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Spaccagambe con la maglia numero dieci – John Hartson

Spaccagambe con la maglia numero dieci – John Hartson

La favola del dieci la conoscono tutti, un racconto che addormenta gli amanti del calcio da molti anni; viene narrato che colui che indossa questa maglia è un personaggio fuori dalle righe, un genio non perfettamente capito dai suoi compagni, l’estro che accompagna la propria squadra alla vittoria. Pensando a quella casacca potremmo continuare per ore a immaginarci grandi colpi di classe: una punizione di Maradona, un tacco di Ronaldinho, una sterzata di Messi, un lancio di Riquelme o un calcio di John Hartson. Quest’ultimo da pochi è conosciuto, da molti è odiato e da tantissimi è stato temuto. Il gigante in battaglia quest’oggi compie 42 anni, il gallese vestì la maglia numero dieci e per noi oggi e’ impossibile non ricordarlo.

FEAR

La paura è un tratto che ha sempre contraddistinto questa “bestia calcistica”, ovviamente questo non è un insulto a John ma è la miglior espressione per descrivere un vero lottatore fuori e dentro al campo. “The Gladiator” è alto 1.85 e pesa 90 chili, questa sua stazza è sempre rimasta invariata nella maggior parte della sua carriera. Particolari che devono rimanere bene in mente quando dobbiamo rimembrare uno come lui, una personalità che ha sempre fatto discutere e che, definito così anche dai suoi stessi avversari, creava terrore alle compagini avversarie. Questo poteva risultare una cosa più che legittima, molti giocatori grazie alla loro forza fisica o alla loro classe creano del timore, il tutto assume un’altra piega quando sono i suoi stessi compagni ad aver paura del proprio “troll”. Questo fatto è dovuto, perlopiù, a un episodio risalente al 1999, difatti John prese letteralmente a calci Eyal Berkovic dopo aver subito un intervento decisamente duro, immediatamente ci fu la multa e la sua cessione al Wimbledon. Da lì nacque l’etichetta e probabilmente i supporter inglesi iniziarono a dimenticarsi della vera essenza da campione dell’attaccante ex Celtic.

Composizione realizzata da N10 ©

 

LEADER

“The team was picked for the day, for this particular match”

(John Hartson)

Il suo grande successo è arrivato con l’incontro, quasi fatale e naturale, con il Celtic Football Club, società che ha fatto illuminare sempre più la stella del gallese. La forza fisica che ha da sempre contraddistinto i bianco-verdi ha fatto sentire fin da subito a casa l’atipico dieci, con gli scozzesi ha vinto tre Campionati e due Coppe di Lega, oltre ad esser diventato giocatore dell’anno della Scottish Premier League. Con i “The Bhoys” ha coniato il suo soprannome da gladiatore, i tifosi infatti riconoscevano gli sforzi sovra-umani di John nell’andare a cercare ogni pallone, nel lottare con tutte le sue forze e nel segnare sempre e comunque ed in qualsiasi condizione. Hartson difatti è uno dei dieci marcatori più prolifici di sempre con i suoi 89 goal in 146 partite. Ma oltre a questo c’è un particolare che deve esser ancor più evidenziato legato alla sua leadership: lo spogliatoio vedeva nella sua bestia un punto fermo, una colonna portante pronta a sostenere la squadra in ogni momento, un veterano che caricava a mille la squadra come se fosse un condottiero spartano prima di un’aspra e feroce battaglia. I tifosi hanno amato questa sua caratteristica e ad ogni goal si scoppiava di gioia come se ci fosse una sorta di diatriba tra tifo e il proprio dieci sul chi poteva esprimere più cattiveria. Ovviamente questa sfida l’ha sempre vinta, la sua espressione ha sempre fatto vibrar lo stadio, due occhi che hanno espresso note poco melodiche ma piene di significato: un Rachmaninov della comunicazione. Grinta e carica allo stato puro.

Il gladiatore ed i suoi tifosi – N10 ©

 

NEL SEGNO DI WENGER

Il destino di molti giocatori è stato trascritto da Arsène Wenger, cacciatore straordinario di talenti, pater che ha sempre creduto nei più giovani e che da anni continua ad aver ragione e non cede mai al suo pensiero calcistico anche davanti alla contestazione generale. Il suo occhio è caduto anche sul nostro dieci ma questa volta in negativo. Un caso che ha dell’assurdo ma ai tempi John fu “ombreggiato” da un certo Dennis Bergkamp e da Ian Wright, non proprio i giocatori più facili da scavalcare e forse ebbe ragione ancora una volta il francese visto che la “belva” gallese non ha mai avuto il giusto approccio alla Premier Inglese. Infine c’è da anche da sottolineare il fatto che non fu proprio una scelta dell’attuale allenatore dei Gunners, fu George Graham a puntare sul giovane del Luton Town spendendo una cifra superiore ai 2,5 milioni di sterline.

UPSIDE DOWN

Pensando a questa roccia non immaginiamo di certo una persona in difficoltà, il numero dieci esprime uno sguardo di indistruttibilità e di sfida, scambiare uno sguardo con lui deve esser difficile proprio per via della sicurezza; in questi attimi, però, ci accorgiamo che il mondo può e, a volte, deve esser visto al contrario. Coloro che ostentano potenza e imbattibilità possono nascondere un lato più debole, infatti il campione ex Celtic dal 2008 lotta contro un nemico terribile, ancor peggior di Berkovic e della squalifica subita: il tumore al cervello. Questo scorcio è da sempre tenuto ben nascosto agli occhi del campione, la sua virilità riesce a celare questa sua sofferenza ma nella sua biografia ha parlato anche di questo e di come lui continuerà ad affrontare tutto a testa alta. Il capovolgimento ci può stare ma un leone continua a combattere fino alla fine e John è il vero Re della giungla.

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