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Inter, le scuse stanno a zero! Abraham poteva essere tuo

Inter, le scuse stanno a zero! Abraham poteva essere tuo

Inter, lo sapevi che Abraham era un esubero di quello stesso Chelsea a cui avete piazzato Romelu Lukaku?

Negli ambienti nerazzurri il clima non è dei migliori: con il crollo di rendimento impietoso che sta di fatto consegnando lo scudetto ai cugini  del Milan si profila, all’orizzonte, la necessità di riorganizzare da capo il reparto offensivo. Chi è sicuro del posto? Chi parte?
Ma soprattutto: Inter, lo sai che Abraham sarebbe venuto di corsa a Milano?

INTER, ECCO I COLPEVOLI

Per ogni barca che cola a picco c’è sempre una causa e, sebbene sia assai presto per celebrare il funerale dell’Inter, un ruolino di marcia da 7 punti in 7 partite non può fare a meno di essere etichettato come ‘crisi’, ‘allarme rosso’ o chi più ne ha più ne metta. I responsabili della vertiginosa caduta dell’Inter sono rispettivamente due: l’allenatore ed il reparto offensivo.

Inzaghi non è Conte, questo lo sappiamo, ma l’ex allenatore della Lazio ha altre peculiarità di cui poter fare vanto: fino a qualche settimana fa, d’altronde, l’Inter sembrava ineluttabile e pareva candidarsi a sola e unica pretendente per lo scudetto. Poi, il blackout: entusiasmo assente, nervosismo alle stelle e, in generale, quella sconfortante sensazione che l’allenatore non riesca a rimettere la squadra sui binari giusti. Qualcuno parla di tensioni nell’ambiente e si spende in giudizi poco lusinghieri sul tecnico, ma la verità è che Inzaghi è giovane, brillante e si farà col tempo. E come con i giocatori, va concesso loro di sbagliare, apprendere e fare meglio.

Ciò che invece si poteva fare meglio è il calciomercato estivo (ma forse anche quello invernale).

INTER, MA CHI DEVE SEGNARE?

La scelta di Marotta di puntare su Dzeko è lungimirante: considerati i costi di cartellino e ingaggio e la necessità assoluta di ingaggiare un profilo già pronto, non considerare Dzeko sarebbe stata una grossa sciocchezza. Ciò che non torna è il reinvestimento del tesoretto a disposizione: perchè puntare proprio su Joaquin Correa – che tra l’altro pare essersi rivelato un gigantesco flop?

Tenendo ben presente che l’Inter gioca con un 3-5-2/3-4-1-2, come si può pensare di disputare una stagione intera – contraddistinta da tre competizioni più la finale di Supercoppa – con un solo centravanti, peraltro di 36 anni? Sanchez non è una prima punta, Correa è un fantasista, Caicedo no comment, Lautaro non riempie l’area e… Dzeko nemmeno, in realtà. Il bosniaco ha un piede vellutato e una classe infinita ma il lavoro di Lukaku non solo consentiva al compagno, Martinez, di avere più spazi ma fruttava molti più gol a tutto il gruppo. La sensazione è che benché questi giocatori presi singolarmente siano di assoluto valore non siano affatto valorizzati dal contesto di squadra.

INTER, PERCHE’ NON HAI VOLUTO SCOMMETTERE SU ABRAHAM?

E allora, la domanda sorge a Giuseppe Marotta sorge spontanea: direttore, perché a quel Chelsea che ha strapagato Lukaku – e che se potesse tornare indietro nel tempo quei soldi se li terrebbe stretti – non è stato chiesto Tammy Abraham, dichiaratamente in partenza? E perché la Roma di Mourinho si è potuta permettere il lusso di scommettere su di lui, mentre un’Inter bisognosa di ricreare un valore ha rifuggito la scommessa?

Certo, avrebbe avuto bisogno di un periodo di adattamento, ma parliamo pur sempre di un classe ’97 che nella sua precedente stagione al Chelsea, da titolare, aveva totalizzato 18 gol e 6 assist; e la stagione successiva, pur perdendo il posto e giocando sempre meno, 12 reti e 6 assist.
Il suo valore di mercato si attesta sui 38 milioni, la Roma lo acquista per 40, mentre l’Inter si sobbarca una cambiale da 30 milioni per Correa pur di reinvestire parte del tesoretto e far felice l’allenatore. Quello stesso allenatore che, ad oggi, non riesce a tirare fuori il meglio dall’argentino e che ormai fa sempre meno affidamento sul suo talento.

Abraham, dal canto suo, difficilmente potrebbe essere più contento della scelta fatta: in Serie A, inizialmente, ha faticato un po’ ma ora è già a quota 15 marcature e l’obiettivo dei 20 gol in campionato sembra essere davvero alla portata.

E’ in Conference League, però, che Tammy sta dando il meglio di sé: con 7 reti in 8 presenze, il centravanti giallorosso è il capocannoniere del torneo e pare avere tutta l’intenzione di trascinare i capitolini fino ad una vittoria finale che sarebbe storica.

Rimane, comunque, un grosso what if: come starebbe andando l’annata dell’Inter con un Abraham in più ed un Correa in meno? Quanto varrebbe, oggi, Tammy Abraham con la divisa dell’Inter?

Ma soprattutto: quanto dolce e surreale avrebbe potuto essere uno scenario in cui l’Inter performa ad alti livelli con Abraham, mentre il Chelsea – che lo ha ceduto per far posto a Lukaku – affonda col Belga pagato tre volte tanto?

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