Dopo 25 anni di matrimonio è arrivata la separazione fra l’Inter e Pirelli. Un’unione che sembrava inscindibile; un marchio quello della famosa ditta di pneumatici che è ormai diventato parte integrante dell’iconografia nerazzurra. E’ la fine di un’era del club meneghino, il definitivo taglio dei ponti con l’Inter dei Moratti, gli albori di un’Inter dal sapore sempre più internazionale.

L’ESTETICA PIRELLI

Fra maglie verdi, arancioni, “Sprite“, a strisce irregolari, a zigzag, orizzontali, una è stata la costante nella maglia dell’Inter: il logo Pirelli. Sempre lì, sempre uguale, della stessa grandezza, alla stessa altezza, stampato sul torace di Ronaldo come su quello di Lukaku, su quello di Zanetti come su quello di Hakimi, su quello di Milito come su quello di Icardi. Un logo simbolo di quella che è probabilmente stata il più grande ciclo del club nerazzurro, culminato con il Triplete.

Una delle partnership più durature del calcio contemporaneo poi quella fra Inter e Pirelli; uno dei pochi baluardi di un calcio che non esiste più. Un club milanese che porta orgogliosamente sul petto il logo di una grande azienda milanese. Un connubio quindi a tratti poetico, romantico, sicuramente iconico. Iconico come la celebre pubblicità che vede Ronaldo il Fenomeno, forse il più grande eroe nerazzurro dare spettacolo in campo per poi stagliarsi su Rio de Janeiro come il Cristo Redentore, ovviamente con la suola del piede rivestita da un battistrada e la frase “LA POTENZA E’ NULLA SENZA CONTROLLO”.

NON SOLO ROMANTICISMO

Inter e Pirelli, un’unione romantica, iconica, storica ma non solo. Infatti l’azienda lombarda ha anche significato per il bilancio del biscione un importante fonte di ricavi. Il prima anno, nella stagione 1995/96, viene firmato un contratto triennale di quasi 8 miliardi di lire; nel 1996 Pirelli entra poi anche nel quadro azionario del club, partecipando ad un rifinanziamento. Ma è nel 1998, anno seguente l’approdo a Milano di Ronaldo divenuto subito volto della pubblicità sopracitata, che il rapporto si cementifica con un contratto decennale che porta nelle casse nerazzurre un valore complessivo di 53,970 milioni di euro. E’ poi con il successivo prolungamento, complice anche il periodo d’oro targato Mou, che l’Inter incassa maggiori utili, circa 13 milioni di euro annui per 8 anni. Si arriva così ai giorni nostri, con Thohir pronto ad interrompere la storica partnership ma costretto al rinnovo per mancanza di alternative, e con i ricavi che, grazie al back sponsor Driver, schizzano alle stelle fino a sfiorare i 20 milioni di euro annui nel 2018/19.

Pirelli

Fonte: inter.it

IL FUTURO

Anche gli amori più belli finiscono; e 25 anni e 235 milioni di euro dopo anche una storia ricca di romanticismo e trionfi come quella che lega l’Inter a Pirelli è arrivata al capolinea. Le cifre infatti garantite all’Inter da Pirelli sono ormai anacronistiche, residui di un calcio dove 30 milioni erano sufficienti per un giocatore di livello mondiale. Il club meneghino è infatti alla ricerca di uno sponsor che si attesti su un contributo di 30/35 milioni annui. Cifre alte rispetto a quelle versate da Pirelli ma che impallidiscono rispetto ai top club europei. Basti pensare ai 70 milioni che Emirates garantisce al Real Madrid; ai 74 milioni di Chevrolet per il Manchester United; i 55 milioni di Rakuten al Barcellona e, per restare in ambito nazionale, i 45 milioni che Jeep versa annualmente nelle casse della Juventus.

Un’Inter quindi che, dopo anni bui, cerca di rimettersi al passo con le competitors. I brand indiziati per essere rappresentati dai nerazzurri sono vari; si è parlato ad esempio di Samsung, ma il principale indiziato sembra essere Evergrande. Gruppo attivo nel campo dello sviluppo immobiliare, Evergrande è la seconda azienda cinese del settore. Molti sarebbero gli indizi a favore di questa ipotesi, dalla proprietà cinese dell’Inter che potrebbe sicuramente agevolare le trattative fino addirittura all’indiscrezione secondo cui Xu Jiayin, numero uno del gruppo asiatico, sarebbe stato avvistato a Milano in compagnia di Stevan Zhang.

Un nuovo corso quello che sta per iniziare; il consolidamento della strada intrapresa da Suning di un’Inter sempre più di ampi orizzonti. Un’Inter di dimensione europea, pronta finalmente a tornare a vincere, ma senza il logo che l’ha vista trionfare in lungo e in largo. Uno dei prezzi da pagare per tornare grandi.

(Fonte immagine in evidenza: Eurosport)