“Lui deve star bene, se si allena con continuità e non fa la “nonna“, come gli dico io ogni tanto, per noi è il Professore

Queste parole, pronunciate da Giampiero Gasperini, incarnano appieno l’essenza di Josip Iličić. Il mancino classe ’88 è artista del pallone, leggero e sgraziato allo stesso tempo, delizioso quando vuole, indolente se non ispirato. Croce e delizia delle sue squadre che sotto il cartello “incostante” ha navigato per tutta la carriera, quasi a voler consolidare quella tradizione balcanica dal talento cristallino e dannato. L’idillio e la freddezza con lo stesso Gasperini. Iličić è tutto questo e davanti c’è un futuro ancora da scrivere.

Slovenia

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GLI INIZI IN SLOVENIA

Nasce a Prijedor, in territorio bosniaco a maggioranza serba, da famiglia croata. Josip è espressione vivente del caos che ha accompagnato la penisola balcanica nell’ultimo decennio del secolo scorso. Ha solo un anno quando il padre viene ucciso e con la madre si rifugia in Slovenia. Nella sua nuova patria cresce e inizia a tirare i primi calci.

“Ho imparato giocando da bambino sotto casa. C’era un muro che funzionava da barriera”

Dai muretti passa in fretta ai campi veri e propri e l’Interblock Ljubljana gli dà la possibilità di esordire nella massima serie slovena e di vincere, alla sua prima stagione da professionista, la Coppa di Slovenia. Dopo due stagioni ad alti livelli alla porta bussa sua maestà Zlatko Zahovič. Il miglior calciatore della storia slovena vuole portare Josip al Maribor ed è una proposta difficile da declinare. Iličić arriva al Maribor per affermarsi, diventare un grande calciatore e, magari, vincere qualche titolo. La sua esperienza, però, dura pochissimo, solo qualche mese. In maglia gialloviola, infatti, incrocia il Palermo nei play-off di Europa League, incantando il Renzo Barbera. Alla partita di ritorno va pure in gol, ma senza esultare perché prossimo a sbarcare in Sicilia.

ITALIA, PALERMO ACCOGLIE ILIČIĆ

Iličić arriva a Palermo nell’agosto 2010, insieme al connazionale Bačinović, per una cifra di poco superiore ai 2 milioni. In rosanero mostra a tutta Italia la sua classe. Indossa la maglia numero 72, perché il suo numero, il 27, è sulle spalle di un altro talento niente male, Javier “El Flaco” Pastore. I due s’intendono, i giocatori forti parlano la stessa lingua all’interno del rettangolo di gioco e a loro si aggiunge anche l’ex Juve e Benfica, Fabrizio Miccoli. L’annata del Palermo è altalenante, i risultati in campo sono buoni se pur arrivati con una difesa troppo fragile. I rosanero chiudono il campionato all’ottavo posto c’entrando anche la finale di Coppa Italia, poi persa con l’Inter.

Palermo

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La sua prima stagione, a livello di risultati, è la migliore delle tre vissute in Sicilia. E dopo la precoce eliminazione dall’Europa League e il sedicesimo posto nel campionato di Serie A 2011-12, alla terza stagione il Palermo retrocede in Serie B. Nella sciagurata stagione della retrocessione Iličić è il miglior marcatore del Palermo, ma questo non basta a mantenere la categoria. Nei suoi anni sull’isola, lo sloveno ha visto avvicendarsi tanti, troppi tecnici divorati dal vulcanico presidente Zamparini. La retrocessione e l’instabilità lo portano a cambiare aria, direzione Fiorentina.

FIRENZE, ODI ET AMO

A Firenze l’inizio è tribolato, a causa di un infortunio che ne limita la prima parte di stagione. Entra nei meccanismi viola nella seconda parte e con la squadra raggiunge la finale di Coppa Italia, persa anche stavolta 3-1 contro il Napoli. La Fiorentina chiude al quarto posto una stagione che l’ha vista protagonista di molti infortuni. Oltre allo sloveno, infatti, i gigliati non hanno potuto contare su Mario Gomez e Pepito Rossi per lungo tempo. Anche la stagione successiva è dai due volti. Josip è impalpabile nella prima parte di campionato, salvo poi riprendersi la scena trascinando la Fiorentina nuovamente al quarto posto e in semifinale di Coppa Italia ed Europa League da capocannoniere della squadra.

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Questa sua discontinuità lo rende inviso all’esigente pubblico del Franchi. Tante voci si rincorrono, ma alla fine con l’arrivo di Paulo Sousa il n. 72 resta in riva all’Arno. Guidato dal portoghese e messo al centro del progetto, Iličić ripaga con una grande stagione a livello personale. Arriva in doppia cifra e ancora una volta è il miglior goleador della squadra. Il gioco di Sousa si sposa con le sue caratteristiche, alle spalle di Kalinić riesce a legare il gioco, trovare la giocata e spesso anche la porta. Ma qualcosa con la piazza si è rotto e la stagione 2016-17 ne è la dimostrazione. Lo sloveno non ripete i numeri dell’anno passato, segnando solo 6 gol tra tutte le competizioni giocate.

Ilicic Fiorentina

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La curva lo fischia e lui risponde. È l’inizio della fine. Non solo la fine per Josip ma anche la fine, simbolica, dei Della Valle a Firenze. La squadra manca l’Europa e le contestazioni accompagnano tutto l’ambiente viola.

RINASCITA A BERGAMO

Dopo un primo accostamento alla Sampdoria con l’affare dato in dirittura d’arrivo, a sorpresa ad assicurarsi le prestazioni di Iličić è l’Atalanta. I bergamaschi lo hanno acquistato su richiesta di Gasperini, che lo aveva già allenato a Palermo. A Bergamo Josip trova la sua dimensione, si diverte ed è libero di creare senza troppi dettami tattici. Il Gasp nella sua banda lo colloca al fianco del Papu Gomez, subito dietro al riferimento offensivo. Gli estenuanti ritmi degli orobici fanno la differenza e a fine anno chiudono il campionato al settimo posto, qualificandosi per l’Europa League, con lo sloveno capocannoniere della squadra. La stagione successiva va ancora meglio, con l’arrivo di Duvan Zapata i due fantasisti hanno trovato il finalizzatore delle loro trame offensive.

Ilicic Atalanta

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L’Atalanta sorprende tutti e agguanta il terzo posto in campionato che significa qualificazione in Champions League. A fine stagione arriva la delusione della finale di Coppa Italia persa contro la Lazio, la terza sconfitta su tre finali di coppa per Josip. Delusione che però non smorza l’entusiasmo degli atalantini che, dopo un inizio stentato in campionato e Champions, ingranano la marcia e riescono ad andare avanti brillantemente su tutti i fronti, trascinati dal loro numero 72. La stagione 2019-20 di Iličič è da urlo, abbina giocate d’alta scuola e gol impensabili, vedasi gol da centrocampo contro il Torino, ad una sorprendente continuità anche sotto porta. Il punto più alto della sua stagione coincide con il doppio confronto europeo con il Valencia. All’andata a Bergamo, Iličić è autore di una partita sublime condita da un gol; al ritorno al Mestalla si supera realizzando addirittura un poker impresa riuscita a pochi in Champions League.

IL CALO POST-LOCKDOWN E I DISSAPORI COL GASP

Quella contro il Valencia è l’ultima partita che precede il lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 e sancisce la fine del periodo d’oro dello sloveno. Quando il campionato riparte Josip non è più lo stesso. Nei mesi precedenti ha contratto il Covid e questo incide sulla sua serenità mentale che non gli permette di aggregarsi al gruppo squadra. Alla ripresa l’Atalanta viene eliminata ai quarti dal PSG in extremis, riuscendo, però, a bissare il terzo posto dell’anno passato e confermando un posto anche nella successiva Champions. La sua ultima stagione, fino ad ora, in maglia nerazzurra, è condizionata da uno stato fisico, ma anche mentale, non dei migliori. A questo si aggiunge la furibonda lite tra il Papu e Gasperini che porta all’allontanamento del diez argentino.

Ilicic Gomez Atalanta

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Legato da una grande amicizia con il Papu, partito nel frattempo per Siviglia, Josip non ci sta e i dissapori col Gasp coinvolgono anche lui, accusato di lamentarsi troppo e sacrificarsi poco per la squadra. Da qui le sue presenze sono sempre meno incisive. Il tecnico gli preferisce di volta in volta Pessina e Malinovskyi molto più dediti alle due fasi. Josip nelle ultime uscite scende in campo con la sua indolenza, tornando a fare la “nonna“. L’Atalanta dopo aver rincorso un secondo posto dal sapore di record, sfumato all’ultima giornata, chiude ancora terza, perdendo un’altra finale di Coppa Italia contro la Juventus. Le voci che lo vogliono lontano da Bergamo sono sempre più insistenti, con il Milan osservatore molto interessato. Il diavolo fiuta il colpo perché Josip resta sempre un’arma difficile da togliere dal campo data la sua capacità di cambiare le partite da un momento all’altro. Per un giocatore delizioso che preferisce, come il più classico degli esteti, la bellezza un po’ decadentista al pragmatismo dell’efficacia.

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