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Il Torino compie 114 anni: tra storia e analisi della stagione dei granata

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Ieri, 3 Dicembre 2020, il Torino ha celebrato i 114 anni della sua storia.

Una storia gloriosa, nata nel 1906  nella birreria ”Voigt” dall’unione della Torinese con un gruppo di dissidenti della Juventus. Da allora la squadra granata ha scritto una pagina importante della storia del calcio italiano vincendo 7 scudetti, 5 coppe Italia ed 1 coppa Mitropa.

E domani, ad appena 2 giorni  dall’anniversario, il Toro dovrà sfidare la Juve in una delle partite più affascinanti del nostro campionato: il derby della Mole. La squadra di Giampaolo è chiamata a riscattarsi dal pessimo inizio di stagione e l’importantissima partita di domenica potrebbe essere la svolta decisiva per un campionato fin ora deludente.

Ad oggi i granata occupano infatti il terzultimo posto in classifica con appena 6 punti: uno dei peggiori inizi della sua storia.  Adesso è necessaria un’inversione di rotta per permettere al Torino di risalire la classifica ed ambire ad un posto all’altezza del suo nome.

DALLA NASCITA AL GRANDE TORINO

Grande Torino

Dal sito ufficiale del Torino

 

Già verso la fine del XIX secolo, alcuni industriali svizzeri ed inglesi esportarono il ”football” in Italia e Torino fu una delle prime citta a conoscerlo. Nacquero diverse polisportive nel capoluogo piemontese ed una delle più longeve ed importanti fu la Torinese. Nel 1906 la Torinese si unì con alcuni dissidenti della Juventus, formando così il ”Foot Ball Club Torino”.

Il primo periodo felice della storia del Torino risale alla fine degli agli anni ’20, quando sotto la presidenza del conte Enrico Marone Cinzano il Torino vinse due campionati di fila, anche se uno gli verrà poi revocato a causa dello scandalo Allemandi. Dopodiché per il Toro iniziò un lento declino, che lo portò ad accontentarsi di alcuni piazzamenti a metà classifica.  A partire dalla stagione 1939, con l’acquisizione del Torino da parte dell’industriale Ferruccio Novo,  per la squadra inizierà una rinascita che getterà le basi per la formazione del mitico Grande Torino.

Nel 1943 l’opera si completa: con gli acquisti di Mazzola e Loik il Torino diventa Grande e da lì iniziò il momento più splendente della storia della squadra granata, e forse del calcio Italiano.
Il Grande Torino aveva preso forma. Da lì in poi un’ascesa di titoli e record infranti. Fu una squadra imbattibile, capace di vincere 5 campionati di fila, realizzare il primo ”double” della storia e portare ben 10 calciatori nell’11 titolare della nazionale italiana.

L’incredibile ciclo di vittorie si interromperà nel maggio 1949, quando di rientro da un’ amichevole giocata a Lisbona, l’aereo che trasportava i giocatori e lo staff granata si imbatté in una fitta nebbia che portò il velivolo a schiantarsi contro i muraglioni della basilica di Superga. Nessun sopravvissuto.

L’impatto causò la morte istantanea dei 31 passeggeri a bordo, tra giocatori, staff, equipaggio e giornalisti. Si concluse così in maniera alquanto prematura la storia del Grande Torino, una delle formazioni più forti della storia del calcio.

GLI ANNI SEGUENTI

Immobile-Cerci

Dal profilo Instagram ufficiale del Torino

Alla grave tragedia seguirono alcuni anni difficili. Arrivò la prima retrocessione in Serie B, seguita da alcune stagioni anonime terminate a metà classifica. Il 7° scudetto arriverà 27 anni dopo, nella stagione 1975-1976, quando la squadra granata si rese protagonista di un’incredibile rimonta sulla Juve, terminando il campionato con 2 punti di vantaggio.

Negli anni successivi cominciò un nuovo declino che porterà alla seconda retrocessione della sua storia durante la stagione ’88-’89. Dopo un’immediata risalita, sotto la guida di Emiliano Mondonico la squadra si qualificò per la finale della Coppa Uefa superando il Real Madrid in semifinale, ma all’atto conclusivo l’Ajax ebbe la meglio. Sempre sotto la guida di Emiliano Mondonico arriva l’ultimo trofeo della storia granata grazie alla vittoria nella coppa Italia ’92-’93.

Dagli anni 2000 in poi, il Toro attraverserà dei periodi di profonda crisi che lo porteranno a numerose retrocessioni in serie B, culminate infine con il fallimento del 2005.

Da lì ebbe inizio l’era Urbano Cairo, che riporto il club nella massima serie ed in Europa. Durante la stagione 2014-2015 il club granata raggiunse gli ottavi di Europa League e tornò a vincere un derby dopo oltre 20 anni. Protagonisti di quegli anni furono Ciro Immobile e Alessio Cerci, autori di 35 gol in due nella stagione 13-14.

LA STAGIONE CORRENTE ED IL TERRIBILE INIZIO

Torino, quarta sconfitta consecutiva e 14 gol subiti: i numeri della crisi

Dal profilo Instagram ufficiale @seriea

La stagione corrente inizia nel peggiore dei modi, a causa dell’ultimo posto in classifica dopo 1 mese. La squadra sembra allo sbando e Giampaolo viene messo in croce dalla tifoseria dopo appena quattro giornate e 0 punti raccolti. Poi la prima vittoria sul Genoa, diretta concorrente per la salvezza, ed i pareggi contro Sassuolo, Crotone e Samp. Ma nonostante i 6 punti raccolti, il Torino continua a giocare al di sotto delle sue possibilità ed i motivi vanno ricercati nel sistema di gioco e nella mentalità.

Il gioco di Giampaolo è incentrato sul trequartista, che a Torino non c’è.

Ma il ”diez” non rappresenta l’unico problema della squadra granata. Infatti, nonostante la squadra sia abbastanza ampia (29 giocatori) manca anche un regista all’appello. Due ruoli richiesti in estate da Giampaolo attraverso i nomi di Gaston Ramirez e Lucas Torreira. Alla fine nessuno dei due è sbarcato a Torino, ne è stato acquistato qualcuno con caratteristiche simili. I granata si trovano cosi a dover giocare con un giocatore fuori ruolo sulla trequarti e senza un giocatore di qualità a centrocampo. Nessuno tra Linetty, Rincon e Meite sembra infatti adatto a ricoprire il ruolo di regista di impostazione.

Il secondo problema dei granata è la misteriosa parabola discendente di due ex pilastri della difesa granata come Izzo e Nkoulou, con il primo superato addirittura nelle gerarchie da Lyanco e Bremer. Basta pensare alla scorsa estate, quando i due centrali erano richiesti da grandi squadre come Napoli e Roma. Le prestazioni scadenti di un leader come Nkoulou e l’assenza di Izzo si traducono in 22 gol subiti in 9 giornate: la peggior difesa della Series A.

Infine, il misterioso caso dei secondi tempi del Torino. La squadra di Giampaolo sembra infatti addormentarsi nella ripresa, riuscendo ad essere rimontata in 7 partite su 9 e subire 17 dei 22 gol dopo il 45′ minuto. Un dato spaventoso, soprattutto se confrontato alla percentuale dei gol segnati nel primo tempo: 80%. Il Torino comincia bene, va in vantaggio e si impone per poi crollare rovinosamente nei secondi tempi ed essere rimontata. Un grosso limite, soprattutto per una squadra che ambisce ad una salvezza tranquilla e che per riuscirci dovrebbe tenere sempre i nervi saldi.

LA POSSIBILE SVOLTA

La possibile svolta del Torino arriva dalla partita contro l’Inter, disputata in maniera perfetta nei primi 65′. Il motivo va ricercato proprio nel metodo di gioco. Infatti quando Giampaolo, grande integralista, decide finalmente di cambiare il suo modulo e sposare il 3-5-2 ”mazzarriano” arrivano le prime prestazioni convincenti. Contro la Virtus Entella e la Samp Giampaolo riproporrà lo stesso schema, portando a casa una vittoria per 2-0 ed un pareggio. Nelle 3 partite giocate con questa formazione il Toro ha  dimostrato di saper gestire bene il nuovo modulo. Sicuramente il passo indietro del mister è una bocciatura velata al mercato in entrata, in quanto la società non è stata in grado di fornire al mister gli interpreti ottimali alle sue idee.

Per questo Conti, il vice di Giampaolo, ha affermato:

Non rinneghiamo il nostro lavoro ma la difesa a tre può essere un’opzione, perché la squadra ha dimostrato di gestire bene il 3-5-2”.

Lasciando intendere che il 3-5-2 è si una buona opzione ma momentanea, magari in attesa del mercato di riparazione. Nel frattempo Giampaolo puo’ continuare a lavorare con questo nuovo modulo, che si è dimostrato un’ottima alternativa al classico 4-3-1-2. In piu’ il 3-5-2 potrebbe far rinascere Izzo e Nkoulou e riportarli allo spessore di un tempo.

Insomma, tutto sembra convergere verso un cambio di modulo che gioverebbe sul gioco e valorizzerebbe i singoli. Ma riuscirà Giampaolo a fare un passo indietro ed abbandonare, seppur momentaneamente, il suo fedelissimo 4-3-1-2?

Immagine di copertina dal profilo Instagram ufficiale del Torino

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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