La tormenta di Valdebebas ha travolto l’Inter ma non l’ha spazzata via. In una partita che ha vissuto di folate che soffiavano a volte da est, altre da ovest, gli uomini di Conte si sono dovuti arrendere alla spietatezza degli avversari. La differenza è stata tutta nella testa e nei dettagli. Nel quartier generale blanco si parlava da giorni di questa partita come una finale e il Real ha costruito la sua storia su questo tipo di gare. Dall’altra parte, l’assenza di un leader assoluto come Lukaku e l’inesperienza di alcuni giocatori è stata pagata carissimo e ora il conto rischia di essere salato.

QUANTI PROBLEMI

L’atteggiamento tattico e psicologico delle due squadre è riassumibile nella prima mezz’ora di gioco. Inter e Real si affrontano a viso aperto, i blancos mostrano subito la loro qualità e si appoggiano all’estro di Hazard per sfondare. L’occasione ghiotta la crea proprio il belga che imbecca Asensio a centro area ma Handanovic, con una prodezza, salva la sua squadra. Fin da subito il Real mette in luce le grandi lacune difensive dei nerazzurri, una squadra che l’anno scorso ha costruito le sue fortune proprio sulla solidità. Per l’ennesima volta in questa stagione, invece, Brozovic e Vidal non sembrano all’altezza di schermare la retroguardia e la classe cristallina degli attaccanti di Zidane prende il sopravvento sulle fragilità interiste.

Anche in casa delle merengues i problemi però non mancano. Varane, fuori condizione e sceso nelle gerarchie, appare fin da subito arrendevole e poco attento. L’Inter capisce che soprattutto dalla sua parte il Toro Martinez può costruirsi grosse chance e nel giro di pochi minuti i nerazzurri sfiorano il vantaggio a più riprese. Prima Barella scheggia la traversa con una diabolica palombella, poi lo stesso Lautaro e Vidal peccano per l’ennesima volta di cinismo. Se da un lato la voglia di non subire una squadra più quotata come il Real è certamente apprezzabile, con una reazione da grande squadra, dall’altra continuano i problemi negli ultimi venti metri, dove i giocatori litigano con la porta nonostante le chiarissime opportunità.

EQUILIBRIO (QUASI) TOTALE

Per l’ennesima volta però, l’Inter dimostra di soffrire di un grave e pericoloso problema. I nerazzurri, da un momento all’altro, danno l’impressione di staccare totalmente la spina ed andare in blackout. Se infatti l’atteggiamento sembrava promettente, i successivi errori di Hakimi e De Vrij annullano ogni sforzo fatto fino a quel momento. Già in precedenza, contro Milan, Parma e Borussia, i giocatori avevano dato l’impressione di lasciare il controllo della gara nelle mani degli avversari, senza che quest’ultimi quasi se ne accorgessero. Se errare è umano, perseverare anche a Valdebebas risulta più che diabolico.

Proprio Hakimi, nella serata in cui avrebbe dovuto far rimpiangere al Real la sua cessione, serve a Benzema il pallone che sblocca la partita. Ironia della sorte, i blancos schierano nel ruolo del marocchino Lucas Vazquez, esterno d’attacco adattato a terzino per mancanza di difensori in quella posizione. Tutto portava a pensare ad una serata da protagonista per Hakimi che però decide di diventarlo nella maniera più sbagliata. E per quanto le proteste dell’Inter per una spinta di Mendy ai suoi danni possano essere comprensibili, la scelta dell’arbitro è avallata dall’errore concettuale dell’esterno nerazzurro, il quale consapevolmente sceglie di realizzare da metà campo un lancio scellerato verso il proprio portiere.

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La seconda tempesta arriva nella quiete. Da un calcio piazzato, dove la squadra ha l’opportunità di risistemare le idee e ricostruire la partita, arriva la mazzata che sembra definitiva. Certo, il raddoppio lo firma un monumento della storia delle merengues, quel Sergio Ramos che ieri sera ha raggiunto i 100 goal con la maglia di questo glorioso club. Il tutto da difensore centrale. Dunque l’Inter può trovare nella classe di questo campione un alibi? La risposta è parzialmente affermativa: lo spagnolo è unico al mondo per posizionamento in area e la capacità di svettare su tutti ma proprio per queste ragioni la marcatura su di lui dev’essere ferrea. De Vrij, incaricato di occuparsene, gli lascia il tempo di correre e mostrare tutte le sue straordinarie capacità atletiche, senza mai ostacolarlo. E così lo spagnolo vola, colpisce e ringrazia Kroos per il cioccolatino.

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RESURREZIONE E BARATRO

Se da un lato ci sono le indubbie difficoltà, dall’altro c’è la qualità di saper rialzare la testa. Basta una scintilla e questa squadra si riscopre forte, aggressiva e in grado di addentare il match in qualsiasi momento. Questa volta l’incendio lo fa scoppiare Barella: con un colpo di tacco da antologia, già candidato a miglior assist della competizione, il centrocampista libera Lautaro Martinez che riscopre le sue doti di famelico bomber e riapre in un lampo una gara che in un battito di ciglia era stata sbranata dal Real.

L’Inter percepisce l’odore della preda e nella ripresa scende in campo più compatta e convinta degli avversari. Casemiro e Kroos, sulle gambe, non riescono a dare il giusto apporto alla difesa e la mancanza delle geometrie di Modric si fa sentire sempre di più ogni minuto che passa. Dalle parti di Courtois fioccano occasioni a dismisura e il pareggio di Perisic al 68esimo sembra il preludio ad una vittoria tanto entusiasmante quanto meritata. Ma gli ultimi minuti di gara sono di fatto un fischio d’inizio per un nuovo match, quello in cui i dettagli e l’esperienza decidono le sorti non solo della battaglia in corso, ma spesso anche dell’intera guerra.

A far la differenza è la capacità di lettura di un comandate come Zinedine Zidane. Mentre il rivale e amico Conte opta per la prudenza, togliendo il motore Barella per Gagliardini, il francese si gioca il tutto per tutto. Per il Real il pareggio restava comunque un pessimo risultato. Così Zidane non fa calcoli e decide che quello è il momento di affondare il colpo. Detto fatto: i subentranti Vinicius e Rodrygo confezionano il gioiello del 3 a 2 e stroncano ogni velleità nerazzurra.

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FUTURO

L’Inter torna a casa con zero punti e l’ultimo posto del girone. Si potrebbe pensare che la situazione sia ormai del tutto compromessa ma la squadra di Conte raccoglie due buone notizie da Madrid. La prima è che il destino è tutto nelle mani dei nerazzurri. Se infatti arriveranno 9 punti nelle prossime tre gare, l’Inter supererà finalmente lo scoglio dei gironi. Una considerazione che potrebbe sembrare banale ma che responsabilizza del tutto il gruppo. Al giro di boa, la squadra di Milano ha dimostrato di poter vincere tutte e tre le partite disputate ma non l’ha fatto per mancanza di attenzione proprio a quei dettagli così fatali. Le capacità per invertire il trend ci sono se il gruppo lavorerà sulla concentrazione per compiere l’impresa.

Il secondo aspetto, è proprio la forza di reagire di questa squadra. Anche nei momenti più bui, come quando il Parma aveva trovato il 2 a 0 a San Siro, i nerazzurri sprigionano quella forza d’animo e quell’unione d’intenti che fino a un attimo prima sembravano evaporate. Anche al cospetto di una regina della Champions come il Real, questo atteggiamento è venuto fuori nel momento più duro, dimostrando il vero valore dell’Inter. Se Conte troverà la formula per ricostruire un solido muro difensivo, niente più potrà essere proibitivo. Il Biscione ha la forza per rimanere in questa Champions League, non resta altro che volerlo per non sprofondare in un pericoloso baratro.