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Inter, duello Handanovic-Onana: chi sarà il portiere titolare?

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Handanovic

La prossima finestra di calciomercato è alle porte, ma – in attesa di scoprire il quadro completo della situazione – in casa Inter si aprono i primi ballottaggi in vista della stagione 2022/2023. Con l’arrivo di Lukaku e quello ancora possibile di Dybala, il reparto offensivo potrebbe essere il più affollato. Non sarà facile infatti per Inzaghi gestire i tanti campioni malgrado alcuni addii (vedi Sanchez e Caicedo). In mezzo al campo l’arrivo di Mkhitaryan non dovrebbe portare scompiglio, mentre in difesa uno tra Bremer e Milenkovic potrebbe sostituire il potenziale partente Skriniar.

Sorgerà dunque tra i pali un vero e proprio ballottaggio. Con l’arrivo di André Onana, infatti, la titolarità di Samir Handanovic non sarà così scontata. La carta d’identità del primo potrebbe influire sulle scelte che l’ex allenatore della Lazio prenderà, ma l’esperienza e lo status conquistato in oltre dieci anni dal secondo potrebbero permettergli di partire davanti. Ma chi avrà la meglio?

INSIDIA ONANA

André Onana, portiere camerunese classe 1996, sarà un nuovo giocatore dell’Inter. L’ex numero 24 dell’Ajax era stato bloccato dai neroazzurri già a gennaio dopo aver svolto le visite mediche e firmato un contratto di 5 anni a 3 milioni di euro. Dal 6 luglio infatti, il 24enne ha raggiunto il resto della squadra ed ha intrapreso quello che sarà un nuovo percorso. In occasione del raduno pre-stagionale ci sarà anche Handanovic, il quale ha deciso di restare ancora un anno e rendere più competitiva la prima stagione di Onana. Non è dunque certa, come sembrava esserlo qualche mese fa, la titolarità del nuovo estremo difensore. Senza dubbio ricoprirà un ruolo importante in campionato affinché riesca a prendere confidenza con lo stesso, ma non sarà facile costringere Simone Inzaghi a sedere Handanovic in panchina.

Onana lo vedo come portiere titolare dell’Inter. Uno con il suo potenziale è fra i top a livello mondiale. Allenarsi al fianco di un portiere dalla grande esperienza come Handanovic, che può spiegargli cosa significhi giocare nell’Inter ed a Milano, può essere importante” ha dichiarato il preparatore del nuovo portiere neroazzurro Yvan Castillo. Parole che potrebbero aver infastidito il numero 1 dell’Inter, il quale – nonostante gli alti e bassi dell’ultima stagione – vorrebbe continuare ad essere protagonista.

HANDANOVIC NON MOLLA, RINNOVO IN ARRIVO

Come accennato in precedenza, Samir Handanovic non si farà da parte. Il 37enne sloveno, infatti, ha rinnovato il suo contratto con l’Inter e resterà in neroazzurro un altro anno. La firma del portiere è arrivata pochi giorni fa e con una variazione oltre alla durata del contratto: l’ex Udinese percepirà 2,5 milioni anziché 3,2. Un passo importante nei confronti della società, disponibile alla permanenza del giocatore considerata anche la fiducia. E anche per questo non sarà semplice sostituire il gigante della Slovenia.

Nel corso della sua esperienza a Milano Handanovic ha trascorso le migliori stagioni della sua carriera e toccato l’apice. Cosa che Onana starebbe ancora aspettando e che potrebbe verificarsi proprio all’Inter. Dopo l’addio del primo, previsto per la fine della prossima stagione, l’ex Ajax potrebbe, quindi, prendere le redini della porta neroazzurra e raggiungere qualche soddisfazione personale. Ma quel giorno non è oggi. Nonostante l’età, infatti, Handanovic potrebbe essere in pole sul portiere camerunese.

DUE PORTIERI TITOLARI: È UN RISCHIO?

Non è la prima volta che assistiamo ad una bagarre (in questo casa futura) tra due portieri, entrambi in lotta per un posto da titolare. Un’alternanza che, soprattutto negli ultimi anni, si è manifestata frequentemente in Italia e all’estero. Nella stagione 2018/2019, infatti, la Juventus decideva di acquistare Szczesny per affiancarlo a Gigi Buffon, diventando una sorta di titolare con 21 presenze prima dell’addio dell’ex numero uno bianconero. Anche la convivenza tra Ospina e Meret del Napoli e quella tra Navas e Donnarumma del Paris Saint Germain hanno lasciato dei segni. In particolare, quest’ultima ha evidenziato come a volte la presenza di due portieri titolari possa essere un rischio per l’intero ambiente.

Dovrà essere bravo Simone Inzaghi ad evitare problemi ed incomprensioni di ogni tipo. L’Inter avrà bisogno di serenità e compattezza che solo un grande gruppo può avere e non può permettersi di incappare in situazioni del genere. Per tornare a vincere e battere la concorrenza, infatti, sarà anche compito di Handanovic e Onana aiutare l’allenatore, stare lontani dalle discussioni e trasformare questa preoccupazione in un’arma in più da usare per tutta la stagione.

 

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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Juventus

Circa alle 21:10 della giornata di ieri si è chiusa un’era. Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della della società bianconera all’interno della sua gestione.

Agnelli ha saputo riportare in alto una delle squadre più gloriose del Mondo facendo registrare uno dei periodi più vincenti della storia del club. Tanti sono stati gli acquisti importanti effettuati dall’ormai ex presidente, di seguito potrete trovare i cinque più importanti.

PAULO DYBALA

Dopo tre ottime stagioni disputate con la casacca del Palermo, Andrea Agnelli decise nell’estate 2015 di investire 32 milioni di euro più otto di bonus per l’allora giovanissimo Paulo Dybala. La Joya era stato acquistato per sostituire il partente Tevez, un’eredità non facile ma che è comunque riuscito a rispettare. 293 presenze condite da 115 gol e 48 assist, questo l’impressionante tabellino di Paulo Dybala con la maglia bianconera.

GONZALO HIGUAIN

Il secondo colpo più oneroso della gestione Andrea Agnelli. Quello di Gonzalo Higuain è stato uno degli acquisti più iconici della storia del calcio italiano. Nell’estate 2016, dopo una stagione conclusa con 36 reti in campionato per l’attaccante argentino, il presidente della Juventus pagò la clausola di 94 milioni di euro presente nel contratto che legava il Pipita al Napoli. Uno screzio ai nemici partenopei che spalancò le porte per la vittoria dello Scudetto. 149 presenze condite da 66 gol ed 11 assist nella sua esperienza con la Vecchia Signora.

CRISTIANO RONALDO

Il colpo del secolo. Nell’estate 2018 Andrea Agnelli concluse l’acquisto di Cristiano Ronaldo, l’uomo chiamato per la conquista della Champions League. Nonostante la conquista della coppa dalle grandi orecchie non sia mai arrivata, la leggenda portoghese ha giocato un triennio con la maglia bianconera a livelli stellari. 101 ed 11 assist in 134 presenze con la maglia bianconera per CR7.

CARLOS TEVEZ

Un colpo passato in sordina che si è invece rivelato come uno dei più incisivi della storia dell’ultimo decennio del club. Nell’estate 2013 Andrea Agnelli acquistò Carlos Tevez, fuori dai progetti del Manchester City, per 10 milioni di euro. L’acquisto della Fuerta Apache venne visto dalla tifoseria con molto scetticismo anche poiché il calciatore decise di ereditare la maglia numero 10 lasciata incustodita da Alessandro del Piero. Grinta, gol e qualità: questi sono i vocaboli per descrivere l’avventura biennale di Tevez con la maglia della Juve. Pesa ancora come un macigno la sconfitta di Berlino nella finale di Champions del 2015 contro il Barcellona.

PAUL POGBA

L’intuizione più geniale della gestione Andrea Agnelli. Prelevato a parametro 0 dal Manchester United nell’estate del 2012 è stato successivamente venduto per 105 milioni nella sessione di calciomercato estiva alla stessa squadra inglese! La Juventus ha cullato la crescita di una stella del calcio Mondiale che è diventato il più grande beniamino della tifoseria. I gol al volo contro il Napoli sono ancora impressi nella memoria dei supporter bianconeri, la loro speranza è che possa ripetersi in questa sua seconda esperienza con la maglia della Vecchia Signora.

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Formula 1

Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all’addio

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Vanzini

Dopo alcune voci e smentite che arrivavano da Ferrari e addetti ai lavori, l’ufficialità è arrivata: Mattia Binotto non è più il Team Principal della Scuderia Ferrari in F1. L’ingegnere nella casa della Rossa da 28 anni, ha passato tutta la carriera in quel di Maranello. Tecnico, motorista, ha attraversato le diverse fasi che hanno visto il Cavallino Rampante rinascere, conquistare il tetto del mondo affermandosi come Team numero 1 per diversi anni. Fino ad arrivare al 2019, quando ha preso il posto di Maurizio Arrivabene (Team Principal dal 2015 al 2018) cercando attraverso progetti e giovani piloti di conquistare quel Campionato del Mondo che manca dal 2008 per i costruttori, ma soprattutto l’ambito titolo piloti che manca dal 2007 con Kimi Raikkonen. Binotto ci ha provato soprattutto puntando su Charles Leclerc dagli inizi, quando il Predestinato ha conquistato due vittorie al suo primo anno vincendo a Spa e Monza, luogo che lo ha definitivamente lanciato come uno tra sportivi più amati dagli italiani. Ha tagliato poi Sebastian Vettel, quattro volte campione, per puntare tutto sul talento monegasco, affiancato dalla nuova guida spagnola di Carlos Sainz. Il 2021 di transizione, per poi arrivare al tanto aspettato 2022 dopo le difficoltà arrivate con il caso motore del 2019 e del patto segreto tra la scuderia italiana e la Federazione. Quello che doveva essere l’anno del ritorno alle grande vittorie si è trasformato dalla gioia e entusiasmo inziale alla delusione finale, perdendo tutte le speranze soprattutto nella seconda parte fra scarsa affidabilità, errori di strategia e direttive che hanno (forse) penalizzato le potenzialità della F1-75.

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”.

Mattia Binotto, ex Team Principal nel suo comunicato ufficiale di addio alla Ferrari

Il 2022 era iniziato con la gara che tutti i tifosi della Scuderia avrebbero sognato: doppietta rossa e zero punti per la concorrente Red Bull. Dopo alcune gare, arrivano sempre più punti importanti e un’altra vittoria per Leclerc con il secondo ritiro di Max Verstappen. Tutto nella direziona giusta. Ecco che però da Barcellona sembra iniziare quella che assomiglia ad una stagione piena di confusione e nervosismo. Nel Gp di Catalunya il numero 16 è costretto al ritiro per motivi elettronici legati alla Power Unit.

A Monaco, dopo una prima fila tutta Ferrari, una strategia sbagliata pone Sainz in seconda posizione e Leclerc, che da una prima posizione rientra due volte ai box per finire in quarta. Per non finire il periodo negativo, nel Gran premio di Baku sempre il monegasco in prima posizione si ferma ancora: rottura del motore della F1-75. Inoltre, anche Sainz si ritira per problemi idraulici.

“Con le tre ultime gare sembra che abbiamo un problema di affidabilità. Non trovo le parole giuste. Fa male. Sono tre gare che siamo competitivi ma non otteniamo il risultato. Facciamo un reset e domani ripartiamo. Non possiamo ignorare questi punti persi. Sono stop importanti, sono altri 25 punti persi e sono tanti. Fa male. Adesso non vedo lati positivi”.

Charles Leclerc

LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO

Inoltre poi troviamo le divergenze interne dopo la gara a Silverstone e l’errore in gara di Leclerc in Francia che da quel momento in poi non è stato più in grado di mantenere il passo incredibile della Red Bull di Verstappen, se non per la vittoria illusoria in Austria (con annesso ritiro di Sainz per ulteriori problemi al motore) che sembrava avvicinare la rossa all’astronave austriaca. Nella seconda parte quindi nessuna vittoria, qualche podio raggiunto comunque sempre con il duro lavoro della Scuderia che ha praticamente mollato lo sviluppo della livrea 2022 per quella del successivo anno.

Poi dopo i rumors arrivati già a all’ultima gara di Abu Dhabi dove Leclerc e Sainz hanno chiuso in seconda e quarta posizione che hanno garantito la posizione di vice-campione del mondo per il monegasco e di vice-campione del mondo per i costruttori per la Scuderia, la Ferrari aveva smentito con un comunicato le voci che vedevano Mattia Binotto fuori dal progetto della casa italiana. Dopo solamente due settimane invece vediamo come lo stesso Binotto si sia fatto da parte, forse per le delusioni di quest’anno o di un ambiente che non vedeva più la sua figura come la migliore per quel ruolo. A fare il punto della situazione ci ha provato il commentatore Carlo Vanzini su Sky Sport 24, dopo l’annuncio della Ferrari:

“Se ne parlava già nella scorsa stagione, poi è stata data fiducia anche per quest’anno. Ripagata ad inizio anno ma poi sono arrivati risultati deludenti. Col senno di poi, era meglio lasciare le cose in Ferrari come nel 2018, dopo la scomparsa di Marchionne c’è stata la rivoluzione. Mattia Binotto direttore tecnico ha preso il posto del Team Principal Maurizio Arrivabene. In realtà guardando i numeri, vediamo come Jean Todt sia rimasto addirittura per 15 anni, in una situazione però disastrosa della Ferrari. L’ultimo mondiale vinto dalla Ferrari nel 2007 con Jean Todt e Kimi Raikkonen.

In 15 anni abbiamo visto 4 Team Principal diversi: Domenicali (nel 2008 ultimo titolo costruttori), Mattiacci per pochi gran premi, Arrivabene e Binotto. In media di questi, Arrivabene è quello che ha ottenuto più vittorie e Binotto rimaneva nel suo ruolo di direttore tecnico. Forse è andato a occupare un ruolo più grande per quello che aveva vissuto in Ferrari. O per fare una critica, forse ha gestito il ruolo sentendosi troppo grande. In una delle prime chiacchierate gli chiesi in maniera informale chi poteva ricoprire il ruolo del nuovo direttore tecnico. Rispose che non ci sarebbe stato e che avrebbe gestito tutto da solo. Mi lasciò perplesso.”

Ora per John Elkann spetta un altro compito difficile dopo il delicato momento alla Juventus. Ci sarà comunque più tempo per decidere vista la scadenza di Binotto al 31 dicembre 2022.

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Genoa, da Andreazzoli a Bjelica fino al possibile ribaltone: il punto

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Sono ore di grande tensione in casa Genoa dopo la brutta sconfitta di Perugia. Alexander Blessin sembrava ormai destinato a lasciare la panchina rossoblù, dopo aver attaccato la squadra nel post partita definendola di “dilettanti“. Il già preallertato Andreazzoli stava preparando i bagagli, mentre la società si confrontava in un conclave che non sembra ancora aver portato alla fumata bianca tanto attesa dalla tifoseria, che nel frattempo sembra spazientirsi di fronte al silenzio da parte dei vertici dirigenziali. Ma proviamo a ricostruire la situazione.

ANDREAZZOLI-BJELICA: IL BALLOTTAGGIO

Il candidato numero uno alla successione di Blessin era Aurelio Andreazzoli, già contattato dopo il pareggio casalingo con il Como con accordo verbale trovato. L’ex Empoli aspettava – ed aspetta – solo il via libera per tornare al Genoa.

Il problema, è che 777 Partners avrebbe dei ripensamenti in merito, e nelle ultime ore avrebbe cercato un profilo più vicino ai suoi standard prefissati: una figura non italiana, con esperienza ma non troppo avanti con l’età (caratteristiche dello stesso Blessin, peraltro). Il nome più consono trovato dal board americano, sarebbe quindi quello di Nenad Bjelica, croato, ex allenatore dello Spezia in Serie B.

La società, tra Genova e Miami, nella notte avrebbe confrontato i due nomi sul tavolo, propendendo per la seconda ipotesi. Ma nella mattinata di oggi, la Gazzetta dello Sport ha riportato una terza possibilità, che a questo punto avrebbe del clamoroso.

SPORS SPARIGLIA LE CARTE

Non è un mistero – infatti – che il Direttore Sportivo del Genoa, Johannes Spors, sia il sostenitore numero uno di Blessin: fu lui a proporlo al Genoa come post Shevchenko. Ci si aspettava addirittura, in caso di esonero del tedesco, che il ds rassegnasse le sue dimissioni, lasciato solo come unico strenuo difensore dell’attuale allenatore. Invece, secondo la Rosea, il peso specifico in società di Spors sarebbe tale da far vacillare 777, che starebbe pensando alla conferma del tecnico a sorpresa. Le prossime ore saranno comunque decisive e ci si attende un comunicato dalla società.

LA SITUAZIONE A PEGLI

Nel frattempo, a Villa Rostan, la situazione ha del surreale. Nella giornata di ieri Blessin ha diretto regolarmente la seduta di scarico post-partita già programmata. Oggi è prevista una giornata di riposo che potrebbe essere cruciale.

È notizia di pochi minuti fa, invece, la conferma della sfiducia al tecnico da parte della tifoseria: al Centro Signorini è comparso uno striscione con una scritta che non lascia spazio a molte interpretazioni: “Blessin, Game Over“.

 

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