Dove trovarci
Jock Stein

Calcio Internazionale

Jock Stein, la storia del minatore più vincente della storia

Jock Stein, la storia del minatore più vincente della storia

Se vi capita di trovarvi in Scozia, a Glasgow precisamente, provate a fermarvi in uno di quei meravigliosi pub che potete trovare solo nel Regno Unito. Dopodichè sedetevi ed ordinate una pinta di birra. Guardatevi intorno e cercate un appassionato di calcio, magari in età avanzata, e chiedetegli: ”Sir, do you know how to spell Jock Stein?’‘. La risposta sarà una sola: ”GOD”.

 

Perché Jock era molto di più di un semplice allenatore, perché Jock ha fatto la storia di Glasgow e ha portato il Celtic sul tetto di Scozia e d’Europa, perché “He wasn’t Jock, he was God”.

LA STORIA

La storia di John ”Jock” Stein comincia nel lontano 1922 a Burnbank, un villaggio minerario nella contea scozzese del Lanarkshire. E come tutti i ragazzi di Burnbank Jock trascorre la sua adolescenza decine di metri sottoterra lavorando come minatore. Ma la sua vera passione era il calcio. Per questo motivo, tra un sacco di carbone e l’altro decide di godersi il suo tempo libero prendendo a calci un pallone nelle giovanili di una squadra dilettantistica.

Nonostante non fosse tecnicamente dotato, Jock vantava un ottimo tempismo abbinato ad una grande stazza fisica. Doti che riuscirono a fargli avere un posto nella formazione della sua regione, gli Albion Rovers. Continuerà a praticare la professione di minatore fino al 1947, data in cui gli Albion vincono la seconda divisione ed offrono un contratto full-time a Stein. Trascorrerà 8 anni nelle compagini della sua città, salvo poi trasferirsi, quasi in maniera casuale, al Llanelli FC.

Gli Albion si trovavano infatti in estreme difficoltà in prima divisione retrocedendo l’anno seguente subendo caterve di gol e vincendo appena tre partite. Arriva così il trasferimento al Llanelli grazie ad un annuncio sul giornale che recitava : ‘’Cercasi calciatore dalle comprovate abilità tecniche. Retribuzione commisurata alle abilità del giocatore’’. Jock diventava così per la prima volta un calciatore professionista, con un contratto che gli garantiva 12 sterline a settimana. Ma dopo appena una stagione in Galles, il Llanelli è sull’orlo del fallimento e Jock pensa di ritirarsi dal calcio all’età di appena 29 anni.

Proprio quando la sua carriera stava per terminare, arriva invece l’occasione della vita. A causa di numerosi infortuni il Celtic si trova quasi costretto ad ingaggiare Jock, che in poco tempo si prenderà il posto da titolare e la fascia di capitano. Fa parte della rinascita del club, che dopo anni riesce a strappare il titolo nazionale ai cugini dei Rangers. Qualche anno dopo, però, sarà costretto a dire addio alla sua carriera di calciatore a causa di un terribile infortunio alla caviglia che gli fu fatale.

Ma la vera carriera di Jock doveva ancora iniziare.

LA NUOVA CARRIERA

La nuova vita di Jock inizia sulla panchina del Celtic riserve. Allenerà la seconda squadra dei Bhoys per cinque anni, fino a quando uno screzio con la società lo porterà a trasferirsi al Dunfermline. La rottura avvenne quando l’allenatore della prima squadra del Celtic, Jimmy McGrory, annuncia il ritiro e Jock pensò che il posto fosse suo.

La società, invece, decise di affidarsi ad un altro tecnico e ciò convinse Stein a sposare il progetto Dunfermline. Qui riuscì a vincere l’unico trofeo della storia del club: la coppa nazionale del ‘61. Dopo quattro stagioni si trasferisce all’Hibernian, dove rimarrà solamente pochissimi mesi poiché a gennaio il Celtic decide di tornare sui suoi passi ed offre a Jock la panchina della prima squadra. Mai scelta si rivelò più giusta.

Al Celtic divenne un vero e proprio idolo. La sua avventura ai Bhoys inizia subito alla grandissima: dopo soli due mesi riesce a vincere la coppa nazionale ed al termine della prima stagione porta a casa anche il titolo. Saranno i primi due di una serie incredibile di trofei. Il primo di tredici anni in cui l’allenatore trasformò il Celtic in una grandissima potenza europea. Il punto di forza della squadra di Jock era il gioco. Un gioco spregiudicato, tecnico, veloce e votato all’attacco. La rivoluzione portata da Stein sorprese tutte le squadre di allora, che puntavano invece su un gioco fisico e duro. In numerosissime interviste affermo:

“Il miglior posto per difendersi è nell’area avversaria”

Ed ebbe ragione. Negli anni Stein affinó il suo calcio fino a farlo diventare un vero e proprio spettacolo. Anche in Europa il Celtic era diventato protagonista assoluto.

La stagione più memorabile fu sicuramente quella del ‘67-’68, quando Jock ed i suoi Bhoys raggiunsero la finale di Coppa dei Campioni, dove li aspettava la grande Inter del Mago Herrera. Due filosofie di calcio opposte che si sfidavano. Lo spregiudicato gioco di Jock contro il catenaccio conservativo di Herrera. La partita sembrò mettersi subito in discesa per la compagine italiana, che andò in vantaggio su rigore nei primi minuti di gioco.

Dopo il gol i nerazzurri si chiusero in un catenaccio ultradifensivo, ma la squadra di Jock riuscì lo stesso a ribaltare la partita con i gol di Gemmel e Chalmers: il Celtic si laureò campione di Europa. Una squadra britannica per la prima volta nella storia aveva vinto la coppa dei campioni. Un risultato incredibile, che divenne ancora più eccezionale qualche mese dopo, quando i Bhoys vinsero anche titolo e coppa nazionale. Il Celtic ‘67-’68 fu la prima squadra nella storia del calcio ad ottenere il Triplete.

Gli anni successivi all’annata da sogno furono comunque luminose per i ragazzi di Jock, che riuscirono ad ottenere ben nove campionati di fila, 8 Coppe di Scozia e 6 Coppe di Lega, sfiorando addirittura la seconda Coppa dei Campioni nel ‘70. Nel 1978, dopo aver portato a casa 25 trofei, Stein lascia la panchina del Celtic da idolo assoluto lasciando il testimone all’ex capitano della squadra Billy McNeill.

Accetterà la proposta del Leeds, dove rimarrà però per sole sette settimane in quanto la federazione scozzese decise di affidargli la panchina della sua nazionale.

LA PARENTESI NAZIONALE E L’ULTIMA IMPRESA

Guidò la nazionale scozzese al Mondiale dell‘82, ma il vero miracolo lo ottenne nel 1985, quando riuscì a portare la sua nazionale al Mondiale messicano nonostante la Scozia fosse data per spacciata. La partita decisiva per il secondo posto del girone di qualificazione si giocó contro il Galles. La squadra di Jock aveva a disposizione due risultati su tre per accedere allo spareggio decisivo. La partita però si mise subito male.

“Ci siamo fatti infilare come polli, com’è possibile prendere un gol così? Sapevamo quanto sono forti davanti, per questo vi ho messo tutti e tre (Miller, McLeish e Gough) in mezzo alla difesa, ma vi siete fatti fregare! Come si fa a marcare così?”

Lo spogliatoio dei scozzesi sembrava l’inferno. Jock, che era solito incoraggiare i suoi giocatori, era fuori di sè. Era come se quel risultato fosse per lui la cosa più cara al mondo. Non voleva deludere la sua gente. Jock avrebbe portato la sua nazione ai Mondiali a qualunque costo.

Usciti dagli spogliatoi Jock sembrava quasi essersi calmato. Durante la ripresa il risultato non sembrava schiodarsi dall’1-0. I diecimila tifosi che avevano accompagnato l’ex Celtic erano quasi rassegnati all’idea di guardare la rassegna intercontinentale da casa quando a dieci minuti dalla fine un colpo di testa di Sharp colpì il braccio di Philips in area di rigore. L’arbitro indica il dischetto. Tutti si allontanano dal pallone, che rimane in mano del neo-entrato Cooper. L’ala dei Rangers calcia a sinistra, il portiere per poco non ci arriva ma la palla finisce in rete.

Tutti scoppiano in un’incredibile esultanza, Stein compreso. A qualche minuto dalla fine si sente un fischio, Jock pensa sia quello finale e scatta dalla panchina. Si accascia dopo pochi metri. Lo staff medico interviene prontamente portandolo via da bordocampo ma non c’è nulla da fare. Nel frattempo la partita finisce. I calciatori sono a festeggiare sotto la propria curva mentre l’allenatore esce in barella. Sono ignari di ciò che verranno a sapere da lì a poco.

Jock non ce la farà.

Il loro allenatore, condottiero, padre, non sarà con loro in Messico. Jock, che ha letteralmente dato la vita per la sua ennesima e ultima missione non siederà in panchina con la sua squadra per lo spareggio decisivo contro l’Australia, poi vinto dai britannici.

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in Calcio Internazionale