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Inter, lo Shakhtar Donetsk alla finestra: cosa aspettarsi dagli ucraini?

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Inter, lo Shakhtar Donetsk alla finestra: cosa aspettarsi dagli ucraini?

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Con una roboante e convincente vittoria gli ucraini dello Shakhtar Donetsk hanno battuto, la scorsa sera, il Basilea per 4-1, strappando il pass per la semifinale di Europa League. Una semifinale che vedrà gli uomini di Luís Castro sfidare l’Inter di Antonio Conte, fresca di vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen. La prospettiva? Una finalissima che vedrà come sfidante una tra Siviglia, habitué della competizione, e Manchester United, corazzata inglese in netta crescita per tutta la stagione, dopo un avvio difficile. Una vittoria, per i nerazzurri, che darebbe un senso diverso ad una stagione, senza dubbio positiva, ma priva di conquiste di alto livello. Tuttavia, non sarà di certo semplice battere gli ucraini che, oltre ad essere una squadra dalla grande esperienza europea, hanno dimostrato un’ottima condizione atletica, nonché un’importante vena realizzativa che potrebbe mettere in seria difficoltà i nerazzurri. Vediamo, quindi, quale rischi corre l’Inter contro lo Shakhtar, una colonia brasiliana in piena Ucraina che ha sempre voglia di stupire.

Come gioca lo Shakhtar Donetsk?

Il primo step della nostra analisi passa necessariamente dal focus sull’undici titolare che Luís Castro dovrebbe schierare contro l’Inter. Partendo dal presupposto che la rosa degli ucraini è particolarmente lunga e si presta spesso a continui cambi, tutto inizia dal 4-2-3-1, modulo che permette allo Shakhtar di esprimere al meglio il proprio gioco, fatto di grande velocità nella costruzione della manovra e di costante ricerca del dominio del gioco. Così è stato, infatti, contro il Basilea: gli ucraini hanno dominato dal primo all’ultimo minuto, infliggendo quattro reti agli svizzeri, senza mai mettere in discussione il predominio territoriale dello Shakhtar, in un Gelsenkirchen le cui uniche maglie in campo erano quelle arancioni dell’ex squadra di Fonseca.

A ben vedere, infatti, lo Shakhtar ha ben poco del calcio pragmatico ucraino che spesso abbiamo visto da altre squadre rappresentatrici della nazione. Ricordiamo, ad esempio, l’ostilità del sistema di gioco del Dnipro, molto chiuso e piuttosto duro, ma estremamente concreto in attacco, che portò, quella che all’epoca era la squadra di Nikola Kalinić, in finale proprio d’Europa League, poi persa per 3-2 contro il Siviglia. Lo Shakhtar, come da tradizione dai tempi della leggenda Lucescu, è una squadra il cui gioco è molto più sudamericano che ucraino. Un’attitudine che, oltre ad essere rispecchiata dal gioco, come detto, molto veloce nel palleggio e nella costruzione della manovra, viene rispettata anche nella scelta dei calciatori. Accennavamo, infatti, alla colonia brasiliana in piena Ucraina non a caso: sono, infatti, ben 13 i calciatori battenti la bandiera del Brasile sul proprio petto, al netto di qualche naturalizzazione, nella rosa del club di proprietà di Rinat Achmetov.

Venendo, quindi, agli interpreti di questo tipo di gioco, in porta troviamo il solito Pyatov, estremo difensore esperto e affidabile che dal 2007 difende la porta dello Shakhtar e della nazionale ucraina. In difesa, invece, la linea a quattro parte dalla destra con Dodô, giovane terzino brasiliano che sta facendo molto bene durante questa stagione. Si tratta di un calciatore con una forte propensione offensiva e delle ottime abilità nel dribbling, testimoniate anche dalla rete siglata proprio contro il Basilea. Al centro, poi, ecco la coppia Krivtsov-Bondar, il primo più roccioso ed esperto, il secondo più versatile e “moderno”. Si tratta di un duo piuttosto affidabile che, però, di certo non è imperforabile. Infatti, nel momento in cui l’Inter riuscisse ad impedire allo Shakhtar di controllare il gioco, grazie alla fisicità di Lukaku, alla tecnica di Lautaro e alla rapidità degli esterni, potrebbe mettere in seria difficoltà la coppia centrale tutta ucraina. Sulla sinistra, infine, giocherà Matvienko, che nasce come centrale, ma che è stato adattato a sinistra per via dell’infortunio del ben più pericoloso Ismaily, stella della difesa dello Shakhtar che ha subito un’operazione al legamento crociato nel mese di dicembre.

Dal 2007 Pyatov (36) difende la porta dello Shakhtar Donetsk, entrando di diritto nella leggenda della società e del calcio ucraino. Fonte immagine: profilo Instagram @piat30

Passando al centrocampo, il duo davanti alla difesa è composto da Marcos Antonio Stepanenko. Il primo, molto giovane e promettente, è un centrocampista piuttosto duttile che può giocare sia da mediano che da trequartista, a testimonianza della sua discreta propensione offensiva. Viceversa, invece, il secondo è il centrocampista difensivo di rottura per eccellenza. Esperto e affidabile, Stepanenko fa delle abilità difensive e fisiche le sue armi vincenti, abbinando ad esse anche una buona tecnica di base. Si tratta, quindi, di una coppia molto completa, che fa da ottimo collante tra la difesa e il settore più avanzato della squadra. Occhio anche al potenziale sostituto di uno dei due, in particolare di Marcos Antonio: Maycon, giovane centrocampista brasiliano, da qualche tempo nel giro delle nazionali giovanili brasiliane.

Passando, poi, proprio al settore avanzato, ecco che entriamo nella dimensione più brasiliana di tutto lo Shakhtar. Dietro all’unica punta, infatti, ecco sbucare sulla destra Marlos, al centro Alan Patrick e sulla sinistra Taison, che ha stabilito un nuovo record: quello di andare a segno in sette distinte edizioni di Europa League. Si tratta di calciatori che incarnano in pieno lo spirito brasileiro della squadra di Carlos, per rapidità di gamba e di pensiero. Senza dimenticare, anche, Tetê, brasiliano di soli 20 anni, con un brillante futuro davanti a sé. Attenzione, inoltre, anche a Kovalenko. Insomma, si tratta di un ottimo assortimento di calciatori che possono mettere grande pressione offensiva all’Inter e che, anche grazie alla loro velocità, possono mettere in seria difficoltà la retroguardia nerazzurra. Infine, ecco l’unica punta: il diez, piuttosto atipico, Júnior Moraes, faro offensivo e realizzativo di uno Shakhtar che spesso si appoggia sulle sue spalle. Tra tutte le competizioni, infatti, vanta 40 presenze in stagione, condite da ben 25 gol 12 assist.

La formazione schierata da Castro durante l’ultima sfida contro il Basilea che, salvo sorprese, dovrebbe essere riconfermata anche contro l’Inter

Potenzialmente, dunque, quello dello Shakhtar è un deadly mix, fatto di grande potere offensivo, rapidità, atletismo e dominio del gioco. Come può, quindi, l’Inter domare questa minaccia e volare in finale?

Esperienza e gestione dei ritmi

È chiaro che la preoccupazione nell’affrontare un avversario del genere è reciproca: lo Shakhtar teme, in misura superiore, l’Inter, e viceversa. Tuttavia, quello che l’Inter ha in più rispetto agli ucraini è l’esperienza. Seppur la compagine di Castro sia particolarmente esperta in Europa, i nerazzurri hanno una composizione altrettanto europea, con tanti calciatori abituati ad ambienti anche più pressanti. Altra caratteristica molto importante dei milanesi, inoltre, è quella della gestione dei ritmi. Come sottolineato in precedenza, infatti, lo Shakhtar ha dimostrato una grande propensione all’atletismo, macinando chilometri su chilometri con i propri calciatori durante entrambi i match di Europa League disputati prima di trovarsi dinanzi l’Inter. Altrettanto capaci sono i nerazzurri che, però, sono più abili degli ucraini nell’addormentare la gara quando necessario, per poi rialzarne i ritmi. Si tratta di un fattore molto importante che potrebbe togliere, oltre che energie fisiche, lucidità mentale a Taison e compagni, perdendo importanti punti di riferimento.

Tuttavia, non va mai dimenticato che si tratta di una semifinale, per di più a gara secca. Proprio per questo, seppur molti esempi pratici evidenziati nel corso della stagione abbiano evidenziato questi fattori da poco citati, è tutto da dimostrare. C’è da aspettarsi, dunque, una gara particolarmente divertente, sulla falsa riga di quella vista contro il Bayer Leverkusen, squadra molto simile allo Shakhtar, soprattutto per il divario tra fase difensiva e offensiva, con quest’ultima molto più in risalto positivamente rispetto alla prima.

Fonte immagine: profilo Twitter @EuropaLeague

Con una finale alle porte, dunque, Shakhtar Donetsk e Inter promettono spettacolo. Chi arriverà in finale? Lunedì sera ne sapremo di più.

(Fonte immagine di copertina: profilo Twitter @FCShakhtar)

 

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Scoppia il caos a Valencia: Bellingham segna al 98′, ma Gil Manzano aveva fischiato la fine un istante prima

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Ancelotti

Finale folle a Valencia. Dopo una partita combattuta e tesissima, l’ultimo secondo di gara ha regalato un episodio incredibile. Il Real Madrid aveva segnato il 3-2 con Bellingham al 98′, ma l’arbitro Gil Manzano non ha convalidato la rete. Il motivo? Il triplice fischio del direttore di gara, arrivato al momento del cross in area di rigore di Brahim Diaz. Ovviamente scoppia il caos, con Gil Manzano costretto a estrarre vari cartellini rossi. Uno dei quali, direttamente verso Bellingham. Ancelotti interviene e in campo si scatena un parapiglia, quasi una caccia all’uomo.

La gara è dunque finita 2-2, con il Valencia che ha sciupato il doppio vantaggio. La rimonta del Real Madrid ha portato la firma di Vinicius, lesto nel ribadire in rete due tap-in e poi “provocatore” nei confronti nel pubblico del “Mestalla” dopo i vergognosi atteggiamenti del pubblico dell’anno scorso. Al 91′, tolto con il VAR anche un rigore al Valencia.

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[VIDEO] L’esultanza di Vinicius dopo i fischi razzisti dei tifosi del Valencia

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Dove vedere Lipsia-Real Madrid in tv e streaming

Ancora una volta, si è verificato un increscioso e ingiustificabile episodio di razzismo ai danni di Vinicius. L’attaccante brasiliano, nel corso del match di Liga Valencia-Real Madrid, è nuovamente ricoperto di fischi razzisti.

Quando la partita si trovava sul punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa, al quinto minuto di recupero del primo tempo Vinicius è riuscito ad accorciare le distanze tra le due compagini, capitalizzando un’azione partita con il cross effettuato da Carvajal. Dopo aver siglato la rete del 2-1, il brasiliano ha esultato con il pugno chiuso rivolto verso i tifosi avversari, gesto simbolico della lotta contro il razzismo.

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Di Maria si lamenta ancora con gli arbitri: rischio squalifica

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Angel Di Maria, attaccante del Benfica si appresta a rinnovare il contratto con i portoghesi

DI MARIA – Le polemiche arbitrali sono all’ordine del giorno in Serie A, ma non solo. L’Associazione degli Arbitri portoghesi (APAF) ha avviato un procedimento disciplinare contro Angel Di Maria. Le azioni dell’argentino sono state al centro dell’attenzione dopo le sue critiche alla squadra arbitrale guidata da Fabio Verissimo. Tutto questo è avvenuto in seguito alla sconfitta 2-1 del Benfica contro lo Sporting nella semifinale di andata della Coppa del Portogallo. Le dichiarazioni di Di Maria hanno suscitato polemiche e ora l’APAF si prepara ad affrontare la questione in modo disciplinare.

POLEMICA – “Quello che è successo ieri sera è stato visibile a tutti. Continueremo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Soli contro tutti”.

Di Maria ha espresso il suo dissenso per una rete annullata al 76′ per presunto fuorigioco di Tengstedt, chiedendo spiegazioni all’arbitro al termine del match. È la seconda volta in meno di un mese che l’Associazione degli Arbitri portoghesi indaga sul Fideo, aumentando le sue possibilità di una possibile squalifica. Di Maria è tornato al Benfica dopo quattordici anni e ha già segnato quattordici gol. Inoltre, ha fornito nove assist cruciali che hanno contribuito al successo del club di Lisbona in varie competizioni, sia a livello nazionale che europeo.

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Il retroscena di Singo: “Mi volevano Inter, Milan e Atalanta”

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Monaco-PSG, Kylian Mbappé, Wilfried Singo, Ligue 1, Champions League

IL RETROSCENA DI SINGO – Dopo ben 4 stagioni nel calcio italiano, trascorse indossando la maglia del Torino, la scorsa estate ha rappresentato un grosso cambiamento per Wilfried Singo, trasferitosi in Ligue 1 al Monaco. Per l’ex laterale granata, quella in corso si sta rivelando un’annata piena di soddisfazioni, sia con il proprio club, con cui insegue la qualificazione alla prossima Champions League, che con la propria nazionale. Giocando nella Costa d’Avorio, infatti, Singo si è laureato campione d’Africa poco meno di un mese fa, al termine di un torneo pieno di sorprese. In un’intervista a Marca, il terzino ivoriano ha rivelato alcuni aneddoti di mercato risalenti alla scorsa estate.

IL RETROSCENA DI SINGO

SCELTA DIFFICILE – “C’erano diversi club italiani interessati a me, tra cui Inter, Milan ed Atalanta, ma alla fine ho preferito andare al Monaco. Ho maturato questa decisione consultandomi con il mio agente Maxime Nana e col mio amico Nicolas Nkoulou. Anche lui ha giocato qui a inizio carriera, e me ne ha parlato come un posto dove poter crescere e migliorare. Sono felice di essere in un club che da fiducia ai giovani e con infrastrutture di alto livello”.

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