Dove trovarci

Sul cammino di Inaki

Per usare un eufemismo, l’inserimento definitivo di Inaki Williams nella prima squadra dell’Atheltic Bilbao ha suscitatao qualche eufemismo. Si, perchè a Bilbao, capitale di una Terra di tradizione, atavismo e folklore, i più conservatori e radicali ci hanno messo un po’ a digerire che un giocatore nero vestisse i colori rojiblancos della camiceta del Bilbao. Ciò nonostante le leggi secolari dell’Athletic non sono state infrante, e nella liceità del suo passaggio a quella che era all’ora la corte di Valverde, Williams è diventato non il primo giocatore nero a giocare con i baschi ma il primo a segnare per loro.

Inaki Williams ha segnato il suo primo gol con la maglia dell’Atheltic Bilbao contro il Torino nella gara degli ottavi di Europa League il 19 febbraio 2015.

Inaki Williams infatti è nato a Bilbao come tanti altri compagni di squadra, e soprattutto, come la stragrande maggioranza dei 53’000 e passa tifosi che un weekend si e uno no riempono la Catedral della collina di San Mames a Bilbao. Quindi l’ammissione di Inaki in squadra non si discute, perchè anche se sua madre è angolana e il colore della pelle tradisce ogni forma di atavica appartenenza al mondo basco, Williams è nato nei pais vasco e parla la loro lingua, l’euskara, frequenta i loro luoghi e soprattutto ha un cuore che batte per la maglia che indossa. Come i suoi tifosi.

Archiviate le disputazioni politico-tradizionali, l’aspetto che merita di essere approfondito nella vita e nella carriera (giovane) di Inaki Williams è il suo incredibile talento. Un giocatore che come tanti altri a Bilbao non passa inosservato e che ha un prezzo, come il recente partente Laporte, che non tutti possono permettersi di pagare. La linea dirigenziale del club basco è stata chiara e coerente fin da subito: i giocatori sono prodotti del club e del territorio, quindi, a ragion della loro unicità e talento, costano parecchio. Non è solo una forma di autofinanziamento ma è pure un modo per ribadire anche in termini di calciomercato come l’originalità basca sia qualcosa non solo politica, non solo territoriale, ma anche sportiva.

MVP

Quando nello scorso Europeo francese il ct Del Bosque scelse Aritz Aduriz come uno dei cinque attaccanti selezionabili per il torneo si completò la definitiva consacrazione della stagione del centravanti basco, 111 reti in totale con l’Athetlic. In quella stagione, il bomber di Bilbao confermò il suo grande exploit internazionale già evidenziato nel 2015 dalla vittoria da capitano del proprio club della Supercoppa di Spagna contro il Barcellona, in cui non a caso, è andato pure in gol. E da quella stagione fino a quella odierna, Aduriz è riuscito a ombrare gli altri compagni di squadra anche tecnicamente più forti come Williams. Questo per dire che nella stagione corrente, tra l’altro in un periodo di classifica non felicissimo per i baschi, il numero undici dei rojiblancos è in netta fase ascendente sia sul piano tecnico che della visibilità, perchè adesso, dopo i rinnegamenti e gli insulti dei primi tempi, è lui il condottiero dell’Athletic Bilbao.

Non ci ha messo molto Inaki Williams a diventare uno dei giocatori più rappresentativi del club

Da agosto a gennaio, le reti di Inaki per l’allenatore Ziganda (qualche difficoltà per lui quest’anno nella scottante eredità di Valverde) sono state sette, alle quali vanno aggiunti un condimento di quattro assist. Non nella sua stagione migliore in termini di prolificità e di rating statistico, il giocatore basco tuttavia da un paio d’anni sta vivendo un periodo di maturazione eccezionale, che solo per motivi di limitatezza tecnica della rosa non ha coinciso con una glorificazione di squadra, tipo un trofeo o un titolo. Da questo punto di vista è necessario far riferimento alla semi-rigida gerarchia di classifica della Liga, in cui da alcuni anni le squadre che arrivano nei primi tre posti sono sempre le stesse e solo la quarta posizione ammette delle varianti: dal Siviglia al Valencia o anche lo stesso Athleti. Di conseguenza, giocatori come quelli baschi si devono accontentare di panorami europei quali l’Europa League, cristallizzando anno dopo anno il sogno Champions League. Il problema sotto questo aspetto è la visibilità e la crescita esperienziale di alcuni elementi, quali appunto Williams. Ma nonostante il Bilbao non raggiunga la Champions League dalla stagione 2014-2015, Williams sta masticando stagione su stagione sprazzi di internazionalità il giovedì sera, visto che le sue apparizioni in Europa League sono oramai 23. Il basco si sta consacrando non proprio come un top player ma  più quale oggetto di notevole interesse per mezzi tecnici e prospettiva nell’immediato futuro. Classe ’94, l’ala destra ha all’attivo 21 reti con i baschi in quattro stagioni compresa quella corrente; ma nel suo modo di giocare il gol non è neanche la cosa fondamentale, egli non è un centravanti. La sua tecnica è destinata non tanto alla rete quanto ai compagni, o meglio, a creare la superiorità numerica affinchè qualcuno spinga poi il pallone in rete.

AI RAGGI X

Partendo solitamente molto largo, l’uno contro uno è il capitello più armonioso e meglio decorato della cattedrale di possibilità tecniche insite in questo ragazzo di ventitre anni. Giocatore brevilineo ma con una velocità impressionante, rapido nella giocata nello stretto ma anche fondocampista nei lanci in profondità; l’evoluzione e la crescita negli ultimi mesi di Inaki lo stanno conducendo verso una completezza tecnica ma soprattutto fisica, che sembrano voler preludere a un destino finale da grande club. Ha aggiunto massa muscolare, è migliorato nei movimenti, corre quasi quanto Bale. Il suo obbiettivo è appunto aiutare il gioco dei compagni e in partita, proclamarsi membro imprescindibile dell’affascinante manovra che era del Bilbao di Valverde. Quest’anno le cose sono cambiate, la squadra gioca meno in profondità e i meccanismi sono in parte cambiati, nonostante Josè Angel Ziguanda – uno che viene dal Bilbao Athletic, la formazione B – abbia mantenuto invariato il 4-2-3-1. Di fatto Inaki Williams prima di Valverde era solito giocare come punta centrale, ruolo che in qualche occasione gli è stato affidato pure negli ultimi mesi, eppure, l’adempimento come ala destra (ma all’occorrenza anche sinistra) non è tardata ad arrivare. Se giustamente si vuole trovare nell’esterno basco un difetto, quello potrebbe essere la difficoltà nel calciare col sinistro, dato che sia quando gioca a destra che a sinistra tende sempre a calciare col destro, limitando al minimo l’utilizzo del mancino. Con un look un po’ alla Grace Jones e una frizzante delicatezza nei movimenti, Inaki Williams ha già fatto strage di fan in Liga incuriosendo in sede di mercato pure alcune big inglesi. Nonostante l’Atheltic Bilbao stia soffrendo un po’ in questa stagione, Williams potrà comunque archiviare notevoli progressi una volta finito il campionato, che senza dubbio, qualsiasi sia il destino del club, lo promuoverà definitivamente a uno dei migliori giocatori spagnoli. Del Bosque se n’era già accorto e lo ha selezionato per alcune partite prima dello scadere del suo mandato, facendolo esordire nel maggio 2016. Lopetegui pure sta pensando al ragazzo di origini angolane, anche se per ora, nonostante le belle parole e le promesse, Inaki Williams e la Spagna non sembrano andare troppo d’accordo. Ma lui sa come catturare l’attenzione…

 

 

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in La nostra prima pagina