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A tu per tu con Ivan Grieco, il telecronista degli esports

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A tu per tu con Ivan Grieco, il telecronista degli esports

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Era l’11 aprile del 1921 quando l’emittente “Westinghouse Station KDKA” di Pittsburgh, negli Stati Uniti, trasmise l’incontro di pugilato tra Johnny Dundee e Johnny Ray. L’incarico di commentare il match, il primo evento sportivo mai raccontato dal vivo in una radiocronaca, toccò a un giornalista del Pittsburgh Post, Florent Gibson, che seguì per dieci round gli scambi avvenuti sul ring del Motor Square Garden. A distanza di quasi un secolo, la radiocronaca è stata affiancata dalla telecronaca, e alcuni degli interpreti delle narrazioni in diretta sono diventati leggende: come dimenticare il ritmo frenetico di Giampiero Galeazzi, che nel 2000 sospinse Rossi e Bonomi alla vittoria dell’oro olimpico nel canottaggio, o i “campioni del mondo” di Nando Martellini, nel 1982, e di Fabio Caressa, nel 2006? Per non parlare dell’impareggiabile vena poetica di Victor Hugo Morales, il quale paragonò a un “aquilone cosmico” la straordinaria serpentina con cui Maradona superò la difesa dell’Inghilterra nella finale di Messico ’86.

Intanto, agli sport comunemente detti si sono aggiunti gli esports, competizioni che vedono sfidarsi pro players di videogiochi. Come le manifestazioni sportive più canoniche, anche questo nuovo mondo si è dotato dei suoi narratori, i cosiddetti caster: uno di questi è Ivan “Rampage In The Box” Grieco, ventisettenne romano che si è imposto in Italia nel commento del gaming professionale, nonché creator con un certo seguito su piattaforme come Youtube e Twitch. Con lui abbiamo parlato della nuova frontiera delle telecronache e della realtà esportiva.

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(Fonte immagine: profilo IG @ivangrieco)

Dopo anni di gavetta sei diventato il più importante caster d’Italia: ci racconti il tuo percorso nel gaming?

«Ti ringrazio per l’appellativo, non mi piace definirmi così (ride, ndr). Da grande appassionato di videogiochi, nel 2008 ho intrapreso la carriera da player competitivo di Call of Duty. Terminate le superiori, ho iniziato a lavorare, per cui il tempo da dedicare all’allenamento stava venendo meno. Per non abbandonare il mondo del gaming e, avendo seguito sempre con grande interesse le telecronache calcistiche, mi sono lanciato nel commento delle partite online di COD. Poi sono arrivati gli eventi dal vivo, a cui ho presenziato pagando di tasca mia il necessario per le trasferte: tra il 2011 e il 2012, infatti, questi eventi non attiravano ancora grandi interessi economici. Nel frattempo ho cercato di affinare le mie qualità seguendo un corso di telecronaca sportiva organizzato da Marco Piccari, ex giornalista di Mediaset Premium. Infine, sono sbarcato sul web nel 2014, con il canale Youtube “Rampage In The Box”, a cui hanno fatto seguito, a partire dal 2017, anche le stream su Twitch.»

Nel 2018 hai fondato con Simone Trimarchi, uno dei primissimi caster italiani e assoluto precursore nel mondo esports, l’Associazione Italiana Caster: di cosa vi occupate?

«Ritenevamo giusto dare un punto di riferimento a chi vuole cimentarsi nel casting, un punto di raccolta per tutti i ragazzi che hanno commentato almeno un evento dal vivo sul territorio italiano. Al momento siamo un po’ fermi, chiaramente a causa del Covid-19, ma dopo l’emergenza contiamo di riprendere al meglio. Mi piacerebbe dar vita a dei corsi di formazione quando la figura del commentatore di videogiochi sarà considerabile un lavoro a tutti gli effetti, che permetta di vivere soltanto di questo.»

Se nello sport canonico il commentatore è sempre un giornalista, negli esports il discorso cambia?

«Non credo che il binomio giornalismo-telecronaca sia inscindibile, anzi: ritengo che per essere un caster o un telecronista sportivo non bisogni essere un giornalista. Ho avuto il piacere di commentare dei tornei di Fifa in compagnia di telecronisti di livello, uno su tutti Pierluigi Pardo, e ho constatato che in quanto a conoscenze calcistiche non si discostino molto da un appassionato molto esperto.»

Il caster, ancor più di un commentatore di uno sport canonico, deve stare attento, oltre che alla stagione dei pro player in campo, anche allo sviluppo delle dinamiche interne del gioco, gli ultimi aggiornamenti. Credi che sia condizione imprescindibile essere egli stesso un utente attivo del videogioco che è chiamato a castare?

«A livello tecnico bisogna conoscere il gioco che si va a commentare, sia se si è play-by-play caster (il telecronista che tiene le redini del commento, ndr), sia se sì è color caster (chi si occupa del classico “commento tecnico”, ndr). Sono tante le variabili in campo e non ci si può esimere dall’approfondirle.»

Quale trafila deve seguire chi vuole affermarsi in questo campo?

«Non c’è un vero e proprio percorso da seguire. Il mio consiglio è di scegliere un videogame di cui si è appassionati, farsi conoscere all’interno della sua community e iniziare a commentare delle partite online. Poi col tempo si entra in contatto con le tournament organizer, come PG Esports e Pro Gaming Italia, che potrebbero aprirvi le porte dei loro campionati.»

Quale genere di evento esports preferisci commentare?

«Sicuramente quelli dal vivo trasmettono più emozioni. Gli esports vissuti con la folla che fa il tifo all’interno di arene, cinema, teatri, le urla dei giocatori. Tutti dovrebbero partecipare almeno una volta a un evento del genere, è qualcosa di magico.»

…e quali eventi ricordi con maggiore affetto?

«In primis i tre Mondiali di Call of Duty che ho commentato negli USA: uno a Los Angeles, uno a Orlando e uno a Columbus. È stato eccitante commentare all’interno di uno stadio pienissimo l’evento più importante dell’anno a livello globale per quanto riguarda COD; inoltre è stato un onore rappresentare l’Italia nel mondo. Un altro evento che mi ha segnato sono state le finali italiane di COD, svoltesi nel 2017 nella PG Arena della Milan Gamesweek. Fu molto divertente condividere i microfoni con un mito come Guido Meda.»

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Ivan Grieco presenta le finali italiane di Rainbow Six Siege. (Fonte immagine: profilo Twitter @Rampageinthebox)

Da una parte abbiamo la Serie A, in cui non tutti i club posseggono un team esports che li rappresenti, dall’altra il resto del mondo, in cui spiccano società che hanno addirittura investito sull’allestimento di squadre che competono in videogiochi che non siano di Fifa o Pes (per esempio, Call of Duty o League of Legends). Come ti spieghi il ritardo dei club italiani?

«Come in tutte le cose, in Italia abbiamo tempi molto più lunghi: la burocrazia e la legislazione non favoriscono l’avvento degli esports. Inoltre, a livello culturale siamo leggermente indietro. L’importante è che adesso si siano attivati un po’ tutti e sono sicuro che col tempo colmeremo questo gap.»

In particolare dall’Asia, arrivano immagini di interi palazzetti riempiti per assistere a tornei di League of Legends. In Italia la popolazione è mediamente ignorante in quanto a videogiochi e li condanna aprioristicamente. Trovi che ciò e la mancanza di investimenti nel futuro – questo è un problema che attanaglia il paese anche e soprattutto in questioni più “serie” – siano alcuni tra i motivi che impediscono l’arrivo del fenomeno esports?

«Non solo in Asia, ma anche in Europa: Polonia, Germania e Spagna sono avanti sotto questo punto di vista. Hanno infrastrutture consolidate, un livello culturale in materia videoludica più avanzato e la banda larga, che è un fattore importantissimo. In Italia siamo più “lenti” nell’affacciarci alle innovazioni, ma qualcuno ha notato le potenzialità del fenomeno esports. Spero che, a piccoli passi, si prosegua in questa direzione.»

In questa quarantena, in assenza di eventi sportivi, gli esports sono tornati con forza sulle reti di informazione sportiva: Sky ha trasmesso i gp di eFormula 1 – che hanno visto la partecipazione anche di atleti provenienti da altri settori, come Courtois e Immobile – ma anche i tornei di Fifa tra calciatori. Non dimentichiamo l’evento che hai commentato sabato scorso con Pierluigi Pardo, la Players Challenge, andato in onda su TIM Vision. Che sia la volta buona che il gaming in senso generale possa essere finalmente rivalutato?

«Diversi settori hanno risentito fortemente di questa situazione, non quello videoludico che, anzi, ne ha giovato. Tante persone che non avevano familiarità con questa realtà sono riuscite a intrattenersi guardando in TV volti noti, in particolare calciatori, disimpegnarsi pad alla mano in tornei di beneficenza. Sta passando un bel messaggio, che spero non venga dimenticato: in un momento così duro, i videogames sono stati d’aiuto.»

Ritieni che più che Youtube, sia stato Twitch la vetrina del gaming e dell’esports?

«Per via di una sensibile differenza di bacini d’utenza, Youtube permette di arrivare a un pubblico molto più ampio: è ancora la vetrina del gaming. Twitch resta la piattaforma di riferimento per il gaming competitivo, anche se le stream di videogiochi stanno cedendo il  passo al “just chatting”. Tuttavia, visto il grande flusso di utenti che sta fruendo dell’intrattenimento in diretta nell’ultimo periodo, consiglierei ai piani alti di Twitch di semplificare la piattaforma, affinché i neofiti possano muovercisi più agilmente.» 

A proposito di queste due piattaforme, da poco hai raggiunto due bei traguardi: i 100 mila iscritti su Youtube e i 1000 subs su Twitch. Quali progetti hai per il tuo futuro sul web?

«Nonostante sia un traguardo irrisorio oramai, sono molto contento per i 100 mila iscritti al canale: è un obiettivo che mi ero prefissato agli inizi. Il percorso su Twitch sta andando molto bene, la crescita è costante, anche a causa della quarantena: la community della piattaforma si è notevolmente espansa, sono comparsi tanti nuovi streamer e tutti stanno dando il massimo per strappare un sorriso alle persone a casa. Recentemente ho inaugurato un nuovo format, “Ciao Twitch”: è un riproposizione della trasmissione “Ciao Darwin” adattata alle esigenze del momento, con partecipanti che si collegano tramite le proprie webcam. Continuo a giocare a War Zone, la nuova modalità “battle royale” di Call of Duty Modern Warfare. Mi sta piacendo molto e spero di poter assistere e commentare altri tornei, come è avvenuto per il “Twitch Rivals”, a cui hanno partecipato Pow3r, Velox e GabboDSQ. Anche con Fifa il lavoro non finisce mai, grazie alle sfide organizzate dalla eSerie A. Devo dire che mi manca davvero tanto poter partecipare a eventi esports dal vivo.»

Qual è il tuo obiettivo come commentatore?

«Il sogno nel cassetto da diversi anni è la telecronaca calcistica. In alternativa, se restassi nel mondo esports spero di poter diventare un punto di riferimento per la community italiana quando il fenomeno diventerà mainstream, se mai avverrà.»

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ESCLUSIVA – Marino: “Napoli e Frosinone molto simili, la Juve ora deve pensare solo al campo”

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Pasquale Marino

ESCLUSIVA MARINO – Pasquale Marino per diverse stagioni è stato uno degli allenatori italiani capace di far raggiungere alle proprie squadre risultati inaspettati. Tra i risultati di maggiore spicco nella sua carriera troviamo la promozione in Serie A del Catania nella stagione 2005-2006 (riportando i siculi dopo 23 anni nella massima serie), e l’approdo in Coppa Uefa dell’Udinese nella stagione 2007-2008. Marino si è concesso in esclusiva ai microfoni di NumeroDiez, toccando svariate tematiche tra Serie A e Serie B, con anche una chiosa finale sul suo futuro da allenatore.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A PASQUALE MARINO

Ieri è stato riaperto dalla procura federale il filone sportivo riguardante il caso plusvalenze, che ha portato alla penalizzazione di 15 punti in classifica per la Juventus inflitta dalla corte d’appello. Al netto di questa sanzione ricevuta, come pensa che reagiranno i bianconeri sul campo? 

“Dipende dal punto di vista caratteriale e di come possa essere affrontata una situazione insolita come questa. Può darsi che togliendosi grandi responsabilità circa le posizioni di vertice, la squadra giochi con più serenità e leggerezza psicologica. I giocatori devono ovattarsi e dare tutto in campo. In questo momento la squadra deve pensare solamente al campo e agli avversari, senza farsi influenzare dalla situazione. Sicuramente con l’esperienza che ha Allegri riuscirà a tenere fuori da questo tutto il gruppo squadra”.

Finora il Napoli si è mostrato solido sotto ogni punto di vista, soprattutto sul lato mentale. Crede che i partenopei possano tenere questo ritmo anche nella seconda parte di stagione, o ci sarà un calo vistoso?

Non credo che ci sarà un calo. Capiterà sicuramente qualche partita come quella contro l’Inter, ma poi ci sarà immediatamente la reazione. È una squadra che ormai ha uno spartito e degli automatismi che possono portare solo a ulteriori miglioramenti. Poi la qualità offensiva è impressionante, basta vedere che giocatori come Raspadori e Simeone fanno panchina, quando in altre squadre in Italia sarebbero titolari inamovibili. La forza del Napoli è l’organizzazione di gioco che Spalletti è riuscito a dare”.

La Serie B mai come questa stagione vanta la presenza di molte squadre blasonate, che hanno frequentato per diverso tempo anche la Serie A. Ma alcune di queste, tipo Benevento, Parma e Palermo per ora hanno deluso le aspettative iniziali. Da chi si aspettava di più in questo campionato?

Sicuramente ci si aspettava di più da Parma, Benevento, Cagliari e SPAL. La SPAL sicuramente è una squadra che può stare benissimo nella medio-alta classifica. Il Palermo sta iniziando ad avere da tempo una continuità di risultati, imponendosi anche ieri contro un ottimo Bari. Dal mercato che stanno facendo stanno cercando di rinforzare ulteriormente la rosa, come ad esempio con l’acquisto di Tutino che è un lusso per la B. Genoa, Reggina e Bari stanno andando molto bene, ma bisogna stare sull’attenti perché questo campionato può riservare molte sorprese. Mi aspetto di più dal Cagliari di Ranieri e dal Benevento“.

In Serie B, la squadra da battere è il Frosinone, che sta viaggiando a vele spiegate. C’è qualche squadra che potrebbe impensierire il cammino dei laziali, oppure si aspetta una promozione serena in Serie A?

Il Frosinone in Serie B sta compiendo lo stesso percorso del Napoli in Serie A. Anche il Frosinone è stato sempre costante, con un’ottima organizzazione offensiva e difensiva. L’anno scorso hanno avuto la delusione di mancare i playoff al fotofinish, ma da questa delusione hanno saputo ripartire alla grande. Hanno inserito molti giocatori importanti ed hanno la stessa guida tecnica, mostrando un’ottima programmazione”.

Infine una domanda che la riguarda personalmente. Ormai lei non siede in panchina da oltre un anno, dopo l’ultima esperienza a Crotone. In questo anno ha avuto l’occasione di ritornare in panchina? E in ottica futura potrebbero esserci novità su questo fronte?

Ho avuto qualche proposta, ma non ci sono state le condizioni per accettare. Ho comunque molto entusiasmo che è importante personalmente. Crotone è stata una scelta sbagliata, ma non me ne pento perché ho conosciuto una dirigenza eccezionale.

L’anno precedente ancora ero alla SPAL, dove sono stato fino a marzo posizionando la squadra in zona playoff, ma dopo il mio addio non sono riusciti a conquistare l’accesso definitivo. Auguro comunque alla SPAL di raggiungere i playoff perché sono affezionato alla piazza. Il rammarico è non aver potuto contare sulla forza del pubblico di Ferrara a causa della pandemia. In quella stagione abbiamo raggiunto comunque risultati importanti come i Quarti di finale di Coppa Italia, dove ci siamo arresi solo alla Juventus. Ci sono state poi delle “difficoltà” a gennaio, con la società che non ha rispettato gli impegni prefissati, ovvero trattenere i giocatori importanti e rafforzare la rosa nel mercato se fossimo stati in lotta per la promozione. Così non è stato, con la società che ha ceduto D’alessandro, Castro, Salamon, sostituendoli con giocatori che venivano da infortuni. 

Spero di ritornare in panchina, ma bisogna essere d’accordo in due. La passione per il lavoro è importante, ma a volte l’eccessiva voglia fa commettere errori come quello dell’anno scorso. Sono cresciuto dall’esperienza precedente, valutando attentamente le proposte che sono arrivate, e a malincuore ho dovuto rifiutarle”.

 

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Aggiornamento Roma: Dybala oggi di nuovo in gruppo!

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Dybala

Mancano ormai poco più di 48 ore al big match Inter-Roma, partita di cartello dell’ottava giornata di campionato di Serie A che si disputerà Sabato a San Siro alle ore 18:00.

Buone notizie per la Roma: nella giornata di oggi Paulo Dybala si allenerà a Trigoria. Le condizioni del fuoriclasse argentino, però, non lasciano per nulla tranquilli Mourinho ed il suo staff tecnico.

Nelle prossime ore dunque sapremo come starà Dybala; probabilmente quest’oggi effettuerà solo una seduta defaticante. L’ipotesi più concreta rimane comunque la convocazione del trequartista classe 1993 con però partenza dalla panchina e non dall’inizio.

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ESCLUSIVA – Umberto Zapelloni tra Milan e F1: “Leao come Rivera, preoccupato per il GP di Monza”

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Leao

Umberto Zapelloni è oggi una delle migliori firme sportive in Italia. Con un’esperienza pluridecennale sul campo e sulla pista, ha parlato, in esclusiva per Numero Diez, della sua passione per il Milan e di Formula 1, lo sport più rappresentativo nella sua carriera giornalistica.

In un’intervista disse di essersi innamorato del Milan grazie a Rivera. C’è oggi un calciatore rossonero di cui i ragazzi possano innamorarsi per iniziare a tifare Milan?

I milanisti sono sempre stati abituati bene. Giocatori come Maldini e Kakà, oltre a Rivera, facevano innamorare per il loro atteggiamento dentro e fuori dal campo. Oggi è diverso ed è più difficile. Sicuramente c’è Calabria, che ha iniziato al Milan e darebbe tutto per la maglia. Anche Tonali è un vero tifoso rossonero, ma è più facile innamorarsi di un Leao che si prende la copertina, o di un De Ketelaere che è molto in crescita. Ormai è comunque difficile innamorarsi dei singoli giocatori più che dell’intera squadra. Non è neanche così scontato tifare un club italiano considerando quanto è appetibile il calcio estero. La verità però è che io mi sono innamorato del Milan grazie a Fabio Cudicini (portiere rossonero titolare nella finale di Coppa dei Campioni 1968-1969, NdR)”.

Lei ha scritto un libro sulla storia del Milan (Sempre Milan 1899-2019, con Carlo Pellegatti, NdR). Alla luce di questo racconto, qual è il suo Milan preferito?

Il primo Milan non si scorda mai. Certamente quello della seconda Coppa dei Campioni del 1968-1969 con Cudicini, appunto, oltre a Rivera e Prati. Poi il Milan degli olandesi con Sacchi e Capello. Ed infine quello delle tre finali di Champions League con Ancelotti, che resta il mio allenatore preferito“.

Adli, Dest, Thiaw, Vranckx: quattro acquisti che non hanno ancora avuto modo di mettersi in mostra. Su quale di questi lei punterebbe di più?

É ancora molto difficile perchè si sono visti veramente poco. Potrebbero rivelarsi dei giocatori che fanno bene nei loro campionati e poi combinano poco qui in Italia. Dest è forse il più curioso per la sua storia, ma ha una bella concorrenza. Certamente sono quattro nomi che fanno parte del credo della società e di Maldini. Basti pensare a Saelemaekers, che è arrivato da perfetto sconosciuto”. 

Cosa pensa di questo momento di transizione societaria del Milan? 

Si tratta di un passaggio societario molto misterioso, perchè chi acquista si fa prestare il 50% dei soldi da chi vende. Certamente collaborano personaggi di spicco. Alla fine Elliott ha contribuito a risanare la società e a ridare la solidità che si era persa dopo Berlusconi. La loro grandezza è stata di aver lasciato la gestione sportiva a chi di dovere, senza mai interferire. Sul passaggio societario scopriremo in seguito cosa c’è dietro. É importante e piacevole che abbiano confermato tutto il management che ha vinto lo Scudetto e che ha progettato il nuovo stadio“.

Lei è l’autore de La storia della Formula 1 in 50 ritratti. Di questa rassegna qual è il suo preferito?

Quello di Senna, che rimane il mio pilota del cuore. Anche quello di Schumacher gli si avvicina molto. Sono due personaggi molto diversi, giunti in Formula 1 in maniera opposta, che ho avuto la fortuna di conoscere“.

Il presidente Elkann dice che la Ferrari tornerà a vincere entro il 2026, lei cosa ne pensa?

Il discorso del presidente è corretto e sono d’accordo, ma è fuori dal mondo che non dica di dover provare a vincere già nel 2023. Soprattutto dopo una stagione come quella che stiamo vivendo e dopo tutto quello che la Ferrari ha dimostrato. Bisogna iniziare a responsabilizzare la scuderia, non a dare alibi“.

Lei ad inizio stagione pronosticava l’Alpha Tauri quarta, l’Aston Martin sesta e l’Alfa Romeo ultima. Dato l’andamento della stagione, quale delle tre scuderie l’ha stupita maggiormente?

L’Alpha Tauri è la delusione maggiore perchè ha fatto degli ottimi test a inizio stagione che però non sono mai stati rispettati. Era la mia sorpresa di stagione, ma come la scuderia anche i piloti sono stati sottotono. Tsunoda ci ha dimostrato di essere un pilota mediocre. Discorso simile per l’Aston Martin, che con un potenziale economico infinitamente superiore non ha comunque combinato nulla di buono. Sono rimasto sorpreso dall’Alfa Romeo soprattutto all’inizio della stagione, ora si è un po’ plafonata. Zhou ha certamente preso il posto con i soldi, ma non ha fatto cose disastrose come ci potevamo aspettare. Rimango dell’idea che Giovinazzi avrebbe fatto meglio in alcune piste. Purtroppo è molto difficile un suo ritorno nel 2023: la Ferrari non spinge abbastanza e solo la Haas potrebbe dargli un sedile“.

Vista la poca organizzazione di quest’anno, dobbiamo temere un addio di Monza dal calendario dopo il 2025?

Dobbiamo essere molto preoccupati. Stefano Domenicali lo ha detto più volte: Monza non può più aspettare a fare i lavori. I soldi sono arrivati e vanno spesi, quindi va necessariamente rinnovato tutto ciò che sta intorno al circuito. Tra Regione Lombardia e Governo devono darsi una mossa. Soprattutto data l’agguerrita concorrenza mondiale non basta più la Storia. E non bastano nemmeno le scuse via social come hanno fatto dopo il weekend di gare“.

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ESCLUSIVA, Paolo Aghemo: “Per Dybala situazione delicata, Belotti non rinnoverà. Juve-Toro vale un’intera stagione”

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Chi meglio di Paolo Aghemo per delineare la stagione di Juventus e Torino fino a questo momento? Il giornalista di Sky Sport ci ha concesso un’intervista per parlare dell’annata che stanno attraversando le due società del capoluogo piemontese, spaziando tra il calciomercato appena concluso e la delicata situazione rinnovi. L’occhio è già sul Derby della Mole, che si disputerà all’Allianz Stadium il 18 febbraio.

Impossibile non cominciare dalla sessione di mercato invernale della Juventus, che ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi e la lotta alla Champions League. Vlahovic e Zakaria i colpi in primo piano, ma non dimentichiamo il giovane Gatti, che si aggregherà alla rosa di Allegri a giugno:

Oltre a Vlahovic, Zakaria e Gatti, la Juventus aveva in mente qualche altro colpo, rimasto poi in secondo piano e che non è stato portato a termine?

“No, veri colpi non ce ne sono stati. La Juventus aveva bisogno di un centravanti, e ha sondato diversi profili, tra cui anche Icardi. Il PSG, però, non era convinto della cessione. Allegri ad un certo punto ha persino pensato di andare avanti solo con Morata e Kean. La svolta è arrivata quando la dirigenza ha presentato al Presidente Agnelli un valido piano per arrivare a Vlahovic. La trattativa con il serbo non è stata lampo, i primi contatti risalgono a prima dell’estate”.

Riguardo Denis Zakaria, per la Juventus rappresentava un vero obiettivo, o soprattutto un’occasione, visto il costo effettivo dell’operazione?

“Anche per quanto riguarda Zakaria non è stata una trattativa lampo. La Juve già ci aveva pensato, ma altre squadre, tra cui la Roma quest’estate e il Bayern Monaco a gennaio, erano più vicine all’accordo con il giocatore. L’unica squadra, però, che prometteva di ingaggiarlo già a gennaio è stata proprio la Juventus, che quindi se l’è aggiudicato ad una cifra minima, considerando il valore tecnico del giocatore.”

Dal punto di vista tattico, invece, come vedi il 4-3-3 schierato da Allegri contro l’Hellas Verona? Con Morata in sostituzione dell’infortunato Chiesa

“Parliamo di un’idea molto suggestiva. Il Verona è una squadra offensiva, e l’esperimento ha funzionato perfettamente. L’unico rischio è che la squadra propenda troppo verso l’attacco, ma Allegri è poi bravissimo a cambiare moduli in situazioni di emergenza. Morata in questo ruolo ricorda il Mandzukic del primo ciclo. Ora è molto più sereno, ha ritrovato il suo posto in campo e quindi la voglia di spaccare la partita.”

Nonostante l’arrivo di Zakaria e le cessioni di Bentancur e Ramsey, cosa manca ancora alla Juventus per riavere un centrocampo di massimo livello?

“Molto dipende da come vuole giocare Allegri. Se schiera un centrocampo a due, per esempio un 4-2-3-1, è a posto con Locatelli e Zakaria. Se gioca a tre con un 4-3-3, allora manca qualcosa. Proprio per questo il regista sarà l’obiettivo numero uno in estate, oltre ad un difensore centrale, perchè va monitorata la situazione di De Ligt“.

Per quanto riguarda i rinnovi dei giocatori in scadenza a giugno 2022, su chi continuerà a puntare la Juventus, e chi invece non farà più parte del progetto?

“Se ne inizia a parlare settimana prossima. Con Cuadrado c’è già l’accordo ed è un giocatore indispensabile per Allegri. Per De Sciglio c’è ottimismo, lo stesso Allegri è molto soddisfatto della sua stagione e lo vuole tenere con sè. Perin dovrà prendere una decisione di vita: se continuare ad essere un secondo portiere o tornare in prima linea in un’altra squadra. Con Bernardeschi, invece, il rinnovo potrà concretizzarsi solo al ribasso.”

Occhi puntati soprattutto su Paulo Dybala, cos’è successo nell’ultimo mese e mezzo?

La situazione è delicatissima. Il contratto era già pronto a 8 milioni annui più 2 di bonus, poi c’è stato un cambiamento in corsa. La Juventus ha fatto riflessioni tecniche, soprattutto sulla continuità del giocatore. I 7 milioni di Vlahovic sono la stella polare. Secondo me si arriverà ugualmente ad un accordo, anche perchè Dybala difficilmente troverà altre proposte così valide. Qui tutti gli vogliono bene, è il numero 10 e capitano del futuro in una squadra dal progetto promettente. La società si prende un rischio, perchè Dybala potrebbe firmare a zero con un altro club, ma ha comunque dato una grande prova di forza con gli investimenti di gennaio. Se l’argentino dovesse lasciare, la Juventus andrebbe comunque a rimpiazzarlo con un calciatore del di pari livello“.

In Coppa Italia contro il Sassuolo potrebbe giocare titolare Kaio Jorge. Come lo vedi questo giovanissimo classe 2002?

“Lo vedo molto bene, la Juventus ha fatto un ottimo investimento. E’ un brasiliano atipico: sta nel suo, è tranquillo sia dentro sia fuori dal campo. Allegri fa bene a dargli questa chance. Ha bisogno di giocare“.

Domenica c’è il big match contro l’Atalanta che vale un posto in Champions. Secondo te si può riproporre il 4-3-3?

“Contro il Verona il modulo ha funzionato bene, ma con l’Atalanta può essere un rischio. Gasperini aggredisce alto con i suoi esterni, devono svolgere un lavoro perfetto Morata e Dybala come ali d’attacco. Allegri potrebbe preferire una soluzione tipo 4-4-2 con Mckennie esterno, che dia stabilità sia in difesa, sia in attacco. Naturalmente Zakaria e Locatelli giocherebbero in mezzo al campo”.

Lato Torino, ci siamo concentrati maggiormente sulla delicatissima situazione Belotti, prossimo al rientro in campo, ma con le valigie pronte per salutare i granata a giugno. Spazio anche al nodo riscatti di Brekalo, Pjaca e Praet. In chiusura, un accenno al Derby del 18 febbraio:

Come giudichi la situazione di Belotti? Quando tornerà disponibile, Juric lo schiererà anche se il rinnovo di contratto è un’utopia?

“Non schierare un Belotti al 100% della forma sarebbe come un harakiri per Juric. Il discorso cambia a parità di rendimento: in quel caso allora il croato potrebbe preferirgli Sanabria o Pellegri, che giocheranno per il Torino anche la prossima stagione. Il discorso è anche tattico: paradossalmente è più congeniale al gioco di Juric proprio Sanabria, abile nel fraseggio nello stretto”.

E poi aggiunge: Belotti sicuramente non rinnoverà. Mancano proprio i termini per un possibile accordo. L’unica possibilità, che non gli auguro, è che non convinca nessuna acquirente in questi ultimi mesi. Ma il possibile rinnovo in quel caso arriverebbe a meno della metà della cifra che ora Il Gallo guadagna. Resta il fatto che Inter, Milan e non solo si sono mosse per tempo e tenteranno un affondo in estate.”

Parlando del mercato, si è vociferato molto su Gatti e Nandez. Cos’è mancato al Torino per aggiudicarsi questi due giocatori?

“Con Gatti era tutto fatto: è mancato solo il tempismo. Vagnati credeva di essere il solo pretendente al difensore, ma ad un certo punto è arrivata la Juventus con i soldi pronti e non ha dato possibilità di reazione al Torino. Per quanto riguarda Nandez, invece, il discorso si è chiuso in fretta. Il calciatore chiedeva 2.5 milioni e la società non aveva le disponibilità economiche in quel momento. E’ comunque arrivato Ricci e con il classe 2001 il centrocampo è completo.”

Passiamo al capitolo riscatti: Brekalo, Praet e Pjaca. Su chi il Torino punterà anche la prossima stagione?

“Parliamo di tre giocatori che indubbiamente andrebbero riscattati dal punto di vista tecnico. Su Brekalo non ho dubbi e il Torino non può privarsene. Per Praet bisogna solo capire la sua tenuta fisica fino a giugno, ma credo che verrà ugualmente riscattato. Il vero punto interrogativo è Pjaca: tutto dipende dal suo ginocchio. Ad oggi ho più di qualche dubbio”.

Per concludere, tema Derby: come arriveranno le squadre all’appuntamento del 18 febbraio?

Dipende molto dal Toro con il Venezia. Io sono convinto che la Juve farà una grande prestazione a Bergamo, l’Atalanta è in crisi. Se i granata fanno partita e punti questo weekend, allora vedremo una sfida a testa alta. Ma, in caso di un risultato negativo, tutta la pressione andrà sul Derby, visto come un incontro che vale l’intera stagione. E’ l’ultima cosa che serve a Juric per preparare con serenità la partita.”

 

 

(fonte immagine in evidenza: profilo IG @paoloaghemo)

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