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NBA, it’s Time

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La celebre frase del ring announcer UFC Bruce Buffer è quantomai consona alla vigilia delle NBA Finals. La chiusura dell’era LeBron ad Est ed il contemporaneo arrivo di Kawhi Leonard a Toronto hanno contribuito pesantemente a mettere sulla mappa delle Finals l’unica franchigia non USA della Lega. Dall’altra parte ovviamente una Golden State che non molla un centimetro e gioca il solito splendido basket dribblando infortuni e quant’altro. Altro titolo per i californiani? Forse sì, ma non c’è da giurarci.

Prima di lasciare la parola al campo però, vale la pena parlare degli intrecci che queste ultime 7 (speriamo) partite potrebbero dipanare. A cominciare dal futuro di KD. Scontato? Per niente. Qualche insider scommetterebbe la casa sulla sua partenza verso un big market, tipo New York. Poco tempo fa spuntò persino una sua foto nella campagna abbonamenti dei Knicks, poi piuttosto prontamente tolta. Dal punto di vista prettamente tecnico KD ha una Player Option da 31,5 MLN per un anno ma c’è da credere che non sia interessato ad esercitarla.

“I am thinking about the money I’m going to get. I never got the (massive) deal. I’ve just seen a bunch of dudes around the league making so much money—and I’m happy for them. But I know I deserve that, too. That’s the only thing I’m probably thinking about, to be honest.”

Come appunto ha riferito a Marcus Thompson di The Athletic qualche mese fa, è il momento di sfondare il muro dei 40 MLN all’anno.

Dall’altra parte l’“one year rental” di Kawhi Leonard non è detto che sia vero. Delle intenzioni di Leonard sappiamo sempre piuttosto poco (vedasi la gestione piuttosto fumosa del suo infortunio tra il suo management e quello dei San Antonio Spurs l’anno passato) ma, che rimanga a Toronto o altrove, anche per lui è arrivato il momento di monetizzare. Al momento i 21 milioni mal contati del suo contratto non rendono giustizia al suo valore in campo. Traducendo tutto in dollari, i Raptors potranno offrirgli 190 milioni in 5 anni, il resto della Lega 140 in 4 anni.

Detto delle questioni dei due uomini di mercato delle due franchigie, è il caso di pensare a cosa possa succedere in campo. Primo punto: Nurse come difenderà su Curry? I due precedenti di quest’anno (sebbene diversi per contesto e giocatori disponibili) hanno dato un risultato piuttosto univoco: Fred VanVleet incollato a Steph “full court”. Il 30 di Golden State è la personificazione cestistica di una “valanga”: se prende ritmo, volume e velocità non c’è verso di fermarlo. Le sue skill, ormai famose e riconosciuta da qualsiasi persona interessata al basket, ti costringono a giocare una pallacanestro difensiva dove l’imperativo è “non farsi troppo male”. Storicamente i coach NBA le hanno provate tutte per tenere a bada gli istinti killer dell’ex-Davidson e degli Hampton Five, con risultati tendenzialmente non buoni. Il livello di complessità che richiede una difesa competente sui quintetti di GSW (a maggior ragione con Curry e Durant in campo, per non parlare di quello che sarebbe potuto succedere con Cousins intero) è talmente alto che ultimamente abbiamo visto approcci molto “back-to-basics” con qualche accorgimento ad hoc. Inizialmente si è cercato di rispondere al fuoco con più fuoco. Switchare su tutti i blocchi, raddoppi e closeouts perenni, marcature a uomo estremamente pressanti venivano utilizzate in maniera ancor più frequente rispetto alle ormai consuete strategie difensive di questa era cestistica. Steve Kerr, parlando ad una puntata di The Lowe Post (il podcast di Zach Lowe di ESPN) propone una lettura interessante a questi “tentativi falliti” partendo però da un’altra: “perchè vediamo così poco il pick’n’roll Durant-Curry?”

“The thing for me, philosophically, we could do Steph-KD pick-and-rolls all season long and get open shots, and I understand that. But that’s, think about our team — if we were built like Cleveland, and we had Kyle Korver and [Channing] Frye and [Kevin] Love, that makes perfect sense. Now you got the floor spaced and you just have three-point shooters everywhere. But we have playmakers everywhere — Draymond Green, Shaun Livingston, Andre Iguodala. I want those guys making plays. I want them with the ball in their hands.”

Sebbene stiamo parlando di 2 anni fa, questo pensiero è totalmente coerente con il basket che gioca ancor oggi Golden State. Oltre al fatto che Dray, Iggy e Shaun sono ancora a roster, quel “we have playmakers everywhere” è la chiave di volta che manda in confusione difese troppo “complesse”. La mentalità plug-and-play che Kerr ha creato è capace (anzi, si avvantaggia) di difese troppo barocche e conseguentemente inclini ad errori. Poi, dove non arriva il read and react, arriva il talento personale che GSW ha a tonnellate.

Coach Nurse in questa stagione ha studiato un metodo più semplice, partendo dal presupposto che, come ha insegnato Gregg Popovich, la chiave non è tanto limitare Curry quanto l’utilizzo della sua mano destra ma soprattutto pressarlo all’infinito in ogni singolo momento. C’è da aspettarsi una difesa di Toronto impostata a grandi linee in questa maniera:

Nel video è chiaro come Green e Mills principalmente (ma come anche Aldridge o chiunque reagisca all’informazione “Curry è smarcato) tramite una perfetta comunicazione difensiva riescano a limitare il raggio di azione di Steph fuori dall’arco costringendolo ad uscire dalla sua comfort zone. Oltre ai due punti cardine (limitare l’uso della mano destra e “stick to him every single time”) emerge anche lo scegliere sapientemente quali tiri concedere e quali linee di penetrazione lasciare aperte. Si tratta praticamente di una difesa proattiva che non cerca di prevedere e reagire all’attacco quanto di ingannarlo lasciandogli prendere “false” decisioni. Un approccio che non “legge e reagisce” a sua volta ma crea trappole e terreni ostici anche ad un attacco performante e vario come quello di GSW. Dai tempi di queste clip è passato del tempo, c’era ancora Tim Duncan e Durant faceva coppia con Westbrook ad OKC. L’assenza di KD sembra comunque essere confermata almeno per Gara-1 con il dubbio che possa direttamente saltare il primo giro di posta in Canada. Detto questo, per questa versione evoluta di GSW Toronto dovrà mettere in campo un sistema ancor migliore di quello che hanno mostrato ai PO e nei due precedenti di quest’anno. Oltre a VanVleet, i Raptors possono contare su due ex-Spurs che con le difese di Popovich hanno grande familiarità più vari talenti fisici e difensivi come Siakam ed Ibaka. Con il 35 fuori, Leonard verrà probabilmente dirottato su una marcatura più “semplice” per la maggior parte del tempo mentre la maggior parte del lavoro verrà presa in carico dal backcourt.

Secondo punto: anche Golden State dovrà occuparsi dell’attacco di Toronto. Non essendoci Durant (e da questa parte del campo non è una cattiva notizia) sarà probabilmente Iguodala a prendere in consegna il N°2 dei canadesi ad inizio partita. L’ex MVP delle Finals 2015 ha l’esperienza ed il fisico per non sfigurare nel confronto anche perchè oltre a lui si intravedono difficoltà. Thompson e Green sono due ottimi difensori di sistema ma il primo pagherebbe pegno verso Leonard in termini di fisico e togliere Dray dalla sua “cabina di regia” non è un gioco che vale la candela. Potrebbe essere il caso di tirare fuori ancora una volta la “blitz defense” che ha già irretito i vari Williams, Harden e Lillard in questi Playoffs, forzando Leonard (che, se vogliamo trovagli un difetto, non è certo un playmaker a livello dei tre citati) a muovere la palla. C’è comunque Lowry a supporto (prevedo un utilizzo abbastanza marcato di giochi a due tra di loro), c’è Siakam che può praticamente ricoprire qualsiasi ruolo gli si chieda, c’è l’opzione Gasol da non scartare ma dovrebbe essere un lavoro sulla carta più facile per Golden State rispetto a quello che i californiani richiederanno ai loro avversari.

In definitiva, Golden State sembra discretamente avanti rispetto agli avversari sia a livello tecnico che mentale ma la forza e l’esuberanza dei canadesi potrebbe creare non pochi grattacapi. Ampiamente pronosticabile una serie che vada oltre le 5 partite, difficilmente si arriverà alla settima.

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Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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