Da Santa Catarina a Londra: il percorso di Jorginho inizia da una parte dell’oceano e vedrà una tappa importantissima sulla sponda opposta.  A Wembley avrà luogo la finale dell’Europeo, in una notte che potrebbe incoronare il numero 8 della Nazionale italiana come il miglior regista moderno in circolazione.

 

IL FARO DEL CHELSEA

La stagione del centrocampista italo-brasiliano è già più che soddisfacente, ma una vittoria a Londra, città che conosce più che bene, varrebbe la consacrazione definitiva sia col club che con la nazionale..
Nonostante l’annata non sia iniziata nel migliore dei modi per il Chelsea e Jorginho stesso, i Blues sono comunque riusciti a concludere al quarto posto dietro le big di Manchester e il Liverpool, e assicurandosi un posto nella prossima Champions League.
Già, proprio quella Champions League che il Chelsea ha vinto per la seconda volta nella sua storia ai danni del Manchester City.

(da Football.London)

Il cuore pulsante del Chelsea campione d’Europa è proprio Jorginho. il numero 8 della Nazionale ha giocato ben 12 partite, distinguendosi per essere il calciatore alla quale la squadra si appoggia quando ha bisogno di impostare e costruire.
I suoi passaggi raramente sono fuori misura e in Champions la precisione media è stata dell’ 89% con una precisione nelle palle lunghe del 67%. Il peso di Jorginho in Europa si vede anche in fase difensiva, con una media di 2 tackle e 2 recuperi riusciti a partita.

 

CHIAVE BLUES, CHIAVE AZZURRA

L’importanza di Jorginho nelle alchimie di una squadra è stata resa ancora più limpida dall’Europeo in corso. Al suo fianco, infatti, abbiamo visto un Verratti non al top della forma, oltre ad una batteria di mezzali molto giovani. Il centrocampista del Chelsea è emerso come un vero e proprio faro in mezzo al campo, ed ha ricevuto da Mancini le chiavi della squadra.

Jorginho ha giocato ogni singola partita della competizione europea, perdendosi solo quindici minuti dell’ incontro contro il Galles. Per il resto è sempre dato in campo, assicurando prestazioni di altissimo livello. La sua qualità non si è vista solamente in fase di impostazione, ma anche in altri momenti cruciali delle partite. Per fare un esempio, contro il Belgio è stato importantissimo il suo lavoro di protezione sulla fascia di Di Lorenzo, e il suo movimento a schermare un attacco di Jeremy Doku a pochi minuti dalla fine. Sempre nella stessa partita è stato ben presente dalle parti di Courtois, portando la definizione di gioco più vicina all’area belga.

 

CALMA E SANGUE FREDDO

Durante l’Europeo la sua proverbiale precisione nei passaggi ha raggiunto numeri ancor più da capogiro, arrivando a toccare il 99% nei quarti di finale, dati a dir poco impressionanti.
L’altra specialità della casa messa in mostra dal centrocampista è stato il rigore calciato contro la Spagna. Nel momento più importante della sua carriera Jorginho ha mantenuto il sangue di ghiaccio, spiazzando con largo anticipo Unai Simon e segnando il gol che ha mandato in finale gli Azzurri. Ordinaria routine per il centrocampista, che con i club ha tirato 33 rigori in carriera, sbagliandone solo quattro. Il suo agente ha più volte dichiarato che l’italo brasiliano si allena calciando 30-40 rigori ad allenamento. Sangue freddo ma anche tanto lavoro.

 

Se l’Italia arriva da grande protagonista a questa finale, lo deve molto a Jorginho, un calciatore messo ai margini dello scellerato progetto Ventura, e che ora si trova al centro della rifondazione della nazionale operata da Roberto Mancini. A Wembley, “Jorge” può scrivere il capitolo più bello della sua carriera e sbattere i pugni sul tavolo anche nella corsa al Pallone D’Oro.

 

(fonte immagine di copertina: Corriere dello Sport/Getty)