La politica costituisce l’organizzazione, l’amministrazione di uno stato e della vita pubblica. Il calcio è lo sport più popolare (e bello) del mondo. È quasi paradossale come due universi così apparentemente lontani siano in realtà più vicini di quanto si pensi e si influenzino a vicenda. L’ultimo esempio risale a poche settimane fa, con le polemiche legate all’inginocchiamento prima della partita degli Azzurri contro il Belgio, oppure dello scontro tra UEFA e Ungheria sulla questione legata alla comunità LGBT. Pochi sanno che nel pallone la politica ha sempre giocato un ruolo di spicco, sin dagli albori del nostro sport, sotto svariati punti di vista, dalla tifoseria alla dirigenza.

La working class inglese.
Fonte immagine: Footballa45giri.com

Il calcio operaio e il ventennio

Antonio Gramsci, uno dei più importanti pensatori nella storia della politica italiana, nel libro “Sotto la mole”definisce il calcio “Paesaggio aperto, circolazione di aria, polmoni sani, muscoli forti, sempre tesi all’azione”. Oltre a dare ampio spazio al calcio operario sul giornale L’ordine nuovo. Infatti, attorno alle fabbriche europee di fine ‘800 si riuniscono in tifoserie organizzate gli operai, che nel pallone trovano un elemento di forte aggregazione. In Inghilterra basti pensare alle squadre di città portuali. Il Southampton e le squadre di Manchester, ma anche il Barnsley, squadra dei minatori di carbone.

Manifesto di propaganda del mondiale 1934.
Fonte immagine: persemprecalcio.com

Episodio analogo si verifica in Italia con il Genoa, fondato da operai inglesi nel porto della Superba, o il Torino, da sempre anima dei lavoratori sotto la Mole. Tuttavia, il più grande simbolo dell’influenza politica nel calcio europeo durante il ‘900 è rappresentato dal periodo buio delle dittature di estrema destra. Il pallone diventa strumento di propaganda politica, utile per abbindolare le masse e funzionale ai regimi. In questo contesto lo Schalke 04, squadra del Furher, domina la scena tedesca. l’Italia vince il mondiale del ’38 in un clima di tensione politica e sociale mai vista sotto gli occhi di Mussolini; il Bologna, squadra legata al Duce, ruba lo scudetto del ’24/25 al Genoa. Prendendo esempi più felici, indimenticabili e iconiche sono le foto di Sandro Pertini che accompagna la nazionale nel trionfo dell’82 o l’esultanza di Mattarella contro l’Inghilterra.

Pertini esulta davanti a Juan Carlos re di Spagna.
Fonte immagine: Repubblica.com

Dal Barça al caso Hysaj

In giro per il mondo troviamo i recentissimi casi del St Pauli. Squadra di seconda divisione tedesca, primo e unico club al mondo dichiaratosi apertamente antifascista, antirazzista, antiomofobo. E grazie a queste “etichette”, che in fondo dovrebbero essere normale convivenza in una società civile, il St Pauli ha circa 20 milioni di tifosi e 600 fan club sparsi per il mondo. Il Barcellona a breve seguirà questo percorso, intento a perseguire la filosofia del Mes que un club, per accompagnare agli slogan azioni concrete. Come quelle del club tedesco, che ha cambiato il nome dello stadio, dedicato precedentemente a un ex collaboratore del terzo reich. Ma l’altra faccia della medaglia della politica nel calcio espone al problema delle tifoserie che sposano un’idea estremista, sia a destra che a sinistra. Se piazza come Livorno sono da sempre rosse, l’appartenenza di frange del tifo organizzato di squadre come la Lazio a gruppi neofascisti o presunti tali è un segreto di Pulcinella che ciclicamente salta all’occhio dell’opinione pubblica, per poi insabbiarsi nuovamente.

Il vergognoso striscione dei tifosi a Hysaj.
Fonte immagine: Fanpage.com

Di pochissimi giorni fa è il caso Hysaj, perfetta rappresentazione di una situazione tragicomica. Il terzino ex Napoli alla cena di presentazione in ritiro con la nuova squadra ha cantato “Bella Ciao”, canzone simbolo della resistenza italiana durante gli anni ’40, e canzone estremamente famosa in Albania. Questo gesto innocuo è stato preso di mira dal gruppo più estremista della squadra biancoazzurra con vergognosi striscioni come “Hysaj verme, la Lazio è fascista”. La strumentalizzazione della politica da parte di gruppi del tufo organizzato è una delle piaghe di questo sport, sempre più difficile da debellare. Ed è preoccupante come la Lazio non sembri intenzionata a prendere radicali provvedimenti verso questi soggetti, i quali andrebbero estirpati alla radice dal nostro sport.

(Fonte immagine in evidenza: ilsecoloxix.com)