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Il podio di Seb e Lewis come Schumi

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Chelsea

L’ultimo weekend di Formula 1 è stato il più entusiasmante della stagione. Una gara che non si vedeva da tempo per via dello strapotere della Mercedes visto per tutta la stagione ed una battaglia che per il mondiale piloti che ha visto soltanto una lotta tra Bottas, a sprazzi Max Verstappen e il solito Lewis Hamilton. Polemiche per un asfalto nuovissimo ma senza aderenza che con l’aggiunta della pioggia si è trasformato in una vera pista di ghiaccio per i piloti. Tutti questi fattori hanno trasformato il Gran Premio della Turchia nel più imprevedibile della stagione.

LA F1 CHE DIVERTE

Gara incredibile e divertente. Una pista nuovamente bagnata dove difficilmente si potrà passare ad un cambio gomme verso l’asciutto. E infatti già dalla partenza si vedono i primi colpi di scena. Verstappen rimane piantato alla partenza finendo a metà classifica, Bottas e  Ocon sono invece coinvolti in un incidente senza grandi danni ma che gli porta nelle retrovie. Vettel parte benissimo e grazie ai molti regali degli altri piloti (compreso Hamilton) finisce dalla undicesima posizione alla terza posizione nel primo giro. Leclerc invece parte male e perde ulteriori posizioni finendo in sedicesima posizione.

Nella prima parte di gara, la Racing Point e la Red Bull hanno il ritmo migliore ma proprio un errore di Verstappen cambia in un certo senso la gara: nel tentativo di sorpassare Perez perde il controllo finendo fuori pista dopo un testacoda e viene sorpassato dal compagno di scuderia Albon, Vettel ed Hamilton. Inoltre sarà costretto a cambiare le ruote perché spiattellate nel semi-incidente. Intanto Leclerc imprime un ritmo incredibile e anche grazie ad una buona strategia riesce a recuperare il tempo perso.

A metà gara, la situazione cambia: Stroll dopo il cambio gomme crolla totalmente dopo aver condotto gran parte della corsa. Leclerc supera Verstappen, Sainz e Vettel raggiungendo incredibilmente la terza posizione. Ma il capolavoro è firmato ancora una volta sempre da Re Lewis. Supera Perez e giunge al traguardo con delle ruote intermedie usate per ben 50 giri, conquistando il suo settimo titolo. Mentre il colpo di scena che poteva regalare il secondo posto al monegasco della Ferrari, invece, sfuma alla penultima curva sbagliando la staccata e venendo sorpassato da Checo e il compagno di squadra. Ma la grande delusione di giornata è sicuramente Bottas, uscito spesso dalla pista per tanti errori e SuperMax. L’olandese che partiva secondo, poteva e doveva sfruttare una grande occasione, ma la troppa rabbia per la pole position mancata e la fretta lo hanno condotto a tanti errori.

UNA FERRARI ARREMBANTE

Dopo una qualifica davvero deludente, la strategia Ferrari per ottenere un passo gara migliore alla fine ha pagato. Un risulltato in classifica come quello della Turchia non si vedeva da quasi un anno. E se Leclerc non avesse fatto quello errore, chissà se Vettel avrebbe compiuto la magia su Sergio Perez per ottenere il secondo ed il terzo posto. Nonostante tutto, per la Ferrari è stata una gara positiva e sicuramente i nuovi aggiornamenti portati fanno ben sperare in vista anche della prossima stagione.

Ma a portare soprattutto il sorriso è sicuramente il podio di Seb. Dopo una stagione condizionata anche dal divorzio a fine 2020 con la Rossa ed una macchina non all’altezza, un podio può significare come una vittoria e i tifosi italiani e della Ferrari nel mondo. Proprio Sebastian che non ha mai rilasciato una parola fuori posto se non qualche frecciatina al Team Principal Mattia Binotto. Ha sempre definito un sogno quello di guidare una Ferrari come il suo idolo tedesco Schumacher e per tanti non meritava questo trattamento e il non rinnovo con la macchina italiana per il 2021…

LA RABBIA DI CHARLES

Il team radio dopo la gara mostra tutta la delusione e la rabbia di Leclerc, che dopo un’ottima gara ha buttato un podio praticamente fatto. Binotto in collegamento da Maranello ha provato a consolare Charles che si è sfogato con alcuni francesismi in italiano, lingua che ormai conosce benissimo e che parla da adolescente.

“Sono estremamente deluso da me stesso. Ho sbagliato all’ultima curva e non c’è molto altro da dire, perché alla fine è il risultato che conta. Mi dispiace per la squadra, perché oggi potevamo finire secondi. D’altra parte, sono contento per Seb perché finora ha avuto una stagione difficile e si merita completamente questo primo podio. “

Anche Sebastian Vettel ha rilasciato delle dichiarazioni per cercare di difendere il suo compagno di scuderia.

“Charles ha superato la Racing Point, ma ha avuto un bloccaggio alla curva 12, quindi sono entrato e ho perso solo di poco anche il secondo posto. Mi dispiace per lui e posso capire che è molto arrabbiato per quello che è successo, perché in molti modi mi vedo in lui. Ma è così forte che molto presto, questo giorno sarà completamente irrilevante nella sua mente. Ha fatto una grande gara.”

RE LEWIS XII

Per il quarto anno consecutivo, Lewis Hamilton ha conquistato il titolo di campione del mondo. Non meritato, meritatissimo. Un compagno di squadra che non lo ha quasi mai impaurito, supportato da un team incredibile che ha messo a disposizione una vettura superiore alle altre. Dopo aver superato Schumacher come record di vittorie in carriera, ora lo ha eguagliato anche nei titoli mondiali. Il battito su chi sia il più forte rimarrà eternamente aperto, un po’ come Maradona o Pelè, LeBron James o Michael Jordan etc. per tutti gli altri sport.

E nonostante tutte le critiche come “Guida una macchina troppo veloce”, “Non ha rivali in pista”, “Tutti con quella macchina vincerebbero” lui ha sempre dimostrato di essere il migliore. Lewis ha segnato un’epoca e la storia della Formula 1 ed il suo nome verrà ricordato per sempre. Simbolo anche del movimento Black Lives Matter , dove la squadra lo ha seguito per questa stagione cambiando il colore della livrea da argento a nero, è un esempio per moltissime persone. Le lacrime dopo aver tagliato il traguardo e prima di scendere dalla vettura, dove Vettel si congratula, riassumono tutta la passione di questo campione. E quando si incontrano leggende di questo tipo rimane soltanto una cosa da fare: alzarsi in piedi, applaudire e togliersi il cappello. Chapeau per Lewis!

“Questo è per tutti i bambini là fuori … che sognano l’impossibile!”

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ESCLUSIVA – Bagnulo tra padel e calcio: “Juan Lebron mi ricorda Mbappé”

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Bagnulo

ESCLUSIVA BAGNULO – La coppia di giornalisti Gianluigi Bagnulo e Dario Massara si è cimentata, per Sky Sport, alla narrazione in telecronaca del padel, uno sport che è spopolato in questi ultimi anni per giocatori amatoriali e professionisti in tutto il mondo. Dalla loro esperienza sul campo ne è nato un libro pieno di contenuti interessanti sia per i grandi conoscitori di questo sport che non, inglobando personaggi di rilievo ed ex calciatori: “Padel Mania” è questo e tanto altro. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluigi Bagnulo, giornalista per Sky Sport e attuale telecronista di padel per la nota emittente.

Cominciamo con il dire che ormai il padel si è sparso a macchia d’olio anche nel nostro paese. Quali sono stati, secondo te, i tre personaggi fondamentali per poter espandere il padel in Italia? 

“La prima persona fondamentale per l’espansione del padel è stata Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel. Ha lavorato con la sua squadra per rendere questo sport accessibile a tutti e soprattutto glamour: visibile dal punto di vista mediatico attraverso personaggi mediatici. Portandolo in televisione e utilizzando l’immagine di personaggi appassionati di padel che avevano un grosso seguito, ha costruito delle basi solide al pari di altri sport. A tal proposito è stato fondamentale l’incontro con il presidente del PSG, Al-Khelaifi, che raccontiamo all’interno del libro. Non voglio raccontarvi troppo: vorrei che tutti leggessero la storia sul libro. La seconda persona che cito è Fernando Belasteguin perché la sua storia è una dimostrazione incredibile di professionalità, capacità di durare nel tempo e costante promozione al padel: il suo nome è una calamita per gli occhi delle persona che porta visibilità a questo sport. La sua disponibilità ai tornei in Italia è stata decisiva per l’avvicinamento di tante persone. Più che una terza persona cito il gruppo di ex calciatori, partito da Roma e poi diffuso in tutta Italia che grazie all’enorme seguito di cui godono hanno fatto sì che la gente conoscesse il padel grazie a loro”.

Quando hai sentito, insieme a Dario il momento di dire “mettiamo tutto nero su bianco”?

La scintilla è scoppiata quando ci siamo resi conto che le domande da casa durante le telecronache erano decuplicate, insieme alla loro competenza. Abbiamo capito allora che il padel era diventato mania a tal punto da poter parlare alla gente con un libro. Uniti dal percorso in telecronaca con Dario la sensazione è stata reciproca. Abbiamo deciso, dunque, di scrivere questo libro per raccontare tutte le storie che abbiamo imparato nel corso degli anni sui giocatori, chiarire regole contorte e raccontare tutto ciò che un appassionato di padel ha piacere di leggere”.

Il pensiero a freddo di quando ti hanno detto per la prima volta che avresti fatto le telecronache di padel?

“Ci giocavo già da 5 anni. Mi sono reso conto che conoscevo lo sport ma non avevo ancora il vocabolario per raccontarlo. A differenza del calcio, dove parto con una base molto solida costruita negli anni prima da appassionato, poi da giornalista per Sky Sport, avrei dovuto rimettermi sui libri: rimettermi a studiare. Così è stato perché dovevo conoscere al meglio i giocatori e le dinamiche per poi raccontarle alla gente, anche se tanto è stato imparato sul campo. Tanti termini li abbiamo imparati dalle nostre seconde voci e opinionisti che da anni erano in questo mondo: da Gustavo Spector a Saverio Palmieri, passando poi per Niccolò Cotto, Emiliano Siciliani, Mauricio Lopez Algarra e tanti altri. Ogni telecronaca aggiungeva conoscenza per diventare più credibile su questo sport”.

Siete riusciti a raccogliere i maggiori esponenti del padel italiano ed ex calciatori nel libro, insieme al “Goat” Belasteguin: il vostro libro è interessante sia per il neofita che per il più grande appassionato. Era il pieno obiettivo? Quali erano le aspettative?

“L’obiettivo era arrivare a tutti. Cercare di parlare a qualsiasi fascia di “padelisti” presenti in Italia. Dal giocatore più appassionato, chi gioca ma voleva sapere di più, fino a chi lo pratica sporadicamente o lo segue quando capita. Nel corso di questo mese di pubblicazione abbiamo ricevuto feedback positivi da tutte queste fasce. C’è chi ha potuto approfondire la conoscenza dei personaggi che aveva visto giocare ma di cui non sapeva la storia, chi ha trovato l’ironia dei “10 padelisti tipici” e chi, ancora, ha risolto ogni dubbio sul regolamento”. 

Sky Sport è stata l’emittente precursore di questo sport: sentite di prendervi anche voi il merito?

Lasciamo che lo dica Belasteguin. Nella prefazione che ha scritto per il nostro libro, per cui lo ringrazierò sempre, ha citato direttamente Sky Sport come televisione che ha contribuito alla crescita del padel in Italia acquisendo i diritti per prima, aiutandone la diffusione. Ci siamo mossi in anticipo, siamo contenti dei risultati e di aver preso parte alla crescita di questo sport”

La gente cresce con il padel e viceversa. Dove pensi si possa arrivare in futuro e perché non è la solita moda del momento? 

Non è una moda perché implicherebbe che duri poco e poi passi. Il padel, invece, è in costante espansione: ogni giorno c’è più gente che ci gioca, ci investe e lo guarda. Penso che siamo solamente all’inizio di questo processo, il margine di crescita è infinito: continueranno ad aprire i campi e ci appassionerà ancora di più quando avremmo giocatori italiani pronti a competere contro i migliori al mondo”.

Uscendo un attimo dai riflettori: quale giocatore pensi che salirà sul tetto del mondo?

Questo è stato l’anno della consacrazione di Coello: è finito il tempo di chiamarlo “Arturito”, adesso è diventato Arturo. È stato l’anno in cui ha dimostrato che è pronto a prendersi il numero 1 del ranking nei prossimi anni. Tra i giovani ragazzi a me piacciono Miguel Yanguas, sulla stessa strada di Lebron, che è un giocatore di destra che vale come uno di sinistra può giocare sia a destra che a sinistra e dotato di una delle più belle volee di rovescio nel circuito. Inserisco anche Javier Garrido, che può contare su una prepotenza fisica e smash da paura”.

Siccome prima abbiamo citato dal libro i “10 padelisti tipo”, in quale categoria ti metteresti?

Sono un umile giocatore di destra, che ha imparato a giocare bene con la parete avendo poca mano. Tra i profili elencati nel libro sono sicuramente il “rosicone” che se perde la prende male ma allo stesso tempo è consapevole dei suoi limiti” 

Sbilanciamoci sui confronti: potresti paragonare giocatori come Lebron, Belasteguin, Tapia a tre stelle del calcio mondiali?

Juan Lebron mi ricorda Mbappé. Talento puro, mezzi atletici devastanti e quel pizzico di egoismo che lo rende non facilmente simpatico ai suoi compagni di squadra. “Bela”, invece, è stato accostato erroneamente a Messi poiché entrambi argentini. C’è una grossa differenza tra i due: Messi è un talento naturale mentre Belasteguin è un conoscitore supremo del gioco molto più di un talento naturale. Con questa premessa lo paragono a Xavi: una leggenda che anche in tarda età riesce a rimanere al livello con gli altri.. Infine, per Tapia, ho scelto Dybala, ovvero un altro argentino, perché come tutti i talenti puri può risultare incostante, ma quando è nella giornata giusta ti regala dei gesti tecnici che non vedi da nessun altro”.

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Buona la quinta: la Laver Cup va a Team World

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Tennis, Federer si ritira

La quinta edizione della Laver Cup è quella decisiva per il Team World che dopo il pesante 14-1 rimediato l’anno scorso a Boston ha vinto questa edizione 13-8 alla O2 Arena di Londra.

La partita decisiva è stata quella che ha visto Tiafoe vincere al super tie-break contro Tsitsipas per  1-6, 7(13)-6, 10-8. Il greco avrà non pochi rimpianti dato che al secondo set ha sprecato ben quattro match point ed ha avuto la peggio nel quinto super tie-break giocato in otto partite di singolo in questa Laver Cup.
Ad avere qualche rimpianto è anche il britannico Jamie Murray che venerdì ha perso con un po’ di sfortuna la partita contro de Minaur 7-5, 3-6, 7-10.

La sconfitta per Team Europe arriva un po’ a sorpresa in questo torneo. Per la prima volta dalla creazione del trofeo Björn Borg ha avuto a disposizione nel suo team i Big 3+1. L’unico giocatore di questo clan leggendario a portare punti alla sua squadra è stato però  solo Djokovic, vincitore nel singolo contro Tiafoe e nel doppio in coppia con Berrettini contro il duo de Minaur/Sock.

Tiafoe: MVP della Laver

Il mattatore tecnico ed emotivo della squadra allenata da John McEnroe è stato proprio Tiafoe, hype-man del Team World e scelto dal suo connazionale per giocare la partita decisiva alla quale si arrivava con il risultato di 8-10 per Team World.
Il giocatore originale del Maryland non ha deluso e non ha sentito la pressione, confermando il suo buon momento di forma in questo finale di stagione che agli US Open gli ha permesso di eliminare, tra gli altri, Nadal e Rublev.
La vittoria contro il maiorchino è arrivata due volte quest’anno, considerando anche quella nel doppio conseguita venerdì sera.
Chissà che questo finale di stagione molto positivo non gli dia finalmente a 24 anni la continuità che serve per entrare nel gruppo dei giocatori più forti.

Il momento più alto sportivamente ed emotivamente del torneo amichevole (ma non troppo) è stato senza dubbio il match d’addio di Federer giocato in coppia con l’amico di sempre Rafa Nadal. Nonostante i due siano usciti sconfitti contro gli statunitensi Sock e Tiafoe, l’ultimo ballo di King Rog non avrebbe potuto avere un partner migliore.

Il prossimo grande appuntamento tennistico saranno le ATP Finals che si giocheranno a Torino dal 13 al 20 novembre. La grande incognita del torneo conclusivo della stagione tennistica potrebbe essere la presenza di Nadal.
Rafa, che non ha mai vinto le Finals, ha lasciato Londra dopo la prima giornata di partite per stare vicino alla moglie e per recuperare energie mentali e fisiche dopo un’annata molto intensa cominciata con le vittorie a Melbourne e Parigi per poi subire un rallentamento a causa dell’infortunio rimediato a Wimbledon.

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Berrettini on fire in Laver Cup: due vittorie su due e vantaggio Europa

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Berrettini

La giornata di ieri di Laver Cup non era facile. Dopo l’addio di Federer, scendere in campo con la testa libera non era proprio la cosa più scontata di tutte. Eppure, Matteo Berrettini è riuscito ad andare oltre e a regalare punti preziosi al Team Europa.

Il primo singolo della giornata lo ha visto impegnato contro Auger-Aliassime, talento canadese contro cui l’italiano aveva già vinto 3 volte su 4. E dopo due set abbastanza spettacolari, è riuscito a fare suo anche questo incontro. 7-6, 4,6, 10-7 per Matteo.

In serata, invece, Bjorn Borg ha deciso di schierarlo anche per il doppio con Novak Djokovic, sceso già in campo poco prima (e vittorioso) contro Frances Tiafoe. Tuttavia, come se niente fosse, i due hanno regalato parecchio spettacolo, imponendosi su Sock e De Minaur con un secco 7-5, 6-2.

8-4 per l’Europa (il sabato raddoppiano i punti), che affronterà l’ultima giornata di gara con un vantaggio non indifferente. Alle 13 di nuovo in campo Berrettini, impegnato con Murray nel doppio di giornata.

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Kakà, nuova avventura: correrà la maratona di Berlino

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Ricardo Kakà, dopo aver chiuso la sua carriera calcistica nel 2017 ad Orlando, è pronto a cimentarsi in una nuova disciplina sportiva: infatti, il brasiliano correrà domenica la maratona di Berlino.

Ripensando alle sue gesta, soprattutto nei primi anni al Milan, non viene molto difficile immaginarsi un Kakà corridore, considerando la sua straordinaria capacità atletica, in particolare nel cambio di passo.

Ma per la leggenda della Seleçao la buona riuscita della gara è tutt’altro che scontata. Ecco le sue impressioni in merito:

Più che altro, quello che mi porto dal professionismo è la mentalità. Il mio corpo è abituato ad altri movimenti. Sarà la mia prima volta sui 42 chilometri e l’obiettivo è stare sotto al tempo di 3 ore e 40 minuti“.

L’ex numero 22 rossonero ha poi aggiunto: “Sarà una maratona pianeggiante in una città molto bella, con una buona atmosfera. Tutto ciò mi ha fatto venire voglia di correre a Berlino“.

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