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Il pagellone del mercato di Premier League

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Il pagellone del mercato di Premier League

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Ore 17:00 a Greenwich, ore 18:00 a Milano, Roma, Napoli, Bologna dell’8 agosto 2019: il mercato in Premier League lascia la scena al campionato più competitivo del mondo, iscrivendo le questioni economiche al secondo piano dell’importanza mediatica e culturale nell’Inghilterra calcistica. Alcuni dati però testimoniano quanto, effettivamente, il calciomercato che gravita intorno alle venti squadre di Premier League sia determinante nell’economia del calcio mondiale: 219 cessioni, per un totale di 765 milioni di euro, 249 acquisti, per un totale di 1,5 miliardi di euro; un valore complessivo di 9,2 miliardi e un rosso di 777 milioni da iscrivere al bilancio del solo calciomercato appena conclusosi. Un rotocalco infinito di scambi, prestiti, trasferimenti, cessioni e acquisti che ha tenuto banco fino a ieri e che, inevitabilmente, ha condizionato il mercato delle altre in Europa: il Real Madrid aspettava Pogba ma il francese non arriverà, ci si aspettava che Dybala accettasse la Premier, ma anche l’argentino ha scelto di rimandare la decisione sul suo addio e di declinare, almeno per ora, l’offerta di andare a giocare sul verde prato del nuovo stadio del Tottenham, lo stesso Coutinho, inseguito da mezza Londra, dovrà trovare un’altra sistemazione qualora dovesse andar via dal Barcellona. Una chiusura che ha visto però dei grandi movimenti, confermando quanto la Premier, per appeal e tutto ciò che la circonda, resti il campionato più competitivo in circolazione.

ARSENAL: 8

La perfezione, in questo caso, non può esistere ma gli acquisti di Pépé, Tierney, William Saliba e David Luiz hanno di fatto completato una rosa bisognosa di accrescere la propria qualità sia nell’undici titolare che nelle rotazioni provenienti dalla panchina. L’esterno ex Lille, cercato dal Napoli, è costato ai Gunners ben 80 milioni, andandosi a prendere di diritto il ruolo di titolare sulla corsia di destra, agli antipodi di Aubameyang, dirottato sulla sinistra a favore di Lacazette come punta centrale, e al fianco del vero colpo di mercato della squadra di Londra: Dani Ceballos. Arrivato dal Real Madrid in prestito, il trequartista spagnolo ha dimostrato nel corso dell’ultimo europeo Under 21 quanto a Madrid stiano sbagliando a tenerlo relegato in panchina, e all’Arsenal potrà finalmente spiccare il volo tra i grandi del calcio europeo. Un otto meritato per i Gunners che restano a corto di un difensore di sicura affidabilità, ma si tutelano con l’esperienza e la personalità di David Luiz, passato da un quartiere di Londra all’altro per l’irrisoria cifra di 10 milioni di euro.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

ASTON VILLA: 9

Un mercato faraonico per una neopromossa non fa esattamente ben sperare: l’ultima a farlo fu il Fulham, ora retrocessa malamente nelle paludi della Championship, esperienza che i Villains non vogliono ripetere. Gli acquisti di Wesley, attaccante brasiliano proveniente dal Club Bruges, El Ghazi, Douglas Luiz, stellina del City, Trezeguet, uno dei migliori della Coppa D’Africa, e Mings segnano un rosso di 148,6 milioni di euro, che sommati a nessuna entrata di rilievo portano l’Aston Villa a diventare la scommessa più grossa su cui puntare per questa stagione di Premier League. Quando ci si presenta così, come non alimentare le aspettative?

BOURNEMOUTH: 6,5

56 milioni spesi, 34 incassati e un passivo di 22 milioni che mantengono il Bournemouth nella propria dimensione: la ricerca di una salvezza tranquilla e di qualche sgambetto alle grandi, sopratutto con due attaccanti come King e Wilson, pronti a ribaltare il fronte bruciando le difese avversarie. Il mercato, impostato sulla cessione di Mings e Mousset alle neo promosse Aston Villa e Sheffield, ha portato una vera rivoluzione in difesa con l’arrivo di due terzini, Kelly e Stacey, e di un centrale, Billing, provenienti da Luton, Bristol City e Huddersfield. L’acquisto più oneroso però, 18 milioni per il suo cartellino, risponde al nome di Arnaut Danjuma, ala sinistra classe ’97 proveniente dal Club Bruges e autore di 6 goal e 4 assist nelle 24 partite giocate lo scorso anno in Belgio.

Wilson si esibisce in una delle sue ormai classiche esultanze.
Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

BRIGHTON: 6

Maupay, Webster e Trossard: questi i tre acquisti del Brighton per una spesa totale di circa 60 milioni nella sessione di mercato appena conclusa. Se il centrale giunto dal Bristol City è costato molto rispetto ai nove milioni di valore di mercato (stime da Trasfermarkt), è Maupay il vero colpo di genio della dirigenza del Brighton: secondo in classifica marcatori con il Brentford lo scorso anno, Maupay ha messo a segno 25 goal e 8 assist nelle 43 partite di Championship preparandosi al grande salto in Premier League nel migliore dei modi. Nel 4-3-1-2 del tecnico Potter partirà dietro alla coppia Murray-Locadia, ma non ci sono dubbi che potrà presto scalare le gerarchie dell’attacco dei Seagulls

BURNLEY: 5,5

Persi Heaton e Ward passati rispettivamente all’Aston Villa (8 milioni) e al Southampton (parametro zero), il Burnley ha cercato di mantenere intatta la spina dorsale che lo scorso anno gli ha permesso di salvarsi all’ultimo confermando la precarietà della squadra nella massima serie inglese. Gli acquisti, che rispondono ai nomi di Jay Rodriguez, punta centrale del West Brom, e Bailey Peacock Farrell, portiere ex Leeds United, riguardano i puntellamenti necessari per affrontare un’altra stagione in Premier League, la quarta consecutiva dopo la promozione del 2016.

CHELSEA: 6

Con il mercato bloccato dall’Uefa, il Chelsea mette a segno due colpi di caratura internazionale tra gennaio 2019 e il giugno dello stesso anno anticipando la sessione estiva in cui, di fatto, si sarebbe ritrovata con le mani legate. Christian Pulisic e Mateo Kovacic rappresentano i due gioielli regalati a Lampard per iniziare la sua avventura in terra londinese; dopo la partenza di Hazard in direzione Madrid, il Chelsea dovrà rivedere i propri piani tattici, non potendo più contare su un fattore determinante come il numero dieci belga. Il ritorno di Batshuay e di Mason Mount, uniti a quelli di Bakayoko e Baba, concedono all’ex capitano dei blues delle alternative di livello ai titolari, anche se la perdita di David Luiz pesa molto a livello difensivo. L’obbiettivo è però difficile da individuare: difendere un terzo posto che lo scorso anno ha significato molto sarebbe importante, ma le difficoltà per riuscirci sono notevoli.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

CRYSTAL PALACE: 6,5

Il più grande colpo delle Eagles in questa sessione di mercato è stato resistere ai duri attacchi per la sua stella: Wilfried Zaha. Il resto della sessione estiva per il club di Londra è stato un leggero puntellamento della rosa. In virtù della partenza del portiere Speroni, è stato acquistato Henderson dal Nottingham Forest. In difesa, probabilmente, è arrivato il colpo più importante: la firma dello svincolato Gary Cahill, ex Chelsea ed ex difensore della nazionale sinonimo di esperienza e grandi qualità. A centrocampo gli arrivo di Camarasa e McCarthy hanno aggiunto un cocktail di freschezza e accortezza alla mediana rossoblù. In attacco invece è arrivata la conferma, tramite il riscatto, di Jordan Ayew dallo Swansea.

In termini di cessioni, invece, la più pesante inevitabilmente è quella di Wan-Bissaka. Il forte laterale inglese, corteggiato da tempo dal Manchester United, è stato venduto a fronte di un offerta di 55 milioni di euro. Un offerta a dir poco irrinunciabile. Il resto delle cessioni (comprendenti giocatori come Sako, Puncheon, Souarè e Sorloth) hanno visto partire profili fuori dal progetto che pertanto non hanno indebolito tecnicamente la squadra.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

EVERTON: 7

L’acquisto più di grido, un po’ rock, sicuramente altisonante è stato quello di Moise Kean dalla Juventus per circa 30 milioni di euro. Gli altri arrivi, tra i quali Iwobi è il compagno di reparto perfetto per l’ex Juventino, hanno risposto alle necessità dei Toffies di dare un senso logico alla propria squadra mantenendo un assetto che permettesse l’assalto all’Europa. Concentrandoci sempre sulla punta azzurra, nel 4-3-3 di Marco Silva giocherà centralmente affiancato, potenzialmente, da Richarlison e uno tra Bernard e Calvert Lewin, in attesa di rivedere Iwobi al massimo della condizione. Una soluzione, quella di Kean, che Marco Silva ha benedetto come una manna dal cielo vista la necessità impellente dei Toffies di reperire un attaccante che sapesse fare reparto e avesse la stessa sfrontatezza di Richarlison e Calvert Lewin, trequartisti atipici che la scorsa stagione hanno fatto volare l’Everton fino ad un passo dall’Europa League.

LEICESTER CITY: 7

Quando vendi un difensore centrale per 90 milioni di euro non puoi che essere contento, sia per il lavoro fatto, sia, sopratutto, per l’enorme plusvalenza generata da una cifra simile. La cessione di Maguire allo United, osteggiata e criticata in ogni angolo del globo calcistico, ha consesso al Leicester di aggiungere alla collezione di plusvalenze generate da dopo la vittoria del titolo, anche quella del centrale ex Sheffield United ed Hull City. Gli acquisti di Tielemans, ex stellina dell’Anderlecht alla ricerca della propria consacrazione definitiva, di Dennis Praet dalla Sampdoria e di Ayoze Perez dal New Castle, hanno completato una rosa in cui il solito Jamie Vardy farà da capitano e mattatore dell’ennesima stagione di Premier League alla ricerca dell’Europa.

LIVERPOOL: 7

I campioni d’Europa, lontani da qualsivoglia voce di mercato, hanno fatto tutto quello che Klopp voleva: tenere tutti i giocatori fondamentali senza cedere alle avance dei grandi club europei. Un percorso di crescita che passa dalla conferma dei propri giocatori come conferma del proprio status di grande d’Europa ritrovata dopo anni difficili. Il voto in pagella deriva da questo, e dalla cessione di Danny Ings per 22 milioni al Southampton che rimpingua le casse già ricche dei Reds.

MANCHESTER CITY: 5,5

Prima Rodri dall’Atletico per rimpinguare la mediana e poi Cancelo liberandosi di Danilo: un mercato intelligente che ha però deluso per quanto fatto in difesa. Guardiola voleva De Ligt, che ha però scelto la Juventus, l’alternativa Maguire è finito ai rivali dello United e ora Pep si ritrova con soli tre centrali di ruolo in rosa e senza più il capitano Kompany a poter intervenire in caso di emergenza. Ci si aspettava di più, non tanto perché la rosa ne avesse bisogno, quanto perché per addentare la Champions League, un centrale di difesa di livello era necessario anche solo a livello psicologico.

MANCHESTER UNITED: 6,5

Venduto Lukaku l’attacco dello United è ora interamente appoggiato sulle spalle di Marcus Rashford: il momento per l’inglesino di diventare grande è quindi arrivato e al suo fianco, proprio come richiesto dal tecnico Solskjaer, Martial, Lingard e Pogba si muoveranno alla ricerca di spazi da coprire per far male agli avversari. Dalle prime uscite stagionali, si può notare che la velocità di manovra del Manchester si sia alzata notevolmente, con Wan Bissaka sulla destra e un attacco leggero e velocissimo, lo spartito offensivo di Solskjaer è già abbastanza delineato. L’arrivo di Maguire poi, è il classico schiaffo alla concorrenza per imporsi come potenza nel proprio campionato: lo voleva il City, lo United ha messo sul piatto una cifra fuori mercato e si è portato ad Old Trafford il centrale della nazionale dei tre leoni. Manca qualcosa? Forse un uomo di fantasia tra le linee, un Dybala per intenderci, quel vorrei ma non posso che ha fatto storcere il naso agli osservatori del mercato dei Red Devils.

NEW CASTLE: 6,5

Il Newcastle in questa finestra di mercato ha dovuto affrontare un cambiamento in realtà preventivabile ma comunque difficile da superare. Rafael Benítez ha infatti lasciato la squadra per andare ad allenare in Cina, percependo un ingaggio netto da circa 13.5 milioni di euro al Dalian Yifang. Sulla panchina della squadra inglese si è dunque seduto l’esperto Steve Bruce mentre Joelinton è il principale rinforzo portato dalla dirigenza in dote al nuovo allenatore. La punta classe ’96 ex Hoffenheim è infatti stato venduto per la cifra monstre di 40 milioni di euro, somma che comunque trova una giustificazione nelle altisonanti prestazioni del ragazzo durante la passata stagione. Altra considerevole acquisizione da parte della società di Michael Ashley non può non che essere Allan Saint-Maximin: la cifra versata per lui è stata di 18.5 milioni di euro, strappandolo alla concorrenza, ormai lieve e quasi inesistente, del Milan di Maldini. Infine, come ultima suggestione, è da sottolineare il ritorno di Andy Carrol. Prelevato dal West Ham a parametro zero, l’attaccante inglese torna nella sua New Castle per tornare a splendere.

NORWICH: 7

Con una Championship strepitosa alle spalle, dominata in lungo e in largo, il Norwich City si presenta nella massima serie con i favori del pronostico fra le neopromosse. I Canaries hanno condotto un mercato molto intelligente, caratterizzato da un passivo bassissimo (3 milioni), a fronte dei 4 milioni di euro spesi e dei 1,5 guadagnati dalla cessione di Marcel Franke. Un mercato in entrata che ha portato in maglia gialla l’esperto portiere Ralf Fährmann, prelevato dallo Schalke 04 attraverso un prestito oneroso pari a 3 milioni. Dal West Ham, invece, è arrivato il terzino Sam Byram per poco meno di 1 milione di euro. Interessanti anche gli ingressi – seppur in prestito secco – dell’ala del Manchester City Roberts e del mediano del Sevilla Amadou. In attacco, il prolifico Teemu Pukki sarà insidiato dallo svizzero Josip Drmić, arrivato a parametro zero al termine del contratto che lo legava al Borussia Mönchengladbach. Tuttavia, sul fronte uscite si registrano gli addi di Ivo Pinto e di Steven Naismith. Un mercato, dunque, calibrato alla perfezione, in cui il cervello ha prevalso sul portafoglio: una strategia che, alla lunga, potrebbe portare i Yellows ad una tranquilla permanenza tra le grandi d’Inghilterra.

SHEFFIELD UNITED: 6

Reduce da una splendida Championship, terminata al secondo posto alle spalle dell’Aston Villa, lo Sheffield United si presenta in Premier League con il bilancio nettamente in passivo. I biancorossi hanno investito ben 47,5 milioni sul mercato in entrata, mentre in uscita sono stati salutati solo calciatori in andati via in prestito o al termine del loro contratto. Una scommessa non da poco quella dei Blades, che vorrebbero ottenere un’agiata permanenza nel massimo campionato inglese. Per farlo hanno puntato tutto sul nuovo duo d’attacco McBurnie-Mousset, arrivati rispettivamente per 19 milioni (dal retrocesso Swansea) e 11 milioni (dal Bournemouth). A centrocampo sono stati acquistati Callum Robinson, Luke Freeman e Ben Osborn, per un totale di 17,5 milioni. A parametro zero, invece, sono arrivati l’esperto centrale Phil Jagielka e l’eterno incompiuto Ravel Morrison, passato anche in Italia con la maglia della Lazio. Interessante anche l’acquisizione in prestito di Muhamed Bešić dell’Everton. Con una rosa e degli investimenti di questo tipo, il tecnico Chris Wilder non può permettersi di fallire l’obiettivo salvezza.

SOUTHAMPTON: 5

Sedicesimo lo scorso anno, il Southampton del tecnico Hasenhüttl è in caduta libera rispetto ai grandi risultati che hanno caratterizzato le stagioni passate. Gli acquisti di quest’anno, con Djenepo dello Standard Liegi come punta di diamante, non hanno restituito lo smalto, quanto meno sulla carta, dei tempi andati e la stagione incipiente si preannuncia complicata. Le cessioni, con Charlie Austin che saluta i propri tifosi, hanno riequilibrato il bilancio in rosso ora di 30 milioni, senza apportare modifiche sostanziali alla rosa.

TOTTENHAM: 7,5

Vorrei e forse ci riesco: il Tottenham di Mauricio Pochettino torna a spendere sul mercato dopo due sessioni di astinenza volontaria e lo fa calando un poker di acquisti che vanno a completare la rosa a disposizione del tecnico spagnolo. Clarke del Leeds a destra per 11 milioni, il prestito oneroso a 16 milioni di Lo Celso a centrocampo dal Betis, l’acquisto di Sessegnon dal Fulham per 27 milioni e il grande colpo Ndombelé sulla mediana per 60 milioni di euro sono stati, insieme ad essere riusciti a trattenere Eriksen e Kane, i colpi meglio riusciti della dirigenza degli Spurs. L’obbiettivo resta la Premier, che dopo la finale di Champions della scorsa stagione diventa forse un po’ meno utopistica.

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale del calciatore

WATFORD: 7

Il Watford dei Pozzo è riuscito a tenere sia Pereyra che Deulofeu, rifiutando poi 35 milioni di euro dall’Everton per Doucuré e mantenendo così il proprio assetto principale intatto. L’acquisto di Dawson dal West Brom ha puntellato la difesa, senza però riuscire ad alzarla di livello, mentre l’arrivo sulla sirena di Ismaila Sarr dal Rennes ha di fatto messo le ali all’attacco degli Hornets. Menzione speciale per l’arrivo del piccolo Pedro dalla Fluminense, 2,5 i milioni spesi dai Pozzo per assicurarsi il talento di questo brasiliano che a soli diciott’anni ha incantato tutto il Sud America.

WEST HAM: 7

Il West Ham non ha badato a spese per centrare gli obiettivi di inizio stagione. Il grande colpo dell’estate non può non essere Sébastien Haller pagato 40 milioni dall’Eintracht Francoforte, e autore di una stagione pazzesca in Germania con20 goal e 12 assist in 40 presenze. Altro colpo magistrale della dirigenza londinese è Pablo Fornals pagato ben 28 milioni di euro. Il trequartista 23enne ex Villareal già da parecchie stagioni in Liga stava facendo ben parlar di sé. Pablo era stato chiacchierato in svariate finestre di mercato, con un presunto interessamento passato anche del Napoli, salvo poi finire in Premier League con la maglia degli Hammers. Il West Ham si è inoltre assicurato le prestazioni sportive della punta Albian Ajeti, attaccante in grado di realizzare 14 reti e 8 assist nello scorso campionato svizzero con la maglia del Basilea a solamente 22 anni. Un calciomercato dunque che ripercorre la scia di quelli passati, con l’obbiettivo di migliorare, o quanto meno confermare, il decimo posto della stagione appena conclusasi.

WOLVERHAMPTON: 7

Patrick Cutrone, Raul Jimenez, Pedro Neto, Leander Dendoncker e Vallejo: un totale di 97 milioni di euro spesi e un’Europa League da affrontare con l’ambizione di essere protagonisti. Il Wolverhampton di Jorge Mendes vuole assurgere a capitale del calcio inglese e lo fa acquistando giovani di prospettiva che possano librarsi in volo grazie ai ritmi della Premier League: Raul Jimenez, pagato 38 milioni, proviene dal Benfica dove ha messo a segno 17 goal e 8 assist nell’intera stagione, mentre attualmente è già a 4 goal in 3 partite nel corso delle qualificazioni all’Europa League. Una coppia d’attacco, quella formata con Patrick Cutrone, destinata ad esplodere a livello europeo e nazionale, pronti a prendersi la scena dalle west midlands inglesi.

Fonte immagine di copertina: Logo della Premier League

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Pronostico Chelsea-Brighton, statistiche e consigli per la partita

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Dove vedere Chelsea-Brighton in tv e streaming

Domani alle 15 andrà in scena Chelsea-Brighton, partita valida per la 14′ giornata di Premier League dalle molteplici interpretazioni.
I ragazzi di De Zerbi, in caso di vittoria, aggancerebbero in zona Europa League il Tottenham, impegnato contro il Manchester City nel posticipo. I Seagulls, che non perdono dal 21 ottobre, vogliono continuare a stupire. Discorso diverso, invece, per i Blues, reduci dal pesante 4-1 subito contro il Newcastle, che cercano punti per avvicinarsi alle zone nobili della classifica.

I PRECEDENTI

La sfida di domani sarà appena il diciassettesimo confronto tra i due club e solamente il tredicesimo in Premier League. Il bilancio parla di 9 vittorie del Chelsea, l’ultima lo scorso 23 settembre in Carabao Cup (1-0, gol di Jackson), 5 pareggi e appena due affermazioni del Brighton.
L’ultimo incontro di Premier ha visto la vittoria dei Seagulls per 2-1 a Stamford Bridge, lo scorso 15 aprile, grazie alle reti di Welbeck ed Enciso, dopo l’iniziale vantaggio dei Blues con Gallagher.

PRONOSTICO CHELSEA-BRIGHTON

Il pronostico della vigilia pende decisamente in favore della squadra di De Zerbi, reduce dalla vittoria contro l’AEK Atene in Europa League e, in generale, in serie positiva da sette partite. La vittoria per il Chelsea, invece, manca dal 6 novembre (1-4 al Tottenham).

Nonostante questo, i bookmakers quotano la vittoria dei padroni di casa a 1.65, mentre il 2 è attualmente a quota 4.20, poco più alto del pareggio, fermo a 4.

Il consiglio della redazione, invece, cade su un Over 2,5quotato a 1,57, visto lo spettacolo che la partita promette e la propensione offensiva delle due squadre, che hanno visto questo risultato verificarsi nel 66% delle partite disputate finora.

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1979/80

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Il 29 agosto 1979 prende il via la Coppa dei Campioni 1979/80, con l’ormai consueto turno preliminare, visto il numero dispari (33) di squadre partecipanti alla competizione.
La sfida sorteggiata per dare inizio al torneo, però, assume sin dal sorteggio un’aura di tensione e pericolo, visto che le squadre sono Dundalk e Linfield, rispettivamente Campioni d’Irlanda e Irlanda del Nord.
Inutile rivangare il momento storico che vivono i due paesi, perennemente in lotta tra di loro per motivi religiosi e politici; tutto fa pensare, però, che per due serate la situazione possa rimanere tranquilla, ma non sarà così.

LA BATTAGLIA DI ORIEL PARK

Il match d’andata si gioca ad Oriel Park, teatro delle partite casalinghe del Dundalk, in un ambiente blindato, con le due società che si sono immediatamente attrezzate per evitare scontri tra le tifoserie.
Le misure di sicurezza, però, non riescono ad arginare il terribile pomeriggio che la città irlandese sta per passare, con i tifosi del Linfield che entrano in contatto per le strade della città con quelli del Dundalk e poi proseguono nello scontro sugli spalti dell’impianto.
Le scene a cui assistono i poliziotti antisommossa e tutti i presenti sono terribili, la mega rissa, che poi passerà alla storia come The Battle Of Oriel Park rappresenta uno dei momenti più sanguinosi mai visti in terra irlandese a margine di un evento sportivo.
Dopo che la squadra del Linfield, guidata dal proprio allenatore, Roy Coyle, entra in campo e fa appello ai propri sostenitori per fermare la mattanza e per far svolgere regolarmente la partita.
L’incontro, dopo un primo tempo senza emozioni, con le due squadre ancora scosse dalle scene viste sugli spalti, vede gli ospiti, a sorpresa, in vantaggio ad inizio ripresa grazie al gol di Feeney.
Il vantaggio calma ulteriormente i tifosi del Linfield e la partita sembra scorrere via senza altri problemi, fino al gol del pareggio del Dundalk, siglato all’80’ da Devine, che riaccende gli animi.
Gli ultimi minuti della partita, di fatto, non si giocano, con le due squadre che decidono di chiudere così e rimandare tutto al ritorno, mentre sugli spalti continuano gli scontri.
Dopo una gara d’andata giocata in un clima del genere, la UEFA decide di multare il Dundalk per le pessime misure di sicurezza adottate, mentre con il Linfield sceglie la mano pesante.
Il club nordirlandese, infatti, non potrà giocare a Belfast le due successive partite in campo europeo e dovranno indennizzare il Dundalk per i danni causati e per le spese che avrebbero sostenuto per il viaggio verso il ritorno.
Sette giorni più tardi, il 5 settembre, la sfida di ritorno si gioca all’Harleem Stadium, in Olanda, visti i buoni rapporti tra il Linfield e la squadra locale.
L’incontro viene giocato in uno stadio praticamente deserto, con meno di mille spettatori presenti e viene vinto agevolmente dal Dundalk, grazie alla doppietta di Muckian.

IL TONFO DEL MILAN

Dopo un preliminare così intenso, soprattutto sugli spalti, la Coppa dei Campioni 1979/80 può finalmente iniziare, con subito molte sorprese nel primo turno.
Come nella scorsa edizione, il Liverpool esce ai sedicesimi, questa volta contro la Dinamo Tbilisi, ormai presenza fissa della rubrica.
I Reds vincono 2-1 ad Anfield, ma vengono clamorosamente surclassati al ritorno con un 3-0 che non ammette repliche.
Se il Liverpool esce mestamente, l’Ajax torna prepotentemente tra le candidate al titolo, rifilando un sontuoso 16-2 ai poveri finlandesi dell’HJK Helsinki.
Vincono i loro confronti agevolmente anche i Campioni in carica del Nottingham Forest (3-1 all’Östers e il Real Madrid (3-0 al Levski Sofia), ma la vera sorpresa arriva da San Siro, dove il Milan cade contro il Porto.
I rossoneri, con Massimo Giacomini in panchina, iniziano la loro avventura europea all’Estádio das Antas, riuscendo a contenere le offensive dei padroni di casa e portando a casa uno 0-0 prezioso in vista del ritorno.
Due settimane dopo, però, il Milan è irriconoscibile e sciupone, mentre il Porto capitalizza al meglio una delle poche occasioni avute, con Duda che buca Albertosi (non perfetto) su calcio di punizione.
Il risultato non cambia più e per i rossoneri la Coppa dei Campioni è già finita, tra l’incredulità generale.
Purtroppo per il Milan questa non sarà la notizia peggiore della stagione, visto che, in seguito allo Scandalo del TotoNero i rossoneri verrano retrocessi d’ufficio in Serie B, per la prima volta nella loro storia.

LA RISCOSSA DELLE BIG

I Dragoes escono al turno successivo, gli ottavi, quando il Real Madrid di Vujadin Boskov riesce a superare i portoghesi con il brivido.

I Blancos escono sconfitti dall’Estádio das Antas per 2-1, ma la rete siglata da Cunningham nella ripresa lascia aperto uno spiraglio in vista del ritorno al Bernabeu.
Il 7 novembre 1979 basta un gol di Benito ad un quarto d’ora dalla fine agli spagnoli per superare il turno.
Il Real non è l’unica big europea che, nella Coppa dei Campioni 1979/80 sembra decisa a tornare a splendere, visto che anche l’Ajax sembra essere tornato ai fasti di inizio decennio.
I Lancieri, dopo aver superato l’HJK Helnsiki pescano i ciprioti dell’Omonia Nicosia agli ottavi.
Il match d’andata si gioca il 24 ottobre, il giorno prima dell’arrivo, nelle sale italiane, di “Alien”, uno dei capolavori della filmografia di Ridley Scott e dell’intera cinematografia mondiale.
La doppia sfida tra Ajax e Omonia è senza storia, con gli olandesi che vincono addirittura 10-0 all’andata, sospinti da un magistrale Søren Lerby, autore di 5 reti. Al ritorno i ciprioti vinceranno 4-0 contro un Ajax in versione decisamente soft.
Le due corazzate passano anche i quarti di finale, con i Lancieri che rifilano un secco 4-0 allo Strasburgo, mentre il Real Madrid fatica più del dovuto contro il rivitalizzato Celtic, che vince 2-0 in Scozia all’andata, facendo correre più di un brivido lungo la schiena dei Blancos.
Gli spagnoli, però, ribaltano tutto al Bernabeu, con una prestazione splendida chiusa con un 3-0 firmato da Santillana, Stielike e Juanito.
Dunque Ajax e Real Madrid raggiungono le semifinali e non finiscono accoppiate assieme, facendo già pensare ad un epico scontro nella finalissima che si giocherà proprio nella tana degli spagnoli…

POTENZA TEDESCA

Il Real Madrid fa il suo dovere all’andata delle semifinali, quando supera per 2-0 l’Amburgo grazie a una doppietta di Santillana nel finale.
Il vantaggio ottenuto in casa fa pensare ai madrileni già in finale, ma i tedeschi hanno piani ben diversi.
Cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, l’Amburgo può contare su una formazione di tutto rispetto, con alcuni giocatori ormai in pianta stabile della Die Mannschaft, come Manfred Kaltz e Horst Hrubesch, oltre al talentoso Felix Magath, fantasista della squadra.
Oltre ai talenti locali, i tedeschi possono contare anche sulla qualità di Kevin Keegan, ex fenomeno del Liverpool di inizio anni ’70.
È proprio l’inglese, il 23 aprile 1980, a guadagnarsi il calcio di rigore che sblocca il match al ritorno, dopo dieci minuti di gioco. Dal dischetto Kaltz batte senza problemi Garcia e porta avanti i tedeschi.
La spinta dell’Amburgo alla ricerca della rimonta è incessante e dopo qualche minuto arriva il 2-0 con Hrubesch che riceve un bel cross di Reimann e mette in rete di testa.
A questo punto, con il punteggio in perfetta parità, il Real ha l’unico sussulto della sua partita, con Cunningham che sfrutta un’uscita decisamente maldestra del portiere tedesco Kargus e realizza il 2-1 con un delicato pallonetto. La rete subita spezzerebbe le gambe a molte squadre, specie dopo l’avvio magnifico messo in atto dal’Amburgo, invece i padroni di casa continuano ad attaccare e capitalizzano al meglio le occasioni create.
Al 37’ Kaltz si regala un’altra gioia con un siluro dalla distanza, mentre poco prima del duplice fischio tocca a Hrubesch realizzare la propria doppietta, ancora di testa, su cross di Memering.
Il secondo tempo è una pura formalità per l’Amburgo, che trova anche il 5-1 con lo stesso Memering nel finale.
Dunque l’Amburgo è la prima finalista, mentre la seconda verrà fuori dalla sfida tra l’Ajax e i campioni uscenti del Nottingham Forest.

LO SCHERZO CONTINUA…

Il 9 aprile 1980 al City Ground va in scena l’andata della semifinale tra i Tricky Trees e i Lancieri, in un match che solo pochi anni prima sarebbe stato totalmente assurdo vista la storia dei due club.
Gli inglesi di Clough dimostrano di non avere nessun timore reverenziale nei confronti degli olandesi e partono a spron battuto, trovando il vantaggio poco dopo la mezz’ora con Francis, ben appostato durante un corner dalla sinistra.
La partita è a senso unico e solo l’imprecisione del Nottingham permette all’Ajax di rimanere a galla, fino al 61’, quando un’uscita spericolata di Schrijvers su Francis induce l’arbitro a concedere un rigore ai padroni di casa, trasformato da Robertson.
Due settimane dopo in Olanda l’Ajax tenta di rientrare in partita, ma riesce solamente a trovare uno striminzito 1-0, firmato da Søren Lerby.
Nonostante l’uscita dei Lancieri, il danese si porta a quota 10 reti in Coppa dei Campioni e si laurea capocannoniere della competizione.
Al fischio finale è festa per il Nottingham, che per la seconda volta consecutiva è in finale.

DUE SU DUE

28 maggio 1980, da cinque giorni i cinema proiettano uno dei più grandi film horror di sempre, “Shining” che mette in luce uno strepitoso e incontenibile Jack Nicholson, diretto dal genio di Stanley Kubrick.
Al Santiago Bernabeu di Madrid va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1979/80, tra Amburgo e Nottingham Forest.
Purtroppo per gli appassionati entrambe le formazioni sono prive dei loro bomber, infatti Horst Hrubesch, soprannominato “Testa di Mostro”, vista la sua proverbiale e letale capacità nel realizzare gol di testa è costretto in panchina da un fastidioso problema fisico, mentre Trevor Francis, l’uomo che aveva deciso la finale dell’edizione precedente, è ai box dopo la rottura del tendine d’achille, il primo di una lunga serie di infortuni che mineranno la carriera del centravanti inglese, che giocherà anche in Serie A con Sampdoria e Atalanta.
La partita è decisamente dimenticabile, visto che Brian Clough ha deciso di giocare un match difensivo, visto il potenziale delle bocche di fuoco dell’Amburgo.
Nonostante l’atteggiamento remissivo sono proprio gli inglesi ad aprire le marcature al 20’, con Robertson che chiude un triangolo con Birtles e fulmina Kargus dal limite.
L’1-0 regge per tutto l’incontro, coronando per la seconda volta consecutiva il Nottingham Forest come Campione d’Europa, unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati nazionali.

Dopo l’exploit doppio dei Tricky Trees è tempo di tornare a ruggire per le big europee, che cannibalizzeranno la Coppa dei Campioni 1980/81. Appuntamento tra tre settimane per la prossima puntata.

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Annuncio inaspettato di Giroud: “Se vinciamo l’Europeo mi ritiro”

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Pronostico Olanda-Francia

Interpellato, come molti altri, sul sorteggio dei gironi di EURO2024, il centravanti del MilanOlivier Giroud, ha fatto il punto sulla situazione della sua Francia ai microfoni di RMC Sport.

“Siamo un gruppo compatto e unito, vado d’accordo con tutti, anche con i più giovani di cui potrei essere padre. Il Mondiale perso in quel modo ha fatto male, se avessimo vinto avrei smesso, ora faccio una promessa: se dovessimo vincere l’Europeo mi ritirerò“.

CAMBIO DELLA GUARDIA

Giroud, in pianta stabile nella rosa della Francia dal 2011, miglior marcatore dei Bleus con 56 gol e terzo per presenze dietro a Lloris e Thuram, ha vissuto diverse esperienze con la maglia della sua Nazionale.
Dai primi tornei importanti, EURO2012 Brasile2014, dove la Francia iniziava a porre le basi per il futuro, fino ad arrivare alla vittoria del Mondiale di Russia 2018, apice della carriera del centravanti. Ma oltre ai successi sono state molte anche le delusioni, in primis le sconfitte in finale a EURO 2016, giocato in casa e a Qatar 2022.
Una lunga pagina di storia francese e del calcio in generale sta dunque per terminare.

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Il programma delle partite della fase ad eliminazione diretta di Euro2024: le partite fino alla finalissima

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Dopo il sorteggio dei gironi di Euro2024, in programma in Germania tra i mesi di giugno e luglio, è il momento di guardare i calendari, specialmente quelli della fase ad eliminazione diretta, dove passeranno le prime due di ogni raggruppamento e le quattro migliori terze.

Quello che segue è dunque lo schema ufficiale della manifestazione. Vi ricordiamo che l’Italia è capitata nel girone B con Spagna, Croazia ed Albania: proprio con quest’ultima ci sarà l’esordio per la squadra di Spalletti, poi Spagna e infine Croazia.

OTTAVI DI FINALE

sabato 29 giugno 2024 – 2A vs 2B (partita 37)
sabato 29 giugno 2024 – 1A vs 2C (partita 38)
domenica 30 giugno 2024 – 1C vs 3D/E/F (partita 39)
domenica 30 giugno 2024 – 1B vs 3A/D/E/F (partita 40)
lunedì 1 luglio 2024 – 2D vs 2E (partita 41)
lunedì 1 luglio 2024 – 1F vs 3A/B/C (partita 42)
martedì 2 luglio 2024 – 1D vs 2F (partita 43)
martedì 2 luglio 2024 – 1E vs 3A/B/C/D (partita 44)

QUARTI DI FINALE

venerdì 5 luglio 2024 – W41 vs W42 (partita 45)
venerdì 5 luglio 2024 – W39 vs W37 (partita 46)
sabato 6 luglio 2024 – W43 vs W44 (partita 47)
sabato 6 luglio 2024 – W40 vs W38 (partita 48)

SEMIFINALI

martedì 9 luglio 2024 – W45 vs W46 (partita 49)
mercoledì 10 luglio 2024 – W47 vs W48 (partita 50)

FINALISSIMA

domenica 14 luglio 2024 – W49 vs W50

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