Roger Milla, che diventa il più anziano marcatore della Coppa del Mondo a 42 anni, record che detiene tutt’oggi, ma il vero protagonista è Salenko.
L’attaccante russo segna 5 reti, dimostrando una clamorosa vena realizzativa e laureandosi capocannoniere del torneo, nonostante le sole 3 partite giocate.

FRANCIA 1998 – Davor e l’ineluttabilità del destino 

Il Mondiale di Francia ’98 rappresenta ancora oggi un caleidoscopio di emozioni e sensazioni contrastanti, dal dramma sfiorato per Ronaldo al super gol di Bergkamp che elimina l’Argentina, fino al tiro di Baggio che lambisce il palo nei supplementari contro la Francia e il sogno azzurro che finisce troppo presto.
Tra le tante storie del torneo, però, ci sono anche tre esordi, quelli del Sudafrica e della mitica Giamaica, e, soprattutto, quello della Croazia.
I balcanici sono una delle rivelazioni del torneo, guidati da un bomber implacabile che si laurea capocannoniere con 6 gol: Davor Suker.
L’attaccante del Real Madrid segna all’esordio contro la Giamaica e poi è decisivo nelle sfide contro Giappone e Romania.
Ai quarti arriva il primo grande scoglio per la Croazia, ossia la Germania, che viene spazzata via con un poderoso 3-0, con sigillo finale di Suker.
Con grande stupore, dunque, la giovane Croazia giunge alle semifinali, dove affronta la Francia padrona di casa.
Suker segna ad inizio ripresa, ammutolendo lo Stade de France, ma il destino ha in mente altri piani per la Coppa del Mondo.
Soffermiamoci, per un momento, sul cammino dei Bleus, che hanno dominato il girone con Sudafrica, Arabia Saudita e Danimarca, ma senza stupire per lo stile di gioco espresso.
I problemi per i francesi arrivano subito agli ottavi, quando il Paraguay sfodera un muro di nome Chilavert e respinge ogni attacco dei francesi, fino al 114’, quando Larurent Blanc segna il Golden Gol che porta avanti i suoi.
Ai quarti altro giro ai supplementari, questa volta contro l’Italia, che sfiora il gol con Baggio e perde ai rigori (come al solito negli anni ’90).
Eccoci qua, di nuovo allo Stade de France, dove la semifinale è ferma sull’1-1, il vantaggio di Suker è durato appena un minuto, quanto è bastato a Lilian Thuram per segnare il suo primo gol con i Bleus.
La Croazia, però, ci crede, nonostante i segnali, che abbiamo visto anche nelle partite precedenti, siano tutti a favore della Francia.
I croati giocano una partita splendida, ma al 69’ un brutto pallone perso permette alla Francia di siglare il 2-1 definitivo, ancora con Lilian Thuram, che non aveva mai segnato con la maglia della Nazionale transalpina e mai più segnerà. Un altro, evidente, segno del destino, che in finale stravolgerà per sempre la vita di Ronaldo e permetterà alla Francia di portarsi a casa il suo primo titolo Mondiale.

COREA DEL SUD/GIAPPONE 2002 – La rivincita del Fenomeno

Probabilmente uno dei Mondiali più condizionati dagli arbitri, che trascinano la Corea del Sud, padrona di casa, fino alle semifinali, dove la Germania non si fa intimorire e vince 1-0.
Un vero peccato che il Mondiale 2002 venga ricordato per i tanti episodi controversi e non per il calcio giocato, facendo in modo che in molti non tengono conto della super cavalcata della Turchia, giunta ad un passo dalla finale.
I turchi vengono estromessi in semifinale dal Brasile, che fatica ma non da mai segno di poter perdere il torneo, trascinato dalle 8 reti del capocannoniere Luis Nazario Da Lima, per tutti Ronaldo.
Avevamo lasciato il Fenomeno agonizzante, la sera prima della finale di Francia ’98, quando ha seriamente rischiato di terminare non solo la sua carriera.
Nel 2002 si presenta al Mondiale dopo un calvario durato quasi 4 anni, in cui ha giocato pochissimo ed è stato flagellato da continui problemi alle ginocchia.
Non appena arriva in Asia, però, Ronaldo torna su livelli stratosferici, facendosi trovare sempre pronto e regalando perle in serie.
Tra le 8 reti messe a segno al Mondiale da segnalare il gol decisivo nella già citata semifinale contro la Turchia, quando beffa Rüştü con un tiro di punta in diagonale, anticipando l’intervento del portiere.
Nell’atto finale contro la Germania, invece, sfrutta un errore del Miglior Portiere e Miglior Giocatore del Mondiale, Oliver Kahn, aprendo le marcature e poi siglando la sua personale doppietta poco dopo.

GERMANIA 2006 – La puntualità di Miro

Il Mondiale 2006 si tinge nuovamente di azzurro, dopo un nuovo scandalo, quello tristemente famoso di Calciopoli, che fa ripiombare il nostro calcio nel caos.
La Nazionale di Marcello Lippi, però, fa quadrato attorno a se e non sbaglia un colpo, vincendo in finale contro la Francia ai rigori.
In semifinale gli azzurri battono la Germania padrona di casa, al termine di una sfida per cuori forti terminata ai supplementari.
Proprio i tedeschi possono vantare il capocannoniere del torneo, Miroslav Klose.
L’attaccante del Werder Brema, già protagonista nel 2002, segna 4 gol nel girone, frutto di due doppiette contro Costa Rica ed Ecuador, per poi segnare il vitale gol del pareggio all’80’ del quarto di finale contro l’Argentina, sfida poi vinta ai rigori dai tedeschi.
Con le sue 5 reti nel 2002 e nel 2006, le 4 nel 2010 e le 2 nel 2014, Miroslav Klose resta tutt’oggi il miglior marcatore nella storia dei Mondiali.

SUDAFRICA 2010 – Bagarre di qualità

I Mondiali del 2010 rappresentano un unicum nella storia del torneo, con ben quattro giocatori giunti in vetta alla classifica cannonieri.
Per una curiosità tutti e quattro i calciatori in questione sono arrivati alle semifinali, per cui nel raccontarli partirò da quello giunto al quarto posto con la sua Nazionale, ossia Diego Forlan.
Paradossalmente è proprio El Cacha ad essere stato nominato Miglior Giocatore del Mondiale, che si carica sulle spalle la Celeste e la porta ad un passo dalla finalissima.
Dopo 2 reti al Sudafrica nel girone, Forlan segna il gol decisivo nei quarti contro il Ghana, sfida poi vinta ai rigori dopo il penalty sbagliato da Asamoah al 120’ e il momentaneo 2-1 nella semifinale contro l’Olanda.
L’ultimo gol dell’uruguaiano arriva nella finale per il 3’ posto nella sconfitta contro la Germania, dove gioca il secondo capocannoniere del Mondiale 2010: Thomas Muller.
Su Muller ogni parola è superflua, attaccante per numero di reti segnate, tuttofare per definizione. Giocatore dotato di un’intelligenza tattica sopraffina, si regala 5 reti al Mondiale segnando quando più conta.
Dopo il gol nel match inaugurale contro l’Australia, Muller segna le due reti che chiudono il 4-1 all’Inghilterra agli ottavi, prima di aprire le marcature nel perentorio 4-0 all’Argentina nei quarti.
Assente nella semifinale con la Spagna per squalifica, Muller torna nella finalina e segna il gol che apre le marcature con l’Uruguay.
Al secondo posto nel Mondiale troviamo l’Olanda, che annovera il talento cristallino di Wesley Senijder, reduce dal clamoroso Triplete con l’Inter.
Dopo il gol decisivo al Giappone nel girone, Wes si scatena. Prima segna il gol definitivo per piegare un’ostica Slovacchia agli ottavi, poi annichilisce il Brasile con una doppietta ai quarti.
La ciliegina sulla torta arriva in semifinale, con la rete del momentaneo 2-2 in semifinale.
Nell’ultimo atto, però, Snejder e la sua Olanda restano a secco e a laurearsi Campione del Mondo è la Spagna di Vicente Del Bosque.
Tra le Furie Rosse spiccano l’autore del gol decisivo in finale, Andrés Iniesta e il capocannoniere numero 4 del torneo: David Villa.
El Guaje segna solo reti pesanti in momenti delicati, come la doppietta all’Honduras e il gol del vantaggio nella partita decisiva del giorno contro il Cile.
La Spagna è cinica nella fase ad eliminazione diretta e vince tutte e quattro le partite per 1-0. Detto della finale, decisa da Iniesta, la semifinale contro la Germania è firmata da Carles Puyol.
Villa decide, invece, ottavi e quarti, contro Portogallo e Paraguay, siglando due reti di importanza capitale.

BRASILE 2014 – Il ballo del Bandido

Il Mondiale 2014 è quello del nuovo psicodramma brasiliano, che come nel 1950, perde in casa, questa volta con un roboante 7-1 subito dalla Germania in semifinale.
Ma il torneo brasiliano è anche quello della definitiva consacrazione di James Rodríguez.
Il colombiano, esploso nel Porto e reduce da una buona stagione al Monaco, si scopre bomber e segna in tute le partite della sua Colombia al Mondiale.
Il capolavoro del Bandito è il primo dei suoi due gol contro l’Uruguay negli ottavi: stop di petto orientato e sinistro magico che tocca la traversa e entra.
La corsa della Colombia e di Rodríguez si interrompe ai quarti contro il Brasile, con firma, questa volta inutile del Bandido su rigore nel finale.

RUSSIA 2018 – L’Uragano 

L’ultimo viaggio nella storia dei Mondiali ci porta in Russia, teatro della rivincita tra Francia e Croazia, questa volta in finale. Il risultato, purtroppo per i balcanici, è lo stesso del 1998, ma la cavalcata dei biancorossi è comunque da ricordare.
Proprio la Croazia estromette in semifinale una delle squadre candidate alla vittoria finale e il capocannoniere del torneo: Harry Kane.
Il bomber del Tottenham, uno dei più performanti bomber della sua generazione, segna subito una doppietta decisiva contro la Tunisia e poi ne fa 3 al povero Panama, apparso per la prima volta sul palcoscenico iridato.
L’ultimo gol del Mondiale di Kane arriva agli ottavi, contro la Colombia, prima del solito lavoro di sponda e della delusione in semifinale contro i croati.

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Calcio Internazionale

Ronaldo sulla sua sostituzione: “Non ero in disaccordo il mister”

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Portogallo

C’è ancora tensione attorno alla figura di Cristiano Ronaldo. Il portoghese ieri è stato sostituito dal ct Santos nel corso di Corea del Sud-Portogallo, ferma momentaneamente sul punteggio di 1-1. L’ex calciatore del Manchester United non sembrava avesse preso bene il cambio, lasciando trasparire nervosismo nei confronti del suo allenatore. Tuttavia, ai microfoni del quotidiano A Bola, il cinque volte Pallone d’Oro ha negato che la sua rabbia fosse rivolta verso il commissario tecnico. Infatti, CR7 ha dichiarato: “Non ero in disaccordo con il mister. Un giocatore coreano mi ha detto di uscire in fretta, io l’ho zittito perché non ha l’autorità di dirmi quelle cose”.

L’ambiente attorno alla nazionale portoghese resta sereno, quindi, nonostante la sconfitta. Il Portogallo è infatti atteso dalla Svizzera nel prossimo ottavo di finale.

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Calcio Internazionale

Dumfries: “Capisco le critiche, voglio essere importante”

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Dumfries

Denzel Dumfries, esterno olandese dell’Inter, sarà titolare anche nel match valido per gli ottavi del Mondiale contro gli USA. Tuttavia è chiamato ad alzare il livello delle proprie prestazioni, dal momento che non ha né segnato un gol né fornito un assist in queste prime tre partite dei gironi, che lui ha giocato per intero.

Prima dell’inizio della fase più importante a un Mondiale, quella a eliminazione diretta, l’esterno nerazzurro ha voluto sottolineare la sua volontà di essere determinante nella prossima gara degli Oranje durante l’intervista a NU.nl: “Capisco tutte le critiche nei miei confronti, e di certo sono critico pure io con me stesso. Desidero essere importante con un gol o un assist. Io gioco molto avanti in campo? Come terzino destro ho la possibilità di  aprire alcuni molti per le punte. C’è un’idea alla base di questo. La cosa fondamentale è che siamo i migliori del girone, tuttavia certamente desideriamo garantire più spettacolo. Siamo consapevoli di cosa serve migliorare, speriamo che venga fuori negli ottavi di finale. Stati Uniti? Hanno una formazione buona e con tanta energia. E cercano di giocare d’anticipo.Se gli statunitensi fanno pressione, in automatico ci si aprono degli spazio. E questo ci va bene. Speriamo che sia una bella partita, ma l’importante è vincere. Soprattutto nella fase a eliminazione diretta”.

L’ex-PSV è stato infatti molto criticato per le sue prestazioni deludenti fornite contro Senegal, Ecuador e Qatar, restando ad ogni modo un titolare inamovibilie per Van Gaal.

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Calcio Internazionale

I tifosi della Germania vogliono Jurgen Klopp al posto di Flick

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Liverpool

Dopo l’uscita della Germania ai gironi dal Mondiale in Qatar, c’è stata un’aria di rivoluzione totale che potrebbe colpire numerosi giocatori, ma soprattutto l’allenatore, Hans-Dieter Flick. Nonostante non ci siano stati comunicati ufficiali da parte della Federcalcio tedesca, sono state numerose, invece, le indiscrezioni riguardanti un possibile approdo di Jurgen Klopp sulla panchina della Germania.

Marc Kosicke, agente dell’allenatore dei Reds, ha parlato a Sky Germany riguardo questa situazione. Di seguito le sue parole.

“Jurgen come CT della Germania? Questo è un argomento solo mediatico. Lui ha un contratto con il Liverpool fino al 2026 e intende rispettarlo”.

Solo poche settimane fa, Kosicke, aveva ribadito le intenzioni del suo assistito nei confronti del Liverpool. Di seguito le sue parole.

“Jurgen gode del sostegno dei vertici dirigenziali ed è in contatto regolare con loro. Ama il club, la sua squadra e i tifosi ed è determinato a continuare e completare con successo la sua esperienza a Liverpool“.

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