Nel corso di una delle prime interviste di Antonio Conte da timoniere nerazzurro, il presidente Zhang gli aveva chiesto scanzonatamente se fosse pronto per la Pazza Inter. “No more crazy Inter”  aveva risposto sorridendo il tecnico leccese. Nonostante stesse mantenendo la natura scherzosa di quel dialogo, sotto il suo ghigno si nascondeva la seria volontà di modificare nel profondo la mentalità della squadra. Non si può negare che il suo predecessore Luciano Spalletti avesse saputo adempiere al suo compito in maniera ottimale, ma Conte desiderava subito alzare l’asticella.

Senza dubbio uno dei maggiori difetti che l’Inter spallettiana si portava dietro era l’eccessiva discontinuità, che potrebbe essere vista come una sorta di estremizzazione di quella pazzia che da sempre caratterizza la Beneamata. Proprio per questo motivo uno dei target principali dell’allenatore ex Chelsea e Juventus era quello di scindere il collegamento tra l’aggettivo “pazzo” e i nerazzurri.

Ad una giornata dalla fine del suo primo campionato sulla panchina di San Siro si può dire che Conte è riuscito solo in parte nella sua impresa. La formazione meneghina ha infatti alternato momenti di grande lustro ad altri di estremo sconforto.

COSA È MANCATO ALL’INTER

Il classico stile desultorio non ha dunque abbandonato completamente la Milano nerazzurra. Sia i singoli giocatori che la squadra nella sua totalità hanno avuto degli alti e bassi, che inoltre non sempre combaciavano tra loro. L’esempio lampante di quest’ultimo aspetto si nota puntando l’attenzione sulla coppia d’attacco. Lukaku era partito sottotono rispetto alle aspettative, nonostante inizialmente il motore nerazzurro viaggiasse al massimo dei giri. In seguito il belga si è elevato a trascinatore e dominatore indiscusso, quando però il resto del gruppo aveva abbassato il ritmo. Al contrario invece Lautaro ha seguito la lunghezza d’onda generale. Nel girone d’andata l’ex Racing era di fatto incontenibile, grazie specialmente alla sua sana aggressività unita a dei gesti tecnici di pregevole fattura. Poi la qualità delle sue prestazioni è man mano calata, e con essa anche l’Inter ha iniziato una fase discendente.

Se la Beneamata non ha tenuto il passo dei rivali bianconeri lo deve soprattutto a dei momenti di blackout che hanno inevitabilmente pregiudicato il sogno Scudetto. In particolare si fa riferimento ad esempio ai soli 6 punti conquistati nell’intero mese di gennaio, contro Napoli, Atalanta, Lecce e Cagliari. Oppure ai più recenti risultati deludenti contro Sassuolo (terminata 3 a 3) e Bologna (sconfitta casalinga per 2 a 1). Su quest’ultimi due match citati, anche lo stesso Conte ha espresso il suo rammarico.

Se devo scegliere partite dove ero amareggiato ne scelgo due, Sassuolo e Bologna. Con una ho preso il pareggio al 90’, con il Bologna abbiamo perso con loro in dieci dopo aver sbagliato un rigore. C’è stato grande rammarico e arrabbiatura, in altre partite abbiamo dato tutto”.

Un altro elemento problematico che sorge osservando quei due incontri (e non solo) è l’incapacità di mettere il risultato in cassaforte a gara in corso. Spesso e volentieri infatti, in situazioni di vantaggio, Lukaku e compagni gettano al vento plateali occasioni da rete. Così facendo permettono all’avversario di rimanere in partita fino alla fine, rischiando, come accaduto contro neroverdi e rossoblù, di farsi beffare negli ultimi minuti.

LE BASI PER RIPARTIRE

Nella conferenza stampa già citata qualche riga sopra, Conte ha dato una sua interpretazione personale alla stagione nerazzurra.

Ci sono annate dove semini poco e raccogli tanto, noi abbiamo seminato tanto e raccolto poco. Quando alla fine vinci anche la fortuna è dalla tua parte. Quest’anno tante cose nono sono girate nel giusto modo, ma i ragazzi sono professionisti e hanno voglia di fare qualcosa di importante e di migliorare rispetto agli ultimi anni. Va dato merito a loro e qualche numero che ci conforta c’è”.

Le parole dell’ex ct della Nazionale paiono essere azzeccate, poiché ritraggono in maniera reale l’andamento dell’annata. Indipendentemente dalla posizione in cui si piazzerà al termine del campionato, la sensazione è che l’Inter stia percorrendo il cammino giusto. Malgrado quest’anno non sia riuscita a lottare concretamente per il titolo, il futuro si prospetta ancora in fase ascendente.

Dati alla mano, i nerazzurri sono la miglior difesa del torneo (36), ad una solo giornata dalla fine, il che non accadeva dall’anno del Triplete. L’unico a creare qualche dubbio nel comparto arretrato è Skriniar, che, abituato a giocare nel sistema a quattro, più volte è apparso confuso. Per il resto si tratta di un reparto ben variegato, con la sicurezza De Vrij, il rampante Bastoni e la coppia Godin-D’Ambrosio che si fa trovare pronta quando chiamata in causa.

Per quanto riguarda la fase offensiva invece, l’aggiunta del trequartista, da febbraio a questa parte, ha dato nuova vita al modo di attaccare. Le iniziali tattiche contiane stavano iniziando ad essere prevedibili, e le difese avversarie avevano iniziato a prendere le misure. La pedina dietro le punte però si è rivelata una mossa azzeccata, poiché ha aggiunto l’imprevedibilità che mancava. È significativo il fatto che i meneghini non abbiano trovato la via del gol solamente in tre occasioni sulle 37 gare giocate (0-0 contro Roma e Fiorentina; 2-0 contro la Juventus).

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In più occasioni inoltre l’Inter ha dato l’idea di essere già una grande squadra, riuscendo a subire l’avversario e portando comunque a casa i tre punti. Non bisogna andare a cercare troppo lontano nella memoria, basta infatti concentrarsi sul match di ieri contro il Napoli. Gli Azzurri non si sono affatto tirati indietro dopo il gol subito, anzi hanno cercato in tutti i modi di agguantare il pareggio. I padroni di casa però hanno saputo resistere alla qualità degli avversari, trovando il raddoppio con Lautaro. Insomma, ci sono tutti i presupposti per pensare che nel breve periodo il club di Zhang possa compiere il definitivo salto di qualità.

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