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Impressioni sul Kawhi Leonard da General Manager

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Impressioni sul Kawhi Leonard da General Manager

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Mentre tutti intorno fanno rumore, l’agente Solid Snake Leonard ha lavorato nell’ombra più scura per arrivare ad annunciare “il botto di tutti i botti”. Le frequenze occupate dai Tweet di Wojnarowski, Charania e compagnia cantante hanno sovrastato il vulcano dormiente che la tresca OKC-Clippers-Toronto stava incendiando.

Facciamo i dovuti passi indietro.

Kawhi si è attivato su principalmente due fronti: futura squadra e compagni da reclutare. Scelti i Clippers come meta (probabilmente molto tempo prima di quando lo siamo venuti a sapere tutti quanti), è partita l’opera maestra di recruiting. Un colpo di telefono a KD, rimasto piuttosto sorpreso, ed uno a Paul George. Il 35 ha infine tirato dritto verso il “gentlemen agreement” preso con IrvingDeAndre Jordan, Paul George ci ha riflettuto in maniera sensibilmente più profonda. I due hanno molto da spartire, dal campo fino alle loro origini. Più o meno coetanei, entrambi provenienti dai dintorni di Los Angeles, un percorso cestistico estremamente simile e la fama ormai assodata di two-way players al top della Lega.

“For a quiet guy, he’s a hell of a recruiter.”

Convinto George, c’è da convincere Sam Presti, il GM di OKC. C’è da immaginare che non sia stato per niente facile, soprattutto dal punto di vista umano. PG aveva sposato appieno la causa di Oklahoma per ben 4 anni nonostante le ricorrenti voci sul suo arrivo ai Lakers. Anche il discorso a casa di Westbrook, durante una festa, dove parlava di “questioni da risolvere lì ad OKC” ed un pubblico che lo aveva fatto sentire a casa fin da subito. Presti non credo l’abbia presa bene anche se dal punto di vista del giocatore il poter tornare a casa con un progetto di questo livello “è un’offerta che non si può rifiutare”.

Temendo seriamente l’arrivo di Kawhi ai Lakers, il management dei Clippers ha cercato la strada per ergersi ad ultimo baluardo di un possibile superteam gialloviola, mettendo sul tavolo tutte le fiche possibili in mano loro. D’altra parte, secondo i loro pensieri, c’era ancora la possibilità che Kawhi rimanesse a Toronto con Masai Ujiri e Presti a lavorare insieme per una trade. A quanto pare non avevano torto. OKC sembra avesse offerto direttamente Russell Westbrook e Paul George a Toronto in cambio di un gargantuesco pacchetto di asset “capitanato” da Pascal Siakam. Morta questa strada (Ujiri non se l’è sentita di rilanciare il già clamoroso All-In dell’anno scorso, soprattutto con il bottino grosso ormai in tasca) Presti ed il front office dei Clips si accordano su Gallinari, Shai Gilgeous-Alexander ed, informalmente parlando, una prima scelta all’anno tra il 2021 ed il 2026. Preso George, preso anche Kawhi.

 

Al netto di ulteriori mosse future, il roster dei Clips è veramente importante. Il potenziale quintetto titolare potrebbe assomigliare a Patrick Beverley – Paul George – Maurice Harkless – Kawhi Leonard – Montrezl Harrell con una varietà infinita di opzioni in uscita dalla panchina. Potremmo spesso vedere Lou Williams o Wilson Chandler direttamente in quintetto per non dimenticare JaMychal Green o Ivica Zubac. Con la prima ipotesi George potrebbe avere molto lavoro in fase di possesso come da portatore primario o secondario a supporto di Beverley mentre Kawhi, Harkless e Harrell sarebbero esecutori perfetti per il classico Dribble Drag Pindown. Schema già presente nel playbook di Doc dai tempi di Boston, è un perfetto esempio sul come creare tiri facili partendo da movimenti off the ball senza utilizzare necessariamente il pick’n’roll.

Quando la palla la tengono gli altri queste lineup potrebbero assumere tranquillamente le sembianze dell’incubo di ogni attaccante. Immaginate un portatore di palla che deve giostrarsi tra Beverley, George e Leonard, non deve essere divertente. Le caratteristiche e gli uomini per difendere con profitto contro attacchi small-ball sono evidenti potendo praticamente cambiare marcatura con almeno 3/5 dei titolari.

C’è da chiedersi quale limite raggiungerà il potere contrattuale di alcuni giocatori. Sempre più spesso vediamo mosse di mercato dettate dagli spostamenti delle stelle sia in Free Agency ma, come nel caso di George, non necessariamente. Presti non aveva nessun obbligo a scambiare un giocatore con ancora due anni di contratto in mano così come non lo aveva David Griffin quando ha spedito Davis ai Lakers con un anno e mezzo di contratto in mano. Le stesse mosse di AD e del suo procuratore hanno praticamente dettato il passaggio ai gialloviola forzando prima la trade e successivamente la destinazione riuscendo pienamente nello scopo. Sia Presti che Griffin hanno comunque ottenuto moltissimo in cambio ma questa offseason conferma come non c’è più da affidarsi ai contratti ed alla loro durata, soprattutto con giocatori di alto calibro. Resta però il fatto che Kawhi non ragiona come una “normale” star. Ha rinunciato ad un faraonico contratto da quasi 200 MLN a San Antonio pur di partire, ha portato Toronto alla vittoria del suo primo anno. Poteva rimanere a prendere un comodo max o creare con Bron e Davis un Big Three ai limiti dell’incredibile ed invece si è costruito la sua nuova villa proprio di fronte ai suoi accaniti pretendenti assieme ad un altro loro obiettivo tanto cercato. Dove gli altri prendono autostrade lui percorre sentieri di montagna, ma torna a casa con le ceste piene di tartufi.

(Fonte immagine di copertina: www.nytimes.com)

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LeBron James, i principali record della sua carriera

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LeBron James

Il record dei 40.000 punti di Lebron James è soltanto la punta dell’iceberg di un giocatore che, a 39 anni (40 a dicembre) fa ancora scuola nell’intera NBA. I suoi Los Angeles Lakers perdono ma LeBron entra, con più forza, nella storia del basket. Quello che impressiona è la costanza in più di vent’anni di carriera. Andiamo a vedere i principali record del Chosen One.

Per capire subito l’entità e la caratura del giocatore, cominciamo proprio dal canestro che lo ha consegnato non alla storia, ma alla leggenda. Infatti, contro i Nuggets, LeBron è diventato l’unico giocatore della storia a segnare 40.000 punti. 

I RECORD DI LEBRON JAMES

Parlavamo di costanza e LeBron è anche l’unico giocatore della storia ad avere almeno 25 punti di media in 19 stagioni consecutive. Nel 2005-2006, poi, entra subito nella storia, a 22 anni, grazie alla vittoria dell’All-Star Game MVP Award. Con i Cleveland Cavaliers quella stagione, fa registrare una media di 31,4 punti a partita e vince il premio nella partita delle stelle diventando il più giovane di sempre a riuscirci. È anche il giocatore più giovane ad aver vinto quattro MVP. Un altro record è l’essere stato il più giovane a segnare 2.000 punti in una stagione, ed essere nominato MVP dell’All-Star Game.

Passando ai record di anzianità, bisogna mettere in conto che LeBron è il più vecchio di sempre ad aver completato una tripla doppia da 30 punti e avere una media di 30 punti in una stagione. Infine ultimo, per darvi solo alcuni highlights di quello che è ed è stato il percorso di LeBron in NBA, è il giocatore più vecchio ad aver messo a segno 25+ punti in 11 partite consecutive.

È l’unico giocatore ad aver vinto il premio MVP delle Finals con tre squadre diverse (Miami Heat, Cleveland Cavaliers e Los Angeles Lakers). Detiene la striscia attiva più lunga di partite consecutive con almeno 10 punti segnati: 1.205, nel 2018 ha superato Michael Jordan, attuale secondo in classifica, che è fermo a 866. Ancora attiva anche la striscia di 280 partite consecutive ai play-off con almeno un punto: 280, di cui 278 con almeno 10 punti segnati. Ai play-off è anche l’unico giocatore ad avere tre triple doppie da almeno 40 punti: nessun altro ne ha più di una.

Nelle Finals 2016 contro GSW è diventato l’unico giocatore a guidare entrambe le squadre per punti, rimbalzi, assist, stoppate e recuperi in una serie intera. E ci sono ancora tantissimi altri record, di minore importanza, che sottolineano l’incredibile carriera di LeBron James.

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Harden imita Beckham: vuole una stella per i suoi Houston Dynamo

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James Harden, cestista statunitense che ha vestito la maglia dei Philadelphia 76ers nell’ultima stagione, ha deciso di acquistare qualche tempo fa alcuni azioni degli Houston Dynamo. Harden ha trascorso ben nove anni in Texas e ha deciso quindi di investire sulla squadra di calcio di Houston che disputa la MLS. Ora, con l’arrivo di Lionel Messi all’Inter Miami di proprietà di David Beckham, il play americano sogna un colpo simile per la sua squadra. Ha infatti rilasciato recentemente alcune dichiarazioni a USA Today Sports: Cerchiamo un campione che venga a Houston. Sappiamo tutti quanto incredibile è Messi, che a Miami insieme alla sua famiglia si sta trovando bene. Anche noi cerchiamo qualcuno che venga nella nostra franchigia e siamo sicuri che lo troveremo. Non me ne occupo io direttamente, ma il club è al lavoro”.

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Clamoroso Lebron James, le sue parole sul possibile ritiro: “Ci devo pensare”

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Lebron

Nella nottata italiana i Los Angeles Lakers di Lebron James sono stati battuti, e eliminati per 4 a 0, dai Denver Nuggets per 111-113. Lakers che non riescono a riaprire la serie e che manda i Nuggets alle Finals aspettando la vincente di Miami-Boston.

Oltre che per la sonora sconfitta sulle 4 partite, il mondo del NBA è rimasto scosso per le dichiarazioni di Lebron James nel post partita, che lasciano pensare ad un possibile ritiro:

“Ho molto su cui pensare a livello personale sulla possibilità di proseguire con il basket, devo riflettere a fondo”

Dichiarazioni bomba del 4 volte campione NBA, che nonostante abbia ancora 2 anni di contratto, con l’ultimo opzionale, non pare più cosi certo di voler continuare a calcare i parquet della NBA. L’idea a cui tutti pensavano era quelli che il “Re” avrebbe aspettato il draft del figlio Bronny, per giocare una stagione insieme a lui. Ha poi confermato alla domanda sul possibile ritiro ai microfoni di un giornalista ESPN.

Poco prima, sempre nella conferenza stampa post partita, si è espresso così su una domanda riguardante la sua visione sulla prossima stagione:

Vedremo cosa succede… non lo so. Non lo so. Ho molto a cui pensare a dire il vero. Personalmente, quando si tratta di basket, ho molto a cui pensare. Penso che sia andata bene, anche se non mi piace dire che è stato un anno di successo perché non sto giocando per nient’altro che vincere titoli in questa fase della mia carriera. Non mi diverto solo a fare una finale di Conference. L’ho giocata molte volte. E non è divertente per me non essere in grado di fare una finale di campionato”.

 

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[VIDEO] Finale di Basket islandese: parte un coro contro la Juventus

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juventus

Simpatico siparietto quello avvenuto sabato durante la finale Scudetto del campionato islandese di basket.
Durante un momento di pausa del match tra Valur Reykjavik e Tindastoll, lo speaker del palazzetto ha fatto partire la celebre canzone dei Ricchi e Poveri, “Sarà perché ti amo”.

Fino a qui nulla di strano, ma durante il ritornello, il pubblico si lancia nel celebre coro (di matrice milanista) contro la Juventus, proprio sulle note della canzone.

Un episodio che ha già fatto il giro del mondo e che ha strappato un sorriso a molti in Italia, anche ai tifosi bianconeri.

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