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Calcio Internazionale

L’interezza della Trinità di Anfield

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Credere che la bravura emerga perché ci si trova nel posto giusto al momento giusto, è una prerogativa di chi si fida molto delle coincidenze. Sostenere invece che il talento esista a prescindere delle circostanze, è il pensiero di chi crede nella genialità. L’opzione più sana forse, sarebbe una via di mezzo, ovvero credere che il talento personale riesca a emergere laddove ci sia terreno fertile. Anche il più fruttuoso degli alberi non crescerebbe in una terra arida. Talvolta però, oltre a necessitare del posto giusto, servono anche compagni che sappiano prenderti la mano, per non farti camminare da solo e per farti crescere, insieme. Gli sport di squadra inseguono questa logica, anche se spesso emergono talenti individuali che rendono il gruppo grande. Il calcio è costellato di coppie o trii che, con il terreno ottimo per crescere e con un gruppo alle loro spalle, riescono a far parlare dell’interezza che raggiungono insieme. I gemelli del gol, le coppie di intesa, i tridenti. Sono esempi di come talenti individuali riescono a raddoppiare o triplicare il loro potenziale in funzione della collaborazione con colleghi di altrettanto livello. Da Garrincha-Vavà-Pelé, passando per Ronaldinho-Ronaldo-Rivaldo, fino a Neymar-Messi-Suarez. Negli annuali del calcio ci sono nomi che oltre a essere scritti da soli, vengono accompagnati dai compagni di attacco, e la logica del 4-3-3 spesso richiede il protagonismo di tre centravanti di tecnica, forza e velocità.

Nel calcio di oggi uno dei tridenti più prolifici è quello del Liverpool: Roberto Firmino, Sadio Mané, Mohamed Salah. Il 9, il 10 e l’11; la punta e le due ali; il trio che emerge dalla incredibile squadra di Klopp, che negli ultimi quattro anni ha vissuto una crescita esponenziale fino ad arrivare alla vittoria della Champions League lo scorso anno, e che sta rincorrendo la Premier, trofeo che manca ai Reds da trenta anni.

Dal profilo Instagram @sadiomaneofficiel

30 (SENZA LODE)

Partiamo dal record. Il punto più alto toccato dal trio Reds è stato nella stagione di Champions League 2017/2018. L’anno dell’esplosione della rosa di Klopp, che ha riportato dopo undici anni la squadra a disputare la finale della maggiore competizione europea. Per arrivare lassù? La forza motrice del tridente, che si è battezzata a suon di gol e assist, con il dirompente arrivo di Momo Salah.

Dal profilo Instagram @liverpoolfc

Nella semifinale di Champions contro la Roma, tra andata e ritorno, si segnarono ben 13 gol: 5-2 ad Anfield e 4-2 all’Olimpico. Di questi gol, i protagonisti del tridente ne segnarono due a testa. Salah e Firmino con una doppietta in casa, mentre Mané con un gol per stadio. E quel nono minuto di gioco in cui la rete difesa dalla Roma si bucò a causa della pallottola del senegalese, catapultò il tridente Reds nella storia. Quel gol infatti era il numero 29 del tridente in quell’annata di Champions League. Il record era di 28 gol, ed era detenuto dalla BBC del Real Madrid. Nella stagione 2013-2014 infatti, Benzema-Bale-Cristiano segnarono 28 gol. Ma in quell’annata da sogno del Liverpool i tre moschettieri rossi superarono i madrileni. Proprio coloro che dovettero sfidare nella finale di Kiev.

La partita, una finale, fu un’escalation di circostanze negative. Salah, l’egiziano eroe di quella stagione, subì un infortunio alla spalla e dovette uscire al 29′, troppo presto per lasciare quel campo che poteva dargli la completa gloria di finire la Champions all’ultimo secondo. Al 51′ Loris Karius, portiere Reds, fu protagonista di una papera imbarazzante, assist per Benzema, che portò in vantaggio gli spagnoli. Poco dopo arrivò il gol di Mané. Ed ecco il numero perfetto: 3×10. Il tridente in quella stagione aveva segnato dieci gol a testa, 30 complessivi, che sarebbero stati incoronati con la lode se la partita fosse girata nel verso giusto per gli inglesi. Bale però disegnò una sforbiciata in area e segnò il secondo gol del Real quasi eguagliando la rovesciata di Ronaldo della semifinale contro la Juventus. E infine una seconda triste gaffe del portiere Karius dette il 3-1 definitivo ai – per la tredicesima volta – campioni d’Europa.

L’ALTRUISMO

La lode alle loro performances, mancata nella finale di Kiev, è arrivata l’anno successivo, con la vittoria della Champions nel 2019 al Wanda Metropolitano contro il Tottenham, nell’anno delle grandi inglesi, in cui quattro club dell’isola britannica conquistarono le vette di Europa League e di Champions. Tra di loro la più grande fu il Liverpool e finalmente la coppa premiò il trio e i compagni, corazzati in difesa, con Alisson a sua volta protetto da Van Djik, ma trainato dai due africani e dal brasiliano. Il merito della forza del tridente è da cercare anche nella grandezza dei singoli, perché ognuno dei tre attaccanti ha contribuito a dare qualcosa tanto al trio che alla squadra.

Dal profilo Instagram @sadiomaneofficiel

Sadio Mané per esempio, il senegalese buono che a detta di Jürgen Klopp si distingue per il suo human touch, ha saputo riproporre la caratteristica personale nel gioco in campo. Mané, 28 anni oggi, è uno dei giocatori africani più forti e soprattutto completi di sempre. Il suo acquisto costò 41 milioni al Liverpool quando nel 2016 lo prelevarono dal Southampton. Ma adesso Transfermarkt sostiene che il valore sia triplicato: 120 milioni di euro, che erano 150 alla fine della scorsa stagione, quando ha potuto alzare per la prima volta la Champions. L’apporto che ha dato alla squadra di Klopp è stato soprattutto in termini di velocità e di capacità nel saltare l’uomo, che in fase di conclusione è risultata vincente: già la prima stagione portò a segno 13 gol e 6 assist in 27 partite di Premier, statistiche cresciute di anno in anno. Nella stagione dell’esplosione del tridente infatti, in campionato arrivò a quota 22, anche se il terreno delle sue prodezze fu quello della competizione europea. Oltre a raggiungere il record con i compagni infatti, la sua grandezza si ripeté anche l’anno successivo. I due gol degli ottavi di finale contro il Bayern Monaco lo incoronarono re dei Reds, che trascinò ai quarti, fino alla finale di Madrid.

Il suo ibrido infatti, è quasi un inedito nella formazione del tecnico tedesco. Altruista, ma capace di fare bene anche da solo; solitario e silenzioso, ma capace di capire chi ha di fianco per procedere insieme; pragmatico e sognatore, un John Lennon pacifista, che tiene ben conto che ognuno può veramente fare la sua parte.

L’INVISIBILITÀ

Il sistema Liverpool ha però bisogno di un ingranaggio complesso per funzionare. E parte di questo ingranaggio era presente già prima dell’arrivo di Mané. E qui stiamo parlando di un giocatore che non si sente e non si vede, non con la frequenza di altri attaccanti perlomeno. Un centravanti atipico, che è difficile da paragonare ad altri con il suo stesso ruolo.

Roberto Firmino incarna il carattere del “faslo nueve“, il ruolo inaugurato da Pep Guardiola al Barcellona in riferimento alla definizione di Messi. Qualcuno che “è lo spazio“. Un centravanti che sappia leggere il terreno di gioco e che sappia utilizzarlo per spostarsi quando serve. Captare gli spazi e saper comprimerli o dilatarli a suo piacere è la sua dote primaria, e per farlo si rende quasi invisibile. Per Klopp di conseguenza, sarebbe difficile sostituirlo: le sue caratteristiche non sono replicabili e l’impatto che dà lui alla squadra è semplicemente unico.

Dal profilo Instagram @roberto_firmino

Il brasiliano è red dal 2015, da ben prima dell’arrivo dell’allenatore Klopp. È stato acquistato per 41 milioni di euro dall’Hoffenheim e anche in questo caso la formazione tedesca con l’incontro del clima di Anfield sono stati vincenti. L’apporto dato alla squadra in quasi cinque anni infatti è stato sensazionale. È stato un protagonista della rinascita del Liverpool, e il suo mandante è stato certamente l’allenatore, che lo ha fatto crescere esaltando il suo eclettismo e la sua duttilità. La tripletta contro l’Arsenal nell’ultima partita di dicembre del 2018, lo incoronò miglior marcatore brasiliano di sempre della Premier League, proprio surclassando l’ex compagno Coutinho, venduto nel gennaio 2018 al Barcellona. Finora sono 77 i gol al Liverpool, ma la grandiosità di Firmino è che senza far rumore, li ha segnati giocando cinque ruoli diversi: punta centrale, seconda punta, ala sinistra, trequartista e ala destra. Tutto questo fa di lui un artista atipico, un Ringo Starr capace di inaugurare un nuovo modo di fare quello che sa fare meglio, ma che quasi ci si dimentica perché annebbiati dalla fama di altri personaggi. Senza il quale però, non sarebbe la stessa cosa.

Dal profilo Instagram @roberto_firmino

LA TECNICA

Il trio si è completato con l’arrivo di Momo Salah. O meglio il tridente più prolifico d’Europa è stato inaugurato nell’anno dell’arrivo dell’ex Roma e Fiorentina ad Anfield. Il primo anno, 2017/2018, fu subito un grandissimo successo per il giocatore egiziano più forte della storia. Una lotta quasi alla pari con CR7 e Messi per essere battezzato giocatore più forte del mondo, che ha fatto mordere le mani ai giallorossi, che lo avevano venduto per 42 milioni agli inglesi e quello stesso anno se lo ritrovarono in semifinale di Champions League.

Velocità e tecnica. Le doti di Salah lo hanno fatto paragonare, in patria soprattutto, a Leo Messi. Il re d’Egitto si trova a suo agio soprattutto giocando come ala in un attacco a tre, e essere arrivato nel Liverpool in cui già militavano Mané e Firmino, ha celebrato la sua consacrazione. Salah è un maestro del dribbling e riesce a scavarsi i suoi corridoi tra i difensori avversari per trovare il buco per centrare la porta. Ma allo stesso tempo è rapido e pungente nelle ripartenze, arrivando spesso primo sotto il portiere da battere. È quindi diventato una pedina intoccabile di Klopp, con 144 presenze per un totale di 91 reti complessive.

Dal profilo Instagram @mosalah

Per molti Salah è un giocatore da Pallone d’Oro e certo i numeri parlano per lui. Prolifico e sempre in evoluzione, Salah sta crescendo moltissimo e nel giro di pochi anni è diventato portabandiera del tridente Reds, nonché di tutta la squadra. Ironia della sorte: l’ultimo album di Paul McCartney  da solista si chiama “Egypt Station“, e riprende un quadro dell’artista dipinto nel 1988. I colori del quadro sono caldi e pieni di motivi egiziani, e l’album che ne deriva è energico e solare e racconta di una location da sogno, inizio di un viaggio che per forza di cose passa da Liverpool.

LA VERTICALITÀ

Facendo due conti, il tridente del Liverpool è costato 124 milioni di euro. Adesso il loro valore complessivo è di più di 300 milioni. Il Liverpool è stato il luogo in cui tutti e tre si sono incastrati alla perfezione, non si sa se per caso, per fortuna, o solo per talento e crescita comune progressiva.

La domanda per scaldare il loro enigma infatti, potrebbe essere: senza la gestione di Jürgen Klopp e del suo team sarebbe stato lo stesso? Non lo sappiamo. Ma la cosa certa senza esitazioni è che si parlerà del “Liverpool di Klopp”. L’allenatore tedesco è un tecnico che ha modellato il suo gioco sui giocatori del club, che a loro volta si sono adattati alla sua gestione. Attualmente, a campionato fermo, il Liverpool è in testa con 82 punti, e da inizio campionato hanno subito soltanto una sconfitta. La squadra è inarrestabile, e certamente gran merito va al tecnico tedesco.

Dal profilo Instagram @liverpoolfc

Il tridente è impiegato nel modulo 4-3-3, che schiera i tre artigli davanti, articolati in una punta e due ali, ma caratterizzati da una dose di intercambiabilità. Per renderlo prolifico però, non basta il modulo: serve verticalità. Il gioco di Klopp è un gioco che sfrutta le verticalizzazioni e il gegenpressing, concretizzato prima nel suo Borussia Dortmund. Con questo stile in cui si dà molta importanza alla riconquista della palla approfittando nello sbilanciamento della squadra, le tre tecniche del tridente hanno potuto emergere nel modo migliore possibile. I tre uomini di Klopp quindi, si sono trovati certamente in un terreno fertile per fiorire, e il fatto di battere i record che hanno infranto è stato merito soprattutto del loro talento, ma anche di chi ha saputo aggiustarli dentro un perfetto triangolo. C’è quindi un quarto uomo, quello che ha completato la loro armonia, come il quarto Beatles George Harrison: il chitarrista lontano dalle scene e quindi fuori dal campo, ma mente modesta di un progetto intelligente. Semplicemente, un Normal One.

GRUPPO

Il tridente di Liverpool quindi, sta galoppando per acquisire il prossimo trofeo. La Premier League è a un passo e all’appropriazione del titolo manca soltanto l’ufficialità della ripresa della stagione. Klopp con i tre maghi di punta ha staccato dal City di Guardiola e ormai merita il trofeo che manca da troppo tempo ad Anfield. Sono passati 60 anni da quando fu fondata una delle band più importanti della storia della musica, e adesso in questo strano 2020, si può affermare che c’è un’altra squadra che sta dominando in città.

Per tornare al principio, non sappiamo con esattezza quanto ci sia di studiato e strategico nell’acquisto dei tre pezzi grossi dei Reds e quanto invece sia stato occasionale. Ma l’insegnamento più bello che ci ha dato il quartetto dei capelli a scodella è stato di lasciare che sia. Quindi mettiamo da parte i calcoli, e Let it be: lasciamo che sia. Adesso ad accogliere i maestri sull’altro lato della strada c’è un altro enorme coro che canta con loro. Quello di You’ll never walk alone.

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Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram @roberto_firmino.

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Ghana

Dries Mertens è intervenuto ai microfoni di Rai Sport dopo la sconfitta contro il Marocco. L’ex attaccante del Napoli ha analizzato la prestazione, soffermandosi sull’episodio del primo gol della Nazionale africana.

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Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

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Luis Enrique

Al termine di Spagna-Germania, il tecnico spagnolo Luis Enrique ha analizzato il match ai microfoni della RAI, commentando il pareggio maturato tra le due Nazionali.

L’ex allenatore di Barcellona e Roma ha dichiarato:

“Oggi è stata una partita molto difficile, i tedeschi giocano bene e pressano forte. Abbiamo cercato di fare il nostro gioco, abbiamo fatto degli errori sul risultato di 1-0. Siamo contenti perché siamo primi nel girone ma non abbiamo ancora fatto nulla”.

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