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Interpretare il mercato della Roma

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Roma, i tifosi tornano a riempire l'Olimpico

“La Roma vende tutti”.

È questo il grido di battaglia della stragrande maggioranza dei tifosi, giallorossi e non, dopo soli dodici giorni dall’apertura ufficiale del calciomercato.

Andando, però, ad analizzare con più attenzione, potremo notare come la frase che ultimamente più abbiamo sentito in riferimento alla società capitolina può risultare inappropriata quanto poco veritiera.

IL FAIR PLAY FINANZIARIO

Prima di parlare, però, del motivo per cui la società capitolina si sta muovendo in un determinato modo sarà molto importante spiegare cos’è il Fair Play Finanziario, che da diverse stagioni mette alle corde alcune squadre, costringendole a riformarsi ogni estate per non incappare in multe e penalizzazioni: stiamo facendo riferimento ad un progetto introdotto dal comitato UEFA da ormai quasi otto anni che ha come obiettivo quello di aiutare delle società calcistiche ad uscire da debiti nei quali è sotterrata, accompagnandole – di conseguenza – nel periodo di autofinanziamento.

Con il FPF, quindi, tutte le società aderenti alla UEFA sono costrette a portare il bilancio in pareggio il 30 giugno di ogni anno, dando inoltre garanzie per il futuro e assicurando l’assenza di debiti arretrati verso altre società o dipendenti.

Quindi la Roma doveva risanare il bilancio? No.

IL LENTO RISANAMENTO

E allora perché la Roma ha ceduto così tanti giocatori se non doveva risanare il bilancio?

I giallorossi, grazie al lavoro dell’ex DS Walter Sabatini – che oggi lavora come direttore sportivo del gruppo Suning – sono riusciti a raggiungere il pareggio del bilancio dopo quasi quattro anni di agonia, entrando perciò nel regime transattivo: quando una società riesce a risanare definitivamente il bilancio, è obbligata a scontare un annata di questo regime che obbliga la società a chiudere a bilancio zero se presi in considerazione introiti totali e uscite economiche.

Ciò che Sabatini non avrebbe potuto fare è prendere giocatori in modo immediato, continuando quindi con la politica del prestito con diritto di riscatto che avrebbe consentito nella successiva finestra di mercato una riflessione su quali giocatori accettare di perdere e quali altri invece tenere, pagando quindi il riscatto.

L’ERRORE DI SABATINI

L’unico errore di Sabatini è avvenuto nell’ultima finestra di mercato, nella quale il DS perugino ha portato a compimento diverse operazioni di mercato in prestito con obbligo di riscatto, quindi da pagare obbligatoriamente prima del 30 giugno: sono stati versati 12.5 milioni per Bruno Peres, 8 milioni per Juan Jesus, 6 milioni per l’acquisto di Mario Rui e 3,2 milioni di euro per tenere Fazio nella capitale per un totale di quasi 40 milioni di euro.

Debito troppo alto per potersi permettere di risanarlo con cessioni minori: mentre l’Inter risanava il proprio debito con cessioni di giocatori che non avrebbero fatto parte del progetto del nuovo mister, uno su tutti Banega, ceduto a 9 milioni euro, i giallorossi hanno fatto fronte anche a diverse richieste di cessioni.

LE PARTENZE

Come precisato da Di Francesco in conferenza stampa qualche giorno fa, Mohamed Salah, esterno d’attacco egiziano, ha chiesto di esser ceduto al Liverpool dopo l’offerta dei Reds arrivata al club capitolino.

Il progetto iniziale era chiaro: tenere più campioni possibili, cedendo solo quei profili non contenti di rimanere a Roma.

La cessione di Salah, per quanto dolorosa e problematica a livello di rosa poiché lascia un buco non indifferente, risulta così quasi obbligata.

I 41 milioni (che potrebbero diventare 50 grazie ad alcuni bonus) hanno quindi aiutato notevolmente il nuovo Direttore Sportivo Ramòn Monchi a portate il bilancio in positivo.

Ugualmente, però, la Roma ha detto addio ad altri giocatori.

L’ADDIO DI RUDIGER

Con qualche milione ancora in negativo, la società capitolina aveva messo sul mercato lo scontento centrale greco Kostas Manolas, motivato per la nuova avventura in Russia allo Zenit, alla corte del mister italiano Roberto Mancini.

Il suo rifiuto inaspettato e inspiegabile  – si parla di Rubli non accettati a discapito della moneta europea, ma sembra molto surreale e poco credibile – ha costretto l’ex Siviglia Monchi a ributtarsi sul mercato in uscita, piazzando Rudiger al Chelsea.

In realtà anche in questa operazione, da quanto possiamo dedurre grazie a messaggi, interviste e dichiarazioni, pare che l’ex centrale giallorosso abbia spinto non poco per approdare nei campioni d’Inghilterra. La Roma perde un giocatore duttile, capace di occupare la parte laterale bassa del campo e di giocare centrale sia con la difesa a tre che con quest’ultima schierata a quattro.

Una cessione obbligatoria, fatta in fretta e furia, ma solamente rinviata in verità: lo scorso anno il nazionale tedesco sarebbe dovuto approdare proprio in Blues ma un infortunio gravissimo, che lo tenne fuori dal campo quasi fino a Natale, fece saltare tutto.

Con un anno di ritardo, il matrimonio si è fatto.

L’ADDIO INDOLORE DI PAREDES

A differenza, invece, delle prime due cessioni, quella che ha visto il mastino ex Chievo salutare la capitale, è stata la meno dolorosa: con la possibilità di portare a Roma un giocatore già pronto e con una discreta esperienza – visto l’intero anno da titolare – come Pellegrini e con l’occasione di acquistare a poco più di 5 milioni di euro un centrocampista esperto e pronto come Gonalons. La cessione dell’argentino non solo ha permesso alla Roma di ripagare gli acquisti fatti, ma ha consegnato nelle mani del direttore sportivo una plusvalenza di quasi dieci milioni di euro, ottima per essere reinvestita su altri reparti.

Paredes a Roma qualcosa, in verità, l’ha fatto anche vedere: cattiveria, forza di volontà e la botta da fuori sono stati i suoi principali segni caratteristici nelle stagioni al servizio di Luciano Spalletti. L’argentino però, non si è mai dimostrato abbastanza pronto per fare il titolare della squadra romanista, agendo sempre da riserva di giocatori come Kevin Strootman e Daniele De Rossi.

IL METODO MONCHI

Con le cessioni obbligatorie e con l’obiettivo di abbassare il monte ingaggi giallorosso, confermandosi comunque nel prossimo campionato di Serie A, aver scelto come nuovo mister Di Francesco, amante del 4-3-3, del gioco rapido e molto abile nel lanciare i giovani, si sposa perfettamente con idee e modo di fare di Monchi.

Non è nuovo quest’ultimo nel tenere sulle spine tutti quanti, acquistando giocatori sconosciuti all’apparenza, anche investendoci un capitale non indifferente sopra, per poi rivenderli a prezzi esorbitanti che contribuiranno nella formazione di una squadra più forte.

A Siviglia riuscì a lanciare giocatori come Dani Alves, Krychowiak, Bacca, Negredo, Gameiro, Rakitic, Kondogbia, Aleix Vidal, Fazio, Medel, Sergio Ramos, Jesus Navas e Alberto Moreno, chiudendo l’avventura iberica con oltre 250 milioni di plusvalenze e la bellezza di tre Europa League alzate al cielo.

Solo aspettando una stagione – almeno – potremo essere in grado di giudicare se tutto questo avrà portato risvolti positivi o tutt’altro.

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Giroud e il suo futuro al Milan: “Ho ancora anni buoni davanti”

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Giroud

L’attaccante del Milan Olivier Giroud, attualmente impegnato ai Mondiali con la “sua” Francia, ha parlato durante una conferenza stampa svoltasi in vista dei quarti. I Bleus affronteranno l’Inghilterra di Southgate, che ha eliminato il Senegal con un secco 3-0. Tuttavia, Giroud ha commentato anche la stagione in maglia rossonera e il futuro con il Milan. Di seguito le parole del numero 9: “Quando sono arrivato a Milano era il momento giusto per avere un’altra sfida, il Milan mi ha dato una grande opportunità. Ho ancora anni buoni davanti a me. Posso ancora fare cose buone, tutto si decide in campo. Siamo campioni d’Italia, ma vogliamo fare ancora di più. Mi trovo bene a Milano”.

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Calcio Internazionale

La famiglia di Pelé sbotta: “Basta condoglianze”

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Pelé

Le ultime notizie riguardanti la salute di Pelé hanno scosso il mondo. O Rei non è al meglio delle condizioni, nonostante il bollettino medico abbia segnalato parametri vitali stabili. La famiglia del campione brasiliano si è sfogata dopo i messaggi di condoglianze ricevuti via social nonostante Pelé sia ancora vivo. Le due figlie, in particolare, hanno manifestato tutto il loro sdegno:Siamo stanchi di ricevere le condoglianze. L’ho detto ai miei figli e a mia sorella Kely, siamo stanchi. Non è in terapia intensiva, è in una stanza normale pertanto non è in pericolo ma solamente in cura. Finché è lì e respira il trattamento per il cancro funziona eccome. Non ce la faccio più! Sui social molte persone gli scrivono “riposa in pace” ma non è giusto. Un giorno accadrà ma non è questo il momento”.

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Ora scricchiola la panchina di Flick: Tuchel il primo nome

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Il futuro dell’attuale tecnico della Germania, Hans-Dieter Flick, dopo la clamorosa eliminazione ai gironi di Qatar 2022 potrebbe essere all’epilogo.

L’ex allenatore del Bayer Monaco non ha nessuna intenzione di lasciare il posto di commissario tecnico della Nazionale tedesca, ma secondo Nicolò Schira la Federcalcio della Germania sta valutando di cambiare la guida tecnica e tra i canditati per la panchina c’è  Thomas Tuchel, che al momento si trova senza una panchina dopo essere stato esonerato dal Chelsea.

Vedremo se queste indiscrezioni daranno il via a una vera e propria trattativa per l’arrivo di Tuchel sulla panchina della Nazionale, anche perché il nome dell’ex tecnico dei Blues è quello che raccoglie più consensi in casa federale.

 

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Dumfries: “Depay anima della Nazionale, vogliamo vendicarci con l’Argentina”

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Dopo l’ottima prestazione contro gli Stati Uniti, condita da due assist e un gol, Denzel Dumfries ha parlato aVoetbalZone del Mondiale in Qatar. L’esterno dell’Inter ha detto la sua tutto il gruppo Oranje: “Questo è un gruppo unico. In ogni caso, perché giochiamo tutti in altri club e ci vediamo solo qui in Nazionale. Quando vedi come interagiamo gli uni con gli altri e come il gruppo interagisce tra loro, è speciale.

L’ala olandese si è concentrata a parlare anche dell’uomo simbolo di questa Nazionale, Memphis Depay: “Ha un ruolo importante in questo processo: parla con tutti e ci mancherebbe molto se non fosse qui con noi“.

Secondo Dumfries, l’attaccante del Barcellona ha un ruolo chiave anche per la religione: “E anche qui, il primo che ha davvero dato inizio è stato Memphis. Qualche anno fa ha chiamato insieme alcuni ragazzi che volevano pregare. Chiunque volesse partecipare era libero di aderire e quel gruppo continuava ad allargarsi. Cody Gakpo, per esempio, è molto coinvolto nella sua fede e cerca di includermi in essa, condividere certe esperienze o stimolarmi. Spesso mi unisco a lui per iniziare conversazioni e per discutere sulla fede. Preghiamo in gruppo prima della partita. La fede può dare molta forza e ci permette di rafforzarci a vicenda. In questo modo ottieni un legame più stretto”.

Dumfries ha poi fatto il punto della situazione sull’Argentina, avversario nei quarti di finale di questo Mondiale: “È un bellissimo match, ovviamente, vogliamo vendicarci per la partita del 2014. Dobbiamo prepararci in modo ottimale questa settimana per battere l’Argentina. È una buona squadra con molte qualità individuali, ma penso che abbiamo anche una squadra davvero fantastica e ho molta fiducia in essa. Questa settimana analizzeremo a fondo come possiamo giocare in questi spazi”.

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