Scorrendo il profilo Instagram de “El mago” si scorge un’immagine di una bandiera Venezuelana con un bambino che piange abbracciandola. Jorge Luis Valdivia Toro è nato, infatti, il 19 Ottobre 1983 a Maracay (Venezuela) da genitori cileni, ed è ancora profondamente legato a questa terra nonostante la sua patria calcistica (e non solo) sia il Cile.

Vivendo i primissimi anni della sua infanzia in Venezuela non è il calcio il primo sport con cui viene a contatto, bensì il baseball, sport nazionale nella sua terra natia. Il piccolo Jorge diventa un fan della squadra locale, i Tigres de Aragua. Il padre lavora per una compagnia aerea cilena, la LAN Chile, motivo per cui la famiglia spesso si sposta ed ecco che una manciata di anni dopo la nascita di Jorge, la famiglia torna in Cile, precisamente a La Florida, ridente cittadina residenziale alle porte della capitale Santiago. Il padre è un tifoso accanito del Colo-Colo, storica e plurititolata squadra della città Macun nei pressi di Santiago, la quale prende il nome dal leggendario capo tribù indiano e che vanta il record di titoli nazionali (32) oltre che delle Copa Chile (11). Sulla bacheca splendono inoltre la coppa Libertadores 1991, la Recopa Sudamericana 1992 e la Copa Intramericana 1992. Si tratta dunque del club più vincente del Chile, e presto la fede calcistica del padre contagia il figlio, che abbandona la “pelota de esponja” per dedicarsi al calcio. Jorge entra nelle giovanili del Colo-colo e dopo poco il suo talento cristallino si palesa: lapalissiano che il suo tocco di palla e la sua leggiadria nei movimenti abbinata a quell’intuizione e a quell’estro fuori dal comune qualcosa di così raro da non poter essere disperso.

Fonte immagine: profilo IG @Valdivia

VALDIVIA: GLI ESORDI E L’EUROPA

Nonostante le proprie qualità, Jorge non troverà spazio nella sua prima stagione tra i “grandi” al Colo-colo, chiuso dal veterano Jorge Espina. Decide così di trasferirsi in una realtà più piccola e precisamente sceglierà l’Universitat de Concepcion, dove finalmente gli vengono forniti i minuti necessari per la definitiva crescita del talentino di La Florida. Con la casacca de “la Ugioca con continuità diventando presto il faro della squadra grazie alla sua classe innata ed ai suoi passaggi illuminanti: sta accadendo qualcosa tra le Ande, e Valdivia ne è il protagonista indiscusso. I primi ad accorgersi di lui oltreoceano rispondono al nome di Rayo Vallecano, squadra militante nella segunda divisiòn spagnola. Potrebbe essere il perfetto trampolino di lancio per Valdivia nell’olimpo del calcio europeo: il campionato cadetto spagnolo sembra un luogo adatto per esibire le sue doti al resto d’Europa. Dopo sole cinque partite, però, non convince il club e viene girato, ancora in prestito, agli svizzeri del Servette dove conclude la sua non entusiasmante parentesi nel calcio europeo ritornando in Cile.

Un giocatore cosi talentuoso come può aver fatto un tale tonfo nelle periferie calcistiche del vecchio continente? La motivazione può forse essere ricercata nel fatto che “El mago” sia sì dotato di un grande talento puro ma che, come un diamante grezzo, ciò non sia sufficiente per creare un giocatore a tutto tondo, soprattutto per gli standard atletici e tattici del calcio europeo dove il ritmo di gioco, le regole tattiche e il posizionamento in campo ricoprono un ruolo diverso rispetto al Sudamerica.

E’ NATA UNA STELLA: GLI ANNI MAGICI DEL “BICI” BORGHI

Tornato a casa, al Colo-Colo, dopo una girandola di prestiti con alterne fortune e una comparsata incolore in Europa, arriva un interessamento dal blasonato Boca Juniors, sfumato poi in un nulla di fatto. Valdivia rischia di diventare uno di quegli eterni incompiuti di cui la storia del calcio è colma: calciatori talentuosi in gioventù che per qualsivoglia motivo si perdono nelle intricate strade del professionismo ad alti livelli.

La stella di Jorge, però, non si spegne, ha solo bisogno del giusto cielo in cui splendere e lo troverà, più vicino di quanto si possa pensare. Jorge rimane al Colo-colo e comincia la sua avventura tra le mura di casa. Qui giocherà con giocatori del calibro di Mati Fernandez (ex Villareal e Fiornetina), Humberto Suazo, Claudio Bravo (oltre ad un giovanissimo Arturo Vidal) e sarà allenato dallo storico allenatore Claudio “El Bici” Borghi (oltre al Colo-colo anche Boca Junior e selezione cilena nel suo curriculum). Saranno anni indimenticabili per i tifosi dell’ “Eterno Campeon“: la squadra dopo un avvio balbettante inizia ad interpretare perfettamente il gioco offensivo e spettacolare de “El Bici”. Il giovane Valdivia si ritaglia uno spazio sempre maggiore nello scacchiere dell’allenatore e pian piano mostra il suo fantastico arsenale. Tra le sue specialità l’abilità del tutto naturale nel dribbling, passando tra gli avversari come un coltello nel burro nonostante sia raddoppiato o addirittura triplicato. Anche in fase di assistenza si distingue per intuito e genialità mandando a ripetizione in rete i compagni con passaggi di qualità assoluta. Il ragazzo non sfigura nemmeno in fase realizzativa, deliziando con tiri da fuori oppure spiazzando i portieri con le funamboliche finte di tiro, suo autentico marchio di fabbrica. L’annata 2006 si conclude con i “Los Albos” campioni sia di Apertura che di Clausura cilena oltre che finalisti in Copa Sudamericana, poi persa contro i messicani del Pachuca. Molti furono anche i premi individuali: Mati Fernandez vinse il premio di miglior giocatore sudamericano 2006, Humberto Suazo vinse il premio IFFHS (International Federation of Football and Statistics) come miglior realizzatore mondiale 2006 e Claudio Borghi vinse il premio di miglior allenatore sudamericano 2006. Nessun premio individuale per Jorge che però si è guadagnato di diritto un posto da protagonista nell’iridata formazione del Bici. Le sue ottime prestazioni e il suo talento non passarono inosservati in America del Sud e alla fine della magica annata 2006 arrivò la chiamata di un gigante del calcio latinoamericano: il Palmeiras. 

Fonte immagine: profilo IG @Valdivia

LA CONSACRAZIONE: JORGE IDOLO VERDAO

Al Verdao Jorge arriva per la modica cifra di 3,5 milioni di dollari, al tempo la cifra più alta mai spesa dal club per un giocatore straniero. Dopo un inizio difficile riesce a trovare la quadratura del cerchio e ad esprimersi al meglio: il suo ruolo naturale, il trequartista, in Brasile troverà delle modifiche sostanziali con l’arretramento del baricentro d’azione in cabina di regia. L’adattamento al calcio brasiliano dura un anno poi “El Mago” esplode, giustificando il suo pittoresco soprannome anche in terra brasiliana. Nei suoi anni al Palmeiras raccoglie molti riconoscimenti personali come la Boula de Ouro (premio del giornale sportivo Placar) oppure Premio Craque do Brasilerao (dato dalla federazione con la rete televisiva Globo) oltre al trionfo di squadra nel campionato Paulista 2008 (di cui vince anche il premio di miglior giocatore). Sono anni importanti per la consacrazione di Jorge anche in panorama internazionale: sarà la volta del suo secondo trasferimento in un altro continente. Non si tratta dell’Europa che lo ha frettolosamente e freddamente congedato qualche anno prima, bensì dell’esotico campionato degli Emirati Arabi. Qui Jorge viene inserito in un contesto estremamente più povero dal punto di vista tecnico e tattico, ma molto più remunerativo. Saranno tanti i riconoscimenti individuali e non (tre coppe vinte in due anni), a cui si aggiunge la proposta – rifiutata – dell’opulento emiro Al Nayhan di firmare un contratto che lo avrebbe legato al club a vita. Nonostante negli Emirati sia una vera e propria leggenda vivente, dopo la coppa del mondo 2010 che lo vide protagonista, decide di fare il suo ritorno in Brasile, sempre all’ex Palestra Italia. 

Fonte immagine: profilo IG @Valdivia

CERTI AMORI FANNO GIRI IMMENSI E POI RITORNANO

Si tratta di un ritorno agrodolce. Nonostante sia entrato nei cuori dei tifosi, che tutt’oggi lo rivorrebbero con la casacca Verdao, per Jorge non si tratta di un reinserimento facile. Nonostante chi decanti le lodi del diez sostenendo sia uno dei migliori dell’ultimo decennio palmeirense, i malumori sono dietro l’angolo. Il buon mondiale disputato da Jorge con il Cile (eliminato agli ottavi proprio dal Brasile) non lo riconsegna al club in ottima forma. Piovono critiche su Jorge, e i tifosi (nonostante i 15.000 che ne festeggiano il ritorno allo stadio di Pacambù) lo accuseranno di aver perso lo smalto durante la sua esperienza negli Emirati e di non raggiungere più i livelli delle passate stagioni. Il Verdao in generale non vive annate raggianti e addirittura sprofonda in Serie B nel 2012, ma ciò nonostante Valdivia rimane al centro del progetto e fulcro del gioco dei paulistani. Dopo essere tornato subito in A il Palmeiras continua un percorso difficoltoso in campionato vincendo però la Copa do Brasil 2015.

 Le primavere si fanno sentire e Jorge nell’ultimo, travagliato anno al Palmeiras colleziona solo 10 presenze totali. Dopo nove stagioni con la maglia verde di Sao Paolo El Mago saluta il Brasile di nuovo e parte per un altro ritorno negli Emirati Arabi, sponda Al Whad. Dopo aver disputato due discrete stagioni ad Abu Dhabi, dove è considerato una vera e propria divinità del calcio ed aver rimpinguato notevolmente il suo conto in banca, Valdivia opta per una scelta di cuore: il ritorno a casa, da dove tutto è cominciato. Al Colo-Colo viene accolto come un re che rientra vincitore dalla guerra. Il figliol prodigo è tornato, e nonostante il pelo ingrigito, può ancora dire la sua. Si, perché ora Jorge è il capitano della sua squadra e guida i suoi con il suo bagaglio inestimabile di esperienza internazionale e il solito vizietto di dribblare avversari come fossero paletti: una particolare classifica lo vede al secondo posto nel 2018 in Libertadores, quella dei duelli vinti: ennesima dimostrazione dell’intelligenza estrema del nostro diez. A prescindere dall’età e nonostante tutto, Jorge Luis Valdivia Toro detto “El Mago”, riesce ad avere ancora qualcosa da dire sui palcoscenici internazionali di altissimo livello, a simboleggiare che il fisico invecchia, l’estro e il talento mai.

LA NAZIONALE CILENA: UN IDOLO FUORI DAGLI SCHEMI 

L’avventura in nazionale de “El Mago” inizia presto. Valdivia si mise in mostra contro la più quotata Argentina de “El Loco” Bielsa nel pre-olimpico 2004, sfoderando una prestazione di qualità assoluta che portò alla ribalta l’allora 21enne su un palcoscenico internazionale. La storia di Jorge in nazionale è, però, condita di episodi di dubbia professionalità. La notte all’hotel Puerto Ordaz vede i giocatori della nazionale coinvolti in una “ragazzata” veramente poco consona a dei calciatori professionisti: Jorge e compagni erano intenti a lanciare marmellata e prosciutto (in stato di evidente ubriachezza) per la sala e a molestare le cameriere che li riportavano all’ordine. Ne conseguirono 20 giornate di squalifica da parte della federazione. La tradizione cilena è ricca di episodi del genere: tra questi, il principale vede proprio Valdivia protagonista, poiché alcuni componenti della squadra dopo il battesimo del figlio minore di Jorge continuarono la festa e si presentarono in ritardo di 45 minuti ed in stato alterato all’allenamento del giorno dopo. Oppure, ancora, si può ricordare qualche anno prima l’episodio che vide “El Mago” e Beausejour arrivare ancora in evidente stato confusionale alla colazione con i compagni in hotel. Altre 10 giornate di squalifica. Oltre a queste evidenti cadute di professionalità, che delineano la personalità molto godereccia di molti giocatori cileni, la storia di Jorge in Nazionale è stata anche ben altro. Bielsa, passato alla panchina della selcion cilena, decide di interrompere la prima squalifica di Valdivia e reintegrarlo nel gruppo in una amichevole contro la Turchia nel 2008. Da qui inizierà l’esperienza delle qualificazioni e del mondiale 2010 che lo vedranno protagonista. Il Cile disputerà un’ottima competizione per poi venire eliminato agli ottavi dal Brasile di Kakà. Valdivia partecipò anche alla Copa Amrica 2011 dove i cileni, allenati dalla sua vecchia conoscenza “El Bici” Borghi, furono eliminati dal piccolo Venezuela, paese natio di Jorge. Al mondiale 2014 andò meglio, con il Cile eliminato ancora dal Brasile agli ottavi, ma in una partita combattutissima finita ai calci di rigore. Proprio in questa competizione segnò il suo unico, bellissimo gol nella fase finale di un mondiale, contro l’Australia: contropiede, palla appena dentro l’area e Jorge che senza pensarci due volte fulmina con un tiro chirurgico sotto l’incrocio il portiere avversario. Gol stupendo che lo fece entrare nei cuori del palcoscenico mondiale. Ultima apparizione degna di nota risale al 2015 quando il Cile di Sampaoli vinse il primo trofeo internazionale della sua storia: la Copa America giocata in casa. Valdivia entrò titolare in tutte le partite del torneo, dispensando magia qua e là (soprattutto nel pareggio contro il Messico dove c’è il suo zampino in ogni gol), ma senza segnare mai. In ogni caso fu uno degli interpreti di maggiore spicco del trionfo casalingo cileno, nonché idolo nazionale.

Fonte immagine: profilo IG @Valdivia

EL MAGO“: TRA TALENTO ED INDISCIPLINA 

Si può dire senza temere di incappare in marchiane esagerazioni che Jorge Valdivia sia uno dei migliori diez cileni di sempre, oltre che uno dei più grandi talenti inespressi del calcio sudamericano. Sicuramente la carriera del dieci del Colo-colo è stata ricca di successi e vittorie, ma la sensazione che pervade l’animo quando lo si guarda esibirsi nei suoi sontuosi dribbling è che forse avrebbe potuto fare qualcosa in più. Senza nulla togliere ai palcoscenici dove ha avuto la possibilità di esprimersi, rimane il sentore viscerale che sia mancato il salto di qualità ultimo, lo step finale che lo avrebbe potuto consacrare come stella calcistica globale per sempre.

Forse l’opportunità mancata nel calcio europeo da giovane, forse l’incostanza di rendimento che ne ha caratterizzato qua e là la carriera. O forse quella mancanza di disciplina, qualche scappatella di troppo a cui era avvezzo, come quelle capitate negli scandali che lo hanno coinvolto in nazionale. Quel che è certo è che quel balzo in più, è mancato. Forse, però, è meglio così perché Jorge ha potuto esprimersi nel contesto psicologicamente meno oppressivo del calcio Sudamericano in tutte le sue incredibili potenzialità. L’Encandador, uno dei tanti nomignoli che gli sono stati affibbiati, è dotato di un dribbling semplice ma letale con cui riesce a passare in mezzo a più uomini con semplicità disarmante. La capacità di lettura della situazione fuori dal comune gli dà un notevole vantaggio sugli avversari, riuscendo ad indovinare traiettorie che gli altri nemmeno immaginano. Valdivia è un autentico pozzo di idee, un creatore di gioco, la sua fantasia ed il suo estro sono fondamentali per dipingere nuove trame offensive. Si tratta di un vero e proprio grimaldello capace di aprire le difese col più impensabile dei passaggi o col più semplice dei dribbling. Regista offensivo, trequartista, seconda punta, mezzala: la duttilità di Valdivia sul fronte offensivo è contrapposta ad un’indolenza in fase di ripiegamento molto grave nei tempi del calcio totale. Jorge è accusato di essere fumoso, poco concreto, poco disciplinato dentro e fuori dal campo. Lo stato di forma a volte approssimativo, le bravate con i colleghi del Cile: luci e ombre su un giocatore fantastico. Si possono commentare i vari lati negativi del Mago ma una sola cosa è certa: ovunque sia andato ha fatto innamorare di sé chi lo tifava. Jorge è calcio allo stato puro, un distillato di talento, una rara pepita di puro gioco del calcio, semplice e allo stesso tempo letale. Vederlo giocare è un piacere per gli occhi, il classico giocatore per cui vale la pena pagare il prezzo del biglietto. Tra alti e bassi, successi e cadute Valdivia mette d’accordo tutti sul fatto che il suo calcio sia come una dolce sinfonia; e lui sia uno di quei calciatori capaci di farci emozionare. Le entità capaci di trasformare il calcio in qualcosa di più di un semplice sport.

Fonte immagine copertina: profilo IG @Valdivia