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Danilo D’Ambrosio, leader sopravvissuto

È il gennaio del 2014 quando, per volere di Walter Mazzarri, il nuovo corso dell’Inter targato Erick Thohir formalizza con il Torino l’acquisto dell’esterno destro Danilo D’Ambrosio per una cifra vicina ai 2 milioni.

Da quella stagione che poi si concluse con un quinto posto ed il conseguente ritorno nelle coppe europee, in casa nerazzurra sono cambiate moltissime cose, partendo dall’organigramma societario per arrivare alla composizione dello staff tecnico. Dopo l’era Mazzarri, altri 5 allenatori si sono avvicendati sulla panchina della Beneamata e con loro decine e decine di calciatori hanno trasformato Appiano Gentile in un’area di sosta.

In questi anni dominati da sfiducia e precarietà i tifosi nerazzurri hanno avuto pochi riferimenti ai quali aggrapparsi per rivendicare un certo senso di appartenenza e tra questi c’è Danilo D’Ambrosio, ormai 30enne e nel pieno della sua sesta annata a San Siro.

MAESTRO GIAMPIERO

La crescita calcistica di D’Ambrosio avviene senza troppi acuti nella primavera della Fiorentina, per poi lanciarsi nel mondo dei professionisti con le maglie di Potenza e Juve Stabia. L’annata passata nella provincia della sua Napoli lo fa finire in cima al taccuino della dirigenza del Torino, squadra desiderosa di puntare su di lui per provare a tornare in Serie A. La risalita si compie nella stagione 2011/2012, quando un Giampiero Ventura assetato di rivalsa dopo l’addio al Bari costruisce una squadra solida e pragmatica capace di subire solo 28 reti e di assentarsi in vetta alla classifica assieme al Pescara delle meraviglie di Zeman e del trio Verratti-Insigne-Immobile.

L’anno e mezzo trascorso nella massima serie con i granata proietta il classe ’88 nel lotto dei migliori esterni italiani e la chiamata dell’Inter non tarda ad arrivare. Quello che arriva sotto la Madonnina è un giocatore che ha trovato il suo habitat naturale nel 343 di Ventura come esterno alto, ruolo che mette in risalto le sue doti atletiche e la capacità di raggiungere con facilità il fondo per arrivare al cross.

CRESCITA GRADUALE

Apprezzato e desiderato da Mazzarri per la sua capacità di giocare sia come esterno di centrocampo che come terzino, D’Ambrosio disputerà pochissime partite nel ruolo che lo ha fatto diventare grande e i sei anni all’Inter coincideranno con un graduale abbassamento del suo raggio d’azione e con una crescita esponenziale in fase difensiva. Ciò che invece il cambio ruolo e il tempo non ha mutato è il suo rapporto con il gol: abile sui calci piazzati e nella capacità d’inserimento, il terzino napoletano è andato a segno 11 volte con i nerazzurri, con una media di circa 2 gol ogni stagione.

L’arrivo di Sime Vrsaljiko dall’Atletico Madrid sembrava poter chiudere le porte dell’11 titolare a Danilo, ma a causa dell’infortunio occorso al croato, Spalletti non se n’è mai privato, inserendolo a sorpresa anche in un’inedita difesa a 3, a testimonianza della notevole fiducia risposta nei suoi mezzi difensivi. Nel 4231 classico del tecnico toscano, D’Ambrosio occupa la posizione di terzino destro, sovrapponendosi con meno continuità rispetto ad Asamoah ma offrendo il suo apporto grazie ad un piede particolarmente educato e capace di imbeccare sulla corsa l’ala di giornata.

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Dopo anni passati a guardare gli altri trionfare e contendersi i posti Champions, l’Inter è tornata a riveder le stelle e lo ha fatto il 22 maggio nella notte dell’Olimpico. Durante quel memorabile match Danilo D’Ambrosio era sulla sua fascia destra a macinare chilometri e nel momento di massima difficoltà con una zampata da attaccante vero ha svegliato l’Inter dal torpore iniziale e ha dato il via al trionfo finale.

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