Accelerata, sterzata, palla che passa in una frazione di secondo da un piede all’altro e poi di nuovo un’accelerazione.

È un marchio di fabbrica, una giocata che a Birmingham hanno imparato a conoscere da un pezzo a questa parte. Tutto questo grazie a Jack Grealish, l’anima della squadra più sorprendente di questo inizio di Premier League.

I tifosi dell’Aston Villa la riconoscerebbero fra mille, soprattutto se in campo c’è un ragazzo dai capelli scuri, lo sguardo deciso e i calzettoni abbassati sul polpaccio. Come uno spicchio di sole in un’uggiosa giornata Inglese, sul claret della maglia dei Villans risalta in bianco il numero dieci. Del resto Jack Grealish è anche questo: un lampo in mezzo alla tempesta, una luce in fondo al tunnel che per i tifosi dell’Aston aveva preso il nome di Championship. A chi è sette volte campione d’Inghilterra una serie minore sta stretta: è una gabbia da cui bisogna assolutamente fuggire. Nessuno, se non un giocatore nato e cresciuto con quei colori sul petto, poteva guidare i Villans alla rinascita. Nessuno meglio di Jack Grealish.

(Fonte: profilo Instagram @JackGrealish)

Dopo una stagione in Premier League vissuta tra alti e bassi e una salvezza raggiunta con appena un punto di distacco dal Bournemouth diciottesimo, la seconda parte del 2020 è iniziata nel migliore dei modi per i ragazzi di Dean Smith. In tre partite (una in meno dell’Everton capolista) hanno raccolto nove punti, annientando al Villa Park il Liverpool degli extraterrestri Salah e Mané.

Il cammino della compagine di Birmingham inizia una giornata dopo le altre (il match contro Manchester City  è stato rinviato a data da destinarsi), nella partita casalinga contro lo Sheffield United. Il dominio sugli ospiti è evidente. I Blades però, si sa, sono avversari ostici in qualsiasi occasione. Al 63esimo ci pensa Konsa a sbloccare il risultato. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo insidioso, battuto neanche a dirlo dal Diez, il numero 4 insacca alla destra di un impotente Ramsdale. Tante occasioni passano proprio dai piedi di Grealish, che crea più di qualche problema alla catena mancina degli avversari. Quindici minuti più tardi dimostra veramente cosa significa essere il primo della classe. Dall’angolo dell’area sposta leggermente il pallone e impatta con il destro disegnando una traiettoria perfetta sul secondo palo. Per trasformare la pennellata del compagno manca purtroppo solo la finalizzazione di Trézéguet, che invece spara a lato.

È la terza giornata che delinea il vero ruolo del numero dieci dei Villans. Al Craven Cottage Grealish agisce da regista defilato: il gioco passa per l’out di sinistra fino a consumarlo. Quando ha palla tra i piedi gli spazi sembrano moltiplicarsi come porte che si aprono improvvisamente. Cambi di gioco, inserimenti del terzino o della mezzala di riferimento, cross a cercare la punta: l’Aston Villa sembra fare un cieco affidamento sul proprio capitano. Nel match contro i Reds, terminato in punteggio tennistico,  il fazzoletto di terra dove è schierato un certo Trent-Alexander Arnold si tinge di claret a suon di giocate del venticinquenne di Birmingham. Il divario di cinque goal rispetto agli attuali campioni in carica ha dunque dato l’ennesima conferma che il motore dei Villans sta girando a ritmi elevati e sembra non voler rallentare.

Dietro al pur momentaneo successo dell’Aston c’è sicuramente , ormai è appurato, lo zampino del loro numero dieci. Jack Grealish sembra aver trovato una sistemazione letale nello scacchiere degli inglesi. Si posiziona sull’out di sinistra dove sfrutta al meglio le sue sterzate e soprattutto le capacità balistiche del suo destro al veleno. La fascia è diventata il suo territorio, lo ha plasmato per crearne un mix micidiale tra un esterno d’attacco e un trequartista con il fiuto del goal. Le caratteristiche di un numero diez prestate ad un’ala rapida ed esplosiva, la tecnica di un centrocampista unita alla freddezza di un attaccante. Il momento positivo del classe ’95 è dettato anche e soprattutto da questo ibrido.

(Fonte: profilo Instagram @JackGrealish)

Le doti che si sposano perfettamente al nuovo ruolo, Grealish le accompagna anche ad un evidente superiorità tattica nella scelta dei tempi. Il suo primo goal realizzato contro il Fulham nasce da un taglio da copione sul primo palo, mentre l’assist d’esterno per la seconda rete di Watkins contro il Liverpool illumina gli occhi. In fondo la costituzione fisica di Grealish e il suo bagaglio tecnico sono come fuoco e paglia, solo che fino a questo momento erano stati tenuti lontani l’uno dall’altra. Non appena sono entrati in contatto, il talento del ragazzo è esploso. In corsa sfrutta il suo strapotere fisico, mentre da fermo accarezza il pallone come fosse sul velluto. Mai come ora si percepisce il sangue misto, che sa un po’ di  Inghilterra e un po’ di Irlanda. Dagli inglesi ha ereditato l’eleganza nei movimenti, dai vicini irlandesi invece la cattiveria agonistica.

Resta quindi da capire se il ragazzo di Birmingham ha veramente trovato la giusta condizione psicologica. Del resto risale solo a pochi mesi fa l’episodio del suo incidente fuori da un pub in pieno lockdown. Da leader e modello qual è aveva giustamente ricordato attraverso il suo profilo Instagram l’importanza di rimanere a casa per evitare il contagio, salvo poi uscire e schiantarsi la sera stessa con la sua auto. Quello raccontato non è stato l’unico episodio sopra le righe. Grealish però sembra aver raggiunto la giusta maturazione dentro e fuori dal campo per entrare finalmente nel calcio che conta: non resta che aspettare.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @JackGrealish)