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Il rilancio di de Boer

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Il curriculum di Frank de Boer non ha visto di recente particolari esperienze soddisfacenti. Dopo il già noto flop in Italia con l’Inter, nemmeno la scorsa avventura inglese si era conclusa nel migliore dei modi: zero punti e zero reti segnate in quattro partite, il peggior inizio di una squadra di Premier League. Se il rapporto con l’Inter era durato ottantaquattro giorni, quello con le Eagles appena settantasette. Le difficoltà incontrate dal manager olandese in Serie A e Premier hanno disegnato un nuovo profilo per l’allenatore già di Ajax e Olanda, che proprio su quelle panchine si era costruito un feedback di notevole pregio. Nell’Eredivisie quattro titoli consecutivi vinti con l’Ajax, un successo singolare a cui si legava una piacevole idea di calcio.

L’Olanda è stata fra i paesi coloniali più attivi nel XVI e XVII secolo, dando i natali a Nuova Amsterdam e a molteplici missioni religiose in tutto il nuovo mondo americano. Probabilmente il richiamo storico ha insinuato nella dirigenza di Atlanta l’idea di portare un olandese sulla propria franchigia, un nuovo pioniere che creasse un’idea di calcio in Georgia. Dunque il matrimonio s’è fatto e le aspettative di resa sono state subito piuttosto alte. L’Atlanta FC, vincitrice dello scorso torneo alla prima partecipazione, è stata un modello esemplare delle nuove franchigie degli Stati Uniti del calcio, dove programmazione e finanziamenti hanno costruito proficui settori giovanili e impianti di gioco funzionali. Ad Atlanta inoltre ha funzionato anche il rapporto con i tifosi, registrando un’attendance casalinga di 52’002 spettatori nello scorso campionato. È inoltre difficile riuscire a ottenere una visibilità tale ad Atlanta, dove il calcio è arrivato da poco e si è dovuto sedere alle spalle di baseball e football. Ma de Boer è abituato agli inizi poco soft, e le sfide, ogni anno sempre più lontano da casa  – Amsterdam -, non possono non essere il punto di partenza per introiettarsi di nuovo nel successo.

NUMERI

L’incubo che un Crystal Palace bis potesse ripetersi era sorto pure quest’anno, a marzo, all’inizio della regular season della MLS. De Boer ha esordito sulla panchina di Atlanta il 22 febbraio contro i costaricani dell’Herediano in Concacaf Champions League, perdendo 3-1 in trasferta e ribaltando il risultato al ritorno con un buon 4-0. Il dubbio sulla buona volontà del lavoro dell’olandese si è sollevato a fine marzo, quando dopo quattro incontri di campionato la squadra era ferma a due punti e sei reti subite. I primi tre punti arrivano contro i New England Revolutions il 14 aprile, salvo poi riperdere il weekend dopo in casa contro Dallas.

Non potevano non alimentarsi infuocate voci sulla credibilità di de Boer, a cui già con l’Inter e con il Palace erano state rinfacciate le eccessive difficoltà nell’iniziare un nuovo progetto tecnico. Oltretutto, se in Europa il grado di complicazione era più alto a causa dell’alto livello dei campionati – Serie A e Premier League -, stavolta negli Stati Uniti i continui tonfi hanno fatto più clamore proprio per la presunta assenza di competitività esistente negli USA. De Boer ha inizialmente pagato tutto ciò nonostante un grande supporto della dirigenza e i tentativi di far vedere un buon calcio in Georgia, provando a costruire un’identità riconoscibile e un modello per il resto del campionato. Gli è stato chiesto in pratica di costruire un progetto duraturo e funzionale, un marchio Atlanta che già al primo slot con il Tata Martino era andato oltre le aspettative.

Dunque, dopo i primi svarioni iniziali, de Boer ha raggiunto una buona linea di risultati sia in casa che in trasferta, con cinque vittorie consecutive in cui non sono stati presi gol (mentre quelli segnati sono stati otto). Nonostante l’entusiasmo progressivamente aumentato con i quindici punti raccolti, le ultime due uscite hanno bloccato i rossoneri con un 1-0 e un 2-1, tra l’altro contro avversari importanti come New York Red Bull e Real Salt Lake. L’ambizione del club è innegabilmente quella di provare a ripetere la precedente stagione in MLS e l’obbiettivo, seppur l’handicap iniziale dovuto ai magri risultati, è ancora ampiamente raggiungibile. Nella classifica a est Atlanta è quarta a 20 punti, a cinque lunghezze dal D.C. United di Wayne Rooney, precedendo invece di un punto i NY City quinti.

IL CALCIO

A suo modo, De Boer ha cercato di fare proprio come i precedenti coloni olandesi, arrivati in una terra vuota ma ricca di prospettive. La franchigia georgiana era pronta a un nuovo innesto dopo che Martino era andato ad allenare il Messico, e de Boer, da sempre aperto a nuovi esperimenti e con un idea di calcio molto radicale, ha scelto Atlanta per proporre la sua idea di gioco. I club di MLS sono franchigie ricche e aperte all’innovazione, anzi, molto disposte ad accettare paradigmi e modelli provenienti dalla scuola europea. Per questo de Boer è stato molto ben apprezzato fin dal suo arrivo: ha avuto subito un tappeto rosso in qualità di idealista europeo del calcio. Perché di fatto, escluso il recente passato, l’Ajax di de Boer è sempre stato molto piacevole da guardare, anche se in Europa, a differente del presente, lo è stato un po’ meno.

Il modulo di partenza di Atlanta è stato il 4-3-3, poi maturato in un più redditizio 4-2-3-1 in cui la qualità associativa del gioco non ha perso enfasi. Il sistema iniziale era forse un po’ troppo ambizioso e di difficile applicazione visti gli interpreti a disposizione – sono arrivati comunque per lui Gonzalo Martinez e Eric Remedi -, ma anche ora che il modulo è cambiato, seppur Atlanta abbia offerto buone prestazioni, ha ancora diverse fasi da sistemare. Tra l’altro l’olandese sta vincendo questa sfida personale senza poter contare su Ezequiel Barco nelle ultime uscite, convocato dall’Argentina under 20 per il Mondiale polacco. Davanti, El Piti Martinez sta facendo il suo con nove gol stagionali, in linea con l’ottimo risultato raggiunto dal venezuelano lo scorso campionato (capocannoniere stagionale).

De Boer deve fronteggiare ancora diverse critiche – non tutta la stampa apprezza metodi e idee del nuovo allenatore – ma le fatiche degli ultimi due mesi hanno portato ad Atlanta un record storico in MLS: cinque partite consecutive senza subire reti. Il risultato di un’idea di calcio attiva e affascinante, che non sarà (ancora) iper funzionale come quella previa di Martino ma che sta conquistando progressivamente l’affetto del Mercedes Benz Stadium. D’altronde, il contatto tra coloni e nativi non è stato mai troppo semplice.

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Calcio Internazionale

Il Messico saluta i Mondiali dopo i gironi: non accadeva dal 1978

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Negli ultimi decenni si era diffusa la convinzione che la Nazionale del Messico fosse perseguitata dalla cosiddetta “maldiciòn del quinto partido“, ossia “la maledizione della quinta partita”, che, ai Mondiali, coincide con i quarti di finale, e che il Tricolor non raggiunge dal lontano 1986.

Dopo la mancata qualificazione a Italia ’90, dunque, ebbe inizio per il Messico una lunga serie di eliminazioni agli ottavi di finale, protrattesi per ben 7 edizioni del torneo: la serie è partita da Usa ’94 ed è terminata a Russia 2018. La vittoria di stasera contro l’Arabia Saudita, la prima per la squadra del Tata MartinoQatar 2022, non ha tuttavia evitato la precoce eliminazione ai gironi di Ochoa e compagni. Nonostante avessero gli stessi punti della Polonia, i messicani non hanno potuto prolungare la propria avventura in Qatar in virtù della differenza reti inferiore a quella dei biancorosssi.

Se consideriamo che ai Mondiali del 1982 il Messico non si è qualificato, l’ultima eliminazione in cui gli Aztecas non hanno superato i gironi di un Mondiale risaliva a più di quarant’anni or sono: parliamo dei Mondiali del 1978 in Argentina.

 

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Calciomercato

Guarnieri esamina la Cremonese: “Peccato di inesperienza”

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Nicola Guarneri, direttore responsabile di CuoreGrigiorosso.com, in un’intervista rilasciata a TuttoMercatoWeb, ha analizzato la prima parte di stagione della Cremonese. I lombardi sono attualmente al terzultimo posto, con 7 punti.

La situazione attuale è molto chiara, sicuramente ha pesato molto l’inesperienza dell’allenatore e della rosa di fronte all’approdo nella massima categoria. Al resto ha contribuito la sorte, che ha privato la squadra di un giocatore come Chiriches ormai a metà settembre.

Guarneri ha preso le difese di Alvini, rimproverando invece, qualche giocatore in più.

In assenza di giocatori la Cremonese proverà a salvarsi con le idee del suo allenatore. La dirigenza è rimasta soddisfatta del gioco espresso dalla squadra, in fin dei conti non si può ottenere molto se non si hanno giocatori di qualità che possano fare l’ultimo passaggio dalla trequarti in su. Lo stesso Dessers col passare delle partite si è un po’ spento, sbagliando anche un rigore.

Non mancano infine informazioni su quello che potrebbe essere la strategia di mercato del club lombardo in vista della finestra di gennaio.

Credo che arriverà almeno un acquisto per reparto. Servirebbe un portiere di riserva, un difensore esperto, un centrocampista di qualità e un attaccante abituato alla Serie A. In uscita qualche giovane come Ndiaye Milanese verrà mandato in prestito in Serie B. Mentre qualcun altro come Radu Baez potrebbe lasciare definitivamente Cremona. Mi auguro più che altro che rimanga Castagnetti, a mio avviso il miglior centrocampista della rosa.

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Calciomercato

Bologna, Sansone e Vignato avrebbero chiesto di andare via

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Secondo “La Gazzetta Dello Sport“, in casa Bologna si respira aria d’addio per due giocatori.

Emanuel Vignato e Nicola Sansone avrebbero chiesto la cessione per cercare più minutaggio altrove dato lo scarso utilizzo sotto la guida di Thiago Motta.

Per Vignato, il Bologna starebbe pensando ad una cessione in prestito, dato che non vorrebbe privarsi totalmente del classe 2000.

Per Sansone, la cessione sarebbe definitiva, data anche la scadenza di contratto che risulta a giugno 2023.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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