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J.A Drole: “Con Eto’o ho un rapporto davvero speciale. Il sogno è giocare in Champions”

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Abbiamo raggiunto telefonicamente Jean Armel Drole, classe 1997 ed ala dell’Antalyaspor, compagine di Samuel Eto’o e del neo arrivato Jeremy Menez nonché dell’ex Tottenham Sandro. Drole si era messo in mostra nella seconda parte del campionato di Serie B 2015/2016 con delle grandissime prestazioni dal punto di vista fisico e tecnico ed era diventato un titolare inamovibile di Pierpaolo Bisoli a soli 18 anni. Nel 2016/2017 la sua esperienza non è stata rosea con i colori perugini, tanto che a Gennaio, in prestito ma con un riscatto di 1.7 milioni, l’ivoriano si è trasferito in Turchia.

 

Professionalmente la tua carriera inizia a Perugia? 

“Si, professionalmente inizio a Perugia, nonostante quando fossi a Palermo frequentassi una scuola calcio. Sono arrivato a Perugia, ho fatto un provino e sono stato preso, e da lì è cominciata la mia esperienza calcistica e professionale.” 

Nel Perugia hai fatto un anno e mezzo e sei arrivato ad essere uno dei migliori classe 1997 del campionato di Serie B. Chi c’è alla base di quest’esplosione e perché sei partito in Turchia? 

“Quando ho iniziato a giocare con costanza tutto andava bene, anche se l’anno successivo è stato molto più complicato perché ho avuto un paio di infortuni che hanno bloccato la mia progressione. Poi son tornato, ma dopo la partita col Carpi, dove faccio anche un assist, mi faccio male di nuovo. L’allenatore era cambiato rispetto all’anno prima ed ho sentito di non rientrare più nei piani. Ho avuto un’occasione e l’ho sfruttata, perché chiedevo più minuti. E’ stato il caso, è il calcio, però quando si è presentata questa possibilità e potevo giocare con uno dei miei idoli (Eto’o), mi sono buttato direttamente in questa nuova avventura in un buon campionato europeo con giocatori di alto livello.” 

A livello di ambientamento, come hai vissuto il passaggio ad Antalya e che effetto ti ha fatto arrivare in Turchia?

“E’ un paese che mi ha accolto alla grande, e la squadra, formata da tantissimi stranieri, mi ha fatto sentire benissimo, soprattutto Eto’o. Sulla città non ho nulla da dire, è fantastica! Tengo molto a Perugia, è una bellissima città, ma anche ad Antalya ho trovato tanti aspetti similari, come il pubblico che ti sostiene e ti spinge sempre! La differenza sostanziale è che qui c’è il mare!”

Ad Antalya però hai collezionato qualche spezzone ed una partita da titolare dove hai marcato una doppietta. Come giudichi il tuo processo d’ambientamento nel campionato?

“E’ un campionato difficile, ci sono tanti campioni, bisogna analizzare alcune cose prima di inserirsi in una squadra. Ci sono più spazi per giocare ed una bella circolazione palla e mi piacerebbe ridire la mia. Ora sono in ritiro, ma sto vedendo se restare o partire in prestito per tornare più forte.”

Hai avuto la fortuna di dividere il campo con Eto’o, un campiona assoluto. Dal punto di vista di un diciannovenne africano, che avrà in Samuel uno degli idoli assoluti, cosa significa allenarsi tutte le mattine con una personalità del genere?

“A Perugia mi allenavo tanto, anche perché tra l’altro sono uno che non ha mai fatto alcun settore giovanile. Ho la fortuna di apprendere presto ciò che faccio e mi insegnano. Con un campione tutto ciò è ancora più rapido e noti la differenza: basta un movimento particolare mentre lo vedi giocare o la spiegazione di alcune situazioni ed è tutto semplificato. Lui si allenava con me sotto il sole, dopo gli allenamenti, insegnandomi a tirare. Parliamo di un attaccante che ha vinto la Champions League ed è stato protagonista per il pallone d’oro. Ha sicuramente contribuito alla mia crescita, anche perché rispetto ad un allenatore, che può darti tanto ma che deve comunque gestire una squadra intera, un giocatore ha un rapporto più privilegiato. Gli chiedevo qualcosa e lui si metteva a disposizione, è stata questa la mia fortuna!”  

La tua squadra sta diventando una delle più forti del paese. Quali sono le tue prospettive?

“Mi piacerebbe tantissimo giocare con questi campioni. Ma è un momento particolare e bisogna ben capire cosa voglio fare il prossimo anno, consultandomi con il mio agente. Ho vari contatti all’estero, come in Portogallo e non solo, quindi vedremo cosa ne sarà della stagione.”

Sei un Under 20 della Costa d’Avorio, ma hai già scelto quale paese vorrai rappresentare in nazionale maggiore? Una chiamata dell’Italia potrebbe allettarti o preferiresti rappresentare il tuo paese di provenienza? 

“Per tutti gli africani rappresentare la propria nazione è qualcosa di incredibile. Ora il calcio si è evoluto ed in nazionale hai un’ampia vetrina per farti conoscere. Certo, se l’Italia mi aprisse la porta perché no, anche perché ho una famiglia adottiva lì, però sinceramente preferirei giocare per il mio paese.”

Sei un ragazzo di 19 anni che ha ancora tutta la carriera per dimostrare chi è. Qual è il tuo desiderio al giorno d’oggi?  

“Ora vorrei andare in Champions League e giocarla. Qui stanno facendo le cose per bene per arrivarci, quindi nel giro di due/tre anni vorrei trovarmi su un palcoscenico europeo per esprimermi.” 

 

 

 

 

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ESCLUSIVA – Beatrice Sarti: “Tonali vero capitano! Curiosa di vedere CDK in un altro ruolo”

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i consigli del fantacalcio

SARTI TONALI CDK – Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Beatrice Sarti, giornalista di Radio Rossonera e di Goal Italia, tirando alcune somme su questa prima parte della stagione del Milan, dando uno sguardo al futuro prossimo.

LA PRIMA PARTE DI STAGIONE

Il Milan ha chiuso la prima parte della stagione al secondo posto e con la qualificazione agli ottavi di Champions League: un bilancio tutto sommato positivo. Chi o cosa ti ha sorpreso maggiormente in questi primi mesi?

Sono più di uno i giocatori che mi hanno sorpreso maggiormente. Sicuramente ti posso dire Tonali, anche se ormai non è più una sorpresa, visto che l’anno scorso ha fatto bene. Però, ci dimentichiamo spesso che è un ragazzo molto giovane, che ha trascorso una stagione molto difficile quando è arrivato.

Rimango molto sorpresa quando lo vedo caricarsi il Milan sulle spalle, soprattutto nelle partite in cui i rossoneri incontrano delle difficoltà. Spesso è capitato che lui buttasse il cuore oltre l’ostacolo, e non è scontato per un ragazzo così giovane. Tra l’altro, per me, dovrebbe avere la fascia da capitano, con tutto il rispetto per chi ce l’ha. Per me è lui il vero capitano del Milan.

L’altro giocatore che mi ha sorpreso tanto è Bennacer, perché non era scontato assolutamente sostituire Kessie. Lui ci sta riuscendo, giocando sempre titolare, cosa che negli scorsi anni non faceva, causa anche infortuni.

Infine, l’altro giocatore che mi sta continuando a sorprendere è Pierre Kalulu. Sta diventando sempre di più un giocatore affermato ma, anche qui, ci dimentichiamo che è un giocatore molto giovane e spesso, quest’anno, tra lui e Tomori, è sembrato quasi lui il leader della coppia difensiva”.

NUOVI VECCHI ACQUISTI

Chi invece ha reso sotto le aspettative è Charles De Ketelaere. Finito nell’occhio del ciclone, anche per il costo per il quale è stato pagato, il suo percorso è paragonato a quello di Leao e Tonali. Secondo te, quando vedremo il vero valore del giocatore? Già nella seconda parte di questa stagione o dal prossimo anno?

Su Charles ci può stare il paragone con Tonali e Leao, perché entrambi hanno fatto fatica all’inizio. Però ci può anche non stare: nel senso che, Leao è arrivato in un Milan che aveva molte meno aspettative di quello attuale. Tonali è arrivato in un Milan che non aveva appena vinto uno Scudetto. CDK, “purtroppo”, contro di lui ha il fatto che è stato l’unico vero “acquisto grosso” che ha fatto una squadra che si era appena laureata Campione d’Italia.

Credo che tutti si aspettassero un mercato un po’ più corposo, da parte di una squadra che ha appena vinto uno Scudetto, invece non è stato così. Anzi, lui è stato l’unico, è stato pagato tanto, una trattativa lunghissima, e quando tutte queste cose coesistono è ovvio che la pressione è ancora di più. Se lui fosse stato affiancato da altri acquisti io credo che si sarebbe “diviso” la pressione con questi.

Di fatto lui ce l’ha tutta da solo, e il Milan non è il Milan che va bene se arriva quarto, come quando arrivò Leao: il Milan deve riconfermarsi. Per me è molto relativo il discorso “Charles De Ketelaere va aspettato”. Per me è vero che va aspettato, ma non è vero che lo stanno aspettando perché addetti ai lavori, giornali, tifosi, lo stanno sostenendo ma lo stanno anche criticando tanto. Per me vedremo il suo valore quando lui tornerà a credere un po’ in sé stesso, credo che anche un episodio lo possa aiutare, un gol o un paio di assist…

Sono curiosa anche del fatto se lui cambiasse posizione in campo, perché non l’ho visto molto molto a suo agio in quella posizione, per come è usata quella posizione da Pioli. Anche perché lui ha giocato tante partite in attacco al Bruges, quindi non so se dove l’abbiamo visto finora è la sua posizione giusta”.

A gennaio arriverà un “nuovo acquisto”: Zlatan Ibrahimovic. In quali aspetti può dare il suo apporto lo svedese?

Io credo che Zlatan possa dare il suo apporto dal punto di vista psicologico. È vero che lui c’è sempre stato in questi mesi però ci sarà in maniera concreta. Mi auguro che sarà sempre in spogliatoio, mi auguro che sarà spesso in campo, sarà importante.

Spero che lui possa giocare di più rispetto all’anno scorso e spero che questo intervento lo abbia veramente aiutato a vivere meglio questi suoi ultimi mesi, – anche se non so se saranno mesi perché con lui non si sa mai! -, e mi auguro di vederlo di più in campo”.

NUOVE CHANCES E LA FIDUCIA DELLA CHAMPIONS

Pioli, sin qui, ha usato poco gli innesti estivi, tra Thiaw, Vranckx e Adli. Le amichevoli in programma contro Arsenal, Liverpool e PSV, saranno utili per farli entrare nei meccanismi del mister. Chi saresti curiosa di vedere, con più frequenza, da gennaio in poi?

Sarei curiosa di vedere molto di più Vranckx, perché quando l’ho visto, secondo me, ha fatto bene. E anche Adli: anche se da come sembra, non è tanto visto da Pioli.

Spero che queste amichevoli li possano mettere in luce, ma spero di vederli anche di più in campionato, perché sia giusto dare una chance a questi ragazzi, Anche perché, per esempio, su Adli faccio fatica a darti un giudizio: io l’ho visto veramente pochissimo. Spero veramente di vederli un po’ di più”.

Negli ultimi anni, in Europa, tra Champions League ed Europa League, il Milan ha fatto fatica contro le squadre inglesi: Arsenal in EL, Liverpool e Chelsea in CL. A febbraio arriva a San Siro il Tottenham di Conte: riuscire a superare il turno, per lo più contro un’inglese, quanto significherebbe, a livello di crescita per la squadra rossonera?

Assolutamente sì. Credo che il Milan abbia davvero bisogno di battere una big in Europa. Perché, a differenza del campionato italiano dove è cresciuto, non solo perché ha vinto lo Scudetto, ha battuto tutte le big, si sente forte. In Europa mi è sembrato di vedere un Milan che non si sente così forte, complice anche – ovviamente – il livello più alto.

Credo però che prendere un po’ più di consapevolezza con una qualificazione del genere aiuterebbe tanto il Milan in ottica futura. Magari vincere la Champions League in questo momento è presto, ovviamente. Però arrivare già ai quarti di finale può rappresentare un’iniezione di fiducia per le prossime Champions League”.

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ESCLUSIVA – Albanese sulla Juve: “Dimissioni non prevedibili ma ipotizzabili”

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Juve

Un fulmine a ciel sereno. Circa verso le 21:10 della giornata di ieri Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Assieme a lui anche Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene, al quale però resteranno le deleghe per l’amministrazione in questo periodo di passaggio, presumibilmente verso una nuova dirigenza.

Ai microfoni di Numero Diez il pensiero di Giovanni Albanese, noto giornalista sportivo esperto della Juventus per Sportitalia e La Gazzetta dello Sport. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole si sente di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

Andrea Agnelli è stato un presidente lungimirante e vincente. Spesso facciamo l’errore di ricordare unicamente i successi della prima squadra maschile ma, all’interno della sua gestione, la squadra femminile ha conquistato dieci trofei e la Juventus Under 23 la Coppa Italia di Lega Pro. Il club bianconero è stato anche l’unico a voler investire nel progetto seconda squadra, il presidente ha sempre provato ad anticipare il futuro“.

LE CAUSE DELLA DECISIONE

Quanto successo ieri sera è un qualcosa che si aspettava potesse accadere o è stato un fulmine a ciel sereno?

Penso sia stato un atto di responsabilità. Da sempre, i dirigenti del club bianconero, hanno sempre ribadito che il bene della Juventus andasse sopra ogni cosa. Come hanno spiegato bene gli stessi interessati la compattezza è venuta meno, quanto accaduto non era prevedibile ma comunque ipotizzabile”.

IL FUTURO DEL CLUB

Quali sono, a suo modo di vedere, le principali cause che hanno portato Andrea Agnelli a prendere una decisione così delicata? Pensa ci possano essere conseguenze gravi per il futuro del club bianconero?

“Le motivazioni che hanno portato a questo tipo di decisione sono state ben spiegate attraverso il comunicato ufficiale del club. Per quanto riguarda il resto credo siano ricostruzioni che non trovano riscontro, almeno per ora”.

IL NUOVO PRESIDENTE

Gianluca Ferrero è a tutti gli effetti il nuovo presidente della Juventus, pensa che possa essere la figura giusta per portare avanti l’operato di Andrea Agnelli?

“John Elkann ha scelto due uomini di fiducia in un momento particolarmente delicato per il club. Ferrero è un tecnico super esperto nel suo settore che è stato scelto per trasmettere serenità a tutto l’ambiente. Penso sia la persona giusta, potrà dare un grande contributo in questa fase. Gli altri componenti del nuovo C.D.A. dovrebbero essere tecnici e, in un periodo del genere, penso possano rappresentare la scelta giusta per il bene del futuro del club”.

UN MESSAGGIO AI TIFOSI

Infine, quale messaggio si sente di lasciare ai tifosi juventini in un momento storico così delicato per la società?

“La cosa più importante è non andare dietro le tante voci di corridoio che, in questi casi, sono fantasiose e aumentano solo la confusione. Credo sia più giusto per tifosi affidarsi ai comunicati ufficiali ed alle notizie ultra verificate dai giornalisti che seguono in prima linea le vicende, per il bene di tutti. A livello sportivo Federico Cherubini e Massimiliano Allegri non sono in discussione”.

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ESCLUSIVA – Doveri tra arbitraggio e nuove generazioni: “Basta con la violenza sui giovani arbitri”

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La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistare l’arbitro di Serie A, nonché Presidente della Sezione di Roma 1 dell’Aia, Daniele Doveri. Nella piacevole chiacchierata abbiamo toccato gli aspetti chiave dell’arbitraggio italiano, della sua fama all’estero e del tema preoccupante come la violenza sui giovani aspiranti arbitri nelle categorie inferiori. Non sono mancati aneddoti, curiosità e nuovi punti di vista interessanti.

Come viene considerata la qualità del nostro arbitraggio in casa e all’estero?

“Il livello del nostro arbitraggio bisogna considerarlo al top a livello internazionale. Basti pensare che il Responsabile arbitri della FIFA è italiano, Pierluigi Collina, il Responsabile arbitri della UEFA è italiano, Roberto Rosetti e Nicola Rizzoli, fino a poco tempo fa in Serie A, adesso è consulente per quanto riguarda il Nord America e l’Ucraina, prima che scoppiasse il conflitto. Questo per dire che la nostra scuola è apprezzata da istituzioni e federazioni: quando noi arbitri andiamo a dirigere una gara all’estero si sentono garantiti. Un esempio lo ha dato Daniele (Orsato n.d.r.), che nella partita inaugurale del Mondiale ha condotto una gara perfetta: non ha sbagliato un fischio. Ha gestito una gara mai banale, come quella d’apertura, dove tutto il mondo ha guardato la partita. Se Collina, insieme a Busacca, hanno designato Orsato per questa partita è perché sanno che è una garanzia, e non l’ha tradita”.

Cosa ha notato dai colleghi esteri che in Italia non si fa ma vorresti introdurre? Viceversa, cosa hai notato che hanno ripreso dall’arbitraggio italiano?

“A livello di preparazione penso che facciamo scuola verso gli arbitri esteri, proprio perché i nostri campionati sono difficili, a partire dalle categorie giovanili, serie dilettanti passando per il professionistico. C’è molta attenzione verso l’arbitro a differenza dei paesi esteri in cui la figura non è così centrale all’interno del gioco. Dunque noi siamo abituati fin da subito a gestire le pressioni in maniera molto superiore rispetto ai colleghi al di fuori l’Italia. Quando all’estero i calciatori pensano più a giocare che a protestare per noi il lavoro si semplifica poiché siamo chiamati “solo” a vedere se il fallo è da giallo o da rosso, se è rigore o meno. Un arbitro internazionale che stimo molto è Kuipers, che ha diretto la finale degli Europei vinti dall’Italia: è un arbitro forte, di carattere, anche lui formatosi sotto la scuola di Collina, al tempo designatore UEFA“. 

La figura dell’arbitro ha una funzione regolatrice. Quale è la tua filosofia di direzione e quali altri modi di arbitraggio ci sono?

“Io credo che ogni arbitro debba avere un proprio obiettivo. Vivo la funzione di arbitro come un servizio offerto alle squadre. Non mi sento protagonista della partita e credo che i protagonisti debbano essere i 22 in campo. L’arbitro è una funzione di garanzia affinché il gioco si svolga secondo le regole e quello che deve fare è sintonizzarsi con la partita: capire l’evolversi del match e il suo andamento, adeguandosi di conseguenza. Il tutto sempre seguendo l’ottica del servizio alle squadre senza arbitrare per sé. Non entro mai in campo pensando “oggi fischio poco” e la capacità è dunque capire il tipo di partita che si sta arbitrando”.

Cosa nel pensi del VAR e quale aspetto miglioreresti?

“Il VAR è uno strumento di cui oggi nessun arbitro vorrebbe fare a meno. Avere la possibilità di correggere in tempo reale un errore è una soluzione che in tempo pre-VAR avrei voluto avere tante volte, invece lo capivi a fine partita, con tutto quello che ne conseguiva: turni di stop, polemiche, preclusioni verso quella squadra. Rimane solo un’analisi interna all’arbitro, con il gruppo della CAN (Commissione Arbitri Nazionale n.d.r.) e il designatore per capire come evitare in futuro quel tipo di errore. Credo sia anche uno strumento di giustizia: ristabilire la verità del campo è quello che squadre, calciatori e tifosi vogliono. Bisogna capire che il VAR non nasce per togliere tutti gli errori. Il calcio è uno sport di contatto e non esiste solo un “palla dentro o fuori” come nel tennis, per esempio, ma anche un margine interpretativo: è un fattore di sensibilità, tanto che il protocollo parla di “chiaro ed evidente errore”.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia si tenda ad arbitrare “all’inglese”?

“La spiegazione dietro tutto questo è la filosofia che ci dà il nostro designatore: non è un arbitraggio all’inglese bensì educare le squadre ad un tipo di arbitraggio più europeo, sempre nell’ottica di servizio che dicevo prima. Fortunatamente, molte delle nostre squadre competono nelle coppe europee e trovarsi la domenica un certo tipo di arbitraggio, e il mercoledì un altro, potrebbe risultare più complicato. Il nostro obiettivo è quello di avvicinarci allo standard della Champions e degli altri campionati europei, per rendere il gioco più bello da vedere, oltre che per aiutare le squadre”.

Secondo te quale dovrebbe essere il giusto equilibrio tra tecnologia e calcio?

“Credo che la tecnologia sia assolutamente risolutiva per quanto riguarda le situazioni oggettive: fuorigioco, gol non gol, eccetera. In questi casi possiamo dire che la soluzione tecnologica sia perfetta, riesce a dirimere il 99% delle situazioni. Anche ad inizio Mondiale abbiamo potuto vedere in azione il fuorigioco automatico: anche nel campionato italiano verrà introdotto, nei primi mesi del 2023. Sono tutte situazioni che il protocollo ritiene oggettivo e lasciando, come detto prima, gli episodi interpretativi all’arbitro. Il macro errore viene corretto dal VAR mentre poi si presentano le situazione di campo: delle volte una maglia allungata non significa una trattenuta e una mano sulla schiena non è una spinta. Le immagini in alcuni episodi non riescono a trasferire la realtà di campo, per questo il protocollo vuole lasciare la sensibilità a chi di dovere giudicare l’intensità di questa trattenuta 0 della spinta di cui parlavamo”.

Cosa ne pensi di Maria Sole Ferrieri Caputi che ha esordito in Serie A quest’anno e Matteo Gualtieri, direttore di gara in Serie B?

“Sono due arbitri molto giovani e molto capaci, l’unica cosa che manca a loro è ovviamente l’esperienza. Serve pazienza e che facciano la loro gare, i loro errori: attraverso questo passa la competenza. È logico che un arbitro come me, che conta 201 presenze in Serie A, abbia una capacità gestionale migliore rispetto ai giovani, ma 199 gare fa non avevo la stessa capacità, dunque è tutto frutto dell’esperienza. Maria Sole è un grande arbitro e può contare su delle doti atletiche che fanno invidia a tanti colleghi della Serie A. È molto brava anche dal punto di vista tecnico, è una grande lavoratrice e credo che nella categoria avrà un futuro estremamente roseo. Matteo Gualtieri ha una grande passione e voglia di mettersi in discussione. Sta terminando la sua esperienza in Serie B per coronare il suo sogno di arbitrare in Serie A“.

Cosa hai provato nel tuo match di esordio in Serie A tra Chievo e Cagliari del 28 febbraio 2010?

“L’emozione è stata veramente tanta, ma l’emozione più grande la ebbi qualche settimana prima: all’epoca il designatore era Collina che a Coverciano mi prese da una parte e mi disse “hai fatto tutto quello che c’era da fare per meritare l’esordio, adesso aspettiamo la partita giusta”. Fu un momento estremamente emozionante, anche perché detto da una figura dal calibro di Collina provoca un certo effetto. Quando arrivò la chiamata del segretario il giovedì prima della partita non ho capito più niente per 10 minuti. Arrivi al match con molti pensieri per la testa e pensi al percorso: non esiste un Donnarumma del caso, che fece l’esordio molto presto, noi arbitri ci formiamo obbligatoriamente su tutte le categorie. Con il fischio di inizio, poi, il mood passa in quello della partita. Finì 1-2 e per me fu una gara positiva“.

Potresti dare un consiglio alla nuova generazione di arbitri?

“Innanzitutto vorrei fare i complimenti a tutti i ragazzi che intraprendono il percorso da arbitro. Credo che, aldilà dell’esordio in Serie B, in Serie A, sia un percorso formativo che non ha eguali per un giovane. Da presidente di Sezione vedo passare molti ragazzi alle prime esperienze. Dopo solo un anno di attività trovo dei ragazzi più consapevoli, poiché questa professione ti obbliga a formare il carattere e aiuta a prendere le decisioni. Ragazzi di 14-15 anni che nella vita di tutti i giorni sono abituati a eseguire quello che i grandi gli dicono, facendo questa attività sono loro a dover decidere e che spesso devono dire ai grandi (allenatori, dirigenti o calciatori di categoria) che cosa devono fare: sembra banale ma invece il salto è grande“.

Inoltre…

“Mi sento di lanciare un appello poiché questi ragazzi spesso sono vittima di violenza: a livello culturale questa è una macchia incredibile. Quello che non si capisce è che tutti gli arbitri giovani sono in formazione al pari dei giocatori. Vanno ad arbitrare per un piccolo rimborso spese, quelle per il viaggio, trasportati dal vivere il loro sport preferito da un’altra angolazione. Si dovrebbe dire solo “grazie” a questi ragazzi perché consentono ad altre 22 di giocare a calcio. Credo, dunque, che il tema della violenza sugli arbitri debba diventare centrale nella cultura sportiva italiana”.

Secondo te, fantasticando, quale potrebbe essere una nuova tecnologia di direzione arbitrale?

“Sono un arbitro che è passato dall’arbitrare da solo, alle bandierine elettroniche, il quarto uomo, gli addizionali, adesso il VAR. Ogni volta che arriva un’innovazione si pensa sempre che oltre quel livello non si possa andare. Secondo me nei prossimi anni ci sarà un‘apertura a livello comunicativo. Notavo, vedendo una partita di rugby,  il motivo del perché bisognava andare a vedere il VAR, di un episodio contestato, era stato spiegato dall’arbitro anche al pubblico. Ci sarà un’evoluzione della comunicazione di noi arbitri verso l’esterno in tempo reale come si fa negli altri sport. La differenza è che lì c’è una cultura verso l’istituzione arbitrale diversa, bisogna fare un passo culturale in avanti, passando proprio dalla violenza inaccettabile sui giovani arbitri”.

Si ringraziano nuovamente Doveri e l’AIA della grande disponibilità concessa.

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ESCLUSIVA-Gianluca Manganiello: “Le critiche all’arbitro fanno parte dello Show”

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Serie A

269 gare ufficiali arbitrate di cui 78 in Serie A; questo è l’invidiabile curriculum di Gianluca Manganiello, uno degli arbitri più affermati presenti nel nostro paese. Presso una scuola liceale in provincia di Torino, Gianluca Manganiello ha deciso di raccontare in esclusiva per Numero Diez la sua storia. Tante sono state le tematiche affrontate in questa piacevole conversazione, di seguito potrete trovare l’intervista.

L’INIZIO DI CARRIERA DI MANGANIELLO

Partiamo dalle radici che l’hanno portata a svolgere questo mestiere; dov’è nata la sua passione nei confronti della figura dell’arbitro?

“Ho giocato a calcio fino a quattordici anni. Con lo sfaldamento della squadra decisi di prendermi un po’ di tempo per me per riflettere sul futuro e, grazie al consiglio di un mio compagno andai a seguire un corso di formazione arbitrale. Gara dopo gara la mia passione aumentò ma non avrei mai pensato potesse diventare la mia professione. Nel mio percorso di crescita ho avuto tante piccole soddisfazioni che mi hanno portato a voler migliorare sempre di più”.

18 maggio 2014: questa è la data del suo esordio da direttore di gara in una partita di Serie A. Un Chievo Verona-Inter che è anche stata l’ultima partita da professionista della straordinaria carriera di Javier Zanetti; ci può raccontare le emozioni che lei ha provato all’ingresso in campo? A chi è stato rivolto il suo primo pensiero?

” Era venuto a vedermi mio padre, il quale mi ha sempre accompagnato ad ogni singola partita; anche quando andavo ad arbitrare fuori regione. La sensazione più bella al mio esordio in Serie A è stata mettere un punto, il mio punto d’arrivo. Nella mia testa ho pensato “Bene, ora posso anche smettere”. Quando sono entrato in campo ho pensato a tutti i miei sacrifici, i viaggi e le rinunce svolte in passato che mi hanno portato ad arrivare a quella serata. Solo attraverso la costanza e l’impegno puoi raggiungere determinati tipi di traguardi, nessun professionista arriva a calcare i più grandi palcoscenici per caso. Per quanto riguarda Zanetti, invece, mi fece i complimenti per il mio esordio ed io con una battuta risposi: “Speriamo di non festeggiare insieme l’ultima!” “.

LA FIGURA DELL’ARBITRO IN ITALIA

La figura dell’arbitro, soprattutto in Italia, viene spesso e volentieri criticata dal “Tifoso medio” a priori. Inoltre, molti quotidiani sportivi, per effettuare il commento su una partita, si soffermano più sulle decisioni arbitrali piuttosto che andare ad analizzare quanto successo in campo. Pensa che questo sia un problema culturale? Se sì, come si può contrastare?

“Non se sia effettivamente un problema culturale, la critica all’arbitro fa parte dello show. Dietro ad ogni partita vive un mondo dentro al quale ci sono giornalisti che analizzano più nel dettaglio le gare ma esistono anche addetti ai lavori che giocano sull’ingenuità del tifoso medio stesso. Ogni persona deve essere in grado di scegliere cosa leggere e cosa no ma penso sia normale trovarsi di fronte a commenti di questo genere nel momento in cui siamo immersi in un sistema dove la polemica arbitrale attira più click rispetto ad un’analisi tecnica “.

INNOVAZIONI PER IL FUTURO

La Conmebol, all’interno del proprio canale ufficiale di Youtube, posta al termine di ogni partita le discussioni che avvengono all’interno della sala Var in modo da far capire al pubblico le motivazioni di una determinata decisione presa riguardo ad uno specifico episodio come può essere ad esempio l’assegnazione di un calcio di rigore. In Italia ed in Europa, secondo il suo punto di vista, si potrà mai arrivare in un futuro ad avere dei simili contenuti? Lei crede che possano essere utili?

” Si sta andando verso quella direzione. I vertici dell’AIA hanno discusso proprio in merito a questo e, nei canali Twitter della UEFA, vengono già spiegate ed analizzate qualche situazione dubbia. Il problema vero delle comunicazioni è il modo in cui vengono veicolate perché, nel momento in cui vado a dare una comunicazione ad una rete e lui le storpia a suo piacimento per interessi personali, alimenterebbe la polemica più che spegnerla. L’Obiettivo per il bene del calcio è fare uscire questi dialoghi per far capire alla gente il modo in cui opera una squadra arbitrale. Nessun tifoso sa effettivamente quanto lavoro ci sia dietro sia una squadra di calcio che ad un arbitro”.

I CONSIGLI DI MANGANIELLO PER GLI ARBITRI DEL FUTURO

In conclusione, che consiglio si sente di dare a tutti i giovani aspiranti arbitri che sognano un giorno di dirigere un incontro dentro i palcoscenici più importanti d’Italia?

Il mio consiglio è quello di vivere la giornata. Nessuno può pensare di iniziare questa attività con l’obiettivo di arrivare in Serie A. Arbitrare è molto difficile, devi essere in grado di gestire migliaia di pressioni. La costanza, in questo mestiere, è tutto: se riesci a fare bene, gara dopo gara, verrai notato e sarai più forte degli altri. Il rischio di imporsi un percorso mentale è quello di saltare delle tappe e farsi del male da soli“.

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