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Michael Jordan e “The last Shot”: un canestro leggendario

Michael Jordan e “The last Shot”: un canestro leggendario

Salt Lake City. Gli Utah Jazz  guidati da Karl Malone e John Stockton sfidano nella gara 6 della Nba Finals del 1998 gli ormai iconici Chicago Bulls, capitanati in primis da Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman ed in panchina da chi diventerà nel presente e nel futuro, uno dei coach più vincenti nel gioco della pallacanestro, Phil Jackson. In un’altra gara giocata alla pari, mancano pochissimi secondi quando in una situazione di vantaggio dei Jazz, per un solo punto nella situazione di 96-95, la palla viene scaricata in post verso il solito e dominante Malone, che anche in questa gara ha messo a referto una doppia doppia da 31 punti e 11 rimbalzi. Solo che questa volta la palla non andrà dentro nel canestro, ma precisamente ai secondi 20.7 nella mani del numero 23 dei Bulls. Da lì a poco, si farà la storia di questo gioco…

IL PASSATO

Per capire meglio l’importanza del momento, dobbiamo fare un grande passo indietro nella storia cestistica di Jordan. Arrivato nella Nba nel 1984 dopo essere stato selezionato dal North Carolina al Draft come terza scelta al primo giro di chiamate, si capisce subito che il ragazzo ha qualcosa in più degli altri. Però, inizialmente, dovrà fare i conti con una squadra non all’altezza per dominare ai playoff viste anche le superpotenze dei Lakers con Magic Johnson ed i Celtics di Larry Bird, ma anche l’esperienza che sicuramente più avanti gli andrà a servire per conquistare le vittorie future. Al primo anno venne comunque selezionato per l’All-Star game e decretato Rookie of the Year, ovvero il miglior esordiente dell’anno davanti anche alla prima scelta del draft Olajuwon.

Prima di conquistare il suo primo anello nel 1991, conquisterà il premio di Mvp della stagione 87/88 dove verrà selezionato anche come miglior difensore dell’anno. Mentre per quattro stagioni di fila ( e tutte le altre restanti dove conquisterà il titolo ) risulterà come miglior realizzatore della Nba. Insomma, un vero e proprio predestinato.

Dal 1991 guida i Chicago Bulls verso la vittoria di 3 titoli. La sua rincorsa sarà poi fermata dalla spiacevole morte del padre, che lo costringerà al clamoroso ritiro nel 1993 per poi dedicarsi al mondo del baseball senza grandi successi. Ovviamente tutto il mondo del basket, avversari compresi, ma dello sport in generale fu molto colpito da tale decisione.

“Ho perso le motivazioni e gli stimoli per dimostrare qualcosa ed è quindi ora di allontanarmi dal mondo del basket. Con mio padre al mio fianco sicuramente non avrei preso questa decisione”.

IL RITORNO

Deriso da tanti dopo aver scelto di continuare nel mondo dello sport ma con il baseball fallendo nei suoi obiettivi, MJ sente che qualcosa inizia a mancare. Quindi dopo appena un anno e mezzo dal suo primo ritiro, iniziano a circolare le prime voci di un suo possibile ritorno in maglia Chicago. E così, il 18 marzo del 1995, in un semplice fax con scritto “I’m back” Micheal Jordan annuncia il suo ritorno. Vista la condizione non perfetta senza gli abituali allenamenti, il numero 23 ( che quel fine stagione giocò con la maglia nunero 45 ) non riuscì ad incidere ed i Bulls vennero eliminati ai playoff nella semifinale di eastern conference dagli Orlando Magic di un giovanissimo Shaquille O’Neal.

“…And i took that personally”.

Come ormai è diventata famosa dopo la serie “The last dance”, Jordan prese sul personale tutte le critiche che gli arrivarono dopo quella stagione. Proprio in quell’estate, dove si girò anche il film “Space Jam” con Michael protagonista, il giocatore di Chicago fece costruire una vera e propria palestra vicino set dove si giravano le scene del film così da allenarsi duramente in vista della stagione seguente.

“Sapeva che Space Jam non era importante quanto tornare a giocare a pallacanestro ad alto livello. E durante le riprese ricominciò ad allenarsi”.

Phil Jackson

Quindi alcuni giorni dopo la post-season, His Airness capì che era il momento di ritornare a dominare e si allenò duramente nella sua palestra ribatezzata Jordan Dome, richiesta dal giocatore come una delle condizioni per cui avrebbe recitato nel film diventato poi iconico.

“Le riprese del film erano dal lunedì al sabato, si iniziava alle 7. Ogni giorno facevo 2 ore di pausa per andare ad allenarmi. Avevo speso più di un anno ha convertire il mio corpo e renderlo adatto a uno sport diverso dal basket”.

Michael Jordan

IL THREE PEAT ED IL CANESTRO PER LA LEGGENDA

Tornato di nuovo in forma ed in grado di dominare in regular season e nella serie dei playoff, Jordan trovò altri compagni oltre al solito scudiero Pippen: Rodman, Toni Kukoc, Steve Kerr, l’attuale allenatore dei Golden State capace di vincere ulteriori titoli dalla panchina. I Chicago Bulls, dopo due stagioni senza successi, ritornarono alla vittoria contro i Seattle SuperSonics per 4-2. Per Michael Jordan era il primo titolo senza la figura del padre che lo aveva sempre seguito e sostenuto, per questo è ritenuto dal numero 23 come uno dei più importanti.

Jordan ed i Bulls conquistarono poi anche il titolo nel 1997 e si arriva dunque al momento cruciale della stagione 1997/1998.

Michael Jordan ha appena rubato palla a Karl Malone dopo aver notato che il centro dei Jazz non riusciva sempre a coprire bene la palla dal palleggio. Così eccoci arrivati all’ultimo tiro. Tutti in quella arena, in quell’esatto momento, sapevano cosa stava per accadere.

I compagni lasciano lo spazio a Jordan in isolamento per il tiro della vittoria. Russel lo aspetta per difendere. Bastano sei palleggi di attesa. Poi attacca. Sa bene che questa è l’occasione per vincere la serie vista la condizione in cui stavano giocando i suoi compagni non al meglio, soprattutto Scottie Pippen per dolori alla schiena.

Si ferma all’altezza del tiro libero e con un cambio di direzione manda a terra il suo avversario. Rilascia il polso per tirare. Solo retina.

Alla successiva azione Utah non riesce a realizzare il canestro per la vittoria.

I Chicago Bulls e Jordan hanno appena conquistato il loro sesto titolo.

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