Il post-lockdown sarà costituito da un campionato a parte, in cui le logiche precedenti sarebbero venute meno. Era questo il litemotiv di metà giugno, quando tra protocolli e voglia di riprendere le redini della vita la Serie A ritrovava la normalità. Le previsioni sono state rispettate, in quanto il ritorno dalla pausa forzata ci ha consegnato convinzioni diverse, sogni impossibili diventati realtà o incubi sempre più reali. Potremmo riassumere così i movimenti visti in classifica, eccezion fatta per quelle squadre che hanno saputo mantenere un certo equilibrio in tutto l’arco della stagione.

IL GRUPPO CHAMPIONS

Se parliamo di equilibri, ciò che non è variato da marzo ad oggi sono le prime quattro squadre in classifica. La Juventus è rimasta in vetta, pur sperando di trionfare in tutti gli incontri restanti. Si è inceppata il 7 Luglio, in una mezz’ora in cui il Milan ha fatto il bello e cattivo tempo. Ha poi arrancato anche nelle successive partite, contro Atalanta e Sassuolo, trionfando sì con la Lazio ma ricadendo a Udine ieri. L’annuncio di Pjanic al Barcellona e la perdita di brillantezza di alcuni uomini chiave non ha giovato. I gol, ed il feeling finalmente perfetto tra Dybala e Ronaldo hanno però aiutato a rimanere a galla. Ad oggi, dietro segue l’Atalanta, a soli sei punti: a marzo sembrava difficile, ma non impossibile, perché la Dea aveva iniziato a rallentatore causa Champions League. La qualificazione, il bel gioco, i ritmi alti ed il morale a mille hanno contribuito a creare uno spauracchio di dimensioni europee. Recuperare 6 punti sui 9 disponibili alla Juventus può sembrare impresa da pochi, e non è detto che il Papu e compagni non siano tra quelli: le 8 vittorie su 10 incontri lo dimostrano.

Accomuniamo Inter e Lazio come “delusioni” del rush finale, con diversa entità. Dai nerazzurri ci si aspettava che fossero lì sino a fine anno, e così non è stato. Al netto, hanno penalizzato i troppi pareggi e la sensazione di una squadra scarica, anche mentalmente. Ci sono stati sprazzi di gioco, di idee contiane che questa squadra ha assimilato con sapienza, ma la strada è comunque più lontana del previsto. I biancocelesti hanno invece raggiunto l’obiettivo ieri, nella vittoria contro il Cagliari. Si sono rivisti i concetti che avevano fatto innamorare l’Italia: verticalità, qualità tra le linee con Milinkovic-Savic e Luis Alberto ed un Immobile con il killer instinct. La squadra era però corta, e gli esperimenti improvvisati da fine stagione hanno fatto il resto. Ci sarà tempo, e soldi Champions, per riassettare qualche aspetto mancante.

RISVEGLIO FINALE

Profilo IG @acmilan

Il terzetto per l’Europa League, composto da Roma, Milan e Napoli, ha un solo obiettivo: evitare di partire dal punto più basso della competizione. Sarebbero dolori per la preparazione estiva. Il Milan delle tre è la squadra che di gran lunga è migliorata di più: gli stessi interpreti si sono trasformati, dando vita sicuramente alla squadra più bella dell’ultimo mese. La Roma ha giostrato tra crollo mentale e ripresa, con un Fonseca bravo a danzare sul filo senza perdere mai la volontà di avere una squadra che comandi il gioco. I molteplici cambi di giugno non solo gli hanno permesso di trovare nel 3-4-3 la chiave tattica, ma anche di capire su chi contare, aiutato dalle prestazioni del duo Dzeko-Mkhitaryan, che nulla ha da invidiare alle altre. Il Napoli invece, pur partendo bene a giugno con il trionfo della Coppa Italia contro la Juventus, ha poi rivissuto un periodo confuso che non fa ben sperare per il prosieguo.

IL BEL GIOCO STA NEL MEZZO

Nella pancia della classifica si racchiude la bella realtà italiana, quella provinciale. Che un tempo significava difendersi, oggi vuol dire giocare a viso aperto. Il possesso del Sassuolo, la freschezza del Verona, gli attacchi della Fiorentina, la combattività del Bologna, la semplicità vincente del Parma, il giusto mix del Cagliari e la quadratura della Sampdoria ne sono gli esempi. Esempi di una nouvelle vague del calcio italiano fatto di identità, voglia, preparazione tattica e fisica e tanti buoni giocatori. Se in tanti hanno torno sul definire l’Italia un campionato di catenacciari, le aspettative del post-lockdown non sono però state sovvertite: si è realmente trattato di un campionato a parte, con vincitori, vinti e protagonisti tutti nuovi che hanno riacceso la passione di un paese intero.

 

Foto di copertina profilo IG @acmilan