Da ormai qualche anno il mondo del calcio è stato completamente rivoluzionato dai social network e tutto, soprattutto nella comunicazione, è diventato più immediato e più semplice.

Nel secolo scorso i luoghi dove discutere e parlare di calcio erano i bar, le piazze, gli stadi.
Oggi, nell’era dei social, tutto sta cambiando, in particolar modo le abitudini degli appassionati e dei tifosi. Quest’ultimi chattano, twittano, postano interagendo direttamente con i propri idoli e con le squadre che amano oppure odiano. Nella testa della maggior parte di loro, però, vige un’equazione che non sempre, parlando a livello di social, funziona: più il calciatore è forte, più sarà seguito online. Ma questo vale sempre? Assolutamente no.

Ci sono dei giocatori, infatti, che pur non essendo dei veri e propri fenomeni sul rettangolo di gioco sono riusciti a sfruttare le nuove possibilità offerte dalla rete incrementando notevolmente i loro numeri sui social, soprattutto su Instagram, che è il più utilizzato tra i giovanissimi (sempre i primi a seguire nuove mode).

COS’È CAMBIATO?

Come già detto prima, negli ultimi anni il calcio ha subito una metamorfosi strutturale: l’esaltazione del singolo a discapito del gruppo e la spettacolarizzazione del personaggio, dovuta soprattutto ai social network, hanno portato il calciatore ad essere un fenomeno mediatico a tutto tondo. Ed un palcoscenico del genere ha un incessante bisogno di attori da presentare al pubblico che vuole sempre qualcosa di nuovo, che esige sempre qualcosa di più. È così che i soliti noti vedono aumentare i loro introiti annuali più grazie a quello che fanno fuori dal campo che a ciò che è strettamente legato al loro lavoro. I valori tecnici rappresentano solo una parte del costo del “campione”, le statistiche prendono sempre più un valore strettamente numerico utile per gli annuari e non sono sempre parte fondamentale nella valutazione del singolo.
I tifosi, però, tendono sempre di più ad esaltare chi in campo non riesce ad esprimersi al meglio, definendolo quasi sempre “ignorante”, nel senso buono del termine. Ma chi sono questi idoli social? 

SIMONE PADOIN

Padoin è diventato un fenomeno mediatico, piccolo idolo dei tifosi della Juventus ma anche figura che riscuote simpatia trasversale. Com’è possibile che un modesto giocatore si prenda le prime pagine social a discapito di gente come Tevez o Pogba? Simone non è un campione, o meglio non è uno di quei giocatori 2.0 della nuova era del calcio. La differenza tra lui e molti altri è che lui lo sa, conosce sé stesso e non vuole mentire né a lui né agli altri.
Padoin è uno dei più idolatrati sul web ma nel frattempo è anche uno dei meno attivi sui social e quindi i suoi numeri online non sono entusiasmanti, come può dimostrare la sua pagina Instagram:

E allora come fa ad essere così popolare? In questo caso come in altri, non è stato lui ad avviare questo processo di crescita, bensì Gli Autogol, un trio comico che con la serie “Federico Buffa racconta…”, nella quale loro imitano il giornalista italiano raccontando storie improbabili di calciatori, hanno fatto fare il boom di fans a Simone, specialmente tra i giovani.
Non è un caso che cercando “Padoin” su Google il primo suggerimento sia quello che riporta agli Autogol.

Padoin, il giorno in cui uscì quel video, ebbe un incremento dei followers del 110%, passando da 10k a 21k followers sul suo profilo personale. Incredibile no?

DAVIDE MOSCARDELLI

Classe ’80, attaccante di 185 centimetri di altezza per 80 chili di peso, Moscardelli ha vissuto una carriera in provincia, tra Triestina, Rimini, Cesena e Piacenza, per poi giungere in serie A con il Chievo Verona e passare al Bologna nello scorso mercato di gennaio. Una sessantina di gol in serie B più una decina nel nostro massimo campionato, alcuni dei quali memorabili come quello contro il Napoli (o quest’altro, sempre agli azzurri), non bastano a spiegare i quasi 114mila follower che il profilo ufficiale del “Bomber”ha su Twitter e i 130mila su Instagram.

Cosa è successo?

Moscardelli ha saputo sfruttare a suo vantaggio il mezzo digitale, giocando con grande ironia con i suoi fan e diventando il vero eroe anti-divo. Niente cresta, capelli impomatati o look curatissimo: Davide si contraddistingue per una barba foltissima e un look più che naturale.
Moscardelli riesce anche ad intrattenere i suoi followers tramite post assolutamente auto-ironici, come quello scritto dopo il superamento dei 13mila follower: “Superati i 13.000 follower grazie a tutti!! Pensa se giocavo!” oppure “Volevo fare gol da 13 mesi per mio figlio appena nato, pensate che ho fatto in tempo a far nascere il secondo.”

In attesa delle nuove, mirabolanti “avventure” di Moscardelli, non si può che applaudire un ragazzo così umile, simpatico e ironico, con i piedi ben saldi a terra.

Una testimonianza di come i veri fenomeni sono le persone che sanno usare il cervello.

 “IL DIVINO” JONATHAN

Questa è l’incredibile storia di Jonathan Cìcero Moreira, che da bidone si trasformò in divino. Stiamo scherzando? Forse sì, forse no. Le cronache da Pinzolo, intente a rappresentare l’Inter come la famiglia del Mulino Bianco, raccontano di un Jonathan diventato idolo dei tifosi, giocatore più acclamato, al punto da rimbrottare Nagatomo per un tackle troppo duro nei suoi confronti.
Ma da dove nasce il soprannome “Divino”? E com’è possibile che anche lui sia diventato un idolo dei giovani? Anche in questo caso c’è lo zampino degli Autogol che, sempre tramite la serie nominata in precedenza, fa esplodere i profili social del giocatore con commenti di grande esuberanza e esaltazione dei tifosi neroazzurri.

Ma la trasformazione di Jonathan da bidone intergalattico a idolo incontrastato del popolo nerazzurro per alcuni ha più a che fare con l’ironia, anche se a prima vista potrebbe sembrare avere a che fare con l’utilizzo di sostanze stupefacenti. Basta farsi un giro su Facebook per scoprire diverse pagine scherzose dedicate al terzino brasiliano, eletto per ridere a divinità e di cui si narra che Gareth Bale ne abbia tremenda paura al punto da farsi squalificare apposta per non affrontarlo.
Nonostante tutto questo supporto, però, il brasiliano non è tra i più seguiti sui social:

WAYNE SHAW

Lui ve lo ricorderete sicuramente tutti. Non che abbia fatto grandi partite, anzi: Wayne Shaw non è nemmeno un professionista.
Wayne Shaw è un nome che è passato alla storia nel calcio inglese. Impossibile dimenticare infatti l’immagine del 45enne portiere di 120 chili che addenta con piacere un panino nel corso della gara di Fa Cup contro l’Arsenal giocata a inizio anno. Quell’episodio goliardico però è costato carissimo al giocatore del Sutton che dopo esser stato costretto a dire addio al club ha dovuto incassare anche una multa da 375 sterline (410 euro) e una squalifica di due mesi.

È vero, ci ha delusi, perché noi credevamo in lui e in quel faccione simpatico. Credevamo che il calcio fosse ancora di chi sogna, di chi arriva a giocarsi da secondo portiere una partita di coppa con l’Arsenal a 45 anni dopo essersi fatto 100 kilometri al giorno per andarsi ad allenare.

Lui, al contrario di tutti quelli visti finora, non possiede nessun profilo social, ma è riuscito ugualmente a far impazzire il web con la sua azione poco etica ma molto eroica: è vero che il pubblico dell’internet risulta facilmente conquistabile, ma bisogna essere bravi nel saper cogliere l’occasione al momento giusto, come ha fatto Wayne. Per una giorno intero è riuscito a rimanere costantemente primo nelle “Twitter Trends” in Inghilterra, cosa non da poco. Inoltre ha spaccato l’opinione pubblica in due, dividendo così i suoi sostenitori dai suoi contestatori, che lo accusavano di aver mangiato quel panino solo per una scommessa online (in effetti l’evento era quotato).

EROI O…

Oggigiorno, gli sportivi di tutto il mondo prediligono Instagram, Twitter e Facebook per conoscere gli ultimi aggiornamenti delle loro squadre del cuore. I social media giocano un ruolo molto importante per reperire le ultime news, per mettersi in contatto con altri fan e per interagire con le squadre e atleti preferiti. Molti calciatori sanno sfruttare l’onda mediatica su ogni caso-social per crescere e migliorare sul web, ma pochi, come quelli che abbiamo nominato, lo fanno partendo da una fanbase praticamente nulla. Bisogna quindi riconoscere la capacità di queste persone nel capire il funzionamento della rete e sfruttarla al massimo, diventando così eroi e idoli per molti, ma brutti esempi da imitare ed imbecilli per altri. Bisogna solo scegliere da che parte stare.