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Calcio Internazionale

Il paradossale fenomeno United

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Un sesto posto maturato al termine di una stagione controversa e non in linea con la propria storia. Ma non solo. L’imminente esodo di stelle in cerca di fortuna verso lidi più fortunosi e il sempre più decrescente appeal a livello di competitività nazionale e internazionale stanno caratterizzando il momento storico del Manchester United.

Fonte: profilo instagram @manchesterunited

Una realtà, quella dei red devils, sempre più aggrappata alla gloria di antiche tradizioni del passato e sempre meno ancorata a mancati fasti del presente. Una squadra sempre più lontana dalla superpotenza calcistica che fino a non troppo tempo fa dominava il mondo in termini sportivi ed economici. Un processo, quello del club di Old Trafford, figlio di una mancata reazione di fronte alle difficoltà maturate alla fine del ciclo Ferguson.

DALLE SPESI FOLLI…

Paradosso. Un termine azzeccato per descrivere appieno ciò che sta contraddistinguendo il Manchester United. Una situazione controversa che passa per poli diametralmente opposti, per una serie di fattori positivi da un lato e negativi dall’altro.

In primis si consideri il lato sportivo. La società di Manchester è reduce come detto prima da un sesto posto in Premier League. Un risultato non all’altezza della propria fama e del valore dei propri mezzi. I Red Devils rimangono a livello nazionale la società più vincente d’Oltremanica con 20 titoli ma faticano a tenere il passo con le rivali al titolo. Dal Manchester City che sta collezionando un ventaglio di vittorie sempre più ingente (2 consecutivi nelle ultime 2 stagioni, 4 negli ultimi 8 anni) ai rivali di sempre del Liverpool, reduci dalla vittoria in Champions League e ad oggi a un livello nettamente superiore rispetto ai diavoli rossi.

City e Liverppol, due realtà parallelamente vincenti che stanno dominando in Premier League e in Europa. Dalla tradizione che il Liverpool continua a portare avanti (i reds sono reduci dalla loro sesta vittoria in Champions League) a quella che i citizens stanno costruendo poco a poco, nel segno di costanza e di trofei conquistati. Fonti: profili instagram @liverpoolfc e @mancity

Un lascito, quello sportivo, orfano di una leadership a livello manageriale anzitutto. La fine del ciclo Ferguson ha decretato un vero e proprio tsunami sulla panchina dello United. Per quanto siano effettivamente innegabili le vittorie (2 Community Shield, 1 FA Cup, 1 League Cup e 1 Europa League) la solida tradizione che aveva contraddistinto per decadi la società inglese è venuta meno. Il club non ha saputo infatti dare le giuste garanzie a un ambiente sempre meno disciplinato e privo di leadership radicate e sempre più anarchico e lasciato a sè stesso.

Le conseguenze più evidenti sono evincibili in chiave mercato. Nel giro di 6 anni i diavoli rossi hanno speso la bellezza di 966 milioni di euro nel mercato in entrata. Una cifra ai limiti della follia in virtù dei risultati sportivi. Specie se si considera per chi queste cifre sono state investite. Dai 100 milioni spesi per riportare un Paul Pogba svincolatosi pochi anni prima a costo zero ai 60 milioni investiti per Fred. Si pensi poi agli 85 milioni investiti per Romelu Lukaku, ai 34 per Alexis Sanchez, ai 38 per Eric Bailly, ai 37,5 per Luke Shaw… e via discorrendo, in una lista fin troppo lunga di calciatori che hanno deluso le aspettative.

L’acquisto di Aaron Wan-Bissaka per 55 milioni di euro è solo l’ultimo di una serie di acquisti azzardati e spesso sovrastimati da parte del club inglese. Coi risultati sportivi a sostegno della tesi. Fonte: profilo instagram @manchesterunited

Delusioni che continuano se si considera poi il bilancio in negativo nel solo rapporto acquisti-cessioni. Sul fronte uscita, infatti, lo United ha incassato in altrettante 6 stagioni 277 milioni di euro. Tanti, troppi soldi spesi. E se la follia del mercato di oggi permette un trend di questo tipo in chiave di investimenti per cartellini di giocatori i risultati deludenti denotano un fallimento su tutta la linea della politica societaria del Manchester United.

…ALLA PARADOSSALE CRESCITA DEL BRANDT

Ma nonostante il ventaglio di fattori negativi che caratterizza il Manchester United la società inglese prospera. In chiave economica quantomeno.

Secondo quanto riportato dal sito transfermarkt.com i red devils in quanto a valore della rosa occupano il quinto posto in Premier League. Una posizione in linea coi risultati sportivi dell’ultima annata. Ma se sul piano sportivo i risultati, quantomeno sulla carta, risultano in linea con le previsioni è sul piano finanziario che si crea il paradosso.

Fonte: profilo instagram @manchesterunited

La faraonica linea d’azione dei diavoli rossi è infatti sostenuta da un fattore guadagni clamoroso nel suo insieme. Tanto da rendere il club di Manchester la terza società calcistica di maggior valore al mondo, dietro solo a Real Madrid e Barcellona. Un qualcosa di paradossale in virtù dei risultati sportivi, di quel fattore campo che alla fine dovrebbe essere il più importante nel gioco del calcio. Almeno in teoria.

La crescita del brandt è testimoniata poi dalla linea continua di investimenti da parte del club. Si consideri soltanto che il prossimo anno aprirà il “Manchester United Experience Center“, una nuova struttura con cui la società inglese intende espandersi in Cina. Verso quel mercato che rappresenta la nuova America, quel nuovo mondo in termini di investimenti. Da Pechino e Shanghai prima a Shenyang e altre città in oriente poi.

Fonte: profilo instagram @manchesterunited

Con questa mossa il club intende capitalizzare gli oltre 200 potenziali milioni di tifosi cinesi che ha nel suo attivo. In un processo di crescita economico finanziaria senza fine.

UN APPEAL IN CADUTA LIBERA

Se da un lato il futuro economico della società sembra più che al sicuro, dall’altro i risultati sportivi, quelli che davvero contano infiammando la passione dei tifosi, viene sempre meno.

L’appeal in termini di competitività, insomma, è un fattore mancante e non all’altezza delle superpotenze europee in grado di garantire la vittoria. Da questo presupposto partono le concitate richieste di cessione da parte di pedine fondamentali come Paul Pogba e Romelu Lukaku. Giocatori che un tempo non desideravano altro che calcare il prato di Old Trafford adesso in evidente desiderio di ricercare fortuna altrove.

Fonti: profili instagram @romelulukaku e @paulpogba

Il fattore vittoria, del resto, è quello che conta nello sport. Così come nella vita. Il campione non è più intenzionato ad appellarsi alla tradizione e alla storia vincente che può contraddistinguere una società ancorata al passato, ma intende guardare al suo presente nel segno della vittoria e della gloria che ne consegue.

Elementi che, almeno per il momento, il Manchester United non è più in grado di garantire.

(Fonte immagine di copertina: profilo instagram @manchesterunited)

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Calcio Internazionale

Thuram all’Inter: perchè Marotta non deve lasciarselo scappare?

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Inter, Marcus Thuram è il primo obiettivo

Periodo di riflessioni in casa Inter, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Con Lukaku perseguitato dagli infortuni e con un futuro in nerazzurro nebuloso, Correa perennemente discontinuo e Dzeko spesso trascinatore della squadra ma impossibilitato a reggere la titolarità per tutta la stagione per una mera situazione anagrafica, l’unico vero caposaldo dell’attacco interista si rivela essere Lautaro Martinez.

Proprio per questo Marotta e la dirigenza sembrano intenzionati a iniziare a muoversi per il mercato di gennaio, e uno dei nomi principali sul taccuino dell’ex dirigente juventino sembra esser quello del figlio d’arte Marcus Thuram.

Il classe ’97 in scadenza con i tedeschi del Mönchengladbach a giugno 2023 potrebbe vestire in nerazzurro già in quest’inverno con un esborso intorno ai 10 milioni di euro, ma la trattativa pare complessa e tortuosa, soprattutto per via delle limitate disponibilità economiche dell’Inter.

CARATTERISTICHE TECNICHE

L’attaccante francese risponderebbe però alle esigenze di Simone Inzaghi per il suo attacco, alla luce della futuribilità e della completezza tecnica del giocatore.

Parliamo infatti di un attaccante duttile e dotato di molte caratteristiche interessanti, che trova nell’attacco della profondità e nella freddezza sotto porta le sue qualità principali. È dotato tra l’altro di un‘ottima progressione, coadiuvata ad una forza fisica oltre la media.

Inoltre è un attaccante dinamico e moderno, in grado di agire e di dimostrarsi pericoloso in varie zone del campo, creandosi spazi, difendendo palla e puntando con esplosività gli avversari.

LE STATISTICHE E LA TENDENZA AL “DIALOGO” COI COMPAGNI

Oltre ai 10 gol in 15 presenze nella prima di questa stagione, la statuaria prima punta ex Guingamp ha collezionato 3 assist: numeri interessantissimi per una prima punta, che dimostrano anche una predisposizione alla partecipazione con la squadra.

Inutile dire che, nel contesto nerazzurro che da anni si è consolidato nell’attacco formato da due punte, la predisposizione all’assist e alla collaborazione con un’altra punta sia una caratteristica molto importante, quasi indispensabile.

Thuram rappresenterebbe nell’attacco interista non solo una notevole risorsa tecnico/tattica, in grado di giocare con tutti gli attaccanti a disposizione e in grado di interpretare più compiti (proprio come chiede Inzaghi), ma sarebbe anche un investimento per il futuro e darebbe finalmente stabilità ad un reparto che, a parte Lautaro Martinez, negli ultimi anni è sempre sopravvissuto con operazioni di mercato temporanee e d’esperienza, a discapito della progettualità e della linea verde.

La cifra di 10 milioni tra l’altro sarebbe assolutamente vantaggiosa, dato che il giocatore ne vale almeno il doppio. L’Inter ha bisogno di svecchiare la propria rosa, e sarebbe importante sfruttare l’occasione Thuram, che tornerebbe utile non solo per la seconda parte di questa stagione, ma anche per il futuro.

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Qatar 2022 già nella storia: nessuna squadra a punteggio pieno

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Qatar 2022

Qatar 2022 entra già nella storia! La rassegna mondiale di quest’anno è la prima, da quando il format è stato allargato a 32 squadre, a non avere nessuna squadra a punteggio pieno dopo la fase a gruppi.

Per ritrovare l’ultima volta in cui è avvenuta questa coincidenza, bisogna tornare indietro di quasi 30 anni. Si tratta di USA ’94, in cui nessuna delle sei squadre arrivate prime nel girone, ottennero i tanto agognati 9 punti. Il Mondiale di Qatar 2022, inoltre, diventa anche l’ultimo e l’unico in questa statistica. Infatti, dal prossimo mondiale il numero di squadre passerà a 48 squadre.

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Tutti gli occhi su Cheddira: dalla Premier League alla Serie A

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Cheddira

Walid Cheddira è attualmente in Qatar con la nazionale del Marocco, con cui ha da poco raggiunto gli ottavi di finale. L’attaccante del Bari è reduce da un buon inizio di campionato e fa gola a tutti. Su di lui ci sono le attenzioni dei club più prestigiosi, non solo d’Italia. Il classe 1998 negli ultimi anni ha scalato le gerarchie e si è guadagnato la Serie B con grande merito. Quest’anno ha già segnato nove reti e si è dimostrato uno dei migliori della serie cadetta.

Le richieste per Cheddira non provengono solo dalla Serie A, dove Lazio e Napoli sono il pole position. Gli azzurri, inoltre, ne detengono la comproprietà insieme al Bari. Bensì, dall’estero si sono fatte vive anche squadre come il Nottingham Forest o lo Sporting Lisbona. Il Bari cerca di tener duro e trattenere Cheddira almeno fino a fine stagione, quando deciderà che fare con le offerte che arriveranno sicuramente sul tavolo.

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Calcio Internazionale

Pronostico Argentina-Australia, statistiche e consigli per la partita

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Argentina-Australia

PRONOSTICO ARGENTINA-AUSTRALIA – Argentina-Australia si propone come il match clou del sabato mondiale. Le due formazioni, infatti, scenderanno in campo alle ore 20, nella seconda sfida degli ottavi di finale, in ordine cronologico. Lo stadio Ahmed bin Ali Stadium sarà il teatro della sfida e sarà la prima partita per entrambe le squadre in questo impianto. Analizziamo insieme il pronostico e le statistiche relative a questa sfida.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Dopo uno scossone iniziale, l’Argentina ha rialzato la testa con due vittorie in due partite, conquistandosi con decisione il primo posto nel gruppo C. La sconfitta contro l’Arabia Saudita è stata messa subito alle spalle. E Lionel Messi ha indossato le vesti del capo popolo, trascinando i suoi con 2 gol e 1 assisi in tre partite. La squadra di Scaloni non ha ancora mostrato di essere lo schiacciasassi che ci si aspetta. Ma le individualità a disposizione del tecnico argentino sono di sicuro livello; non solo gli elementi storici, ma anche le nuove leve. Enzo Fernandez, Julian Alvarez e Alexis MacAllister sono i nomi che accompagnano Messi nella lista del marcatori della Seleccion in questo mondiale. L’Argentina arriva a questo match in ottima forma e sulle ali dell’entusiasmo.

L’Australia si è arrampiacata sulla seconda posizione del girone D solo all’ultima giornata, ma lo ha fatto con grande grinta e carisma. Infatti, ad eccezione della gara inaugurale terminata 4-1 a favore della Francia, i socceroos hanno mantenuto la porta inviolata negli altri due incontri. Ma, allo stesos tempo, sono stati capaci di segnare le due reti decisive per le due vittorie per 1-0, contro Tunisia e Danimarca. L’Australia torna agli ottavi di un mondiale dopo 16 anni dall’ultima volta (era il mondiale 2006 e affrontò l’Italia). Lo fa con consapevolezza dei suoi mezzi e con l’irriverenza di chi, almeno sulla carta, ha ottenuto gli stessi risultati dell’Albiceleste.

I PRECEDENTI

Le due squadre non si sono mai affrontate in un mondiale. Tuttavia, si sono affrontate ben sette volte in altre occasioni. Quattro volte si è trattato di un’amichevole, con il bilancio che recita tre vittorie per i sudamericani e solo uno, addirittura nel 1988, per l’Australia. Una volta in Confederations Cup, nel 2005: vittoria dell’Albiceleste. Ma, soprattutto, nel doppio scontro nel play-off per il Mondiale di USA 1994: dopo il pari in Oceania, al Monumental fu l’autorete di Tobin a consegnare il passaggio ai padroni di casa.

PRONISTICO ARGENTINA-AUSTRALIA

Sembra difficile non pensare ad una vittoria dell’Argentina, superiore sotto tanti aspetti. Con un Messi così, gli uomini di Scaloni sono una minaccia per chiunque. Ma oltre alla Pulce, il resto della squadra è pronta a combattere per il suo condottiero. L’Aranito Julian Alvarez ha scavalcato Lautaro Martinez nelle gerarchie per il ruolo di centravanti e si è dimostrato un giocatore di immenso valore. Ma sarebbe un errore sottovalutare la grinta del Toro, anche in entrata dalla panchina.

Tuttavia, vietato pensare ad una gara semplice per la Seleccion. L’Australia sa stare in campo e ha dei meccanismi difensivi perfettamente rodati. Dunque non è da escludere anche una vittoria con un basso scarto di gol. Il nostro consiglio e di andare sul sicuro con l’1, strizzando l’occhio all’under 2,5 per i più temerari. Se poi si è amanti del rischio, si potrebbe pensare anche ad una graa congestionata e ad un X alla fine dei 90′.

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