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La trade dell'estate: Irving a Boston, Thomas a Cleveland

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La trade dell’estate: Irving a Boston, Thomas a Cleveland

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Team Numero Diez

“World, the time has come to push the button”. Ainge si è ascoltato qualche lavoro dei Chemical Brothers, ha alzato la cornetta per Cleveland e in una notte ha ribaltato la Eastern Conference. È successo questo: Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic e la prima scelta Nets 2018 (non protetta) vanno ai Cavaliers, sull’aereo di ritorno c’è Kyrie Irving. C’è da fare un po’ di chiarezza, soprattutto per quanto riguarda il figlio di Drederick perchè le voci girano in fretta ed i video parlano chiaro. A quanto pare, dopo le Finals perse contro Golden State, Irving ha chiesto di essere scambiato. Mossa abbastanza inaspettata che ha spalancato le porte a molti scenari diversi, dalla possibile dipartita di LeBron da Cleveland (un dejà-vu della prima volta) con Kyrie che prende i passi anticipati, a qualche discussione di troppo tra i due (e quel video con Steph Curry che fa l’imitazione di LBJ in palestra mentre Irving ride lì dietro complica ancora di più la questione) o magari semplicemente la legittima voglia di lasciare i Cavaliers per andare a giocare a casa, ai Knicks. In tutto questo, si conosce una serie di franchigie nelle quali il nuovo giocatore dei Celtics sarebbe andato volentieri: Knicks prima di tutti, Suns, Spurs e successivamente anche i Clippers. Un paio di mesi di tentativi e ieri Shams Charania ed Adrian Wojnarowski riportano che Ainge e Altman stanno lavorando su una trade con Irving, Thomas e Crowder coinvolti. Verso la nostra mezzanotte è tutto deciso.

QUI BOSTON

Mi è capitato di leggere una battuta su Facebook, con protagonisti Ainge ed un suo amico, perfetta per questa occasione: ”I’ve traded Avery Bradley” “Oh no, who’s guarding Kyrie Irving now?” “Hold my beer…”

A parte gli scherzi, per Boston a stretto giro ci sono sia pro che contro che, come in tutte le mosse di Danny da 10 anni a questa parte, andranno visti e rivisti più avanti. Intanto, il confronto tra Thomas ed Irving è inevitabile, due pariruolo con caratteristiche piuttosto simili. Molto banalmente, Irving è un upgrade di Thomas: Kyrie ad oggi è il miglior attaccante 1v1 della Lega, un crossover meraviglioso ed un sangue freddo da vero clutch player. Caratteristiche riscontrabili anche in Thomas ma non allo stesso livello. A livello di contratti, Ainge aveva tre nodi importantissimi da risolvere con i rinnovi di Bradley, Thomas e Smart (più o meno dai 45 milioni ai 55 di cap in più all’anno) e ne ha evitati due semplicemente scambiando. Irving in tal senso garantisce un anno in più di contratto rispetto a Isaiah e soprattutto risolve la spinosissima questione sul suo rinnovo. I dubbi su Irving semmai sono legati alla sua adattabilità nel sistema di Stevens (considerano che si tratta di un giocatore non eccellente nel playmaking e le situazione di isolamento nella motion offense dei Celtics praticamente non esistono) ma i risultati raggiunti con IT e la presenza di Horford possono far ben sperare.

La perdita di Crowder però pesa parecchio nell’economia di squadra e di spogliatoio di Boston, a cominciare dal contratto-furto con il quale Ainge lo aveva legato alla franchigia. Jae, prima di tutto, è un eccellente lockdown defender e assieme a Bradley, Thomas e Smart costituiva un po’ l’anima guerriera e underdog che circondava il roster della Beantown, una squadra che non ha mollato di un millimetro in nessuna situazione, neanche quando gli avvenimenti extra-cestistici hanno preso rilevante importanza. A livello tecnico poi è pur sempre un giocatore che ha tenuto medie dall’arco fenomenali, un’intelligenza tattica di prim’ordine ed una flessibilità difensiva che gli permetteva di marcare 3,4 ed anche 5 contro quintetti particolari. Zizic era il centro tanto aspettato dai tifosi Celtics che vedevano in lui il “big-man” come i tifosi della Roma cercano “il terzino destro” e viene impacchettato subito per i rivali di Conference dopo giusto il tempo di una Summer League. Infine c’è da mettere in conto la scelta, verosimilmente alta (anche se i Nets oggi non sono peggio di Knicks, Bulls o Hawks ad esempio) in un Draft stavolta assolutamente zeppo di talento. Sulla pick forse Ainge si è già fatto i suoi conti sul livellamento in basso della Eastern e sui diritti delle scelte di Lakers e Sacramento dall’altra parte della costa, su Crowder avrà pensato “meglio lui che Brown o Tatum” e su Thomas (nonostante la dedizione alla causa più unica che rara, un professionista più che esemplare) pesava l’incognita di un contrattone per un giocatore che va verso i 30 e fisicamente sta cominciando ad attraversare un periodo difficile. Solo il tempo ci dirà se Ainge avrà ragione o no, per ora dobbiamo dargli atto di aver risolto due patate bollenti spendendo una scelta e Crowder e portando a casa Hayward ed Irving. Non è poco comunque, anche se questa trade ad oggi può essere o meno condivisa Danny ha fatto oggettivamente un buonissimo lavoro durante tutta l’estate e prendiamo questa mossa come una licenza poetica che meritava di concedersi. Vediamo che succede, potremmo dare un giudizio su questa mossa tra almeno due anni (se Irving rifirmerà o no), oggi non si può proprio fare di più.

QUI CLEVELAND

Altman invece ne esce con un 10 pieno. Messo in mezzo tra tre fuochi (Irving che se ne vuole andare, James che vuole vincere e Gilbert che vuole pagare meno luxury) riesce a mettere d’accordo tutti con una trade che, vedendo le cessioni di George e Butler, (per citare due obiettivi legati spesso ai Celtics) è perfetta da ogni punto di vista. Thomas è un ottimo sostituto di Irving per caratteristiche, Crowder è un asset favoloso, un gran difensore ed un’altra mano a cui far sparare dall’arco, Zizic avrà bisogno di tempo ma potrà essere importante in futuro (magari un frontcourt “europeo” con Cedi Osman) e la pick apre orizzonti ad oggi sconosciuti a Cleveland, tra Bamba, Ayton, Doncic e probabilmente Bagley III si potrebbe trovare il nuovo LeBron senza sacrificare competitività nel breve periodo. Con le prese in offseason fatte con 4 spiccioli, la dirigenza dei Cavaliers ha fatto un lavoro superlativo, nient’altro da dire. Certo, Irving era parte integrante della storia della franchigia dell’Ohio ma piuttosto che affrettare i tempi (sapendo che comunque la scadenza del contratto di Kyrie è piuttosto lontana) hanno aspettato l’offerta giusta ed alla fine è arrivata. Anche se poi sono i tuoi stessi rivali di Conference, quelli che sfiderai all’opening di questa stagione. In attesa della prossima free-agency, questa stagione ci ha regalato dei fuochi d’artificio di un livello inaspettato.

https://www.youtube.com/watch?v=3Sb7rQyiERs

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Basket

LeBron James, i principali record della sua carriera

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LeBron James

Il record dei 40.000 punti di Lebron James è soltanto la punta dell’iceberg di un giocatore che, a 39 anni (40 a dicembre) fa ancora scuola nell’intera NBA. I suoi Los Angeles Lakers perdono ma LeBron entra, con più forza, nella storia del basket. Quello che impressiona è la costanza in più di vent’anni di carriera. Andiamo a vedere i principali record del Chosen One.

Per capire subito l’entità e la caratura del giocatore, cominciamo proprio dal canestro che lo ha consegnato non alla storia, ma alla leggenda. Infatti, contro i Nuggets, LeBron è diventato l’unico giocatore della storia a segnare 40.000 punti. 

I RECORD DI LEBRON JAMES

Parlavamo di costanza e LeBron è anche l’unico giocatore della storia ad avere almeno 25 punti di media in 19 stagioni consecutive. Nel 2005-2006, poi, entra subito nella storia, a 22 anni, grazie alla vittoria dell’All-Star Game MVP Award. Con i Cleveland Cavaliers quella stagione, fa registrare una media di 31,4 punti a partita e vince il premio nella partita delle stelle diventando il più giovane di sempre a riuscirci. È anche il giocatore più giovane ad aver vinto quattro MVP. Un altro record è l’essere stato il più giovane a segnare 2.000 punti in una stagione, ed essere nominato MVP dell’All-Star Game.

Passando ai record di anzianità, bisogna mettere in conto che LeBron è il più vecchio di sempre ad aver completato una tripla doppia da 30 punti e avere una media di 30 punti in una stagione. Infine ultimo, per darvi solo alcuni highlights di quello che è ed è stato il percorso di LeBron in NBA, è il giocatore più vecchio ad aver messo a segno 25+ punti in 11 partite consecutive.

È l’unico giocatore ad aver vinto il premio MVP delle Finals con tre squadre diverse (Miami Heat, Cleveland Cavaliers e Los Angeles Lakers). Detiene la striscia attiva più lunga di partite consecutive con almeno 10 punti segnati: 1.205, nel 2018 ha superato Michael Jordan, attuale secondo in classifica, che è fermo a 866. Ancora attiva anche la striscia di 280 partite consecutive ai play-off con almeno un punto: 280, di cui 278 con almeno 10 punti segnati. Ai play-off è anche l’unico giocatore ad avere tre triple doppie da almeno 40 punti: nessun altro ne ha più di una.

Nelle Finals 2016 contro GSW è diventato l’unico giocatore a guidare entrambe le squadre per punti, rimbalzi, assist, stoppate e recuperi in una serie intera. E ci sono ancora tantissimi altri record, di minore importanza, che sottolineano l’incredibile carriera di LeBron James.

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Harden imita Beckham: vuole una stella per i suoi Houston Dynamo

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Vela

James Harden, cestista statunitense che ha vestito la maglia dei Philadelphia 76ers nell’ultima stagione, ha deciso di acquistare qualche tempo fa alcuni azioni degli Houston Dynamo. Harden ha trascorso ben nove anni in Texas e ha deciso quindi di investire sulla squadra di calcio di Houston che disputa la MLS. Ora, con l’arrivo di Lionel Messi all’Inter Miami di proprietà di David Beckham, il play americano sogna un colpo simile per la sua squadra. Ha infatti rilasciato recentemente alcune dichiarazioni a USA Today Sports: Cerchiamo un campione che venga a Houston. Sappiamo tutti quanto incredibile è Messi, che a Miami insieme alla sua famiglia si sta trovando bene. Anche noi cerchiamo qualcuno che venga nella nostra franchigia e siamo sicuri che lo troveremo. Non me ne occupo io direttamente, ma il club è al lavoro”.

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Clamoroso Lebron James, le sue parole sul possibile ritiro: “Ci devo pensare”

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Lebron

Nella nottata italiana i Los Angeles Lakers di Lebron James sono stati battuti, e eliminati per 4 a 0, dai Denver Nuggets per 111-113. Lakers che non riescono a riaprire la serie e che manda i Nuggets alle Finals aspettando la vincente di Miami-Boston.

Oltre che per la sonora sconfitta sulle 4 partite, il mondo del NBA è rimasto scosso per le dichiarazioni di Lebron James nel post partita, che lasciano pensare ad un possibile ritiro:

“Ho molto su cui pensare a livello personale sulla possibilità di proseguire con il basket, devo riflettere a fondo”

Dichiarazioni bomba del 4 volte campione NBA, che nonostante abbia ancora 2 anni di contratto, con l’ultimo opzionale, non pare più cosi certo di voler continuare a calcare i parquet della NBA. L’idea a cui tutti pensavano era quelli che il “Re” avrebbe aspettato il draft del figlio Bronny, per giocare una stagione insieme a lui. Ha poi confermato alla domanda sul possibile ritiro ai microfoni di un giornalista ESPN.

Poco prima, sempre nella conferenza stampa post partita, si è espresso così su una domanda riguardante la sua visione sulla prossima stagione:

Vedremo cosa succede… non lo so. Non lo so. Ho molto a cui pensare a dire il vero. Personalmente, quando si tratta di basket, ho molto a cui pensare. Penso che sia andata bene, anche se non mi piace dire che è stato un anno di successo perché non sto giocando per nient’altro che vincere titoli in questa fase della mia carriera. Non mi diverto solo a fare una finale di Conference. L’ho giocata molte volte. E non è divertente per me non essere in grado di fare una finale di campionato”.

 

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Basket

[VIDEO] Finale di Basket islandese: parte un coro contro la Juventus

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juventus

Simpatico siparietto quello avvenuto sabato durante la finale Scudetto del campionato islandese di basket.
Durante un momento di pausa del match tra Valur Reykjavik e Tindastoll, lo speaker del palazzetto ha fatto partire la celebre canzone dei Ricchi e Poveri, “Sarà perché ti amo”.

Fino a qui nulla di strano, ma durante il ritornello, il pubblico si lancia nel celebre coro (di matrice milanista) contro la Juventus, proprio sulle note della canzone.

Un episodio che ha già fatto il giro del mondo e che ha strappato un sorriso a molti in Italia, anche ai tifosi bianconeri.

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