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Italia in finale: una gioia e… due dolori

È tutto vero: siamo in finale. A 3 anni dallo sciagurato Mondiale in Russia a cui l’Italia non partecipò, Roberto Mancini ha compiuto l’impensabile. Un gruppo rinato, una Squadra, con la maiuscola, capace di far fronte ai momenti più difficili e strappare il biglietto per Wembley.

Siamo in finale con un percorso quasi perfetto, con carattere, con merito. Ci siamo arrivati dominando il girone, faticando con l’Austria, sovrastando il Belgio, soffrendo con la Spagna. Ma, alla fine, ci siamo. E ce lo meritiamo.

Questa sera sapremo chi fra Inghilterra e Danimarca ci contenderà il titolo, conosceremo l’avversario che proverà a frapporsi tra noi e il cielo. Un cielo per l’Italia spesso maledetto, un cielo a lungo sfiorato e solo una volta raggiunto.

I PRECEDENTI

Quella di domenica sarà la quarta finale di un Europeo giocata dall’Italia nella sua storia. Il bilancio è negativo: su 3 finali, 2 sconfitte e una sola vittoria, nel 1968. Troppo poco, troppo tempo dall’ultimo trionfo.

La delusione più recente è quella del 2012. Fu proprio la Spagna a infliggerci una delle peggiori umiliazioni della nostra storia: 4-0. Dopo una semifinale eroica vinta contro ogni pronostico piegando la Germania per 2-1, gli Azzurri si sono dovuti arrendere allo stradominio delle Furie Rosse. Era la Spagna di Iniesta, Xavi, Casillas, Sergio Ramos, David Villa: di quella formazione, sono rimasti solo Sergio Busquets e Jordi Alba, in gol proprio in quella finale. Una piccola rivincita, dunque, per chi ieri come allora c’era e ci sarà anche l’11 luglio: Bonucci e Chiellini.

Brucia ancora, come se non di più della sconfitta con la Spagna, il 2-1 con cui la Francia si è aggiudicata gli Europei del 2000. Un’Italia che, oggi come allora, è arrivata in finale grazie ai rigori, vinti contro l’Olanda grazie a un super Francesco Toldo. Era l’Italia di Maldini, Del Piero, Totti, Nesta, Cannavaro: una generazione d’oro che meritava forse di più. Ma il destino, a volte, sa essere crudele. Sarà l’assurda regola del Golden Goal a decidere quella finale: a farci piangere è David Trezeguet, che 6 anni dopo ci regalerà la Coppa del Mondo.

Per trovare il nostro primo ed unico trionfo agli Europei, bisogna tornare negli anni ’60. Era il 1968 e, in realtà, qualche similitudine con il presente c’è. L’Italia era reduce da uno dei periodi peggiori della sua storia calcistica. Era la prima edizione degli Europei giocata dagli Azzurri, padroni di casa, dopo aver mancato Euro 1964 e 1960. Ai Mondiali, le cose non andavano tanto meglio: fuori ai gironi nel ’66, fuori ai gironi nel ’62, addirittura non qualificati nel 1958. In finale, l’Italia trovò la Jugoslavia. Le due squadre si equivalsero per 120 minuti: 1-1. E dunque? Rigori? No, si rigioca: come da regolamento dell’epoca, 48 ore dopo fu giocata la ripetizione della finale, in cui gli italiani si imposero per 2-0 e Giacinto Facchetti alzò al cielo l’unico Europeo della nostra storia.

Occhi puntati su Wembley, dunque: domenica 11 luglio l’appuntamento è con la storia. C’è un conto da pareggiare, una maledizione da abbattere. Un movimento calcistico da risollevare dopo anni di lacrime e fallimenti. 53 anni dopo l’ultima volta.

 

 

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